giovedì 30 agosto 2012

SEPOLTI IN CASA: cronaca di un cassetto dimenticato



Solitamente quando si torna dalle vacanze si ha voglia solo di stravaccarsi sul divano, rimpiangere i luoghi di villeggiatura, riguardare all’infinito le foto scattate e lasciare che la valigia ancora piena diventi patrimonio dell’immobilità utilizzato come cesto dei panni sporchi.
Io no.
Il giorno che rientro dalle vacanze è anche il giorno in cui rientro attivamente nella società consumistica milanese e programmo scadenze, corrispondenza, addirittura la lettura dei libri.
L’ultimo giorno prima di ricominciare il tirocinio, la stesura della tesi, il jogging e la piscina penso di riposare le mie membra stanche, volevo che il massimo sforzo da compiere fosse quello di applicare la crema per l’herpes sul mio labbro stressato, invece no.
Decido che è giunto il momento di liberare gli scheletri dall’armadio.
E non è un eufemismo.
Abbiamo tutti un cassetto in cui accatastiamo senza arte qualsiasi oggetto inanimato che ci da fastidio scorgere nelle nostre camere, in quel cassetto buttiamo tutte quelle cose che “chissà, magari mi tornerà utile” raggiungendo l’estremo per cui potrebbero girare una puntata di “Sepolti in casa” proprio al nostro domicilio.
Armato dei bidoni della differenziata mi avvicino con molta cautela a quel cassetto promettendomi di non ricadere nell’abitudinaria tendenza al “Dai, lo tengo” perché è un circolo vizioso, un gatto che si morde la coda, una Nina Moric dal chirurgo estetico.
Questo è il resoconto delle assurdità trovate in tre cassetti della mia stanza, reperti archeologici che se scoperti fra mille anni avrebbero delineato un profilo abbastanza imbarazzante della mia persona.

mercoledì 22 agosto 2012

DONNE & PELLICCE



Parigi, 1940, foto Reutlinger.

A volte la mia mente fa strani progetti, commenta aneddoti mai accaduti e si innervosisce per drammi psicologici che nemmeno sono in procinto di arrivare. Per cui quando percepisco collegamenti tra cose che prima di allora avevo tumulato, mi chiedo:
“MA CE LA FAI?”
Eppure un’intuizione ha in sé una potenza incredibile ed è come una voce che bisogna saper ascoltare.
Ed è meglio avere un taccuino alla propria destra per trascrivere quanto suggerisce.
Studiando per la tesi sono inciampato più che volontariamente in un personaggio storico che mi ha stregato con il suo disincanto e con il suo mondo fatto di lussi, vezzi e stranezze mitologiche.
La Marchesa Luisa Casati.
Musa di Boldini per due volte, di Alberto Martini una ventina, amante di D’Annunzio, cliente fissa dal migliore stilista parigino quale Poiret, ispiratrice di abiti suggestivi per il costumista dei Balletti Russi Léon Bakst, fotografata dal barone Adolf de Meyer e da Man Ray che ha consegnato alla storia una sua immagine così emblematica da diventare un manifesto surrealista.
Foto di Man Ray, Parigi 1922.
Un mito nel mito.
Perfettamente radicata nell’ambiente e nella storia, la Belle Epoque risplende della sua luce.
Nel 1932 però i creditori bussano alla sua porta e oltre ad una serie di oggetti preziosi le tolgono tutta la magnificenza del suo guardaroba:
vari abiti di Worth, un mantello di broccato rosso, quindici abiti lunghi con lo strascico, sei paia di scarpe d’oro e argento, pantofole con decorazioni di diamanti, un mantello di piume di struzzo rosa, una pelliccia di zibellino e una di pantera nera.

venerdì 17 agosto 2012

ITALIANI ALL'ESTERO


Ho un’abitudine ben radicata che non saprei classificare nella sezione “Buone abitudini, continua così” oppure in quella “Cattive abitudini, estinguiti per favore”.
Insieme al Latte & Nesquik, all’utilizzo improprio di calzini color senape e alla lettura di biografie storiche, osservo molto la gente, capto conversazioni altrui mentre cammino per strada tentando di immaginare il filo del loro discorso.
Sempre che ce ne sia uno.
Così ad Amsterdam passeggiavo con il naso all’insù, perdendomi tra i canali e le case mezze storte ma con un orecchio sempre vigile e attento alle parole circostanti.
Ho scoperto di avere un “grande” potere.
Riconosco i turisti italiani a svariati chilometri di distanza, mi basta un colpo d’occhio poi quando si avvicinano li sento parlare e ricevo la conferma sperata.
Gli italiani all’estero si riconosco per vari motivi.
I giovani ad esempio sono coloro che visitano Amsterdam solo per vivere quelle liberalizzazioni che in Italia hanno ancora la censura di tabù, non conoscono nulla di questa meravigliosa città se non le quattro cose che riescono a vedere prima di assuefare la mente con sostanze stupefacenti.
Quindi li ritrovi completamente annebbiati dal fumo, pallidi ed emaciati mentre seduti ad un qualsiasi coffee shop tentano invano di proferire parole.
Indossano cappellini multicolor con finti rasta alla Bob Marley, magliette con la scritta “Amsterdam” e sullo sfondo una foglia di marijuana verde. Occhi a mezz’asta, fame chimica perenne e una camminata barcollante.

sabato 11 agosto 2012

COME MADAME POMPADOUR


Madame Pompadour lo indossa di volpe argentata.
Mi trovo ad Amsterdam da un paio di giorni e sono rimasto subito colpito da una serie di particolari.
Sono tutti belli, anche il più brutto pare bello, le coppie sembrano tutte bellissime, felici e ricche, ma la cosa più sconvolgente è l’interpretazione della moda che si respira in questa città in cui tutti i tabù sono legalizzati e trattati come fossero aspetti normali della vita di una persona.
In una Amsterdam in cui, tra il palazzo reale e la sinagoga si incontra il quartiere a luci rosse, in cui accanto al negozio di abitini bon ton c’è quello per l’abbigliamento fetish, osservo che la semplicità e l’assenza di pregiudizi aiutano le persone ad esprimere il proprio gusto.
Vuoi vestirti da donna con tacchi vertiginosi?
Vuoi avere una cresta colorata?
Vuoi sembrare uscita da un catalogo di American Apparel?
Qui puoi tutto, senza che nessuno ti guardi male, senza che qualcuno faccia il gomito al vicino per dire “Oh, hai visto quello che frocio?” e via dicendo.
Se solo in Italia si respirasse questa atmosfera saremmo un popolo civile e soprattutto felice, come qui, la gente sembra rilassata e vive la propria città come un vanto, si sentono orgogliosi del loro stile di vita e lo proteggono.
In uno di questi pomeriggi alla scoperta di canali e viette capito in un negozio in cui enormi quantità di vestiti usati in perfetto stile vintage vengono accumulati in attesa di un nuovo proprietario che sappia esaltarlo nella vita di tutti i giorni.
Bretelle.
Cappelli.
Cravatte.
Jeans.
Qualsiasi cosa.
Anche manicotti.

MANICOTTO: Accessorio del vestito femminile, e più raramente maschile, di origine nordica, consistente in una specie di tubo ovattato, generalmente di pelliccia, ma in passato anche di stoffe preziose, in cui si infilano le mani per ripararle dal freddo.
(Treccani)

domenica 5 agosto 2012

"FAMMI FARE BELEN"


Siamo fatti così, ogni anno tentiamo di trovare, condividere e  odiare un tormentone estivo, quello invernale non ci piace, troppo noioso, grigio, freddo e tristanzuolo.
Siamo in Italia.
Pizza, mandolino, spaghetti, mafia e Belén.
Che tu sia sulle spiagge caraibiche della Puglia, in Corsica per una vacanza a tu per tu con la persona che ami e che poi vorrai gettare giù dalle scogliere o a Riccione come da quindici anni della tua senza-nuovi-orizzonti vita, il tormentone estivo ti insidierà con i suoi lati oscuri.
Il 2012 è l’anno del braccialetto fluo di macramè.
Della canzone di JLo, l’ennesima in cui inneggia all’amore e alla dance sfegatata nella night.
Di Belen.

“ANCORA?” direte voi che giustamente vi siete confezionati gli zibidei con lo scotch da pacco con i suoi gossip sempre più assurdi. Sono svariati anni che d’estate la nostra beniamina nazionale fa parlare di sé mostrando senz’altro un fisico da urlo in luoghi in cui si rifugia per scappare dai paparazzi.
Eh sì, povera stella, perché è possibile che se vai al Twiga di Forte dei Marmi o a Formentera vieni rincorsa da famelici fotografi? In luoghi così nascosti frequentati solo da tedeschi in camper o da studenti senza una lira bucata.
Ormai non si può stare in pace nemmeno nei posti più tranquilli.

mercoledì 1 agosto 2012

LA TIPICA DOMENICA SICILIANA


l'accampamento della tribù.
La prima domenica del nostro soggiorno siculo, bianchi come cadaveri, abbiamo raggiunto la nostra prima meta marittima: Castel di Tusa.
Un piccolo paese di pescatori, una spiaggia di sassi, per nulla invasa da turisti affamati di souvenirs e dediti alle più bizzarre performance olimpiche con i racchettoni.
Solo siciliani di origine protetta e garantita, veraci e simpatici si accampano sulla spiaggia come solo loro sanno catturare i luoghi più belli.
Guardano con aria interrogativa i forestieri lombardi che si presentano in spiaggia con il Panama, un costume a righe manco fossero a Douville e i sandali di gomma, quelli da scoglio, quelli che nella fascia over 7 e under 65 sono illegali.
Sono quelli che le nostri madri a fine stagione nascondono negli scatoloni in garage con la scritta nera “ROBE DA MARE”.
Pinne secchielli, palette, maschere, ciabatte e sandali che ancora odorano di pesce. Tutto suggellato da un chilo di Borotalco perché altrimenti l’anno seguente le pinne non si infilano nemmeno con la vasellina. I sandali di gomma occupano metà dello scatolone perché resistono alle intemperie del tempo, ci sono ancora quelli di qualche fratello ormai padre di famiglia o di una cugina talmente lontana che non sai più come si chiama, si tiene tutto perché “CHI LO SA, MAGARI POTRANNO SERVIRE”.
In effetti un sandalo fucsia brillantinato di Barbie numero 28 può sempre essere utile per una progenie la cui figlia minore ha 17 anni.