venerdì 30 novembre 2012

"PEZZENTI CON IL PAPILLON" DIVENTA E-BOOK O COME DIAVOLO SI DICE



Questa volta ho peccato di presunzione e ho tentato una strada alternativa.
Nell’aprile del 2011 vivevo a Parma, scrivevo tantissimo sia sul blog che su quei vari taccuini Moleskine su cui mi sono fatto venire numerosi crampi alla mano, e un giorno mi è balenata in mente l’idea malsana di raccogliere tutto in un “libro”.
Ho cominciato quindi a scrivere con un approccio più metodico, vedendo un filo conduttore in tutte quelle puntate apparentemente disparate, assumendo lo stesso punto di vista esterno per raccontare ciò che meglio conosco al mondo: me stesso.
Poi c’è stato l’Erasmus che ha ingigantito i miei sentimenti e la mia passione per la scrittura, tanti i personaggi buffi da descrivere, tante le battutacce da caserma che potevano far sorridere chiunque, questo ha fatto sì che tutto potesse prendere forma senza che io l’avessi imposta a priori.

Io così so scrivere, pezzi scuciti di vita con un po’ di humour, un po’ di risatine soffuse e la semplicità di cose che viviamo quotidianamente.
Così oggi, prendendo il giusto coraggio e mantenendo la giusta umiltà, ho deciso di pubblicare questo “libro” (difficile definirlo tale, i libri sono quelli di Dacia Maraini, di Camilla Cederna, io sono Lorenzo Bises, diamine) versione e-book su Amazon.
Perché?
Un semplice motivo: perché no?
Mi sono messo in gioco, sto provando a realizzare un mio sogno.
“Pezzenti con il papillon” è un polpettone, sapete quelle ricette della nonna dove lei butta dentro qualsiasi cosa trovi nel frigorifero perché deve partire per Cervia in vacanza? Ecco.
Io ci ho buttato tutto me stesso.
Ci sono le mie coinquiline pugliesi e la loro impegnativa madre, i miei amici e la mia famiglia, addirittura il segreto del budino di mia nonna, qualche pillola di moda, tante nefandezze del malcostume di provincia, i miei vizi e le mie poche virtù. E poi crisi relazionali, abbandoni nostalgici, vita notturna ed eleganti Vernissage. In questo libro si può trovare la vostra vita raccontata da me perché quello che ho vissuto io è quello che vivete voi tutti i giorni anche se in altre città.

C’è tutta la meravigliosa e divertentissima avventura dell’Erasmus, gli incontri fortuiti sul treno o sulla metropolitana, le domande strampalate dei bambini al corso di nuoto, i professori e la compagna tamarra delle elementari, insomma c’è tutto. Un polpettone con il papillon.
Ci sono pezzi estratti dal blog, quelli con cui abbiamo riso di più e con cui siamo entrati in contatto commento dopo commento, riadattati per il libro togliendo qualche fronzolo, altri invece sono del tutto inediti scritti appositamente per questo lavoro in cui ho creduto fin dal primo istante.
Insomma, è difficile parlare di questo libro per me che l’ho scritto.
Spero potrete farlo voi.
So che non sono Alfonso Luigi Marra e che non potrò mai avere uno strategismo sentimentale al pari livello di Manuela Arcuri, MA, ma sono sicuro che qualche risata sulla tazza del water ve la farò fare.
E per ogni copia scaricata vi mando un set di dodici pentole in acciaio Inox, un set per cuocere a castello (se mai riuscirete a eludere alcune delle leggi della termodinamica) e anche un materasso losangato per il vostro My Little Pony.
Se non vi ho convinto così allora il mio animo Mastrota si ritira a vita.

Altrimenti questo è il link dove trovare “Pezzenti con il papillon” così da leggerlo sul Kindle (?) sull' iPad (??) e sul vostro chiccosissimo iPhone (rischiando la paresi della cornea), e sul pc, possibilmente con un cuscino sotto al sedere

(Un grazie di cuore a Sarinski che davanti a una tazza di tè caldo mi ha detto “Provaci, fallo” mentre io ancora stavo pensando “Che meraviglia di capelli” seguito da “Oh Dio che shatush”).
E figurati se non scrivevo ancora la parola shatush, è un’ossessione la mia.

martedì 27 novembre 2012

GESU' VESTE DIOR


Qualcuno ci aveva provato prima di me.

Sono stufo della crisi economica.
Stufo di sentire la parola “Spread” che assomiglia a un onomatopeico rumore intestinale, stufo di osservare la pagina internet della mia Poste-Dio-l’abbia-in-gloria-Pay aspettando che qualcuno la ricarichi per sbaglio senza poi reclamare quell’ingente patrimonio, stufo di vedere piccoli presepini umili e pieni di pagliericci per i suoi abitanti.
Dov’è l’oro suntuoso? La vipperia? Il benessere sfacciato che fa tanto Dubai?
Ecco che mi sono immaginato una sacra famiglia che non ha niente a che vedere con quello che la nostra tradizione ha sposato, con qualche piccola (?) accortezza non ho avuto la presunzione di indagare la Bibbia ma l’ho proprio riscritta a modo mio.

venerdì 23 novembre 2012

PROFETA DEL "CAZZOCENE"



Grazie a Facebook e Twitter siamo travolti da una serie di informazioni altrui di cui poco ci interessa e anche dal punto di vista della lettura disimpegnata non sono divertenti.
Sono un grande sostenitore dell’informazione libera, o meglio, della cacata libera, se vuoi scrivere e condividere un tuo pensiero è molto più carino che questa faccia sorridere piuttosto che inalare ansia o peggio indifferenza.
Così se leggo su Twitter “Non si può aspettare una coicidenza per venti minuti. E per di più con una che si scaccola sotto al tuo naso” sorrido.
Da una parte c’è l’informazione “sto aspettando una coincidenza” che potrebbe passare inosservata o far volare un “E CHISSENE FREGA!”, dall’altra una battuta che pianta un sorriso e guarda al lato più buffo di una situazione più che quotidiana.

Poi aprendo Facebook leggo “STASERA BRACIOLA DI MAIALE” così, senza punto, senza salsa, senza condimento, senza battuta finale, senza una spiegazione logica o una motivazione valida. E allora lì siamo costretti a dire “CAZZOCENE”.
Dobbiamo tenerti il conto delle calorie? Consigliarti una dieta più consona? Invitarti a cena? Non lo so, suggerisci qualcosa perché dalla tua informazione uno potrebbe pensare che sei in cerca di approccio sessuale e che quel “braciola di maiale” corrisponde ad una tua fantasia erotica oppure che sei così appagata nella vita che quella braciola è la ciliegina sulla torta.
Io sostengo il CAZZOCENE che di questi tempi dovrebbe diventare una sorta di religione, posso anche sacrificarmi per questa causa umanitaria ed essere incoronato come PROFETA DEL CAZZOCENE.

venerdì 16 novembre 2012

LE REGOLE DEL NON-ABBANDONO



Il dramma della vita, oltre che sopportare il pesante fardello della stitichezza cronica, a parer mio, è la scelta del proprio compagno di vita.
E se non proprio di vita, almeno di una passeggiata in allegria.
Già è difficile avere a che fare con noi stessi, figuriamoci se poi volontariamente ci immischiamo in situazioni compromettenti per cui la pazienza diventa la dote a cui appellarci di più.
Metti conoscere qualcuno in un posto semplicissimo, ad esempio il supermercato, le dinamiche sarebbero le solite. Uno sguardo improvviso nel reparto surgelati, dove a causa di un freddo siberiano i vostri capezzoli attirano l’attenzione anche al bancone dei salumi e vengono chiamati in cassa centrale.
Poi uno sguardo più languido nel reparto scatolame, magari come capita (solo) nei film vi sfiorate le mani delicatamente mentre entrambi decidete che volete quel barattolo di piselli quando attorno siete assediati da altre cento marche.
Alla cassa, testimone la solita cassiera con le unghie finemente laccate e la rosellina disegnata, vi scambiate il numero e decidete di risentirvi per bere un DRINK insieme.

martedì 13 novembre 2012

MILANO VAL BENE UN PALTO'



 Il buon gusto è un privilegio che pochi hanno e saperlo plasmare fin da piccoli presuppone che i nostri genitori a loro volta l’abbiano assimilato con gli anni. Ho conosciuto Margherita Arlotta Tarino ad una vendita benefica a Torino, era la prima volta che osservavo i suoi vestiti per bambini e subito sono tornato indietro nel tempo.
Era il 1990, a tre anni a passeggio per Roma con mamma il sottoscritto indossava bermuda scozzesi con l’orlo ben preciso, camicette chiuse sul dietro a fiorellini o dalle fantasie Liberty, il maglione tirolese, il calzino blu con i buchi e il mocassino all’inglese.
Per le grandi occasioni il papillon e il blazer blu con i bottoncini in ottone.

Margherita dopo un’esperienza lavorativa da Luisa Beccaria ha deciso di decollare disegnando a Milano la sua linea infantile, dagli 0 ai 6 anni, ridando vita ad un gusto imperituro che purtroppo a volte si perde di vista a causa delle linee più commerciali.
Sono quegli abitini che da piccoli magari ci infastidivano con tutti quei fronzoli decorativi, noi che volevamo rotolarci al parco senza stare attenti a sporcare i pantaloni, ma che ora riescono anche a strapparci un impronunciabile “Non vedo l’ora di avere dei figli per vestirli così”.

lunedì 5 novembre 2012

IO, GUARDAROBIERE DELLA REGINA


"CHE TE POSSINO..."

Il mio pericoloso animo stalker non ammette abbandoni improvvisi e ha sempre voluto che coltivassi le tenere amicizie, quelle che valgono, fregandomene di varchi spazio temporali, viaggi infiniti su treni infiniti ed economici, telefonate prive di contenuto pseudo-intellettuale ma colme d’amore.
Così, spaccato a metà tra l’infanzia romana e il resto decadente della mia vita da provincialotto milanese conservo ancora le amicizie della capitale come un reliquiario sacro da venerare nei giorni di festa.
E in un giorno di festa, scrivendo ad una cara Sofia le dico che sarebbe ora di rivedersi senza aspettare un funerale o un matrimonio, eventi che per il momento speriamo di tenere molto alla larga. “Sofia, diamine, vieni a fare un salto a Milano, suvvia!” devo aver scritto e lei, senza timore e senza denunciare alla polizia postale quel “diamine” ha risposto che cadevo a fagiuolo in quanto a Milano a breve non avrebbe fatto solo un saltino ma ci avrebbe proprio piazzato il suo personale equipaggiamento.

giovedì 1 novembre 2012

SOLO LUI


"Dopo aver picchiato 30 persone il nodo della mia cravatta si è inspiegabilmente allentato"

Solo lui rincorre una spia segreta russa che vuol far saltare in aria il mondo avendo sempre ben infilata la camicia nei pantaloni. Solo lui annientando trenta energumeni arabi armati di mitra riesce a tenere ben annodata la cravatta senza che il collo diventi viola per lo sforzo.
Solo lui nei primi cinque minuti del film romba su una moto scavalcando i tetti di Istambul e le sue scarpe lucide come appena uscite dalla vetrina di Church’s. Solo lui al decimo minuto di film ha già amato più donne, solo lui dopo aver sconfitto il nemico, ucciso qualche centinaia di persone, saltato da un elicottero ad un veliero, da un sottomarino ad una canoa ha anche la voglia di fare l’amore con quella che prima lo voleva morto e dopo nudo.
Solo lui non soffre la sciatica, non si lamenta dei resti di quella pallottola ancora vaganti nel suo corpo, solo lui si auto-opera a cuore aperto annodando vene e capillari come se si rammendasse i calzini di Natale, solo lui non prende ferie e non approfitta di un falso certificato medico.