sabato 25 febbraio 2012

Prada 2012: Non vendereste un rene?



Quando una modella, anche la più magra e imbronciata che ci sia, esce, si sporge anche solo con l’ alluce dal backstage e inizia a sfilare per Miuccia, tutto si ferma.
Via Fogazzaro esulta e così i 500 esclusivi invitati che possono ammirare questa collezione nell’intimità del suo show.
Vogue tenta di consolare gli esclusi dando loro la possibilità di guardare la sfilata in streaming, una consolazione per chi quel tappeto violaceo avrebbe voluto annusarlo per omaggiare la regina della settimana della moda.
Inizia così una serie infinita di modelle dai capelli lunghi, bicolor, con gli occhi cerchiati di nero accostato a colori fluo, primo tra tutti l’arancione. Vero baluardo della gamma cromatica di questa stagione.
Un po’ come le donne di Kirchner, camminano allungate su scarpe semplici nelle forme e stravaganti nei colori, con un incedere sicuro, d’altronde sono vestite Prada.
Ricchi paltò sgargianti e sbracciati coprono fino al ginocchio pantaloni alle caviglie, un po’ Jackie O’, un po’ Audrey in vacanza. Geometrie particolari, quasi ipnotiche.
Sono i colori la vera chiave di volta di questo arco rampante firmato Prada, sono colori caldi, acidi, tinte che insieme susciterebbero qualche smorfia ma che nel complesso innalzano questa collezione come un trionfo. Un nuovo trionfo per Miuccia che non delude mai.
Le scarpe molto alte slanciano la figura a volte schiacciata dalle giacche a metà gamba, alternate a gonne o pantaloni. Applicazioni decorative su spalle e scollatura, ricche, preziose, ma mai pacchiane.
E’ una donna intraprendente quella di Prada, una donna che non ha paura di dimostrare il proprio stile, autonomo e mai omologato al resto del mondo.

mercoledì 22 febbraio 2012

Stavolta c'ero anche io, tiè.


Solitamente la settimana della moda è anche la settimana in cui sono rinchiuso in casa in una grigia provincia milanese avvolto in un pigiama dalle tinte assurde. Quest’anno è stato diverso.
Quest’anno mi sono puntato perché volevo vedere le dinamiche felici e gioiose di una sfilata, sapere come si presenta una collezione dietro al quale ci sono mesi di duro lavoro da parte di stilisti, sarti e quant’altro. Da quel momento ho attuato il mio piano stalking inviando richieste ed e-mail nella speranza che qualcuno potesse avere pietà di me.
“Buongiorno mi chiamo Lorenzo Bises.”
“Lorenzo chi?”
Non ho ricevuto (giustamente) risposta ma grazie alla gentilezza di alcune persone mi sono infiltrato senza compensi in denaro o in cambio di strani favori.
Questa è la cronaca nera/rosa della mia giornata alla moda.
Giornata conclusa con tre ore di lavoro in piscina tra madri in preda all’ansia e bambini urlanti.
Una gioia.

venerdì 17 febbraio 2012

La prossima settimana della moda, in volo.

LEI all'areoporto di Londra avvalora la mia tesi.
Quando devo prendere un aereo mi sento sempre grande, essere disinvolto davanti ai pannelli informativi, al numero del gate o al check in è sinonimo di autocontrollo e pazienza.
Solitamente si incontra qualcuno che si fa prendere dall’ansia e che comincia ad avere attacchi di panico non appena intravede la polizia, una hostess straniera o il cestello del bagaglio a mano.
La signora Rosaria, 60 enne napoletana, si avvicina con il marito ai controlli.
“Gianni, prendi il biglietto che dobbiamo mostrarlo.”
“Passaporto?”
“Sa, noi andiamo a Barcellona dal nostro bambino, lavora lì adesso.”
“Prego signora, metta tutti i suoi effetti personali nella cassetta e passi sotto al metal detector.”
La prima volta suona tutto perché non ha tolto l’orologio.
La seconda volta perché ha ancora la borsetta al braccio.
La terza e ultima perché non vuole staccarsi dal crocefisso di Padre Pio.
Il suo bagaglio a mano non entrava nelle misure adatte e conteneva delle lasagne al ragù e alle verdure, piatto preferito del suo unico figlio, 36 anni, single, commesso in un negozio di telefonia spagnola.
 
Viaggiando con i Low Cost, baluardo di civiltà per il XXI secolo, ci si scontra con le restrizioni del bagaglio che fanno perdere anni di vita a chi non è pratico di arte minimalista e si porta dietro oggetti inutili quali cuffia per la doccia, accappatoio di spugna e stivali da cow-boy.
Si arriva spavaldi all’imbarco convinti che non si siano superati i dieci chili di peso ma poi compare una deliziosa hostess vestita blu elettrico, alta due metri e 30, che minaccia la tua incolumità se non riesci a posizionare perfettamente la tua valigia nel cestello standard.
Qui inizia un vero e proprio incubo.
La si spinge dentro forzandola con i piedi sotto gli occhi increduli degli altri passeggeri. Nel frattempo si è incastrata e per tirarla fuori ci si porta via tutto, cestello compreso.
Ad osservarti con il sopracciglio alzato tutto l’equipaggio.
Ci si vendica su quello steward che durante la dimostrazione per i casi di emergenza non è coordinato ai suoi colleghi e sembra un tronco.
Tra gli habituè dei voli economici si trovano sempre giovani studenti curiosi di conoscere il mondo, uomini in carriera che viaggiano con una semplice 24 ore nera e strani personaggi dall’abbigliamento stravagante.
 

martedì 7 febbraio 2012

Peggio dei papa boys, solo i fan di Madonna

Il look egizio le mancava.
“Gallina vecchia fa buon brodo.”
“Arrivarci così a 50 e passa anni.”
“E’ tornata, l’hanno scongelata di nuovo.”
Questi sono solo tre dei mille commenti riguardo ad un attesissimo (?) ritorno. E si sa, quando un’icona della musica pop torna fa sempre molto scalpore.
Il problema è: torna da dove?
- Da una spedizione in Alaska alla ricerca della crema anti age perfetta.
- Da un arresto per evasione fiscale.
- Da un appuntamento con l’hair stylist Tabatha Mani di Forbice.
Madonna è tornata. Miss Ciccone-c’avevo-il-monociglio si è palesata dopo anni di silenzio, silenzio in cui arrivavano le notizie della sua nuova messa in piega, della collezione di abiti creata da sua figlia e di ogni suo cambio di partner.
Un silenzio monacale, direi.
Il suo nuovo singolo è stato abbracciato dai fan come il rimedio contro la profezia brutta e cattiva dei Maya, come uno spalaneve in questi giorni di bufere transiberiane.
L’ho ascoltato,  sì, carino, orecchiabile, ballabile.
Ci ha infilato il suo solito “Dammi qualche cosa/dammi l’amore/dammi tutto quello che hai che tanto io raccolgo tutto” e simili.
Io non avevo aspettative, non sapevo nemmeno stesse registrando un album per il semplice fatto che sono sempre l’ultimo a sapere le cose importanti, figuriamoci questi particolari.
Poi non me intendo di musica, non sono esperto e non seguo Madonna in ogni suo step artistico.
Chi la segue è un vero e proprio esercito. Fan rigorosi, iscritti all’albo, muniti di tesserino di riconoscimento e informati su tutto, ma proprio tutto.
Sui vari social network, come Twitter, già da qualche giorno il sistema era intasato da strane scritte come MDNA, GVMAYL accompagnato da epiteti in farsetto “Muoio” “Oddio, svengo” e “Manca poco e il mondo sarà migliore”.