mercoledì 15 aprile 2015

PEZZENTI CHE SI FINGONO INSIDERS AL SALONE DEL MOBILE


Si vedono i Leggins?
Quando si apre il Salone del mobile ci sono due reazioni. La prima “Oh mio dio che bello, non faccio la spesa che tanto mi intrufolo a qualsiasi cocktail, aperitivo, presentazione di sedie, tavolini e librerie di cui ce ne frega nulla ma tanto faremo “Tutto bello, bellissimo” e intanto mi ingozzo come un forsennato.

La seconda, più snob e più falsa, è quella di rintanarsi in casa un po’ orso, un po’ controcorrente, senza curiosare qua e là per Milano nonostante la quantità immane di cose da vedere, ammirare, respirare e magnare.
Milano è una fucina di tutto, ormai il Salone del Mobile non è più un incontro formale tra designers e ricchi annoiati che cambiano le sedie Cassina del salotto ogni anno perché “Quest’anno va il cobalto, tutto cobalto olè”, al contrario si celebrano angoli di Milano magici alla portata di tutti. Ovvio che gli inviti sono selezionati, i presenzialismi sempre all’agguato, ma basta girare per le strade per capire che è tutta una festa.

Senza criticare a priori, uno sguardo diamolo e chissà che apprezzeremo un palazzo, un giardino, un cortile o un’antica fonderia, posti che come spesso accade sono dietro i nostri occhi ma non abbiamo il tempo e l’occasione di soffermarci e ammirarli.
Così un lunedì sera di primavera mi sono addentrato nel frizzante mondo della Design week, infilato una giacca di velluto verde anni ’70 del Papi, in un paio di jeans, praticamente dei leggins, e insieme a dei twitteri ormai diventati AMICONI DEL CUORE abbiamo fatti comparsate a due eventi molto divertenti.

Sedie roteanti di Cassina. TROPPO DESIGN.
Alla presentazione del nuovo Zenfone 2 di Asus c’erano installazioni di acqua a cascata e una galleria extrasensoriale che quasi mi sentivo Ariel nel suo nascondiglio magico “Come si dice, BRUCIAAAAA”, e dopo due spritz e un cinque pezzi di cheesecake sono riuscito incredibilmente a fare delle bellissime fotografie. Non chiedetemi come, complimentatevi solo con lo Zenfone.
Dopo una giornata di lavoro l’ansia di dover uscire e il pensiero “E se ho il telefono scarico che faccio, come vivo, come consulto Google Maps senza perdermi svariate volte?” è un classico nell’era in cui tutto si fa con lo smart phone tranne la cena e il sesso.

Acqua a catinelle all'evento #Zensation
Beh, io posso dirlo che lo Zenfone 2 è davvero unico nel suo genere. La batteria dura una giornata, così tanto che puoi continuare il tuo stalking quotidiano, aggiornare ogni cinque minuti la foto di Whatsapp nella speranza che qualcuno si accorga di te, consultare gli screenshot per inviarli ai tuoi soldati reclutati e cercare informazioni compromettenti su flirt ed ex amanti.

#La batteria 3000mAh garantisce 28 ore di conversazione (Avete idea di quanto stalking?) e 13 giorni di standby qualora voleste ritirarvi in rehab e collezionare notifiche. Inoltre in 39 minuti ricarica il 60% della batteria, giusto il tempo di un Mc Chicken in totale tranquillità sgomitando per quell’unica presa che non vorrai più abbandonare.
Lo Zenfone non ha mollato la sua presa nemmeno all’evento HMconsious dove tra centrifughe e rapanelli l’arte del riciclo era il tema dominante della serata insieme al gioco “Chi si è fatto chi”. “Dai ragazzi un selfie come alla notte degli Oscar” perché un po’ ci si sente sempre Meryl Streep, salvo poi scolarsi svariati bicchieri di prosecchi e desiderare ardentemente quelle polpette (Canapa?) che finiscono alla velocità della luce.

4 PIZZETTARI.
Al decimo selfie di gruppo come alla pizzata di fine anno sussurro un “CHE FATICA ESSERE CELEBRI” tra il brillo e il felice. Felice perché la cosa più bella di questi giorni è avere un gruppo di amici con cui cantare a squarciagola “BATTE FORTE INESORABILE” aspettando la 90 in viale Zara, come i veri povery.

2 commenti:

  1. Ma che figata, anch'io voglio uno Zenfone e voglio anche atteggiarmi agli eventi del Salone del mobile!

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