lunedì 17 giugno 2013

IL BON TON DEL FUNERALE



La perdita di una persona è sempre un momento delicato, per chi la vive da vicino e chi per rispetto e per affetto dimostra il suo dispiacere presentandosi alla cerimonia di addio, il funerale.
Non è un giorno felice, non è una festa ma può diventare un momento di elegante raccoglimento.
Diana Vreeland nel 1910 assiste ai funerali di stato del re Edoardo VII e ne ammira la magnificenza, la regalità e soprattutto il rispettoso silenzio di chi vi partecipa e di chi vi assiste tra la gente di una Londra a lutto.

Questo bon-ton, questo sapersi comportare per rispetto e per cultura dovrebbe essere tenuto presente anche ai funerali.
A quelli di paese si possono riscontrare malcostumi indicibili.
Abiti da matrimonio rispolverati dall’armadio, l’organista con la bombola d’ossigeno, persone che accorrono alla chiesa con sandali e tracolla, cravatte (nere) con stampati dalmata giganti, pantaloni a mezzo polpaccio e addirittura tute da ginnastica.
“Ma quella sta andando a fare una gita a Medjugorje con l’oratorio vero?”.
Troppe le t-shirt, troppi i sandali con brutte dita al seguito e poco lo stile.
Alcune persone pensano che il funerale sia una cerimonia triste a cui andare vestendosi come tutti i giorni, indossano al massimo occhiali neri anche in chiesa e l’abito scuro non è che un vezzo all’antica.


Non deve trasformarsi in una sfilata di moda alla Mc Queen ma nemmeno in un corteo carnevalesco in cui la perpetua del paese precede addirittura il passo del parroco vestita come per andare a pulire le ragnatele della cantina.
L’essere sobri, in abito scuro (ormai sdoganato anche il blu notte), pacati e non chiassosi, significa avere rispetto e dimostrare dispiacere per la dipartita di una persona.
La famiglia del defunto può tenere gli occhiali scuri, gli uomini la cravatta nera d’ordinanza, le signore un cappellino, una veletta, un velo di pizzo, un’usanza che ha radici millenarie e che ora è trascurata a favore di un viso rigato dalle lacrime.
il velo è l’ antenato di classe degli occhiali neri.

Ancora una volta sono le persone di un’altra epoca a sapersi comportare e vestire anche in queste occasioni, così al funerale di paese compare una signora ottuagenaria che con pacata lentezza si avvicina alla chiesa e sfoggia un cappellino nero.
“FINALMENTE qualcuno che si è ricordato che non sta andando alla sagra della salamella!”.
Certi funerali invece sono attesi come debutti in società per la chiesa che verrà scelta, per le amiche aristocratiche, quelle sopravvissute s’intende, e per l’eleganza dei fiori inviati.
“Quando muore la cattiva Prozia Clotilde andiamo al suo funerale perché sarà un evento mondano imperdibile!”.

22 commenti:

  1. Stavo per premere "invio" quando mi si é cancellato tutto. Mi toccherà ritrovare le parole,cercate con cura,per commentare questo post ed un tema cosí delicato su cui ho riflettuto tante volte anche io. Ho realizzato che più noi cresciamo piú inevitabilmente tante persone ci lasciano spazio nel Mondo,come se non potessimo stare tutti insieme,come se alcuni dovessero obbligatoriamente fare spazio ad altri. In questa circostanza,quando la vita sembra non sorriderti,quando non é piú quella festa che dovrebbe essere,focalizzi la tua attenzione su tanti aspetti che non avevi mai degnato della giusta attenzione. Ci sono persone che nella routine non appaiono come "il male" : l'amico che alza troppo la voce per chiamare il cameriere al ristorante,l'amica eccentrica che si presenta ad un matrimonio seminuda,la zia che ti fuma in faccia ad una cena di famiglia. Tutti questi soggetti non sono malvagi,non vanno "puniti" per chissà quale delitto contro il buon gusto. Questi peró,in un momento tragico in cui il tuo cuore é spezzato in cosi tante piccole parti che potrebbero essere volate in chissà quale Stato,dovrebbero essere per te un supporto di rilevante importanza ed essere al contempo invisibili e onnipresenti. Ahimé,ahinoi,non é cosí. Questi soggetti lottano tra loro per emergere nel tuo dolore : vantarsi di averti aiutato maggiormente con gli altri partecipanti alla "gara",pensano che quel funerale a cui assisteranno sia una passerella dal dubbio gusto dove sfoggiare,appunto,abiti riciclati a matrimoni,sandali che forse non andrebbero bene nemmeno in una cena,pantaloncini perché tanto "non ha senso che io soffra il caldo ad un funerale",gonne,infradito,maglie colorate con le scritte più assurde,borse con i teschi e quant'altro di cattivo gusto. L'estate scorsa purtroppo ho assistito al funerale della mamma di un amico e ho dovuto prendere atto di tutto quello che ormai comportano i funerali. In quei momenti in cui vorresti fermare il Tempo e condividere gli ultimi istanti con una persona a te cara,ti tocca vivere un momento cosí delicato con gente noncurante di qualsiasi forma di educazione e di tatto. Ormai,nel declino totale della nostra società,i matrimoni ed i funerali sono allo stesso livello. Senza regalo e con gli occhiali da sole.

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    1. I tuoi commenti come sempre danno spunto ad altre riflessioni e completano il post, anzi, a volte lo migliorano notevolmente.

      Grazie di cuore.

      L.

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  2. PS ma qualcuno ha mai davvero mandato dei cioccolatini perchè hai saputo descrivere bene una situazione?

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    1. io gli mando attestati di stima ardentissima! lo sa che è bravo, forse non sa ancora di essere fantastico, intelligente, sensibile, educato, e molto molto talentuoso!!! e tra l'altro anche bello e charmant!

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    2. E poi? Grazie Xer, le tue lusinghe raggiungono picchi incredibili.

      Cioccolatini nemmeno l'ombra, in caso volessi rimediare sarei felicissimo di finirli in due minuti.

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    3. L'idea iniziale era un contenitore Tupperware con tanta tanta insalata di polpo ma sono certo che le Poste non siano abbastanza attrezzate per questo genere di consegne quindi ripiegheró su una scatola di cioccolatini buonissimi! Mitch

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    4. L'idea del polpo mi ha fatto venire un'acquolina in bocca che non hai nemmeno idea.
      MAGARI!

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    5. Se tu vuoi io provo realmente a spedirtelo (l'alternativa sarebbe insegnarti a marinarlo ma sapendo che con l'uovo te la cavi male non oso immaginare con la marinatura del pesce). Ho fatto spedizioni piu strane : marshmallows,accappatoi e alimenti vari dall'America col rischio di denuncia dalla sanità italiana,caviale illegale da San Pietroburgo...non sarà l'insalata Bari Milano a fermarmi. (Già che ci siamo due panzerotti,non so se da voi sono realmente buoni. E anche le orecchiette fatte in casa)

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  3. e poi sei fantastico al cubo! cosa aspetta l'universo ad accorgersi di te???

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  4. Parliamo degli applausi a fine cerimonia? No, meglio non parlarne.

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    1. Siamo mica alla premiére di un film di Vanzina, eh no, gli appplausi al funerale sono come quelli all'atterraggio di un volo: ridicoli.

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  5. Io il funerale l'ho sempre immaginato come una copertina (e servizio) di Vogue del 2009, AUSTERE VISION by (MA VA?) Steven Meisel. Gli abiti se non sbaglio erano quasi tutti Prada e, sarà molto macabro e inappropriato dirlo, sembrava la prova generale del mio funerale. C'era pure Linda Evangelista!
    Poi nella realtà i funerali sono tutto fuorchè un evento di moda. La gente fa a gara per non far vedere che piange e non hanno capito che basta una veletta e diventa tutto più chic!


    xoxo

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    1. Io al mio vorrei Gisele con un bel cappellino nero.
      Sai che regalo meraviglioso per la mia dipartita!

      Un abbraccio

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  6. Sono d'accordo pressochè su tutto tranne una cosa: non capisco gli occhiali scuri, usanza secondo me molto "hollywoodiana" ma che non comprendo. Perchè oscurarsi gli occhi? Per non fare vedere il proprio dolore? Ma non siamo lì per questo? Per guardarci in giro senza essere visti? Meglio starsene a casa. Non c'è nulla di male nel mostrare (attenzione, non esibire!) ad un funerale il proprio dolore, nulla di cui ci si debba vergognare, nulla da oscurare o tenere al riparo dagli sguardi altrui. Nessuno si aspetta sorrisi, trucco perfetto, pelle fresca e rosata: si è lì per altre ragioni. E personalmente (ma ovviamente è un giudizio molto soggettivo) non trovo così rispettoso starsene con gli occhiali scuri: guardare negli occhi coloro a cui si fanno le condoglianze è non solo un segno di rispetto, ma anche un modo per portare un po' di conforto, per quanto possibile. E poi, per quanto io non sia molto religioso, trovo anche poco rispettoso tenere gli occhiali scuri in chiesa, anche se sei un vip!

    Sull'abbigliamento sono totalmente d'accordo con te, con un'aggiunta in più: se si conosceva veramente la persona che se ne è andata, si sa anche (o perlomeno si può intuire) come quella persona avrebbe desiderato vedere vestite le persone al proprio funerale, ed adeguarsi è anch'esso un segno di assoluto rispetto, un modo per salutare quella persona nel modo migliore, anche se ci si deve vestire di rosso (pensa alla bellezza del "non" funerale di Franca Rame, ad esempio...)

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    1. Concordo con te, anche sugli occhiali scuri.
      Se si vuole portarli va bene, ma come ho scritto le signore hanno l'opzione della veletta che è elegante e copre quella stanchezza degli occhi tipica di chi soffre per la perdita di qualcuno.

      Vestirsi adeguati in certe occasioni non è etichetta ma rispetto, assolutamente d'accordo con te.

      L.

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  7. Confesso. Rientravo dal lavoro, e ho partecipato ad un funerale in rappresentanza della famiglia.
    Già l'abbigliamento era un trionfo autunnale: pantaloni in velluto di cotone a coste, color senape; camicia blu notte, maglione verde sottobosco a coste larghe, con ganci di metallo brunito allo scollo; stivaletti elastici color testa di moro.Cerco, comunque, di racimolare un po'di compunzione per l'estinto, finché il don (raschiato con la spatola il fondo dei propri luoghi comuni) borbotta: "Noi non siamo qui per una mera olidarietà umana alla famiglia, bensì perché..."
    "No",ho bofonchiato io, nel mio abito da Ent: "proprio oggi é mera solidarietà umana".
    Sono una persona orribile, e ho fatto inorridire qualche vecchietta di nero bardata (ma per vedovanza, non verso il dolore altrui).
    Che penitenza mi spetta?

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    1. Ti spetta una penitenza, tipo andare al funerale di qualcuna di quelle vecchie bardate di nero con almeno un abito nero e piangere a dirotto!
      Mi hai fatto sorridere e comunque il velluto a coste fa tanto professore di chimica ma mi piace!

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    2. Oppure, gradire un caffè a casa loro, mentre cerco di staccare dal palato, con nonchalance, una Rossana d'ordinanza, schierata dal 1975 sul vassoio smerlato-in argento.

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  8. ti dico solo che al funerale della mia nonna materna qualche anno fa, in cimitero con la tomba ancora aperta, una cugina di mia madre si avvicina a noi e chiede se la casa la volevamo vendere perchè suo figlio, che aveva un'agenzia immobiliare (o un'impresa di costruzioni, non ricordo), era molto interessato all'affare, lasciando implicito che avremmo dovuto vendergliela ad un buon prezzo...
    Roba da sbatterla nella fossa con la bara e cementare subito il tutto!

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  9. Ciao Lorenzo,
    ti leggo spesso sia qui che su twitter ma non ho mai commentato.
    Stavolta però trovo il "coraggio" ed esco allo scoperto, forse perché il tema mi tocca da vicino: poco tempo fa è mancata la mia adorata nonna..
    Leggendo questo tuo post ti confesso che la prima sensazione che ho avuto è stata quella di leggero fastidio e disapprovazione. Capisco il tuo discorso e capisco -in parte- il significato di quello che volevi dire.
    Dall'altra parte però non capisco il perché voler generalizzare sui funerali di paese e soprattutto concentrarsi così sull'esteriorità anche in situazioni così particolari.
    Io arrivo da un paesello ed è vero che il 90% della popolazione non sa cosa significhi abbinare una camicia ad una cravatta, né tantomeno sappia quale sia l'occasione giusta per i sandali con i gambaletti color carne (leggi: nessuna).
    Però.
    Però ti dirò che queste persone sempliciotte e con vestiti raffazzonati, con i pantaloni a mezza caviglia e le cravatte improbabili -si si, proprio loro!- sono quelle che mi sono state vicine in quel triste giorno, quelle che mi hanno fatto sentire il calore umano e che non ero sola nel mio dolore.. quelle che hanno pianto lacrime vere, che mi hanno ricordato che mia nonna sarà sempre in mezzo a noi fintanto che tutti noi la ricorderemo con questo amore.
    Ti garantisco che quel giorno non mi ricordo nemmeno come fossi vestita io.. figurarsi se ho fatto caso alle cravatte paisley.
    So che il senso del tuo post era un altro, so che il intendi dire che il rispetto per il dolore dei cari dei defunti passa anche per il dress code, ma mi premeva proprio rendere un po' di giustizia al buoncuore e all'affetto di quelle persone che mi sono state vicine quel giorno.
    Malvestite, certo, ma sincere e partecipi del mio dolore.
    Spero tu non prenda a male il mio commento.
    Elena

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    1. Cara Elena,
      mi dispiace se ti ho ferito, non era mia intenzione. Ovviamente la mia era un'osservazione di costume generale, non nello specifico nella differenza tra paesino e città, anzi. Sicuramente tu sarai stata attorniata da calore umano molto più di me in città.

      Non volevo fare l'edonista senza cuore superficiale e dedito solo alle apparenze, è solo che io sono un perfezionista. Quando ho perso come te la mia adorata Nonna ho voluto che tutto fosse perfetto, ho scelto addirittura i suoi vestiti con cui è stata seppellita, per rendere onore ai suoi piccoli insegnamenti, per dirle "Noi siamo qui e tutti in ordine come avresti voluto tu".

      Non metto in discussione sentimenti, calore umano, pianti e dolori, quello mai. Anzi.

      Mi dispiace tanto per tua Nonna, capisco come possa fare male e come possa sentire la sua mancanza.

      Ti abbraccio, grazie per avermi scritto, spero di trovarti qui e su twitter.

      L.

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    2. Eccerto che continuo a seguirti! Pensarla in maniera diversa è una potenziale ricchezza per entrambi.. e saper accettare le critiche è sinonimo di intelligenza. Chapeau a te!
      A presto,
      Ricambio l'abbraccio a mia volta
      Elena

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