domenica 20 gennaio 2013

MA CHE CE FREGA




MA CHE CE FREGA DELLA MONDANITA’ QUANDO HAI REAL TIME E UN SOFA’.
È il motto di questo week end in cui dopo aver lavorato per ore e ore con le infradito ai piedi mi sono completamente spiaggiato sul divano e non ho mosso un muscolo/ organo/ arto, cervello incluso.
Tutto quello che desideravo era un brutto film seguito da un imbarazzante fiction dai melensi dialoghi, ho trovato tutto questo in “Beverly Hills Chiwawa” ed “Elisa di Rivombrosa”, la contessina Ristori infatti ha allietato due ore della mia vita con le sue drammatiche vicende, voi non potete capire quante sfighe deve subire questa derelitta. Le hanno ucciso il marito, fregato da sotto al naso il castello e il feudo, poi c’è un matrimonio di mezzo e ci scappa il morto, addirittura i contadini vengono invitati alla cerimonia e la nobiltà torinese così snob e antiquata rimane infastidita dalle stranezze di casa Ristori.
“La gente dopo la Rivoluzione non conosce le regole della bella vita” apostrofa qualcuna delle aristocratiche presenti.
Necessitavo di non fare alcun pensiero profondo sul senso della vita, su quello che voglio fare da grande e sui sentimenti che ho messo nella ghiacciaia per sollevarmi dal peso della mente e del cuore.
Quindi Elisa di Rivombrosa è stata la ciliegina sulla torta.
Così come la mia intervista per Letterman, proprio quella Letterman che sul suo blog si diverte a far conoscere i suoi virtuali colleghi con domande per nulla scontate e che mettono in crisi anche me, uno che pensa di avere sempre la risposta pronta.
Insomma, vado a dire cagate anche sui blog altrui.
TROVATE QUI L'INTERVISTA  fate finta che io sia seduto nello studio di Letterman, seduto sulla poltrona in pelle o velluto, accanto alla scrivania e come sfondo una bella panoramica pacchiana di Manhattan.
Che classe.
MI SENTO LINSDAY LOHAN TIME.

lunedì 14 gennaio 2013

L'ELOGIO DELLA VOLGARITA'


Bella, unta e raffinata è la donna che indosserebbe questo abito per sposarsi.

Sappiamo tutti riempirci la bocca di pseudo banalità così ridondanti e nonsense circa l’essere eleganti, e sappiamo tutti definire eleganti le perle bianche, il tubino nero e un papillon ben annodato.
Bla bla bla.
E’ elegante, a mio parere, ciò che appare ricercato ma non vistoso, semplice e MAI esposto alla mercé di tutti.
L’eleganza è una chiave di lettura del mondo, quella più semplice, pochi però si chiedono che cosa sia il suo contrario, la volgarità.
“C’EST VULGAIRE” dicono i francesi con una delle loro smorfie, riferito a una tetta appollaiata lì davanti a tutti, a una gonna troppo corta e a un tatuaggio che inneggia a tribù africane solo perché è l’ultima, pessima, moda del momento.
E poi c’è la volgarità dell’ostentazione, io posso tollerare seni chirurgici dalle dimensioni planetarie, unghie laccate con sopra incise effigi di Madonne coronate da cherubini e serafini ma una paesana che nel giorno del mercato esce con tutta la roba più griffata che ha nell’armadio perché tutti la devono vedere e devono pensare “QUELLA HA I DANE’” beh, quella ragazzi miei, è la vera CAFONAGGINE.

mercoledì 9 gennaio 2013

CON LA COPPOLA IN TESTA E LA SICILIA TRA LE MANI


Oliver Twist per caso in vacanza in Sicilia

Immaginate me con una serie di papillon colorati, ospite in una dependance di una villa sulle colline vista mare, accolto in una Sicilia colorata e profumata, lontano da una Milano grigiastra e infreddolita.

LA GIOIA.

Con la tradizionale coppola in testa, acquistata da un bengalese al mercato settimanale di Cefalù per soli 5 euro, e un parka color senape a cui non ho mai staccato il cartellino perché aspettavo di tornare a Milano per cambiare la taglia, percorro in lungo e in largo le autostrade, non a pagamento, che tagliano a più diagonali questo (tri)angolo di paradiso.

Sono passato dai meravigliosi mosaici romani di donne in bikini alla Villa del Casale di Piazza Armerina ai palazzi baroccheggianti mezzi esplosi di Palermo, dalla Valle dei Templi, dove mi sono sentito un po’ Sissi quando visita Corfù, alle ceramiche di Caltagirone con l’immagine lucida e candida di Michael Jackson.

Sono riuscito finalmente a inchinarmi al cospetto di Donna Franca Florio, immortalata nel ritratto che le fece Boldini, e ben presto scriverò una filippica al direttore di Villa Igiea perché ha erroneamente interpretato la datazione del quadro. Ora che ho una laurea in Storia dell’Arte posso fare l’arrogante a riguardo.

Nei paesini di montagna, in una Sicilia fatta di anziane che urlano e si scambiano pezzi di pescespada da balcone a balcone facendo calare un cestino ho addirittura cercato un locale che facesse l’happy hour. Non chiedevo molto, giusto uno spritz in piazzétta con qualche nocciolina. 
Donna Franca Florio ritratta da Giovanni Boldini nel 1901, Villa Igiea, Palermo.


Ma in Sicilia se ti siedi per mangiare NON PUOI cavartela con qualche oliva denocciolata e due patatine, come minimo si parte dagli anelletti e si arriva alla cassata, e guai a rifiutare anche solo una delle dodici portate.
O mangi come se fossi nel braccio della morte o rimani a digiuno per giorni, non esiste una via di mezzo, ed è per questo che il concetto di aperitivo pare una bestemmia.

Il giorno “Preferiamo rimanere leggeri e rilassarci un po’ alle terme” è stato il più avventuroso, non solo perché siamo precipitati dal pranzo nuziale quotidiano al solo panino con il prosciutto, ma perché di fronte a quelle “terme” ci siamo fatti una grassa risata.

La signorina, che sembrava una comparsa in “Un posto al sole” ci illustra il percorso benessere, la prima vasca comprendeva un parte d’acqua fredda e una parte d’acqua calda, il tutto in un ambiente così arieggiato che bloccarsi con la schiena era pressoché una certezza.

La seconda tappa prevedeva una pozza d’acqua calda con qualche angolo mezzo arrugginito e infine il bagno turco, l’unica cosa che abbiamo ingenuamente deciso di provare.
Se per il mondo il bagno turco è un luogo piacevole in cui il vapore acqueo tonifica e rilassa i muscoli, qui invece è una cantina umida con un tubo rotto da cui per pura casualità fuoriesce dell’acqua termale bollente.
 Mancavano solo gli scatoloni con scritto “Addobbi di Natale” e sarebbe sembrata la cantina di una qualsiasi casa alle prese con una perdita.

E poi immaginate me che con la coppola scappo da quel luogo guidando una Panda 4x4 avvicinandomi il più possibile al concetto di “PERICOLO PUBBLICO”.

“Io sono lombardo, sono abituato alla circonvallazione, non alle salite dei monti” dissi cercando di salire una collina pendenza 90% in terza. Quando guido in salita assumo una posizione aerodinamica come se pilotassi un caccia-bombardiere.
La Sicilia è una gioia del cuore, del palato e dello spirito.
Maniche di camicia arrotolate il 6 gennaio, un aperitivo (finalmente!) a soli 4 euro e, ciliegina sulla torta, una flora batterica completamente ristabilita.
Torno nell’umidiccia Milano e sospiro, se lì dalla finestra del bagno vedevo il mare blu, ora non riesco nemmeno a vedere la casa di fronte.

NEBBIA MALEFICA.