mercoledì 31 agosto 2011

SHE'S PREGNANT


Una pancia che vuole nascondere.

Potete leggere questo post anche su www.pensorosa.it

She’s pregnant. Dove il “she” è riferito a Lei. Beyoncè.
Come potevo eclissarmi dal commentare questo momento storico? Infatti eccomi qui, tastiera pronta, frasi appuntate durante i miei deliri letterari partoriti sulla Rambla di Barcellona o sul pullman carico di giapponesi (anche qui?) verso Tarragona.
È incinta. Non ci posso credere proprio.
Ma come hanno fatto? Voglio dire, so come nascono i bambini e sono anche consapevole di tutta la casistica genetica che incombe su una gravidanza ma, quando?
Lei è sempre in giro e lui, boh, non si è ancora capito cosa fa nella vita oltre che rappare ogni tanto qualche rima a caso. Ripensandoci però ci vogliono anche dieci afrodisiaci minuti per concepire una creatura quindi direi che non è il caso di fare troppe domande.
Ma ditemi che l’embrione è stato concepito durante una notte stellata nella vasca idromassaggio del loro villone tutto arredato di bianco in America e non su uno di quei lettoni quattro piazze a forma di cuore che ruota a seconda dell’esposizione al sole.
Mi immagino anche la bellissima Beyoncè che compra un test di gravidanza leggendo biblicamente le istruzioni come una qualsiasi diciottenne a rischio. “Ok, ora faccio pipì su questa striscietta di carta velina e se appaiono due linee rosa chiamo Jay Z urlando come una vera Lady del ghetto”.
Lei mi piace, oltre che essere bellissima è anche una ragazza intelligente, che ha sudato tutti i suoi microabiti per poi scalare la vetta del successo.
Tutti canticchiamo le sue canzoni e tutti vorremmo sgambettare come lei senza romperci un femore o distruggerci la cervicale.

sabato 27 agosto 2011

Uno zingaro a Barcelona

Ciao. Io sono qui, nell'ostello più alto del mondo.
La situazione è questa. Dopo Aix-en-Provence, Arles, Tossa de Mar, Roses e Cap de Creus, arrivo nella mia nuova città in cui passerò i prossimi sei mesi. Tarragona, una splendida spiaggia, un antico insediamento romano. E come dice mio padre “Se c’erano i romani allora è proprio un bel posto” riferendosi al loro approccio colonizzatore.
Il dramma era trovare casa. Un dramma che si è rivelato più semplice del previsto grazie alla mia capacità interattiva e al mio inestimabile potere di seduzione. Quegli interminabili pomeriggi di inizio agosto passati sul divano a cercare annunci cercando di padroneggiare una lingua a me sconosciuta, sono valsi a qualche cosa.
In realtà non è vero in quanto il ragazzo che cercava un coinquilino l’ho contattato a maggio-giugno. L’ho anche soprannominato “il pazzo”, l’avevo inserito nella mia lunga lista nera e rimosso dagli amici su Facebook. Sono una persona cattiva ma in futuro vi scriverò un post a riguardo e giudicherete. Giudicherete me, sicuro. Effettivamente ho etichettato in modo sbagliato una persona che per il momento non si è rivelato un narco-trafficante colombiano ma un ragazzo gentile e molto disponibile.

E ora dove sono? Un passo alla volta.
“Ora che abbiamo trovato casa, che ne dite di andare a Barcellona?” dico ai miei genitori + sorella in crisi adolescenziale, lei che ha bisogno del wifi per sentire la sua amica che rimorchia il figlio del proprietario dell’albergo in cui alloggia a Cattolica. I 16 anni passano in fretta mi auguro.
Detto fatto. Dove dormire? “Ghe pensi mi”.

lunedì 22 agosto 2011

TOSSA DE MAR

Il luogo perfetto per un limone romantico.
Dopo i drammi ad Aix en Provence la seconda tappa di questo mio pellegrinaggio verso Tarragona, mi porta a varcare il confine con la Spagna. Questa volta non cantava Mariah Carey ma Katy Perry.
Luogo prescelto, Tossa de Mar, costa Brava.
E Brava è anche la fedele Tiziana che me l’ha consigliata.
Evitando così che la mia testa fosse messa ala ghigliottina psicologica da mio padre.
Arriviamo, cambiamo le impostazioni linguistiche delle nostre persone.
Tutti tranne mia madre che è ancora sintonizzata sul francese. È da quando siamo partiti che è tutta un “Pardon madame” oppure “Com’è chic quella signora” “Tres chic questa sac a man”.
Ha finito il libro sulla parigina chic quindi è entrata in un trip senza uscita.
Mi sono innamorato di questo posto e voglio raccontarvelo così.
Tossa de Mar è il luogo in cui:

giovedì 18 agosto 2011

B-DAY: ISTRUZIONI PER L'USO


Il mondo non è più lo stesso da quando quel 18 Agosto 1987 decido di nascere. Pausa pranzo, tanto per sfracellare i maroni a tutti i medici della clinica Regina Margherita, Roma.
In realtà volevo nascere due giorni prima perché era l’anniversario dei miei genitori e perché era il momento giusto. Per me. Loro infatti erano a Vallombrosa, luogo decadente per la villeggiatura montana dove non c’è un giornalaio, figuriamoci un ginecologo. Partono alla volta di Roma in fretta e furia con mia madre che viene drogata per ritardare le contrazioni. Mio fratello rimane con la nonna, quasi isterica e preoccupata che il suo terzo nipote potesse veder la luce in una squallida macchina sull’autostrada del sole. Nato brutto, pelosino e grasso come un quarto di bue ero poco ambizioso e non concedevo il dubbio di grandi aspettative. Dormivo, mangiavo e producevo una gran quantità di letame. A poco a poco sono diventato biondiccio e aperti gli occhi un “ohhhh” di sorpresa. Sono azzurri. “Cristina, sei sicuro sia figlio mio?”. Il dubbio credo sia venuto a tutti visto gli occhi scuri di entrambi i genitori e pure dei miei fratelli. Da qui la leggenda che mio fratello mi ha raccontato quando avevo circa 4 anni. “Tu sei stato adottato” l’incubo di tutti i bambini “perché sei stato trovato sotto casa in una macchina un cui c’era tua madre, una prostituta, nuda squarciata”.
Ecco il prototipo di uno sceneggiatore di CSI Miami. O di un serial Killer.

martedì 16 agosto 2011

Drammatici Arrivederci


salutati amici, parenti, vicini di casa pettegoli e non, sono pronto per la partenza. Anzi, siamo pronti per la partenza. Eh sì, perché mamma sta preparando valigie come un macellaio sminuzza carne durante le feste di Natale, papà masterizza compilation che nessuno vorrà ascoltare e mia sorella sta al telefono per ore con la sua migliore amica che è diventata stalker di un povero sventurato al mare. Il saluto più drammatico lo dedico a Dolly, compagna di mille avventure, di mille sogni ad occhi aperti e di nottate funeste.
Lei, morbida di cuore. Lei, amica indifesa.
“Lorenzo, molla quel peluche e porta giù questa valigia titanica” erutta mia madre.
Ciao Dolly. Non prendere troppa polvere in questi sei mesi.

Secondo la tabella di marcia la partenza è prevista per le otto e zero zero, inutile dire che alle dieci e trentacinque ognuno ha ancora un milione di cose da fare.
Tranne il sottoscritto che per passare il tempo incita l’equipaggio e parla con i peluche.
“Ma che mangiamo?” urla mio padre riemergendo dalla lotta contro Bill Gates. Ha appena fatto colazione ma già pensa al pranzo.
L’isteria è nell’aria. Più del profumo invitante di carne alla brace che sta cucinando il vicino.
Non perdiamo tempo, galoppiamo fino alla porta di casa e usciamo. Supplico i miei famigliari.
Dalle camere da letto giungono urla di dissenso.
L’adolescente in crisi mistica ancora non ha finito di mettere i vestiti nella sua borsa e mia madre sta per esplodere giurando a se stessa che nella prossima vita userà gli anticoncezionali.

venerdì 12 agosto 2011

SOTTO IN SU'


Il mio modo di osservare il mondo. Dal basso verso l'alto.
Mastrota dice che è un bellissimo periodo perché il materasso losangato Eminflex in lattice è in offerta speciale. “Fatti una vita” penso.
Per me, abbandonato alla vita di provincia milanese, è un periodo molto particolare. Felice ma particolare. Martedì parto. Martedì saluto casa, amici, vicini pettegoli, Dolly la mia pecora di Peluche. E per Dolly potrei piangere come non mai.
Dove vado? Bella domanda. Parto per l’Erasmus, quel progetto per cui un comune studente italiano può cercare di sopravvivere ad un mondo troppo grande facendo finta di studiare in un paese che non è il suo. Come ho scelto la meta? A caso.

Ho optato per Tarragona, città a sud ovest di Barcellona, sul mare. Non so perché, forse per il mare che ha sempre avuto su di me un fascino speciale e credo che mi riempirà le prime giornate. Se alla domanda “Sai lo spagnolo vero?” vedete una mia faccia affranta ma non preoccupata sappiate che non conosco una parola. Quando incrocio qualche lontano conoscente non ho più voglia di dire “Vado in vacanza in Spagna perché poi così i miei genitori mi mollano in lacrime con un fagotto sulle spalle”. Quindi rispondo “Dai ci vediamo” sapendo che entrambi continueremo a vivere la nostra vita ignari di tutto.
Tempo di saluti. Tempo di lacrime. Che sia davanti ad un Kebab o davanti alla fermata della metropolitana cerco di abbracciare tutti quelli che porterò con me, con il pensiero.

venerdì 5 agosto 2011

Essere single: IL SEQUEL.

Avevamo lasciato la mia amica Alessandra (non la frociarola ma l’altra) a Settembre in questo stato:

Dopo nove mesi non è una ragazza madre ma le nostre drammatiche situazioni non sono cambiate. È cambiata la location, dal nostro cortile in stile giapponese a Loreto ci trasferiamo al Bar Passerella in San Babila. Un caldo atroce, una piadina farcita d’oro visto il prezzo, un cameriere che continuava a guardarle le tette.
“Ma sei una strafiga spaziale”. Abbronzata, raggiante, un fisico invidiabile, una simpatia spontanea. Lei è così, non passa inosservata ma come tutti ricerca sempre l’impossibile.
L’impossibile si chiama Commesso Bershka, quello del sesso e dei grattini. “Ale, ma ancora insisti con questo pirla che gioca a nascondino?” si intimidisce “Eh, lo so, ma che devo fare? E’ carino, lavora in centro ed è stranamente etero. E’ utopia trovarne uno così”. Ammissione di colpa si chiama. O tempi di crisi.

Dopo nove mesi infatti la nostra amica non ha ancora avuto un appuntamento coi fiocchi che non prevedesse riferimenti a ragazze napoletane dalle cosce chilometriche, rivelazioni scabrose e nascondini alternati a pochi momenti di dolce lucidità.
“E’ sparito, passavano settimane in cui ci vedevamo e poi puff. Lui voleva una storiella easy e allora io facevo la ragazza easy”. Definiamo il concetto di rapporto “easy”.
Lo googlo ma non trovo molto allora decido di calarmi nella modalità “Zanichelli”.
EASY: far finta di non avere un legame sentimentale e approfittare di momenti insieme avendo l’ansia del futuro. Sentirsi felici e poi distruggersi di Nutella, aver voglia di mandare un messaggio ma farsi sequestrare il telefono in una cassetta di sicurezza in Svizzera. Pessimi risultati, sempre.
“Gli ho anche mandato dei fiori”. Impallidisco, lei che potrebbe avere ai propri piedi uno stormo di passeri in amore manda fiori ad uno che lavora da Bershka e che avrà il cervello ustionato dalle compilation del negozio. “Ho anche messo una foto profilo che possa attirare la sua attenzione ma nada de nada, è sparito e quando ritornerà sono sicura che farò la dura per un’ora ma la sera accetterò un suo invito”. A Milano per sopravvivere i single hanno drammi da affrontare che nemmeno Mosè e il suo popolo. Dividere le acque? Maddecchè. Qua si devono dividere le categorie di personaggi che puoi incontrare. Dividere, catalogare e chiedere ad eventuali conoscenze generalità e curriculum vitae. “Che sappiamo di Tizio?” si chiede per messaggio “E’ stato con Caio ma ogni tanto puccia con Marella”. “E’ carino, vai e colpisci”. “Proprietà privata, sono mesi ce flirto con lui ma non ci sta”. “Se ti avvicini considerati un eunuco”.