sabato 31 marzo 2012

La snob anni 2000

Il mio è un omaggio alla scrittrice Camilla Cederna (Milano 1911-1997) che più di quarant’anni fa ritraeva, con grande acume e sottile ironia, la figura della snob nella sua rubrica “Il lato debole” su l’Espresso. Con sincera umiltà ho cercato di ricalcare lo stile aggiornando le caratteristiche di questo frivolo personaggio.

La snob solitamente è longilinea e non troppo formosa. “Devo dimagrire assolutamente, guarda qui che manigliette” sbuffa in attesa di un lungo elenco di complimenti circa la sua statuaria fisicità. Petto in fuori, caviglie vicine quando è ferma ad un semaforo, unisce un classico visone lungo della nonna appositamente rimodernato ad un occhiale all’ultimo grido, un Dior appariscente.
“Ha un certo non-so-che” dicono di lei quando inforca il marciapiede saltellando su uno spillo, “che leggiadria” commentano ascoltando la falcata sicura ma mai rumorosa.
La snob ha come modelli di vita i due capisaldi del             gusto. “Intramontabile” suggerisce conversando su Audrey con gli occhi al cielo e le mani intrecciate sul petto, “la moda passa ma lo stile resta” ripete senza stancarsi definendosi una Chanel-addicted.
Addicted infatti è la nuova filosofia, sostituisce quel “appassionata di” ormai desueto, considerato quasi stantio. Seguito poi da clichè correnti come fashion, style e un banale shopping, quel addicted ottiene un rafforzativo che piace.
La sua cerchia di amicizie sono di “uno chic che brilla”, la sua amica ruffiana e ipocrita “un cuore sempre al mio fianco” mentre l’ex fidanzato “un sempliciotto”. Alle feste che contano è tutto un “amore come mi sei mancata” condito da tre sbaciucchiamenti perché così vuole la regola dei più. “Facciamoci una foto tesoro” urlano aggraziate scodinzolando, la foto con lei che bacia la sua “tata” sulla guancia sarà on-line circa due secondi dopo. Il nome dell’evento ben in grande in modo che possa essere oggetto d’invidia per chi è rimasto sprovvisto di invito personale.
Le foto saranno seguite da brevi didascalie. “Noi alla presentazione del nuovo gioiello”, “Sfilata di moda” oppure “Stanca morta al party esclusivo” se ricopre il ruolo dell’annoiata.
Il suo vocabolario conta qualche frase rubata e una decina di aggettivi che si ripetono ridondanti.
“Favoloso” è qualsiasi vestito dall’aria costosa, “Adoro” è usato come avverbio, verbo, articolo e intercalare casuale per descrivere qualsiasi cosa. Da un gatto randagio all’ultimo red carpet di una famosa attrice. È il tono con cui lo si esprime quel “adoro” ad essere di primaria importanza, non il suo contenuto.
Da qualche anno ha scoperto un’espressione che racchiude il suo esotismo. “Sei TOP in questa foto” chatta con l’amica che a sua volta risponde “TOP tu come sempre”. “TOP” l’ultima zeppa di sughero, “ancora TOP” il prendisole bianco della stagione passata.
I suoi interessi culturali variano a seconda delle mode correnti, le performance stravaganti di una Marina Abramovich non si accavallano alla passione per il balletto russo o alle stagioni di Vivaldi ma convivono con i film d’autore, “adoro il cinema d’essai” cinguetta su Twittèr dopo una pellicola di Ozpetek.
“I macarons di Laduree” il suo dolce preferito, “il sushi sashimi” la cucina di mondo che le fa venire l’acquolina in bocca.
Le ancelle a cui far riferimento durante conversazioni “impegnate” sono ancora Coco Chanel o Grace Kelly, le più moderne Olivia Palermo e Anna Dello Russo diventano invece icone di stile da seguire senza reinventare alcunché.
La snob ha come sogno nel cassetto quello di portare al braccio una sfavillante Birkin di Hermes e a tracolla una 2.55, “la versione più grande ovviamente” ridacchia senza paura di sperperare il suo primo stipendio. Louboutin ai piedi purché il rosso laccato della suola si noti a chilometri.
“Lavorare da Vogue” il suo mestiere ideale, “scrivere di moda” il suo obbiettivo.
La snob si reinventa ma rimane uguale a se stessa. Partecipa ai vernissage, paventa uno shopping compulsivo e si dichiara amante dei libri nonostante sia palese che il suo comodino ospiti solo una gran collezione di smalti. Quando le si chiede chi è lo stilista del suo abito da cocktail risponde: “Vi piace? E’ un Valentino couture” mentre il tessuto urla al low cost più raffinato.

lunedì 26 marzo 2012

Loro hanno la rehab, e noi?

Qui stanno sponsorizzando Coconuda?
L’amore. Sappiamo essere una delle questioni più delicate che l’animo umano può incontrare durante il suo progetto di nascita, crescita e di disperazione.
Tutti lo rincorrono, nessuno lo vuole, tutti fanno finta di non aspettare, tutti lo desiderano ardentemente.
E quando lo si ha?
Come lo si riconosce?
E soprattutto, come lo si tiene aggrappato a noi per sempre?
Durante una delle mie letture non impegnative, che sia sull’autobus o tra Kant e Baumgarten non ricordo, mi è apparsa la notizia hollywoodiana dell’ennesima rottura.
“Non ti occuperai mica di certe nefandezze?” chiede la mia mente ormai illuminata da strane filosofie tedesche.
“Giammai” risponde la mia parte frivola che continua a coltivare il suo appezzamento di materia grigia.
Ashton Kutcher ha lasciato la bellissima Demi Moore. Il toy boy lascia il talamo nuziale stufo di avere a che fare con una donna che lo è con la D maiuscola.
Tralasciando inutili retoriche su quanto sia difficile imbastire una relazione che sia duratura a Hollywood e su quanto la differenza di età abbia influenzato il loro rapporto, vorrei invece soffermarmi sul dopo.
Sul post-mortem.
Sul post-trauma.

martedì 20 marzo 2012

Il mistero della brutta borsa perduta


Da quando sono tornato in Italia questo è il primo accadimento “meritevole” di essere tramandato ai posteri. Tutto inizia un sabato pomeriggio di Marzo, il cielo grigio e mistico fa da sfondo alla noia e alla preparazione di esami di cui è difficile anche solo individuare l’argomento principale.
Due giovani studenti assimilano nozioni.
25 anni è la media della loro età, un piede-a-terre il loro nido d’ammòre.
Fuori l’Adda scorre e il nostro animale domestico, Nuria la nutria, ogni tanto fa capolino in giardino.
Riccardo tra una sigaretta e l’altra elabora esperimenti d’arredamento progettando i nuovi colori della parete, le misure di una possibile cucina e il cambio delle lenzuola.
“Potremmo andare a comprare delle piante, che dici?”
“Sì dai, finisco di leggere la tesina sul Kitsch e andiamo” rispondo allegramente.
“Così ti faccio vedere dove lavoravo, è un bel posto ma hanno un sacco di piante malate.”
Risultato: un pomeriggio trascorso tra vivai e nomi latini di piante recitati come una poesia, con descrizione approfondita di funghi e patologie visibili sul fogliame.
“Bello questo fiore.”
“E’ un cicisberidus potentium, velenosissimo.”
“E questa pianta, guarda che carina.”
“Ha un cancro, vedi?”
Capisco sempre più quanto il pollice nero di mia madre sia un fattore geneticamente trasmissibile.

Usciamo vittoriosi con due vasetti di Crocus blu che pianteremo con mio grande entusiasmo indossando i guanti di lattice di Nonna Gabriella.
“Mettiamoli qui” dice l’esperto muovendo il terriccio fertile con l’indice.
“Tieni, piantane due” mi destreggio come un perfetto conoscitore della terra.
Alla vista di qualche larva e di viscidi lombrichi dichiaro la fine del giardinaggio come hobby di coppia e chiedo se è possibile fare merenda.
“La nonna ha preso gli agnellini ripieni di crema e cioccolato.”
Mangiamo e siamo nuovamente due persone felici.
“Comunque nel mio giardino manco i lombrichi sopravvivono, sappilo” recito con orgoglio.
Il buio si abbassa sui tetti e sul fiume, il sabato sera incombe e anche le sue decisioni più difficili.
“Che facciamo stasera?”
“Mangiamo da me, poi torniamo qui e guardiamo la televisione fino a quando cadiamo in coma sul divano?”
“Sì, che bello, avevo paura che volessi uscire.”
Giovani che interiormente dimostrano 80 anni.

domenica 11 marzo 2012

Diana Vreeland, arte e moda in unico cuore


Diana Vreeland
 L’arte e la moda sono due sorelle che vanno a braccetto.
Diana Vreeland questo l’aveva intuito prima ancora che lo facessero altri, aveva compreso quanto l’apparente frivolezza di un abito in realtà può occupare uno spazio di primo ordine accanto ad un dipinto di Basquiat o ad una scultura iconica.
La moda esposta in un museo come opera d’arte. Pazzia o genio?
In occasione della mostra a Venezia ho potuto scoprire un personaggio importante del fashion system (quello vero), una donna che ha reso celebre un’epoca attraverso la sua penna arguta e il suo senso per un’estetica innovativa.
Diana Vreeland la moda l’ha respirata in ogni suo elemento, dalla città in cui nacque nel 1903, Parigi (famosa una sua frase “La prima cosa da fare è cercare di nascere a Parigi. Quasi tutto poi segue naturalmente”) ai suoi rapporti di fiducia e ammirazione con i grandi del XX secolo, Coco Chanel, Balenciaga, Christian Dior, Missoni, Yves Saint Laurent.
Il suo non è stato un semplice giornalismo di moda ma un’essenza innata per il buon gusto e per quello stile che non tramonta e che ancora oggi molti inseguono. Progenitrice delle grandi redattrici di oggi, modello per i sognatori di domani.

martedì 6 marzo 2012

MILLY CARLUCCI HA UN SEGRETO


Incredibile, anche Milly Carlucci si soffia il naso con fazzolettini scadenti.

Oggi io non mi sono tolto il pigiama. L’ho adattato rendendolo più “home wear” ma temo che il risultato sia stato comunque pessimo.
Studio e mi distraggo per qualunque cosa, ho voglia di mangiare salato e sei secondi dopo un cucchiaio colmo di Nutella si sta materializzando di fronte alle mie fauci decorate da una perfetta dentatura. Le mie papille gustative chiedono di tutto.
Alle 8.34 a.m. battevo strani epiteti filosofici mentre il mio vicino di casa si esercitava all’organo per qualche messa della Quaresima. Fuori pioveva. Immaginate il mio umore.
Così accendo la televisione per cinque minuti di pausa e mi sorbisco i soliti programmi del mattino, telegiornali, qualche televendita e drammi a non finire.
Manca qualche ora a Rita Dalla Chiesa che però utilizza il suo tempo libero per scrivere su Twitter.
(Ps: ma la sua foto profilo tutta secsi? Io la pensavo attorniata da cani randagi recuperati lungo tutta la Tuscolana e invece mi sono sbagliato).
Prima di spegnere assisto ad un tripudio trash unico nel suo genere. La pubblicità di “GENTE”, la copertina offre una Milly Carlucci “come non l’avete mai vista”, con bigodini distribuiti un po’ a caso e la una frangetta che è così da quando ho memoria.
“IL SEGRETO DI MILLY CARLUCCI”
Non morite dalla voglia di sapere quale segreto inconfessabile custodisce?
Io no però visto che mi distraggo facilmente queste tematiche così serie e degne di approfonditi studi diventano pensieri fissi.
Cosa nasconde Milly Carlucci da spingere delle persone a comprare un giornaletto da water?

Opzione 1: finalmente rende noto al mondo che quel tupè color biondo cenere è finto.

Opzione 2: cucina un’ottima crema mascarpone usando lo spazzolone del water.

Opzione 3: ha una farfallina tatuata ma nascosta da una guaina color carne.

Opzione 4: Fiammetta Cicogna è sua figlia illegittima.

Opzione 5: scrive sms con la “k” e si fa le foto dall’alto.

Scaduti i cinque minuti di pausa in cui poter ossessivamente dedicarmi al trash.
Posso davvero studiare senza sapere cosa ha confessato la bella Milly? No, la risposta è no. E per l’appunto googlo senza vergognarmene “Milly Carlucci segreto Gente”.
Trovo la notizia.
Ha dichiarato che il suo sogno “proibito” è avere Bruno Vespa come concorrente di “Ballando con le stelle” per una notte.
BRUNO VESPA.
BALLANDO CON LE STELLE.
UNA NOTTE.
Ok, è giunta l’ora di dedicarmi allo studio più estremo.

sabato 3 marzo 2012

Villa Necchi Campiglio, design anni '30 nel cuore di Milano

La facciata verso il parco

Il salone

La veranda
La porta che divide la biblioteca dalla veranda
Durante la settimana della moda Tod’s ha organizzato la presentazione della nuova collezione donna presso la Villa Necchi Campiglio, nel cuore di Milano.
Sabato di Carnevale.
Sabato di sfilate e party esclusivi.
Il sole brilla alto in un cielo terso e la prima calura primaverile rinvigorisce gli animi che si erano rifugiati per settimane sotto visoni e colbacchi di volpe.
E’ la giornata ideale per andare al parco a giocare e rotolarsi nell’erba.
E’ la giornata ideale per scoprire gli angoli più emozionanti di una città che ami.
Non me ne voglia Diego Della Valle ma io le borse e le scarpe non le ho praticamente osservate a causa della meraviglia che vi era intorno.
Villa Necchi Campiglio è una villa storica, ora patrimonio del FAI, costruita tra il 1932 e il 1935 e si trova in via Mozart 14, a due passi da Corso Venezia.
È unica nel suo genere in quanto rappresenta perfettamente quello stile razionalista che si evolve negli anni ’30 in Italia, quel tipo di architettura che guarda la celebre scuola tedesca del Bauhaus e che cura ogni singolo dettaglio, dalla planimetria molto semplice agli infissi della porta scorrevole in noce.
La famiglia Necchi Campiglio faceva parte dell’alta borghesia industriale arricchitasi notevolmente dopo la Grande Guerra, producevano ghise e macchine da cucire, e negli anni ’30 decidono di trasferirsi da Pavia a Milano.
Il progetto della villa viene affidato ad un astro nascente dell’architettura moderna, Piero Portaluppi, a cui non viene dato alcun limite di budget per la realizzazione della dimora che presenta tecnologie all’avanguardia per l’epoca.
 
Si accede direttamente dal giardino in cui si trova la piscina, la prima piscina privata di Milano con l’acqua riscaldata e un bordo vasca di marmo decorato da vasi di fiori e piante. Accanto una piccola caffetteria ricavata dalla dependance e un campo da tennis.
L’ingresso è elegante, un grande portone si apre affacciandosi direttamente al centro del piano nobile. Una serie di ambiente quali lo studio, la biblioteca con un pavimento in noce meraviglioso, una sala da pranzo e un salone dai tratti sfarzosi.
La veranda è qualcosa di eccezionale, a partire dalle vetrate a scorrimento con elementi di stampo industriale, al marmo del pavimento arricchito da liste di travertino e una panchetta di lapislazzulo dove sedersi diventa un’esperienza mistica.
La porta che separa la veranda dalla biblioteca è un design di alto livello, una sorta di muro in ferro in cui vengono disposti piccoli rettangoli vitrei.
La scala di legno con giochi geometrici lungo la ringhiera è originale così come i pavimenti e gran parte degli arredi, eleganti, in un gioco tra antico e moderno.
Al primo piano si trovano le camere da letto, ognuna con il suo bagno privato e un’anticamera.
Un corridoio archi voltato viene destinato interamente ad una serie infinita di armadi a muro che ospitano il grande guardaroba delle signore Necchi.
I due bagni padronali sono speculari, rivestiti in marmo e con migliorie all’avanguardia come il box doccia e un doppio lavandino, dettaglio di gran moda nelle case dei ricchi signori.
Gli armadi a muro prevedono lo spazio per gli abiti e una serie di cassettini con la parte avanti in vetro per poter osservare il contenuto, anche questo è un dettaglio curatissimo progettato dallo stesso architetto.
Del guardaroba delle signore si possono osservare le borse Hermes, le giacche Chanel, cappellini con veletta e foulard di ogni genere. Uno riporta la scritta “Pour Madame Nedda Necchi” disegnato direttamente da Christian Dior.
Lungo le pareti quadri dal sapore antico come alcuni ritratti ottocenteschi o vere e proprie opere d’arte come la tela di De Chirico, una scena biblica alquanto sacrificata a causa di una cornice non originale.
Descrivere questo luogo storico-artistico è davvero difficile perché la magnificenza dei suoi arredi e l’eleganza dei suoi dettagli è qualcosa che andrebbe provato sulla propria pelle, che sia grazie a Tod’s o grazie ad una spiccata sensibilità culturale.
Villa Necchi è un vero gioiello, un vero capolavoro d’architettura e di design.
Non perdetevela.
La scalinata originale dell'epoca
La sala da pranzo con arazzi seicenteschi