lunedì 23 marzo 2015

JUDE LAW TRADITORE COME GIUDA


SEI FALSOOOO.
Il 19 marzo Jude Law diventa padre del suo quinto figlio, 3 dei quali dalla prima moglie e altre due a caso con donne che già mollava prima ancora che si aprissero le acque. Famoso per gli occhi azzurri, per i film in costume, per la stempiatura progressiva, per la relazione con Sienna Miller, per il tradimento old style con la baby sitter dei figli.

Jude pare sia un ottimo padre, così come è un grande dispensatore di spermatozoi liberi. Segnare a colpo 5 figli per una famiglia più che allargata non è un capriccio da baby star ma un po’ una cazzata da 18 enne di un dormitorio che non conosce le precauzioni. Eh sì che sei Jude Law, non un metalmeccanico di Manchester, sta’ attento.
Quello stesso giorno guardandomi allo specchio mi dico “Domani vado dal cinese a tagliarmi i capelli”, anche se lo vedo sghignazzare e pensare “Ma questo i capelli non li ha più, che ostinato!”. Torno a casa e nella cassetta della posta trovo la copia di Vanity Fair, e chi c’è in copertina?

Jude Law, proprio la festa del Papà, proprio il giorno in cui è diventato padre, proprio il giorno in cui penso ai miei capelli e provo una grande ansia da prestazione. Lo guardo di sfuggita, penso “Lo leggo più tardi”, poi torno, lo scarto come un pacco di Natale e rimango allibito.

JUDE LAW HA I CAPELLI, in copertina, elegantissimo con lo smoking e lo sguardo furbo mostra una bella capigliatura sul biondo cenere. MALEDETTO FALSO CHE NON SEI ALTRO.

martedì 17 marzo 2015

IO SONO MADANA E VOI FATE SCHIFO


'STO ARMANI DE MERDA.
Si chiama Ciccone ma tutti la riconosco da oltre 30 anni come MADONNA, ma si pronuncia come avessi una Big Babol in bocca e diventa subito: MADANA. Leggenda, mito, regina indiscussa del pop, scalatrice di classifiche, provocatrice, meretrice, bionda dentro fuori e intorno.
È tornata perché lei è una che non abbandona, a 58 anni suonati e qualche punturina qui lì là su e giù non ha voglia di sedersi in poltrona e vedere le più giovani che sgambettano come forsennate facendo quello che ha inventato lei, quelle che fanno video in culotte, che da sempre sono la sua firma, una sua prerogativa.

Non ha voglia di essere intervistata sui bei tempi che furono, non le piace che le chiedano com’era la New York degli anni ’80 quando Andy Wharol faceva comparse allo studio 54 e lei si vestiva tutta in jeans con i capelli cotonati e una visibile ricrescita da casalinga abruzzese.

Non ha voglia di sentirsi una vecchia cariatide polverosa che parla del passato, che mostra le foto dei suoi incontri storici con il caftano e le pantofoline arabeggianti, un po’ Valentina Cortese. Al contrario mette uno dei suoi body, si presenta con le chiappe tornite al vento e per l’ennesima volta in una sua canzone urla un bel “I’M GOING CARRY ON”.

Ma dai? E io che pensavo cominciasse a non tingersi i capelli, a mangiare alette di pollo fritto,  bevendo Danacol sul divano e aspettando che la figlia torni a casa a notte fonda completamente ubriaca per fare la mamma preoccupata.

mercoledì 11 marzo 2015

NEXT TOP COINQUY: IL FINALE DI STAGIONE



IO CHE DO' L'ANNUNCIO IN PIAZZA CINQUE GIORNATE.

Fumata rosa cipria su Piazza Cinque Giornate, finalmente abbiamo trovato la nostra Next Coinquy dopo lunghe attese e deliberazioni da Conclave, perché il Papa è uno e ha solo il compito di dire qualche preghiera e liberare qualche colomba sul davanzale di San Pietro, la coinquy invece deve buttare l’umido, fare la raccolta differenziata, offrirsi come spalla amica, piangere e ridere con te e gioire quando uno sconosciuto gira nel bagno al mattino perché significa che qualcuno ha racimolato la sera prima.

Ma è più facile che gioisca perché ho pulito il bagno e comprato un nuovo detersivo per i piatti. Scegliere la coinquilina è stato una sorta di parto plurigemellare con doglie, travagli e tutte quelle cose che le madri raccontano ai figli per farli sentire in colpa di come è traumatico farli venire al mondo.

Sembra stupido ma ci si deve vivere quotidianamente, condividendo una cucina piccola e sempre ingombra, bollette che farete a gara per non andare a pagare in posta, un bagno da pulire con l’acido muriatico e un corridoio che tra gli stendini e l’aspirapolvere sembra un percorso ad ostacoli per un gruppo di soldati in mimetica.

(Il corridoio è stato uno dei motivi per cui ho capito che potevo vivere lì, quando è libero ci sono 5 metri di spazio per le falcate Gisele e un angolo in cui puoi sbattere l’alluce quando te la senti più Adriana Lima).

giovedì 5 marzo 2015

LE MANI DI UNA NONNA, IL SORRISO DI UNA RAGAZZA




Sveva Della Gherardesca e Nicola Romanov, sposi a Cannes nel 1952.
 
Sono cresciuto attorniato da splendide Nonne, prozie e signore dall’incedere elegante e di uno charme così elevato che al posto di fare Master in Scienze delle Sneackers abbinate al cappotto color cammello, dovremmo solo sederci e conversare con loro. Dopo solo un pomeriggio sapremmo tutto quello che serve per: vestirsi, essere felici, non risultare dei cafoni ripuliti, parlare con frasi di senso compiuto senza un “cioè”, “Oh zio” e “Ci vediamo all’ape, bella”.
 
E mentre la Milano da bere e da mostrare zampettava qua e là per la settimana della moda scontrandosi con quella che fa la zarina impettita e in realtà è una borgatara e quell’altra che aspetta furiosa che le scattino una foto sui binari prima che passi il tram, io mi sono goduto un bel pomeriggio conoscendo finalmente la signora Sveva Della Gherardesca, Nonna della mia cara amica Sofia (e dell’attrice Nicoletta Romanoff), moglie del principe Nicola Romanov che Camilla Cederna ai tempi descriveva come uno dei più bei ragazzi di Alessandria D’Egitto per i suoi intensi occhi chiari.
 
Elegantissima, un sorriso contagioso, e così simpatica che quasi ti sembra di parlare con la compagna di banco del liceo. Ho sempre sentito molto parlare di lei e il suo trionfale ritorno a Milano dopo tantissimi anni, tra una tachipirina e un berretto che scompiglia la piega perfetta, ne ho approfittato per farle una riverenza degna di questo nome. Niente baciamano ma nel perfetto stile Lorenzo Bises “Pezzente con il Papillon”, meglio un immediato “Diamoci del tu” accompagnato da un vassoio di pasticcini. 
 
 Perdendoci nei meandri di “Quella volta alla festa di Carnevale da bambini…” e i vari “Eravate belli, non sei cambiato per nulla” quando in realtà ho perso la metà dei capelli, il piacere di conversare con una donna intelligente e davvero spiritosa.

lunedì 2 marzo 2015

MFW: L'IMPORTANZA DEI TAG

Anna Dello Russo tenta il suicidio sotto al 14 in nome della MODA.
Gli habitué della moda si fanno venire iperventilazioni e lacrime agli occhi non appena esce il calendario di una di quelle 43 settimane della moda di Milano, perché chi vive qui come me ha sempre la sensazione che sia una perenne settimana della moda. 
 
 Ne inizia una, pare finisca e poi tac, due giorni dopo è di nuovo sfilate, presentazioni, camminate spedite e fotografi uccisi sotto i binari per fotografare bloggers vestite come contadine ucraine. Tutto questo fa molto 2011 ma ancora si insiste con il gioco “Chi c’era e dove” perché esserci e apparire conta più che godersi davvero il fruscio degli abiti e l’emozione di veder sfilare stilisti che davvero hanno qualcosa da dire, che non sia il solito “Vesto la donna metropolitana ma aggressiva con quell’allure romantico-pop-rock un po’ ottocentesco” alias BOZZETTI A CASO fatti dalla prima stagista 400 euro al mese senza buoni pasto. 
 
 Tanto è tutto bello, tutto amazing e della stessa sfilata si hanno 12 foto su Instagram, tutto meraviglioso wow ma si vedono solo teste perché siete nel settore standing insieme alla guardarobiera e alla badante di Silvana Giacobini. A mio avviso ci vuole un pochino di classe anche nell’andare a un evento mondano come può essere la messinscena di una sfilata, e ciò che è più importante ancora è il tag.
 
Viviamo taggandoci in qualsiasi luogo, tempo, spazio e tutto deve essere fatto nell’immediato, MA REALE. Se la sfilata è a Palazzo Reale e Instagram vi suggerisce Scalone dell’Arengario, quello è sbagliato. Non alzate gli occhi e non vi accorgete di essere nella splendida Sala delle Cariatidi? Uno dei capolavori milanesi che ha stupito perfino quel cafone di Napoleone abituato alle Tueleries e a Versailles? No, meglio tenere gli occhi puntati sul pavimento dove intravedere qualche calzino bianco di spugna e sgomitare all’amica fashion “Oh, hai visto quella che c’ha le Prada della scorsa collezione?”.
 
Ed essere per caso alla fermata del 9 di fronte all’ingresso per la sfilata di Gucci, NO, non fa di voi invitati ufficiali con cartoncini gold e scorta di sicurezza. Poi sono a Palazzo Serbelloni e si taggano a San Babila, NO NO E ANCORA NO. Informati o tu capra che oltre a un bellissimo H&M e a Via della Spiga abbiamo tantissimi meravigliosi luoghi che grazie alla settimana della moda si possono visitare e ammirare un po’ di più.
 
Che sia la volta del Tiepolo a Palazzo Clerici o Villa Necchi Campiglio. Scarpe, borse e vestiti siano sempre i benvenuti ma oltre alla moda c’è di più. Quindi un consiglio spassionato, più nasi all’insù e meno sguardi giudicatori verso le scarpe altrui che tanto da Paolo Sarpi ci siamo passati tutti.