venerdì 24 maggio 2013

10 MOTIVI PER AMARE/ODIARE KATE MIDDLETON


"SCIAO BELLI DE MAMMA"

È passato da un anno e più dal giorno in cui tutti abbiamo finto di fare gli snob indifferenti per poi finire incollati al televisore.
Le nozze di Will & Kate sono diventate uno spartiacque.
Il nuovo muro di Berlino.
La nuova espressione ancient regime.
La storia prima e dopo il royal marriage più famoso del globo.
Da quel giorno qualsiasi cosa riconducibile a Kate appare divina, surreale, ultraterrena. Ed è per questo che spinto da un senso di invidia e dolce amore scrivo questo decalogo.
Si può odiare Kate solo amandola.
Si può amare Kate solo odiandola.

domenica 19 maggio 2013

MRS CARTER, IO C'ERO


L'immagine è di repertorio perché mentre il mio vicino faceva delle foto che Beyoncé avrebbe scelto per il suo proflo Facebook, le mie fanno tutte schifissimo.

[Questo post lo dedico a Paolo che ha pazientato e ha condiviso con me questa emozione]

Non sono mai stato un tipo da concerto. Non ho mai fatto la fila fuori da uno stadio gigantesco, aspettato ore sotto gelo, pioggia o sole battente per vedere un’eroina del Pop system.
L’unico concerto a cui ho partecipato è stato quello dei Nomadi quando avevo 12 anni nel campo da calcio dell’oratorio vicino casa.
Punto, da lì il nulla.
Non sapevo cosa volesse dire parterre, sold out e tutte quelle parole che costituiscono un gergo per gli habitué dei vari concerti di Madonna, Rihanna, Lady Gaga e simili.
Le sgallettate insomma.

Il 18 Maggio però Beyoncé ha fatto capolino a Milano e mi sono fatto trascinare dalla folla.
In mezzo ai fan veri, quelli che si strappano i capelli, che morirebbero pur di avere un lembo del suo asciugamano sudato. Ero lì in mezzo a dire “Ma quando inizia? Che fa? Da dove arriva?”.
Le stanno mettendo le extensions con la colla a caldo?
Davanti al palco 8 ventilatori industriali, per alimentare lo show di Beyoncé come minimo mezza Milano era in totale blackout.
Prima che iniziasse il Mrs Carter Show passavano le pubblicità del profumo, dei costumi H&M e pure della Pepsi. Noi che non ci facciamo influenzare dal marketing selvaggio avremmo comprato pure delle federe firmate da Beyoncé.
Cala il buio, le urla si fanno ruggenti e lei esce.

mercoledì 15 maggio 2013

SOTTO LA VELETTA MISTERI, CLASSE E STRABISMI


I favolosi anni '50
"Ma che sò elegante? Me sò messa er primo straccetto che ho trovato".

È sabato sera, in un impeto di mondanità ho indossato al volo camicia, papillon e mocassino.
E con un altro gesto di impeto nel giro di cinque minuti ho indossato nuovamente pigiama, boxer e pantofole.
Perché la vecchiaia è un sintomo psico-fisico che abbassa le difese immunitarie e ti mette K.O davanti alle parole: disco-pub, “beviamo qualcosa”, guidare + cercare parcheggio, tanta gente.
Al che sono finito a cercare immagini a casaccio su Google.
Sapevate che a causa di questo blog se si cerca su google immagini “COPPOLA SICILIANA” ad un certo punto si erge il mio faccione tra i risultati?
L’altro giorno ero a Genova e camminavo per il corso principale, un po’ con il naso all’insù per osservare splendidi palazzi e un sole che a Milano non faceva capolino dai tempi in cui Valeria Marini era la star indiscussa del Bagaglino. All’improvviso vedo una merceria ed entro perché da qualche settimana cercavo l’introvabile.
Lei, che senza veletta non esce nemmeno per far la spesa (la fa?)

martedì 7 maggio 2013

IL MILANESE IN TWEED



Una cosa che ho sempre saputo è che quando la famiglia Bises intraprende anche il più piccolo degli spostamenti la possibilità che succeda qualcosa è del 110% .
Come quella volta che in Spagna si è smagnetizzato il bancomat.
Come quell’altra che in mezzo all’autostrada la macchina ha deciso di fermarsi e io avevo un’emorragia in bocca per via di una piccola operazione a un dente.
E così tante altre, una dietro l’altra.
L’ultima è stata al ritorno da Roma un mese fa, tamponamento.
Un povero pirla ha deciso di frenare quasi di colpo e boom, in un battibaleno ci siamo ritrovati sul carro attrezzi.
Il buffo era che viaggiavamo in quattro più cane e solo io portavo due valigie e tre sacchi Ikea pieni di vestiti del nonno, da barzelletta.
Dopo un mese la macchina è pronta per il ritiro, a Barberino di Mugello, luogo sempre sentito nominare perché è lì che tutti gli italiani trovano traffico in entrambi i sensi marcia.
“Rallentamenti a Barberino direzione Milano”
“54 Chilometri di coda a Roncobilaccio direzione Roma”.
SEMPRE COSI’.
Il sorteggiato in famiglia per andare a recuperare la macchina ovviamente sono io.

H 8.49 il sottoscritto parte da Milano Rogoredo con Italo, ambiente Smart perché la Business è troppo Business per i miei gusti, a me piace viaggiare con gente che ha la suoneria al massimo del volume e detta la ricetta della torta segreta al telefono.
Sono giunto, prima di Bologna, alla conclusione che su ogni treno, indipendentemente dal fatto che tu sieda in prima o seconda classe, troverai SEMPRE qualcuno che abbia voglia di raccontare a voce alta a tutta la carrozza i fatti suoi.

Chi ha voglia di descrivere in ogni minimo dettaglio come vorrebbe ristrutturare il bagno, chi parla per ore di nipoti dai nomi mezzi italiani e mezzi americani, chi litiga con la sua dolce metà e sembra che parli da solo perché dall’altra parte c’è una persona distrutta emotivamente che pensa alla fuga imminente.
In Italia è così, non spegniamo i cellulari, non abbassiamo la suoneria, figuriamoci il tono della voce.
E quando il caricabatterie attaccato alla presa comincia a funzionare nella carrozza si sente lo stesso rumorino, è un suono armonioso che sembra dirti “Non sei il solo pezzente che ricarica il telefono sul treno”.