sabato 13 settembre 2014

GRAZIE PER AVERMI DETTO SI'



Cin Cin.
Tutto è cominciato sulla torre più alta di Melbourne, la città che ora vede crescere il loro amore.
Lui si inginocchia, lei pensa “Questo è scemo”, lui chiede “Vuoi sposarmi?”, lei starnazza un sì, lui le infila l’anello, lei pensa “Meno male che ho fatto le unghie”.
Da quell’attimo la parola MATRIMONIO è diventato sinonimo di attese, ansie, divertenti avventure, estreme ricerche su internet, scleri quotidiani e  viaggi infiniti.
“Ma dici che me la tolgono la foto di Ciampi dalla sala del Comune?”
“Napolitano, dici?”
“Sì”
“E cosa vorresti che mettessero, Audrey Hepburn?”

Se per le spose il momento più delicato è la scelta dell’abito, per Evelina è stato un gesto spontaneo, senza mai alcun ripensamento. “Zia, posso indossare il tuo vestito da sposa quel giorno?”, “Perché ha un significato, perché anche io un giorno voglio avere una famiglia meravigliosa come la tua, e poi non è sbracciato”.  
PIANTO NUMERO 1.
La sera prima del fatidico sì mentre io saltellavo urlando “EVY SI SPOSAAAA” lei, zen, impassibile e tranquilla come fosse su una spiaggia caraibica a sorseggiare mojito, passava l’aspirapolvere e testava l’efficacia smacchiante del Mastro Lindo sui fornelli della cucina.
Ma quando è entrata nella sala del comune a braccio del padre e ha visto che ad aspettarla c’era lui, il SUO Gabriele, in abito blu e All Star bianche, allora non c’è stato mascara waterproof che tenesse.
PIANTO NUMERO 2.


Foto di Francesca Angrisano
Una coppia che si ama e che si completa come un puzzle.
Lei additata come “Pazza, pazza e maleducata”, Lui signorino “Te l’avevo detto”, insieme sono una specie di sit-com in cui non c’è spazio per la noia ma per il lancio dei piatti e del mocio-Vileda sì.
A festeggiarli una baraonda di amici, di parenti, persino arzille nonne danzerine pronte a divertirsi senza inibizioni.
Non il classico matrimonio abbottonato in cui per appoggiare il tovagliolo si googla “Riassunto del Galateo della tavola” e il cambio delle scarpe viene visto come un affronto personale, al contrario era tutto di una così piacevole spontaneità che subito ho fatto saltare giacca e calzini.
E lì è iniziata la festa.

“IL NOSTRO E’ IL TAVOLO DEI SINGLE”, ho avuto l’onore di sedere alla destra della madre della sposa, la meravigliosa Ross, tutta un azzurro Tiffany che mi ha chiesto “Vado bene per il blog o mi aspetto delle critiche?” in piena ansia da prestazione.
La regola del tavolo: mai il bicchiere vuoto perché sì, tutto bellissimo e ricercatissimo, ma quando l’ebbrezza fa effetto allora sì che si diverte.
Risate, battutacce, addirittura la sposa che si aggira per i tavoli e chiede “Avete una mentina?” mentre noi avevamo la bocca sporca di anatra.

Ad un certo punto le luci si fanno soffuse, parte Single Ladies e la sposa lancia il bouquet. Tra le presenti l’agguerrita amica della sposa, soprannominata La Van Der Woodsen, scende addirittura dalle sue Miu Miu per saltare più in alto, ma il destino ha voluto che il bouquet d’ortensie rosa, finisse esattamente dietro di me.
Lì, il bivio della vita.
“Faccio finta di nulla e lascio che si accalchino come durante la partita di rugby tirandosi capelli e forcine, oppure faccio un passo, prendo il bouquet e urlo MIOOOO?”.
Ovviamente non solo l’ho preso, ma me lo sono tenuto così stretto intimorito dalla vicinanza della Van Der Woodsen che non l’ho abbandonato nemmeno per un 1 minuto.
Alla gioia della festa si è alternata una valle di lacrime, colpa di Evelina che si è presentata con 4 pagine word di discorso e i rubinetti si sono aperti così tanto che è stato veramente difficile riprendersi.

Ringraziamenti e parole d’amore, parole cariche di affetto profondo per tutti coloro che hanno reso possibile questa festa e che hanno dimostrato negli anni che l’amicizia và oltre al fuso orario. A cominciare da Mamma Ross, “Perché vorrei essere una mamma meravigliosa come te”.
Dietro una bella sposa c’è sempre una mamma speciale.
PIANTO NUMERO 3-4-5-6-7.
“A mia sorella Giulia, ti amo infinitamente”.
PIANTO NUMERO 7-8-9-10-11.
“E un pensiero a mio Nonno che se fosse qui mi avrebbe detto SORRIDI SEI BELLISSIMA”.
Io qui ho veramente dato il peggio di me, non piangevo così tanto da quando mia madre non mi ha fatto andare al concerto delle Spice Girls.

Era tutto così semplice e spontaneo, proprio come gli sposi, che hanno solo una gran voglia di camminare e di scendere insieme le scale come dice Montale (O Carducci, vero Erica?), senza fronzoli e perbenismo.
Così, tra una parolaccia, un momento di imbarazzo e una canzone allegra, Gabriele & Evy sono diventati marito e moglie. Per la vita. Nella vita.
Voleranno piatti, moci vileda e ciabatte ma lei ha detto “Ti amo” e lui “Grazie per avermi detto sì”.
PIANTO NUMERO 47. 
Foto di Francesca Angrisano



6 commenti:

  1. Ma che bel post, stavo quasi per commuovermi anche io!
    L'abito della tua amica è fantastico. Penso che non mi sposeró mai ma se per qualche strano avvenimento astrale dovesse succederemi piacerebbe farlo con un abito come quello.

    Meztli

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  2. È legittimo avere gli occhi lucidi, ora?

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  3. carini! ma che ne dici delle scarpe di lui? Rstp!

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  4. posso imbucarmi?... altro che occhi lucidi, io ho i lacrimoni! da queste vostre immagini traspare molto di ciò che vi lega, le vostre anime si sono scelte, riconosciute :) non c'è bellezza rara e importante...
    felice per voi!auguroni!

    Daria

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