mercoledì 29 gennaio 2014

I GIOIELLI PERDUTI



Nel giorno della memoria si ricorda coloro che non ce l’hanno fatta e coloro che sopravvivendo a questo inferno non sono mai riusciti a far rimarginare tali profonde ferite.
A raccontare tutto questo ci hanno pensato Primo Levi, Liliana Segre e altri coraggiosi, che con le loro dure parole ci danno l’idea dell’orrore vissuto.
Ci sono però delle storie che si intrecciano al destino della Shoah che hanno un lieto fine.
E se sono qui a scrivere quanto segue è proprio perché un lieto fine c’è stato.
Protagonista di questa storia è la bisnonna paterna Gilda De Benedetti, classe 1896. Bellissima, patita di gioielli ed ebrea.
Nel 1919 alla Sinagoga di Roma, sposa Carlo Bises, fautore di una florida azienda di tessuti, e innamoratissimi iniziano una felice vita insieme.
Nacquero quattro figli maschi e nel 1936 la famiglia si trasferì nella palazzina che il bisnonno Carlo fece costruire con l’aiuto dell’architetto Busiri Vici.

La bisnonna già all’epoca colleziona gioielli, impazzisce per Bulgari e si presenta a Piazza Navona carica di diamanti con la stessa naturalezza con cui oggi si indossano le patacche di Zara.

Una divertente storiella vuole che il bisnonno un giorno si presenti con un regalo per l’elegante mogliettina, un bracciale di brillanti a maglie esagonali firmato Cartier.
Lei, felicissima, lo ringrazia sentitamente.

Poi ripensandoci gli dice: “Caro, mi piace il bracciale ma non vorrei che Bulgari si offendesse se mi presento con un bracciale che non è loro!”, e il giorno dopo anche un modello simile firmato Bulgari finì ad adornare le grazie della nonna Gilda.

domenica 19 gennaio 2014

MINCHIA LA SFIGA


A che serve una Jeep Mc Donald's se non vende panini?

Il fulcro di questo blog credo sia la trasformazione delle sfighe quotidiane in stuzzicanti soggetti di scrittura creativa. Mica siamo tutti come Gesù che trasforma l’acqua in vino e moltiplica i pesci, altrimenti sai quante persone avrebbero iniziato a voler moltiplicare scarpe Louboutin o barattoli di Nutella?
Per la serie “Minchia la sfiga” una qualche maledizione si è abbattuta sul mio corpo in un “tranquillo” sabato pomeriggio.
Alle ore 10 inizio il turno in piscina con i bambini urlanti che non mi riconoscono solo perché ho tagliato i capelli, alle 13 in punto finisco e mi scaravento a velocità supersonica in macchina, destinazione: appuntamento immobiliare.
Il tutto mentre fuori diluvia, i milanesi sono incattiviti e le pozzanghere diventano un’unica Fossa delle Marianne.

Schivo l’area C, parcheggio sulle strisce residenti perché sono amante del rischio e spero di non avere l’appuntamento per vedere una di quelle “Deliziosa stanza singola” che in realtà è un antro infernale da dividere con un “simpatico” cinese.
Sfodero la mia simpatia e il mio allure con le spero-future-coinquiline , felice riprendo la macchina e mi avvio verso casa.
Non so se tutti voi avete presente cosa può scatenare una forte pioggia battente nell’animo delle persone in una città in cui anche alle 13 di domenica tutti sembrano avere fretta, ma non è nemmeno difficile da immaginare.
Ad un certo punto in Corso Lodi, quasi al semaforo con piazzale Corvetto, si spegne la macchina che muore così, all’improvviso, mentre stavo tentando di prendere il verde.

PANICO.

mercoledì 15 gennaio 2014

I FONDAMENTALI DI UNA RELAZIONE


IL POLLICE INSU'.

Chi mi conosce anche solo virtualmente su Twitter sa benissimo che sono il mentore di ottimi consigli che non seguirò, che snocciolo teoremi su come rimorchiare ma in fondo non sono capace nemmeno di rispondere ad un sorriso interessato.
Uno sfigato, insomma.
A mia discolpa però posso dire che se la gente seguisse alla lettera quello che professo il mondo sarebbe migliore e io starei seduto comodamente sulla poltrona mentre aspetto che le cose e le persona cadano ai miei piedi.
Invece devo vivere faticosamente in questa jungla di brutti incontri e pessimi rimorchi.
Il fatto è che non sappiamo più relazionarci con gli altri, soprattutto facciamo una fatica incredibile a dimostrare interesse verso chi vorremmo nella nostra vita o anche solo per una sera tra le lenzuola.

Sì, perché fidanzarsi è come vincere alla Lotteria e ci vuole un colpo di fortuna unico al mondo, ma anche fare la lotta greco-romana per una notte è diventato più complicato che avvicinarsi ad una gattara convinta.
Là fuori è tutto un “Ci vediamo per un secondo appuntamento?” con relative apparizioni mensili e giustificazioni insensate, tutto un “MI PIACI DA MORIRE” senza dati sensibili e concreti, addirittura compaiono pollici insù su Whatsapp come conclusione di una conversazione che parrebbe finalizzata all’uscire insieme.
I baci da lontano in ufficio dal collega, il messaggino della buonanotte piuttosto che il “Leggo sempre il tuo blog” sono piacevoli ma non c’è nulla di meglio che essere corteggiati davvero.
“TI PORTO A CENA, VENERDI”.
Con il punto, senza se e senza me.
E durante la cena c’è subito il “Prossima volta ti porto in un altro posto carino”.
E sulla base dell’espressione PROSSIMA VOLTA ti rilassi e non hai il timore di un abbandono subito dopo aver pagato il conto.

mercoledì 8 gennaio 2014

LO STALKER DI SISSI



Schombrunn.

Ci sono concesse poche certezze nella vita, tra cui i plurimi orgasmi dovuti al cioccolato, mangiato magari in piedi davanti ad un brutto film, i grattini sulla schiena e nel mio caso: SISSI. Se cresci a pane e Sissi la vita non ti sorride nel migliore dei modi ma è più romantica, quasi ottocentesca, alquanto sofferente.
Tra il melodramma e l’inquieto vivere leopardiano, direi.
Così quando mi chiesero “Partiamo per Vienna?” mi sono fiondato come se ci fosse una svendita al mercatino delle pulci.
Ho buttato dentro la valigia qualche veletta, più papillon che mutande, il colbacco di visone e sono partito all’avanscoperta di un mondo incantato dove l’anciènt regime è ancora vivo.

Verso Schombrunn


Vienna è una piccola bomboniera in cui tutto è così Ottocento che senti davvero il calpestio di un tempo, senti i cavalli, le carrozze e quasi ti immagini la Contessa Van Necker, quella stronza, che si dirige da Hermes a fare le compere mattutine.
Palazzi affrescati, stucchi meravigliosi e ovunque monumenti alla casa degli Asburgo.
A partire da Maria Teresa che con la pappagorgia e il delirio onnipotente ha maritato la piccola Marie Antoinette consegnandola alla ghigliottina. L’Imperatrice madre totalitaria a Vienna è ovunque.