sabato 22 febbraio 2014

LE ANNOIATE DELLA MODA


Elena Santarelli in prima fila ad una sfilata. Ha tutta l'aria di chi sta pensando "Merda, ho dimenticato di stendere!".

Ogni stagione è sempre la solita solfa e il solito selfie.
Si apre mesi prima la caccia alla crisi isterica più acuta per i troppi inviti alle sfilate, le troppe presentazioni e i sempre più esclusivi party a cui DOBBIAMO presenziare.
La vita è dura perché ci mette davanti a delle scelte quasi indicibili.
Rimanere a casa in pigiama abbracciando la papera di peluche o infilarsi un paio di scarpe ben lucidate e correre alla festa di uno dei mille “Guru” della moda?

Il fatto è che in questa stagione c’è la settimana della moda e non si capisce se è inverno o estate visto che la gente non ha le calze ma ha dei cappotti color cammello, si veste di fiorellini e si appoggia sulle spalle una dozzina di visoni scuri.
Un pot pourri di costumi e colori che più fantasie associ e più “rischi” di essere fotografato anche da Vogue Bielorussia che ti pubblica con grande orgoglio.
Se poi sfoggi anche un ombelico, ciao, sei la Number 1, nella speranza che la clutch che indossi non sia trasparente altrimenti la scritta “IMODIUM” si vedrà anche dal front row.
Apriamo una parentesi sul significato di front row che teoricamente è quello spazio in prima fila dedicato a chi della moda ha fatto un mestiere.

domenica 16 febbraio 2014

LA SORPRESA DI SAN VALENTINO



Io lo ammetto, non ho mai festeggiato un San Valentino in vita mia nonostante sia nato e cresciuto proprio in Via di San Valentino a Roma, in un quartiere costruito esattamente sopra le catacombe del povero martire, patrono di tutti gli innamorati-li-odio-tutti.
Il mio 14 febbraio inizia con il primo dei tanti bidoni ricevuti nell’ultimo periodo, infatti avevo organizzato una deliziosa cenetta in famiglia in una pizzeria che mia madre ha poi boicottato per una fastidiosa tosse.
Nella legge ultraterrena non c’è scritto che i genitori dovrebbero assisterti quando tutti ti abbandonano? Da me no, i genitori addirittura tirano bidoni.
PACCO NUMERO 2.
Durante il rituale viaggio sul metrò per andare a lavoro ricevo un’email dall’ufficio stampa di Simonetta Ravizza che una decina di giorni prima mi aveva, come tradizione, invitato alla sfilata.

In modo molto elegante e sofisticato ritirano il loro invito per questioni di sicurezza.
Sono forse un pericolo per gli altri?
Sono anche così a favore delle pellicce che mi farei ardere vivo in piazza piuttosto che permettere ad un animalista di imbrattare una volpe argentata della Siberia trasformata in un delizioso colbacco.
Niente da fare. Pure la Ravizza.
Tanto valeva inviarmi un’e-mail che come oggetto riporta “TI STIAMO PACCANDO” e come testo “STAI A CASA, PEZZENTE!”.
La sera torno al mio giaciglio desideroso di stappare un vino frizzante del Discount in pigiama insieme alla coinquilina rimasta per il week end ma sulla porta sento un “ciao” diverso.
Era il ciao di un uomo.
Di lui.
Del fatidico ragazzo che fa sempre la cosa giusta e che sa corteggiare.
Uno di quelli che da Torino torna a Milano, fa la sorpresa e si espone nonostante sia solo il quarto appuntamento.
Lei raggiante, lui premuroso.
Lei paranoica, lui sbattuto fuori di casa “Vai a farti un giro al Coin” perché la camera è in disordine e lei non vuole fare brutta figura.

giovedì 6 febbraio 2014

IMPERMEABILIZZIAMOCI


Puoi limonare sotto la pioggia solo se hai l'impermeabile.

Il giorno in cui decido di scrivere un post sull’impermeabile è il giorno in cui chi da lassù ci governa ha deciso che non deve piovere dopo che abbiamo passato un mese tra gocciolanti mattine e acquazzoni serali.
Karma o Dio, chiamatelo come vi pare, fa comparire in questo glorioso giorno IL SOLE.
Quello sconosciuto, non sembrava vero vivere illuminati da qualcosa e con un azzurro idilliaco sopra la testa.
E siccome il Capo mi ha concesso un giorno free allora decido di roteare per Milano a piedi, su scarpe H&M maleodoranti con un classico impermeabile lasciato aperto, infischiandomene di podologi e crampi intestinali.

Vado in posta, non in quella solita ma in un’altra perché la mia coinquilina disse “Vai lì, è piccola e non c’è mai nessuno” e ovviamente c’era una coda interminabile e la rissa era nell’aria.
Prendo un caffè alle 12 con altre due Regine del fancazzismo e veniamo additati come nullafacenti da gente che è in ufficio ma commenta tutto su Facebook.
Passeggio che ti passeggio incontro addirittura Malgioglio e sono stato quasi abbagliato dal colore del ciuffo tralasciando invece la sciarpa arancione potente.
Per la prima volta da tanti e tanti mesi mi sono sentito libero e senza alcun vincolo.
Libero di non mangiare a pranzo, libero di farmi vedere 4 volte dal portiere con 4 giacche diverse, libero di pensare a quello che voglio io punto e basta.
In tutto questo pensiero libertino a farmi compagnia c’era il mio impermeabile.