sabato 19 luglio 2014

SIAMO TUTTI UN PO' MARGUERITE GAUTIER


Dimmi che mi ami, quanto mi ami?

Il dramma è sempre quello, che la vita non ci regala mai ciò che vogliamo nello stesso momento in cui lo desideriamo ardentemente.
Un classico, è estate, dopo un inverno che hai giaciuto come un vecchio formichiere nel tuo letto SOLO, limonando al massimo con il cuscino, decidi di darti alla pazza gioia e tac.
Ti fidanzi.
Proprio quando sei in forma smagliante, mezzo abbronzato e non più mezzo calvo e potresti arrivare al top della tua scala di senza-pudore.

O quando stai per partire per l’Erasmus, o hai progettato una vacanza in cui vedrai più sconosciuti nel tuo letto che tramonti.
Non è il mio caso ma sicuro che il tempismo sbagliato-sbagliatissimo ha colpito qualcuno anche quest’estate, per poi rivelarsi un enorme buco nell’acqua magari prima di Natale che si è pallidi, avvizziti e chissà, anche con un regalo costosissimo sotto al letto.
L’amore è un tripudio di emozioni, un giorno ti senti che puoi arrivare al settimo cielo, urinare sopra la casa del reverendo Camden, telefonare a tutti i tuoi ex e dire “NON SONO MAI STATO COSI’ FELICE” e proferire un “Ti perdono, ormai sei parte del passato”.
Poi però il giorno dopo non ti arriva un “Buondì cucciolo” ed è l’inizio di quella discesa agli inferi che solo uno speleologo ti può tirare su.

venerdì 11 luglio 2014

I BISES A GAETA


Romanzi rosa cipria


Tutto è cominciato dalla vicina di ombrellone che ha bisbigliato un “AO’, QUESTI ME SA CHE SO’ DE MILANO” perché il pallore milanese c’è, e anche la cadenza lombarda, nonostante il tentativo di celarla.
E da un tweet “Come ci arriva un milanese a Gaeta?”.
Grazie a uno scambio case, amici di famiglia che dopo anni al mare chiedono di andare nella nostra casa in montagna e tac, tutti a Gaeta a perlustrare un mare blu, una popolazione ruspante e la “tiella”, una sorta di panzerotto ripieno di alici e polipetti.
Da svenire.

I Bises a Gaeta sono come i Forrester ad Aspen.
Passeggiate all’esterno, drammi irrisolti quali “Perché non hai preso il caricabatterie del tablet?” a un 1 km da casa, paesaggi incantevoli e sorrisi smaglianti.
Abbiamo anche il cane, Penelope, siamo un po’ la famiglia del Mulino Bianco, senza fattoria, senza caprette, senza galline starnazzanti.
La meraviglia di partire con 4 costumi, un paio di ciocie alla “Sciabatto per Positano e mi sento figo”, un Panama sulla testa e saluto Milano perché ogni tanto fa bene allontanarsi dalla Grande Stronza.
Un viaggio lungo, siamo passati addirittura da Frosinone e sarei andato in pellegrinaggio alla statua di TATA FRANCESCA CACACE se solo non vivessimo in un paese in civilizzato che non rende onore alle nostre autorità.
E poi Latina, patria natia di personaggi aulici quali Manuela Arcuri, Elena Santarelli e Tizy Ferro.