lunedì 27 aprile 2015

S.O.S LAVASECCO

TROPPA MODA TROPPA
Ci sono momenti in cui farsi prendere dall’ansia non serve a niente ma sbattere pugni al muro, lanciare cose inanimate e invocare il cielo, sì. Un sabato mattina di pioggia e umido indosso il classico impermeabile Burberry’s scendo in strada e urlo “GATTOOOOO, GATTOOOOO” senza però limonare come invece alla sempre-culo Audrey Hepburn, poi lei va da Tiffany a far colazione perché fa la ricca, mentre io mi dirigo da ormai 15 giorni al Mc Donald’s perché ho Latte e Nesquik + Brioche aggratis essendo andato senza pudore alcuno a far colazione in pigiama, come i veri poveri.
 
Essendo TROPPO MODA mi scattano una foto, mi appoggio al davanzale del balcone, rido scherzo e me la sento molto. Salvo poi accorgermi che avevo sporcato di nero tutto l’impermeabile, non so come e non so per quale maledizione ma era tutto macchiato e per un attimo ho avuto un forte desiderio di prendermi a schiaffi con la busta dei piselli surgelati. COSA SBAGLIO SEMPRE? PERCHE’ SONO SEMPRE COSì GOFFO? Due giorni prima con quell’impermeabile mi sono pure avvicinato a un clochard sulla metropolitana e ho ceduto la mia brioche al cioccolato un po’Sissi, un po’ San Francesco d’Assisi, e allora perché dal cielo così tanto astio? In cinque minuti in cui ho perso la lucidità ho quasi corso il rischio di buttarlo in lavatrice a 30 gradi, mia madre non rispondeva al cellulare e non avevo nemmeno la forza di googlare “Impermeabile di Brurberry’s lavaggio SOS”. Poi ho letto l’etichetta (mai fatto in vita mia per nessun capo al mondo) e c’era scritto “Lavaggio a secco”.

mercoledì 22 aprile 2015

SELFIE CHE FATICA


TROPPO INSTAGRAM.
Se è vero che il mondo è bello perché è vario lo possiamo dire noi che passiamo gran parte dei nostri viaggi in metropolitana sfogliando Instagram. La concentrazione di brutte scarpe, muscoli all’aria e imbarazzanti bocche a culo di gallina, fa di questo mondo virtuale un vero calderone di casi, umani e non. Perché a vedere alcuni profili le reazioni sono due:

1)      Mi chiudo in casa, seduto stretto alle ginocchia urlando “SONO GRASSO FACCIO SCHIFO”

2)     Che bella quella federa, chissà di chi è quella borsa, uh fighe le scarpe perché tutto il resto è meglio non osservarlo per la propria incolumità.

Quando i tuoi amiconi del cuore sono social quanto e più di te, tra un evento e l’altro, un pranzo tra figli di nessuno a Pasqua e un giro sugli autoscontri più cool di Milano con la musica tunza, è un attimo che spunta il braccio di qualcuno e si urla “SELFIEEEEE”.

È bene che nel gruppo ci sia sempre un amico con il braccio ormai più lungo del classico homo sapiens, con avambracci estendibili e che conosce la giusta inclinazione per far rientrare nell’inquadratura teste, capelli, occhi da cerbiatto, giacche all’ultima moda e sorrisi bianchissimi.
Io e SARINSKI/MARISSA COOPER
 
Senza di lui il panico da selfie con crampi e tendiniti è assicurato. Poi c’è l’adorabile amica figa, quella che ha il diritto impartitole direttamente da Dio di vagliare a rapporto le foto da pubblicare, senza il suo nullaosta niente e nessuno potrà avanzare il suo nome sui social pena la decapitazione e una campagna pro-defollow. Da qui la spontaneità degna di un Conclave che si nasconde dietro la pubblicazione di una foto in cui ci si diverte e sembra non ci sia una posa. E invece “No questa no” “Qui si vedono bene i capelli” “Che figa qui, dai postala e taggami” “QUESTA NO TI QUERELO”.
Poi c’è chi se ne frega, chi fa smorfie, chi parla e appena vede un flash è subito Paris Hilton, chi cerca l’obbiettivo ricordandosi di stare sempre a destra e con il viso a ¾ perché fin dai tempi dei fiamminghi si viene meglio in posa Lilli Gruber. Come faccio io.
Nei selfie di gruppo poi ognuno cerca di assumere la sua magnum prendendosi testate, inarcando tantissimo la schiena, si creano addirittura dei vuoti se due dei presenti hanno la posa giusta ma speculare, e in pochi secondi si decide il destino di un tag.

mercoledì 15 aprile 2015

PEZZENTI CHE SI FINGONO INSIDERS AL SALONE DEL MOBILE


Si vedono i Leggins?
Quando si apre il Salone del mobile ci sono due reazioni. La prima “Oh mio dio che bello, non faccio la spesa che tanto mi intrufolo a qualsiasi cocktail, aperitivo, presentazione di sedie, tavolini e librerie di cui ce ne frega nulla ma tanto faremo “Tutto bello, bellissimo” e intanto mi ingozzo come un forsennato.

La seconda, più snob e più falsa, è quella di rintanarsi in casa un po’ orso, un po’ controcorrente, senza curiosare qua e là per Milano nonostante la quantità immane di cose da vedere, ammirare, respirare e magnare.
Milano è una fucina di tutto, ormai il Salone del Mobile non è più un incontro formale tra designers e ricchi annoiati che cambiano le sedie Cassina del salotto ogni anno perché “Quest’anno va il cobalto, tutto cobalto olè”, al contrario si celebrano angoli di Milano magici alla portata di tutti. Ovvio che gli inviti sono selezionati, i presenzialismi sempre all’agguato, ma basta girare per le strade per capire che è tutta una festa.

Senza criticare a priori, uno sguardo diamolo e chissà che apprezzeremo un palazzo, un giardino, un cortile o un’antica fonderia, posti che come spesso accade sono dietro i nostri occhi ma non abbiamo il tempo e l’occasione di soffermarci e ammirarli.
Così un lunedì sera di primavera mi sono addentrato nel frizzante mondo della Design week, infilato una giacca di velluto verde anni ’70 del Papi, in un paio di jeans, praticamente dei leggins, e insieme a dei twitteri ormai diventati AMICONI DEL CUORE abbiamo fatti comparsate a due eventi molto divertenti.

Sedie roteanti di Cassina. TROPPO DESIGN.
Alla presentazione del nuovo Zenfone 2 di Asus c’erano installazioni di acqua a cascata e una galleria extrasensoriale che quasi mi sentivo Ariel nel suo nascondiglio magico “Come si dice, BRUCIAAAAA”, e dopo due spritz e un cinque pezzi di cheesecake sono riuscito incredibilmente a fare delle bellissime fotografie. Non chiedetemi come, complimentatevi solo con lo Zenfone.
Dopo una giornata di lavoro l’ansia di dover uscire e il pensiero “E se ho il telefono scarico che faccio, come vivo, come consulto Google Maps senza perdermi svariate volte?” è un classico nell’era in cui tutto si fa con lo smart phone tranne la cena e il sesso.

mercoledì 8 aprile 2015

PEZZENTI CON LA TECNOLOGIA



ZENFONE 2 LA VENDETTA.
Il fatto che il mio blog si chiami “Pezzenti con il Papillon” e non “Nerd con il Papillon” o “Pazzeschi tecnologici con il Papillon” la dice lunga sull’uso dei miei strumenti tecnologici. 

Fosse per me gireremmo ancora film in bianco e nero, parleremmo al telefono arrotolando le dita sul filo durante le sessioni di “Mi ami? E quanto mi ami?” e la fotocamera per i selfie sarebbe un’invenzione degna delle più evolute navicelle spaziali.

E nella storia dei miei cellulari ci sono stati sempre esemplari di strani arnesi, a cominciare dal Nokia 3210 (nemmeno il 3310 che era all’epoca uno status symbol) di un amico di mio fratello che me l’ha venduto a 5 euro (LO GIURO RAGA) e che funzionava meglio se lo si utilizzava a testa in giù.
Poi sono passato ad altri due esemplari Nokia, caduti ovunque e addirittura persi nei boschi, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’ultimo impronunciabile Huawei che una mattina ha mancato la tasca del cappotto sfregiandosi sul marciapiede.

Ora invece eccomi felice allegro e spensierato con il nuovo Zenfone 2 di Asus che è davvero un telefono da intenditori di telefoni. UN SIGNOR TELEFONO. UN MAGO DEI TELEFONI.
Visto che la prima impressione è quella che conta è giusto dire che appena l’ho scartato ho calcolato le dimensioni, perché si sa, appena hai in mano un nuovo telefono subito pensi al tuo, diventato ora “vecchio” e ti senti di tradirlo, di trattarlo male. Con le due mani a bilancia senti qual è il più pesante e uno sopra l’altro valuti la tascabilità.

Ecco, lo zenfone 2 non è propriamente tascabile, 5,5 pollici, è un po’ più grande di una Moleskine ma in fondo gli ultimi telefoni in circolazione hanno un ampio schermo perché così i selfie in stile notte degli Oscar con tutti i tuoi best friends vengono al meglio e nessuno si sente escluso.
Poi sul treno puoi vedere il video di Britney Spears e imparare la coreografia da mostrare fiero in salotto durante una riunione di famiglia.

È un bel telefono, ha un design sobrio e di impatto, rifiniture grigie in metallo spazzolato, per uno spessore di 4 millimetri. Ci sono pure dei tastini e con quello del volume puoi anche scattarti in un selfie, come per magia. Lo sfoderi dalla tasca dei jeans e fai un figurone con i tuoi amici che ti guardano increduli. Per la prima volta IO, LORENZO BISES, ho qualcosa di più figo di loro.

In confronto al mio telefono i loro vanno a carbonella.
A PIZZETTARIIIIIIIIIiiiiiiIIIIIIII.

giovedì 2 aprile 2015

ECCO PERCHE' MI MANCANO LE SPICE GIRLS


NOSTALGIA NOSTALGIA CANAGLIA
Sono giorni che una voce interna e numerosi pensieri a riguardo mi suggeriscono di scrivere un post sul mio primo amore, quello vero, quello che non si scorda mai, che riempiva le pagine del tuo diario, le pareti della tua stanza, le tue orecchie, il cuore e la mente.
LE SPICE GIRLS. Non ho mai provato nulla di simile per nessun altro, non sono più riuscito a dimenticarle o a tradirle con altri amori successivi, rivelatosi poi sempre deboli e frivoli, e anche quando pensavo di aver superato la distanza poi bastava una nota e tornavo con gli occhi a cuori come allora.
Le ho anche sognate in un nuovo video, bellissime in costume intero, cuffia e occhialini mentre cantavano a bordo piscina. È un segno divino, il mio cervello ancora non è riuscito a metabolizzare l’abbandono improvviso di Geri, il cambiamento dei loro look e le primavere che avanzano anche per quelle cinque inglesi che hanno fatto la storia della musica e hanno contribuito alla mia infanzia, adolescenza e mettiamoci pure dentro la maturità perché io le ascolto tutti i giorni.

Prendete cinque sceme di Londra e sobborghi, date loro una caratteristica specifica, vestitini striminziti ed effettivamente brutti, zeppe multicolor e fate cantar loro canzoncine da ragazzine e amici gay e avrete il mix esplosivo che ha dato vita alle Spice Girls.
Nessuna aveva grandi doti canore ma erano divertenti, allegre, cretine oltre misura e bastava un loro rutto e tutto diventa moda. Dalla Pepsi ai lecca lecca frizzantini, alla Polaroid lilla, alle magliette, ai libri con le loro foto. Io collezionavo la qualsiasi, stampavo fotografie a colori scaricate su Internet (ogni Spice aveva una sua cartella dedicata sul Desktop) con mio padre che bestemmiava in bulgaro perché finivo il toner della stampante, me lo requisiva e io stampavo in bianco e nero che tanto conoscevo a memoria i colori dei capelli di Geri o quello delle unghie di Victoria.