giovedì 27 settembre 2012

KEIRA, E' TROPPO PER ME

Crinolina e piume bianche, una Dea dell'Ottocento
Veletta e allure anni '40
Questa foto è meravigliosa, il cappellino sarà firmato Stephen Jones?
Per una persona come me, fanaticamente rivolto al passato, aggrappato all’immaginario romantico ottocentesco, cresciuto a pane e Sissi con Romi Schneider così bella da far male, amante dei film in costume, l’annuncio di Keira Knightley nei panni di Anna Karenina è stato meglio di un acquisto pseudo-impulsivo in un negozio di bow tie.
La passione per il costume è insita in me da quando ho memoria, per l’appunto a sette anni, mentre i miei compagni giocavano alle tartarughe Ninja, io registravo Sissi, lo guardavo con mia madre ogni estate e conoscevo a memoria tutti i bagliori degli abiti imperiali ricostruiti perfettamente.
Lo so, è un comportamento che si addice più ad Enzo Miccio piuttosto che ad un comune infante dai romani natali, ma non mi vergogno a dirlo, anzi, credo di aver imparato molto da questi film in cui un’epoca lontana è riadattata ai giorni nostri.
E Keira in costume è qualcosa di sorprendentemente incantevole.
Non ho mai visto una donna così ben radicata nei personaggi storici che interpreta, si plasma in abiti che non le appartengono e che non ci appartengono se non per immaginario collettivo, il prezioso lavoro dei sarti viene esaltato da lei che pare figlia di un nostalgico Ottocento.

lunedì 24 settembre 2012

MISSONI E LA RAGAZZA DEL 24



[Non ho letto un comunicato stampa, non ho cercato alcuna dichiarazione della stilista e nemmeno un commento a riguardo, questa sera tento con le mie forze e le mie parole ad interpretare direttamente gli abiti, a cercare di farmi suggerire ciò che vogliono evocare, errori compresi, perché la moda oltre che essere un’arte è anche una scienza metodica].

In una Milano di rabbuiamenti mondani, di cliché fastidiosi e di personaggi che più che al mondo della moda sembrano appartenere ad un circo in pausa pranzo, la sfilata di Missoni è un vento fresco, un sorriso spontaneo, un (buon) gusto che rinasce. I pochi e fortunati eletti che hanno l’onore di partecipare come primi spettatori rifuggono da quel marasma generale di parvenu che alle sfilate non osservano ma twittano, niente pose da tappeto rosso ma una grande riverenza dedicata alla famiglia di Sumirago, in attesa che Angela dia a Missoni quel che è di Missoni, ovvero bei vestiti e iridescenti colori.

Le modelle aprono la serie con abiti dal candido biancore, una miscela tra la sottoveste in raso di seta e quel pizzo di Bruxelles che le nostre nonne ricevevano in dote, bluse smanicate leggermente più aderenti sul seno si lasciano andare più ampie fermandosi a metà coscia, sotto pantaloni tono su tono al ginocchio o alla caviglia. Leggere e mai volgari le trasparenze alternate a tessuto pieno, maniche a pipistrello svolazzanti come ruches, abitini frizzanti per una sera d’estate quando si affollano le piazzette di Porto Ercole e Lipari.
Dopo il bianco si accendono i colori, l’arancio, l’amaranto e le nuance più delicate, tra il crema e rosa cipria,  che colmano i vuoti cromatici degli abiti precedenti ma non trasformano le linee, sempre svasate, a calice rovesciato, il tessuto si apre lungo le curve, le accarezza e il motivo a segmenti spezzati regala una tridimensionalità maggiore. Qua e là fa capolino anche il grigio glacés sulle spalle o appena sopra al seno sempre ben nascosto da castigati corpini accollati.

mercoledì 19 settembre 2012

LA GUERRA DELLA MODA


Quando si dice "Basta esserci".

A Milano si è aperta la settimana della moda femminile, quei sei giorni in cui la parola d’ordine diventa “fretta”. In fretta alla sfilata, di fretta la modella sul tram, la fretta della stilista, ha fretta la giornalista di scrivere la sua colonna di costume, su di fretta e giù di fretta dalle scale, dalle auto scure, dalle biciclette, dagli scooter e dai tacchi alti una volta rientrati nel proprio spazio intimo.
La città si trasforma in un campo di battaglia, i fulmini saettanti di atletici fotografi che compiono destrezze olimpioniche pur di immortalare l’evanescente modella, i colpi di coda della noiosa che non è stata accreditata, il capriccio della signora bene al quale è stato concesso un posto standing. Che male c’è a stare in piedi, dopotutto in piedi ormai si fa tutto, ci si fa la doccia, ci si mangia perché oramai sono rare le cene a sedere, e con più fantasia ci si fa anche l’amore, perché allora è considerato così denigrante assistere ad una sfilata in piedi?
Il mistero è svelato dietro un broncio poco elegante.

lunedì 17 settembre 2012

IL SABATO DEL COIFFEUR


Il grembiule sotto al casco fa così chic

Si sa, le signore bene di una Milano da bere amano andare dal coiffeur al sabato, è il loro momento, il loro capriccio, il loro angolo di godimento. Si potrebbe pensare che vadano al sabato a causa di un’agenda settimanale carica di appuntamenti annotati con una leggera linea di stilografica, ma in realtà tra un brunch al circolo del golf e una seduta dalla migliore psicoterapeuta della città, munita di targa in ottone presso un prestigioso stabile del centro, le signore il tempo per il parrucchiere al giovedì o al martedì tarda mattinata, ce l’avrebbero.
Andare dal parrucchiere al sabato è un ostentato modo di dire “Uh, che settimana!” “Come sono stanca, ho proprio bisogno di massaggio cervicale” oltre che essere un espediente per evitare di trovarsi a chiedere “solita piega, cara” in mezzo a pensionate dalle caviglie gonfie e capelli neve-a-Cortina.

sabato 15 settembre 2012

MODA A TUTTE LE ETA'


Intramontabile Marta Marzotto con i suoi caftani, la signora a febbraio ha spento 81 candeline

Potete leggere questo post anche su www.pensorosa.it 

Da quando ho compiuto i fatidici 25 anni, che per me sono assimilabili con il concetto di 24+1 nonostante la matematica sia una delle cose che detesto di più al mondo, sono diventato più saggio e conscio di ciò che mi appartiene.
Mi appartiene un peso-forma che non vorrei controllare mai.
Una stempiatura ormai più che declinata.
Una scrivania troppo disordinata.
Una grafomania inguaribile.
E un discreto senso del buon gusto.
Qualche giorno fa camminavo a Vallombrosa, in Toscana, luogo che agli inizi del ‘900 era un angolo di bel mondo in cui la mondanità italiana era solita ritrovarsi per la villeggiatura estiva, ora a popolarla solo over 70 dai nostalgici ricordi.
Osservavo il loro abbigliamento, il loro concetto di moda, la loro attitudine al sapersi ben vestire.
Jude Law che anche paparazzato per strada rimane uno degli uomini meglio vestiti del jet set

lunedì 10 settembre 2012

LO GIURO A MISS ITALIA


Belle e tamarre.
26 giugno 2009.
Ovvero il 26 giugno I d. C. S. dove C. S. sta per Car Shoe, il mocassino scamosciato blu che mi sono regalato per il mio ventunesimo compleanno.
Chiederete curiosi “E’ successo qualcosa di importante quel giorno che lo ricordi?”
La risposta è alquanto deludente. “NO” e aggiungo “Ho dovuto sfogliare quattro agende Moleskine per rintracciare la data ma alla fine ce l’ho fatta”.

FLASHBACK, PASSO INDIETRO.

Quel giorno pioveva e il cielo era piuttosto plumbeo, incutevano terrore quei fastidiosi ultimi esami della sessione estiva, studiavo ancora a Milano, lavoravo come istruttore di nuoto e avevo più capelli. Mia madre quella mattina disse:
“Ciao, io vado a farmi i capelli” il che nel suo gergo significa “Per qualsiasi cosa non chiamarmi perché sai che quando vado da Lella io leggo tutti gli ultimi gossip su Albano e Romina e il mio cervello si disintossica dai problemi veri della vita”.

“Ciao Mamma, salutami Lella” è quello che le rispondo in proposito.
Lella è la parrucchiera del paese ma spesso fa anche da prete confessore.
Passano le ore, tento di studiare ma poi una chiamata mi interrompe.
E’ mamma.

“Ciao tesoro, tutto bene?”
“Sì, anche se sto studiando come un pazzo” mento spudoratamente, come minimo stavo ingozzandomi di biscotti al cioccolato e vedendo Una mamma per amica.
“Senti, Lella chiede cosa devi fare stasera, hai impegni?”
“Non credo, perché?”
“Vuole sapere se vuoi far parte della giuria di Miss Italia alle provinciali”