martedì 7 maggio 2013

IL MILANESE IN TWEED



Una cosa che ho sempre saputo è che quando la famiglia Bises intraprende anche il più piccolo degli spostamenti la possibilità che succeda qualcosa è del 110% .
Come quella volta che in Spagna si è smagnetizzato il bancomat.
Come quell’altra che in mezzo all’autostrada la macchina ha deciso di fermarsi e io avevo un’emorragia in bocca per via di una piccola operazione a un dente.
E così tante altre, una dietro l’altra.
L’ultima è stata al ritorno da Roma un mese fa, tamponamento.
Un povero pirla ha deciso di frenare quasi di colpo e boom, in un battibaleno ci siamo ritrovati sul carro attrezzi.
Il buffo era che viaggiavamo in quattro più cane e solo io portavo due valigie e tre sacchi Ikea pieni di vestiti del nonno, da barzelletta.
Dopo un mese la macchina è pronta per il ritiro, a Barberino di Mugello, luogo sempre sentito nominare perché è lì che tutti gli italiani trovano traffico in entrambi i sensi marcia.
“Rallentamenti a Barberino direzione Milano”
“54 Chilometri di coda a Roncobilaccio direzione Roma”.
SEMPRE COSI’.
Il sorteggiato in famiglia per andare a recuperare la macchina ovviamente sono io.

H 8.49 il sottoscritto parte da Milano Rogoredo con Italo, ambiente Smart perché la Business è troppo Business per i miei gusti, a me piace viaggiare con gente che ha la suoneria al massimo del volume e detta la ricetta della torta segreta al telefono.
Sono giunto, prima di Bologna, alla conclusione che su ogni treno, indipendentemente dal fatto che tu sieda in prima o seconda classe, troverai SEMPRE qualcuno che abbia voglia di raccontare a voce alta a tutta la carrozza i fatti suoi.

Chi ha voglia di descrivere in ogni minimo dettaglio come vorrebbe ristrutturare il bagno, chi parla per ore di nipoti dai nomi mezzi italiani e mezzi americani, chi litiga con la sua dolce metà e sembra che parli da solo perché dall’altra parte c’è una persona distrutta emotivamente che pensa alla fuga imminente.
In Italia è così, non spegniamo i cellulari, non abbassiamo la suoneria, figuriamoci il tono della voce.
E quando il caricabatterie attaccato alla presa comincia a funzionare nella carrozza si sente lo stesso rumorino, è un suono armonioso che sembra dirti “Non sei il solo pezzente che ricarica il telefono sul treno”.


A Firenze scendo dal Italo e ho giusto il tempo di vedere in lontananza la cupola del Brunelleschi e di farmi insultare da una zingara perché non le ho lasciato qualche monetina.
Non ho potuto nemmeno fermarmi a un’improvvisata bancarella di roba usata, c’era una cravatta che non sembrava male e ora per tutta la vita penserò che poteva essere di Hermés quando in realtà era di carta pesta.
Corro all’autostazione perché la Sita mi attendeva.
La stazione degli autobus di Firenze è così dagli anni ’50, è ancora un luogo in cui si respira la tradizione della “corriera”.

Alla partenza numero 5 l’autobus diretto a Saltino-Vallombrosa, il luogo che mi è più caro, il luogo in cui ritrovo ogni anno la mia infanzia e un brivido mi percorre la schiena.
Una parte di me sarebbe salita su quell’autobus, sarebbe andata a mangiare un panino dalla salumiera Antonella, sarebbe andata a vedere la Villa De Benedetti e si sarebbe commossa.
Quel luogo senza Nonna non sarà più lo stesso.
“IN PARTENZAAAA”.
Salgo tra toscani delle colline e chiedo a una signora:
“Gentilmente mi potrebbe avvisare quando arriviamo a San Piero a Sieve che devo scendere?”
“Certo, però sono della Sardegna io, quindi se ti fidi…”

La Sita percorre la Firenze alta che conta, attraversa campagne dai colori meravigliosi e piene di vitalità, è un percorso da ammirare con il naso attaccato al finestrino.
Dopo 40 minuti di paesaggi collinari e bucolici devo scendere perché siamo arrivati a San Piero a Sieve.
Chiamo il signor carrozziere che si era offerto di venirmi a prendere alla fermata della corriera.

“Buongiorno, sono Bises, io sono arrivato. Dove la posso aspettare?”
“Mi aspetti di fronte all’osteria Cacio e Pepe, arrivo in cinque minuti”.

In quei cinque minuti ero il protagonista di una fiction.
Immaginate un milanese con la giacca in tweed, tipicamente fuori posto, in un paese verace della Toscana più interna, che aspetta uno sconosciuto carrozziere.
Non c’era persona che non mi guardasse e si chiedesse la mia provenienza.
Persino la cinese che scende dalla sua chilometrica Mercedes con al braccio una Lady Bag di Dior è passata inosservata rispetto al milanese in tweed.

Davanti all’osteria eravamo in tre ma il carrozziere abbassa il finestrino dell’auto e senza esitare mi dice “Bises?” come se fosse la cosa più scontata del mondo.
Persona squisita, il figlio di 8 anni era incuriosito da me, questo personaggio venuto da chissà dove e la gente mi chiedeva “Che tempo c’è a Milano?”.
QUEL LUOGO LONTANO.
Mi salutano con grande gentilezza e con le mani al volante parto.
Il terrore di sfregiare una macchina appena uscita dal carrozziere è un po’ come il terrore che piova quando si è appena usciti dal parrucchiere.
Accelero e in autostrada parte la musica a tutto volume.
Per le successive due ore ho cantato Beyoncé con tanto impeto che al casello mi sono infilato nella corsia del Telepass senza averlo e mi è venuto una sorta di crampo alla mascella.
Mi sono sentito felice e leggiadro, nonostante una classica rustichella ipercalorica.




11 commenti:

  1. Sì vabbé... a San Piero a Sieve "gli garberebbe" essere definita e descritta come hai fatto te! Un buco di provincia di 4 case con un sacco di ricchezze che manco sanno di possedere. Se guardavi in alto avresti trovato la fortezza medicea, se invece ti fossi affacciato nelle viuzze del centro avresti notato delle vecchie case torri inglobate negli edifici e trasformate in colombaie con il passare dei secoli. Sulla strada per Barberino avrai visto sicuramente la Villa medicea di Cafaggiolo affacciata sulla strada che nasconde un parco di alberi secolari, tra cui una sequoia portata da Giovanni da Verrazzano. Ovviamente come tutte le cose belle e particolari, diventerà presto un hotel resort! -.-"
    La prossima volta che scendi magari ti faccio fare un tour tra i tesori delle campagne toscane! ;)
    Alessandro - The Fashion Commentator

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    1. Ho visto delle ville salendo che sono spettacolari!
      E sapevo saresti stato informatissimo a riguardo!

      Un abbraccio

      L.

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  2. Vien via, devi tornare più volte nella mia Toscana!
    Giusto così, per dirti, "Maremma Tweed" visto che ci piace abbinare "maremma" con qualsiasi vocabolo della lingua italiana. Chessò, va bene anche un "maremma papillon". Tutto questo discorso, più o meno senza un senso, voleva portarmi a dire che, anche se sono toscano, non sono mai stato in quelle zone (è la prima volta che sento dire San Piero a Sieve).. Mi pento e mi dolgo.

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    1. Quanto è bello MAREMMA PAPILLON?
      Sei un genio, a saperlo prima l'avrei intitolato così questo post.
      Macché dolersi per così poco, pure io ci sono cose e luoghi di Milano mai visti!

      Grazie mille per la lettura,

      un abbraccio

      L.

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  3. Ora, sai benissimo quanta simpatia abbia per te, ma pure a Milano un Bises in tweed e papillon non passa inosservato, eh? ;P

    p.s. maremma papillon andrebbe protetto da copyright!

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    1. Lo so che hai simpatia per me! E io per te.

      Però aspe, ero in tweed ma senza papillon, giurin giurello!

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  4. io pensavo che MAREMMA fosse abbinato unicamente con "maiala"!

    ma quante cose imparo qui, chez lorenzo!!!

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  5. Italo devo ancora provarlo che a Pisa, buco dimenticato da Dio, non passa neanche un treno decente, siamo fermi a Trenitalia. Pisa deve ancora essere civilizzata: niente pasticcerie con cupcakes, niente boutique monomarca e nemmeno h&m che, cielo, c'è anche in ogni strada della Romania. Da noi arrivano gli scarti: abbiamo i cinesi che vendono parrucche afro dietro la stazione, Tally Wejil (o come si scrive) e Sephora che non vende Essie. Se un giorno capiterò a Milano potrai facilmente riconoscermi perché arriverò in un calesse (che a S. Rossore i cavalli almeno ci sono) con i barattoli attaccati dietro e un cartello scritto a mano "From Pisa con amore", probabilmente con la vernice un po' colata.
    Tutto questo per dire che io mi sento fuori posto al contrario: il posto dove vivo mi fa sentire costantemente i giacca di tweed, anche se nel mio caso si parla di croptop.

    Eleonora

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    1. Beh io salirei sul tuo calesse molto volentieri.
      Io sono della provincia di Milano, quindi anche io sembro un po' un paesano forse ma sai che dico? Che ce frega.

      Calessi o no, noi abbiamo spigliatezza da vendere e sapremmo portare le parrucche afro dei cinesi (la globalizzazione) come un grand petit truc alla Carrie Bradshaw.

      Un abbraccio

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  6. ANCHE io viaggio spesso in Italo, ovviamente in Smart!!
    adoro i tuoi pezzi, come sempre. Isotta

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  7. Maaaaaaaaaaaaaaaaa, cosa succede se non hai il TElepass e passi lì? Ti fanno la multa?

    (curiosità)


    bacione

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