lunedì 31 marzo 2014

FINO ALL'ULTIMO CUP-CAKE


ALL'ATTACCO

La domenica solitamente è quel giorno che inizia con la noia e finisce con il malessere per l’inizio di una nuova settimana. Non sempre tra il bucato e lo straccio a terra si trova qualcosa di stuzzicante da fare, che sia colpa del tempo o della pigrizia spesso si rimane a casa senza mai togliersi il pigiama.
Così quando ho ricevuto l’invito per il brunch organizzato da Christie’s in occasione di una famosa asta di quadri, gioielli e orologi, beh mi sono fiondato come le api sul miele.
Primo perché il messaggio subliminale dell’invito è “CIBO GRATIS” e secondo perché ero curioso di capire quale fetta di mondanità si svegliasse la domenica mattina per il brunch.
Sono arrivato e ho capito che i ricchi non sono sempre fuori per il week end, ma banchettano a nozze ai brunch inaugurali.

“Ma non sono tutti a Santa Margherita per il primo sole della stagione?” mi sono chiesto.
Erano tutti a Palazzo Clerici dove nella suggestiva sala del Tiepolo c’era una tavola lunga una ventina di metri ricoperta di ogni ben di Dio.
Un esercito di alzatine movimentavano il brunch e io mi sono sentito male.
Torte a perdita d’occhio, mini-cupcakes, donuts, pasticcini nella zona dolce e mini-hamburger, frittate, farro, pancetta, in quella del salato.
Bollicine d’obbligo e succo d’arancia rossa per quelli che fanno finta di fare i bravi ragazzi e in realtà la sera prima rotolavano sui marciapiedi con il Long Island in mano.
Abituati come siamo a quei cocktail in cui non c’è nulla da bere e i camerieri girano tutti con il vassoio offrendo l’ultima tartina crudité brutta da vedere e orrida da mangiare, questo era il Paradiso degli eventi mondani.
L’Eden del “Oh, hai visto che è arrivata un’enorme double-chocolate?”.

domenica 23 marzo 2014

MARMELLATA VS NUTELLA



Solitamente ho la situa sempre sotto controllo perché sono un mago nel far quadrare le cose.
Conti, centimetri di passamaneria, brutti appuntamenti.
Solo una cosa mi mette davvero in difficoltà oltre alla dimestichezza in cucina, la smania per i dolci. Non c’è pasto, insipido o bruciato che sia visto che ai fornelli sono un disastro, a cui non segue un desiderio inspiegabile di dolce.
Uno su tutti ha il potere di calmarmi e farmi sentire un po’ meglio, la Nutella.
Io e lei abbiamo un rapporto consolidato da anni, lo sa che vago in giro e che spesso posso tradirla con scamorza, tiramisù e biscotti ma alla fine, non totalmente appagato, torno da lei ed è subito amore alla prima cucchiaiata.
Complici i 4 chili persi per crisi sentimentali, trasloco e cambio dello stile di vita, la Nutella non poteva mai mancare a fine pasto e anche nelle varie pause-noia durante la domenica o le sere solitarie.

“Ciao sono Lorenzo e sono uno spalmatore compulsivo di Nutella su qualsiasi superficie liscia”.

Mangerei la Nutella anche se dovesse essere spalmata sullo stendino o sulla lavastoviglie.
Così una sera lavando i piatti vedo che sul lavello ci sono due barattoli di Nutella e convinto che uno fosse della mia coinquilina le dico:
“Buona la Nutella eh, tra l’altro pulisci le pareti del barattolo proprio come me!”
Lei, alquanto attonita: “Ma non è mia, in questa casa tu sei l’unico che la mangia!”.
ECCO.
Queste parole sono rimbalzate nel mio cervello per tutta la sera perché forse stavo esagerando, forse non va bene abusare della Nutella e sentirne l’incessabile desiderio ogni sera attorno alle 22.30.

lunedì 17 marzo 2014

ZINGARATA #2 : La moneta locale



Un altro motivo per cui Varsavia è una capitale europea che consiglio vivamente è la moneta locale.
Lo so.
All’inizio ci costa fatica pensare che avremo in tasca questi beceri pezzi di carta con un altro valore, sbufferemo all’idea che esistono paesi che ancora si rifiutano (giustamente forse) di entrare a far parte dell’Euro.
Sta di fatto che in Polonia l’euro vale quanto i soldi del Monopoli e sono affezionatissimi al loro zloty.

LO ZLOTY, o come lo chiamiamo noi, lo SLOTO.
1 euro vale circa 4 zloty.
Quindi un italiano, abituato ad andare al Pam a far la spesa con la morte nel cuore, qui si sente ricco. Si sente un principe ereditario.
Il mio primo pensiero è stato “Ora vado da Zara e compro senza nemmeno guardare il cartellino” e così ho avuto la mia grande delusione.
Zara, come anche H&M, ha convertito tutti i prezzi che rimangono uguali a quelli italiani, nulla di più triste e infame.
Come spendere i propri soldi in Polonia allora?
In tutto il resto.
Un Mc Chicken Menu grande costa meno di quattro euro, una Cesar Salad meno di cinque e le alette di pollo da KFC, orgasmi assicurati, con tutte le schifezze aggiuntive possibili e immaginabili SOLO SEI EURO.
Io mi trasferisco.

giovedì 13 marzo 2014

ZINGARATA #1: Perché Varsavia?



Tutto cominciò quel giorno che a lavoro mi dissero “La Polonia è tutta fango e neve” parlando di prossime destinazioni da scoprire.
Volevo una meta che non fosse la solita, mi sono detto “Non andare a Praga, prima o forse più poi troverai qualcuno che ti ci porta” e per curiosità ho visto i voli per Varsavia.
WARSZAWA.
Prezzi stracciati, ricordo il libro letto anni fa sul famoso Ghetto della città e decido di prenotare un volo.
Un viaggio mistico all’avanscoperta del proprio io, mi sono immaginato più volte vagante per Varsavia triste, desolato, infreddolito e ammetto di aver pensato “Ma che ci vado a fare io in Polonia?”.
Ad oggi ringrazio la mia testardaggine e il mio sense of humour per cui tutta questa zingarata è diventato un modo di sorridere in totale solitudine per le vie di questa città dell’Est.
La piazzetta della sirena.

giovedì 6 marzo 2014

TUTTA COLPA DI GIULIO CESARE



Tutto ciò che siamo adesso lo dobbiamo a chi ha combattuto per i nostri diritti, per la nostra libertà, in passato.
Per esempio, se le donne oggi possono andare in giro senza stecche di balena lo devono a Paul Poiret e a Coco Chanel, e se noi uomini possiamo compensare la caduta dei capelli con una folta barba è tutto merito dello Zar Nicola II e agli hipster milanesi con sede sui Navigli.
La nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri.
Ecco perché se vai al mercato non puoi camminare come stessi facendo lezione di salsa o se hai la tubercolosi non è proprio il caso di sederti vicino a me sul tram quando ho appena finito di dire:
“Ho degli anticorpi pazzeschi, non mi ammalo mai”.
Se c’è una cosa per cui mi sento combattere non è l’ignoranza, quella esiste da sempre e grazie a lei noi “snob” possiamo elevarci, ma la sconfitta, l’eliminazione totalitaria di quelle fastidiose faccine che su Whatsapp corrisponderebbero a una conversazione.
Una in particolare gode di tutta la mia più sentita antipatia.
IL POLLICE INSU’.
Solo quello insù, quello ingiù ha già un’aria più ironica perché spesso lo si usa per dire “BLEAH, MI FA CAGARISSIMO” riferito a un film, a un appartamento o al nuovo ragazzo della tua amica.

domenica 2 marzo 2014

ATTACCATI AL TRAM



Se Milano fosse un suono sarebbe quello di un tram che passa sulle rotaie. L’ho sempre associato a questo “rumore” fin da piccolo, fin da quando andavo dalla Nonna in Corso XXII Marzo sentendo il loro passaggio ad ogni ora del giorno e della notte.
IL TRAM.
E’ indiscutibilmente il mezzo di trasporto tipico di questa città.
Ha un sapore antico, datato, ma lo trovo così ricco di fascino che ogni volta mi entusiasmo come un ragazzino.
Ovviamente ci sono i tram ultima generazione che sono dei bolidi supersonici dove però bastano due ombrelli bagnati per fare l’acqua alta stile Laguna di Venezia. Hanno una luce alogena che pare la sala operatoria di E.R. ed è tutto dannatamente verde.
A conferma del fatto che non sempre la modernità va di pari passo con il gusto.

Tutt’altra cosa sono i tram storici, quelli costruiti tra gli anni ’20 e ’30, distrutti durante i bombardamenti del ’45 e ricostruiti subito dopo perché rappresentavano Milano nel mondo, era la vettura milanese per antonomasia.
Su alcuni ci sono ancora le sedute in legno scricchiolante, le porte a soffietto si aprono prima ancora della fermata sputando fuori il predellino come se fosse un trampolino di lancio.
In particolare l’1 e il 23 sono i più eleganti. Veri reperti archeologici.
L’1 attraversa tutta la Milano che conta, da Via Manzoni fino all’Arco della Pace in un tripudio di palazzine Liberty e scorci sul parco.
Per salire sull’1 ci vuole il vestito della domenica.
È così retrò che ci si immagina le donne con i guanti di capretto e gli spilloni tra i capelli mentre gli uomini in piedi si attaccano agli “appositi sostegni” con la mano nella tasca del doppiopetto.