giovedì 6 marzo 2014

TUTTA COLPA DI GIULIO CESARE



Tutto ciò che siamo adesso lo dobbiamo a chi ha combattuto per i nostri diritti, per la nostra libertà, in passato.
Per esempio, se le donne oggi possono andare in giro senza stecche di balena lo devono a Paul Poiret e a Coco Chanel, e se noi uomini possiamo compensare la caduta dei capelli con una folta barba è tutto merito dello Zar Nicola II e agli hipster milanesi con sede sui Navigli.
La nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri.
Ecco perché se vai al mercato non puoi camminare come stessi facendo lezione di salsa o se hai la tubercolosi non è proprio il caso di sederti vicino a me sul tram quando ho appena finito di dire:
“Ho degli anticorpi pazzeschi, non mi ammalo mai”.
Se c’è una cosa per cui mi sento combattere non è l’ignoranza, quella esiste da sempre e grazie a lei noi “snob” possiamo elevarci, ma la sconfitta, l’eliminazione totalitaria di quelle fastidiose faccine che su Whatsapp corrisponderebbero a una conversazione.
Una in particolare gode di tutta la mia più sentita antipatia.
IL POLLICE INSU’.
Solo quello insù, quello ingiù ha già un’aria più ironica perché spesso lo si usa per dire “BLEAH, MI FA CAGARISSIMO” riferito a un film, a un appartamento o al nuovo ragazzo della tua amica.


Il pollice insù lo si usa quando non si ha nulla da dire e non ci si vuole abbandonare ai sentimentalismi inviando raffiche di cuori alla Sailor Venus, quindi è più facile così, asettico e insignificante.
Fare un pollice insù è come scrivere una serie di “AH OK”, “OK” tutti senza punto e sorriso, alla maniera “Che palle, tagliamo corto questa conversazione che sto cercando di sbloccare il mio intestino pigro”.
Può essere anche inaspettato, il che è anche peggio.
Il tuo baccaglio ti scrive dopo giorni di apparente sparizione, all’inizio è la noia monosillabica poi però l’atmosfera si riscalda e parte un audace “Dai, usciamo a bere un caffè?”, come suggerisce la tua amica informata in tempo reale con vari screenshot, a quel punto si pregano i santi “Ti prego Santa Rita da Cascia, fa che non sia un picche!”.

I casi sono due, o scrive “Sì dai” e lo accompagna con un bel sorriso intimidito, oppure visualizza e non risponde.
La seconda opzione prevede che tu esca a festeggiare l’ennesima notte solitaria tra le lenzuola ricamate del corredo di tua Nonna.
Invece no, suspance perché il fischiettio di Whatsapp annuncia una risposta.
La mano suda e il dito non fa touch sullo schermo tanto è in tensione.
Apri. Leggi. Emetti ultrasuoni.
Ha fatto il pollice insù.
Senza aggiungere nulla.

Il pollice insù è presagio di sventura, sempre detto. Un po’ come quello ingiù degli imperatori romani che decidevano il destino dei gladiatori con un semplice gesto.
Lo stesso vale su Whatsapp, solo che qui l’eliminazione è virtuale.
Così, quando il sistema ti chiede “Sei sicuro di voler eliminare (ANCHE) questo contatto?” tu in stile bambola wodoo sussurri un “POLLICE INSU’ A ME NON LO FAI, CAPITO?”.
Fine.
Poi ci stupiamo se l’oroscopo suggerisce di dormire con qualcuno per mescolare i sogni, sì certo.  

9 commenti:

  1. Ora mi sento in colpa... Corro a controlare le conversazioni , ma temo di averlo usato ripetutamente... Sob

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    1. Sarai perdonata Irene, ma non peccare mai più!

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  2. Fastidiosissimo pollice insù!

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  3. Ecco. Io lo uso sempre sempre sempre. D'ora in poi non sarà più lo stesso per me

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  4. ''Se c’è una cosa per cui mi sento combattere non è l’ignoranza, quella esiste da sempre e grazie a lei noi “snob” possiamo elevarci'' ahahhahahahahahhaha xD

    .. comunque il pollice insù dovrebbe essere illegale, speriamo se ne discuta presto in parlamento e venga emanata una legge contraria al suo utilizzo.

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    1. Sono d'accordo, inutile e fastidiosissimo da ricevere!

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  5. non ti commento spesso perchè mi sembra assurdo continuarti a dire che amo i tuoi post.

    baci
    www.nonsidicepiacere.it

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  6. Il pollice all'insù è il nuovo smile del Nokia 3310 che di solito si usava per chiudere una discussione: è un sorrisino carino, però mi sono rotto le palle quindi finiamola qua!
    Diciamo che nella scala dei presagi whatsappiani si attesta ad un livello poco più alto del "visualizzato e non riposto".

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