domenica 19 maggio 2013

MRS CARTER, IO C'ERO


L'immagine è di repertorio perché mentre il mio vicino faceva delle foto che Beyoncé avrebbe scelto per il suo proflo Facebook, le mie fanno tutte schifissimo.

[Questo post lo dedico a Paolo che ha pazientato e ha condiviso con me questa emozione]

Non sono mai stato un tipo da concerto. Non ho mai fatto la fila fuori da uno stadio gigantesco, aspettato ore sotto gelo, pioggia o sole battente per vedere un’eroina del Pop system.
L’unico concerto a cui ho partecipato è stato quello dei Nomadi quando avevo 12 anni nel campo da calcio dell’oratorio vicino casa.
Punto, da lì il nulla.
Non sapevo cosa volesse dire parterre, sold out e tutte quelle parole che costituiscono un gergo per gli habitué dei vari concerti di Madonna, Rihanna, Lady Gaga e simili.
Le sgallettate insomma.

Il 18 Maggio però Beyoncé ha fatto capolino a Milano e mi sono fatto trascinare dalla folla.
In mezzo ai fan veri, quelli che si strappano i capelli, che morirebbero pur di avere un lembo del suo asciugamano sudato. Ero lì in mezzo a dire “Ma quando inizia? Che fa? Da dove arriva?”.
Le stanno mettendo le extensions con la colla a caldo?
Davanti al palco 8 ventilatori industriali, per alimentare lo show di Beyoncé come minimo mezza Milano era in totale blackout.
Prima che iniziasse il Mrs Carter Show passavano le pubblicità del profumo, dei costumi H&M e pure della Pepsi. Noi che non ci facciamo influenzare dal marketing selvaggio avremmo comprato pure delle federe firmate da Beyoncé.
Cala il buio, le urla si fanno ruggenti e lei esce.


E’ malaticcia, si soffia il naso alla prima canzone, ha il raffreddore. Sembra dirci “Ma chi me l’ha fatto fare? Stavo in albergo a guardarmi Amici con l’accappatoio e il cotone idrofilo in mezzo alle dita dei piedi!”.
Eppure da quell’istante in cui dice che è contenta di trovarsi a Milano e che ci ama, Beyoncé comincerà il suo repertorio senza steccare nemmeno UNA nota.
Nemmeno una.
O Mezza.
O un decimo di nota.
No, anzi, i suoi gorgheggi e i suoi acuti fanno scoppiare protesi al seno di fedeli trans brasiliane e rimbalzare sederi flaccidi.
Beyoncé è impareggiabile.
E’ tutta capelli e scuotimento rapido di testa-cervicale a centrifuga rapida, una cosa disumana.
Nessuno al mondo può muovere così la testa e la chioma, nemmeno Barbie direttrice d’orchestra.

Un fisico incredibile, due cosce che da sole potrebbero reggere il peso del mondo, un sedere tornito che è frutto di quella scena storica di Ghost in cui i due modellano un vaso.
Niente vaso da fiori, era il leggendario sedere di Beyoncé che stavano forgiando.
Leggendarie al pari del Cuore dell’Oceano anche le calze contenitive d’acciaio temperato cotto a legna, le unghie smaltate di azzurro e poi le anche.
Anca a destra, anca a sinistra, lei ha imparato a camminare alla Naomi Campbell dalla nascita, non c’è altra soluzione.
Parlava, sorrideva, mai una faccia brutta, mai una smorfia se non da ghetto-girl, mai una caduta di extension, tutto perfetto.
E gli abiti?
I celebri body di Beyoncé sono uno scintillante mondo a parte.

Quello Charleston, quello giraffato multicolor, quello intarsiato, quello con la gonna lunga di taffetà, quello bianco con swarovsky, un costume più bello dell’altro.
Con una tutina aderentissima viola tempestata di cristalli sembrava la quarta Occhi- di- gatto, tanto che ha fatto un balzo sul pianoforte e si è messa a cantare sdraiata sulla coda facendo esercizi di Pilates con le gambe.

Su Crazy in Love l’apoteosi, su Single Ladies il Forum preparato al balletto e alla mossa “Facce vedè er brillocco”, su Love on Top il panico perché ha lanciato l’asciugamano e scuoteva la testa da una parte all’altra senza perdere conoscenza.
Insomma, uno show preciso, divertente e ben costruito attorno a questa tigre da palcoscenico che ci ha fatto anche scendere una lacrimuccia con un tributo a Whitney Houston.
Perché “I will always love you” va bene ma poi noi vogliamo il ventilatore sul tre, i coriandoli dorati che cadono dall’alto e una Beyoncé che fa le sue 90 mosse in una canzone sola.
Mancava solo il calcio all’idrante e la doccia sexy.
Sarà per la prossima volta.



5 commenti:

  1. Bel resoconto del concerto, molto divertente!:)

    Comunque da quello che racconti mi descrivi Beyoncè come me la immaginavo, una cavallona che se ti tira una sberla (con il suo "ring" al dito) ti ritrovi a Bolzano.

    P.s. voglio pure io i supermegagiganti ventilatori mentre canto davanti allo specchio.

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    1. Anche a me piacerebbero un sacco i mille ventilatori, però non avendo molti capelli non sarebbe lo stesso.

      Beyoncé cavallona insuperabile
      Un abbraccio

      L.

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  2. il Paolo con cui sei andato è questo vero?

    @PaoloMathieu su twitter!

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  3. BellissimO :) Davvero si è soffiata il naso? :') <3 Che dolce! E' la dolcezza fatta persona. Ma non solo la dolcezza. La madre (Miss Tina Knowles protettrice delle nere in carne) doveva chiamarla Perfectioncè.

    P.S: almeno passavano le pubblicità di H&M, Pepsi e profumo. Da Lady Gaga ci siamo beccati un'ora di spot di FAME, Gaga by Lady Gaga. Due palle XD

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