domenica 26 giugno 2011

Britney ci riprova (senza riuscirci)

Grazie a Domenico che trova sempre quel lato ridicolo che c'è in me. Come se non fosse abbastanza evidente.
Dopo aver ricevuto una querela dall’avvocato di Barbara Chiappini, quello che mi è rimasto da fare era scappare in Albania dove grazie alla mia fama internazionale di fashion blogger la Tim mi hanno contattato per fare da testimonial. Offerte per chiamare l’Albania.
Quando si dice la celebrità.
Comunque per chi non l’avesse capito il racconto della sfilata di Monella Vagabonda era tutto frutto della mia pazzia, della mia immancabile deficienza, del mio cervello in salamoia.
Oggi, questo post parlerà di musica, o di quella cosa che noi definiamo musica ma che in realtà sono suoni convulsi, metallici e falsi.
Britney. È uscito il suo nuovo album intitolato “femme fatale”. Lei che di fatale ha solo l’alito pesante. Lei che è la terza volta che ci prova e ci riprova. Fin dai tempi di Blackout tutti aspettavamo un ritorno biblico, colossale. E tutte le volte era sempre peggio.

Cantando con le extension platinate dopo essersi rasata e scritta il testa il numero del diavolo, dopo aver preso venti chili mangiando Big Mac da mattina a sera e ciliegina sulla torta: quando ha bisogno di amiche vere lei sceglie Paris Hilton come compagna di scorribande senza mutandine.
Il nuovo video “I wanna go” è quello che devo commentare per forza. Nessuno me lo può impedire, il mondo può anche sopportare il solstizio d’estate, i vestiti truci di Frankie Morello ma non può rimanere impassibile davanti a Britney che ammicca davanti alla telecamera.
L’ho visto e ho pensato. “OH MIO DIO, RIDATELE LE CIGLIA FINTA E LA TUTINA DI LATTEX ROSSO FUOCO”.
Ma vi pare? Ma vi sembra possibile? Vi sembra umanamente digeribile questo video?
In pratica lei arriva ad una conferenza stampa, le inquadrano le scarpe di Louboutin con le borchie, chi è la sua stylist? La Ferragni? Minigonna, giacchetta aperta e poi il tocco di classe.
Chioma biondissima e fantastiche ciocche fucsia.
Ma io dico, tu a quasi 30 anni, una carriera in declino, un titolo come “Miss Truzza di Rozzano”, hai resistito alle extension colorate fino a questo momento e cosa fai?

martedì 21 giugno 2011

MONELLA VAGABONDA F/W 2011-2012


ELEGANTISSIMA la nostra Barbara Chappini all'after party.
Postilla [la metto all’inizio perché io sono Blogger e voi noi, Pappappero papapà]: questo post è nato grazie ad una domenica sera di puro divertimento trash. Una di quelle domeniche che ti fanno dimenticare il sonno, in cui tutto è più bello. Se condiviso con qualcuno, che sia uno sguardo color cielo o Alfonso Luigi Marra, non importa. Dedicato a te che sai.

Ora basta fare i melensi, cioè, noi qui facciamo sul serio, non abbiamo tempo per le sdolcinate, per i bacetti con la fiatella assassina al mattino, per le paroline sussurrate piano piano. Al massimo un succhiotto di quelli che sembrano ti abbiano preso a padellate di ghisa sul collo.
La vita da fescion bloggerz è una strada in salita, ripida, non asfaltata, una mulattiera piena delle cacche di vacca, che quando si seccano possono trasformarsi in frisbee contro vicini di casa impiccioni. A Milano è scoccata la settimana della moda puntuale come Michelle Hunzicher e puntuale come il vostro ciclo, il quale giunge esattamente il giorno prima della vostra partenza per una vacanza di fuoco e fiamme ai Caraibi.
Piovono gli inviti alle sfilate e proprio quando pensavo che nessuno mi avesse considerato come di solito succede, ricevo delle offerte per cui qualcuno potrebbe vendersi le extension nuove delle madre. “Carissimo Lollo, pezzente con il papillon, il nostro brand l’ha individuato come soggetto interessante per la partecipazione della nostra sfilata autunno inverno 2012, speriamo tu possa assistere allo show che tutta Milano sta aspettando”. Oh mio Dio, mi puzzano meno i piedi dopo questa notizia strafi (strafi starebbe per strafica, ma io non posso dire le parolacce qui sul blog, ma solo su twitter perché mia madre non mi legge) Postilla 2: In realtà mia madre non legge manco il blog.  

venerdì 17 giugno 2011

Vi presento Marina Cicogna

Osservare. Scrutare. Analizzare. Sono tutte prerogative al femminile. Noi uomini siamo fuggevoli e guardinghi, mentre la donna osserva e carpisce differenze e percezioni che a noi non appaiono nemmeno sotto forma di gigantografia.

Come sapete stimo molto le donne, quelle che hanno scritto la storia e quelle contemporanee che occupano un ruolo importante all’interno di una società che fa finta di essere poliedrica e poi storce il naso davanti all’emancipazione femminile in tutte le gerarchie.
Vi ho parlato di una scrittrice che porto nel cuore, Camilla Cederna, di Dacia Maraini o di Cristina di Belgioioso, su di loro si hanno notizie attendibili, tante fonti e la curiosità non si svilisce nei loro confronti. C’è però una donna di cui mi sono interessato recentemente facendo qualche ricerca, trovando poco e nulla. Mi sono chiesto, ma come, una donna come lei come fa a non aver mai scritto un libro? Una biografia? E mi sono ritrovato quasi a fantasticare su un personaggio che forse non vuole essere compreso fino in fondo, che osserva ma non urla, che scruta ma non critica. Lontano da un luccichio che le compete per nascita, da cui è attratta ma non soggiogata.

Marina Cicogna per me è sempre stata solo una firma sul mio giornale preferito, Vanity Fair, scaltra commentatrice di mondanità e lusso, feste e abiti da sogno. Solo qualche settimana fa, leggendo il trafiletto in cui raccontava delle nozze a Strasbourg di Gianni Agnelli con Marella, mi sono incuriosito, non riuscivo a darle un volto e soprattutto un’età.
L’età per la donna può sembrare quasi un vincolo. Non per me, le donne intelligenti più invecchiano e più rielaborano il proprio fascino attraverso il linguaggio. Navigando su internet non sono riuscito a trovare grandi informazioni, non esiste una voce su Wikipedia, non è una scrittrice e nemmeno una giornalista di costume come la Cederna, non so in che anno è nata ma ho letto una sua intervista in cui è evidente che ogni sua ruga porta un significato più profondo.

Era splendida e imbronciata alla Fondazione Prada per l’allestimento di Francesco Vezzoli in cui posa una meravigliosa Eva Mendes alla Biennale di Venezia  e ancora nelle vecchie fotografie a Cannes, a Capri o al Festival del Cinema di Taormina, lei appare in bianco e nero accanto ad una Claudia Cardinale raggiante, ad Alberto Sordi, elegantissimo e sfacciato. Marina Cicogna ha vissuto il brillante mondo del cinema della Dolce Vita incanalando lunghe virtuose chiccherie nei luoghi più sofisticati del bel mondo.
Nata in una famiglia agiata ha vissuto tra Venezia, Milano, Roma e Cortina dove ha conosciuto l’esuberante Ljuba Rizzoli, Gianni Agnelli di cui diventerà successivamente grande amica e confidente. Non è come Barbara Alberti e non è giornalista come Franca Sozzani.

Ha lavorato come agente cinematografico scoprendo talenti e attori capaci di suggestionare film d’autore, ricalcando il realismo di quegli anni cinquanta-sessanta esplosivi e dinamici.
Nell’intervista, non ne concedeva una da oltre vent’anni, dichiara anche la sua passione per una sessualità non costipata, non costretta alle regole vittoriane a cui siamo abituati, quel regime prettamente eterosessuale che il mondo ci condiziona fin dalla nascita.
Ammette di essere stata innamorata di altre donne, di una in particolare, con cui ha vissuto un intenso legame durato 18 anni, Florinda Bolkan, attrice. Senza alcuna malizia, senza vergogna ma neanche eccessiva visibilità racconta di questo amore tormentato e fondamentale.

Non si è mai sposata, non si è mai sottoposta a quel dovere matriarcale che viene quasi imposto ad una donna, quello di essere madre. Alla domanda se ha mai sentito l’esigenza di maternità risponde con sicurezza: “Non mi appartiene. Ho avuto forse un ruolo materno, vicino a Ljuba, per sua figlia Isabellina, di cui fui la madrina. Credo di esserle stata vicina, come potevo, in una famiglia abnorme, fino alla tragica fine”. Isabellina, 23 anni, si sarebbe buttata giù da un grande albergo di Monte Carlo lasciando un incolmabile vuoto nella vita dei genitori.
Le vite di queste salottiere possono sembrare agiate, ricche di eventi e brillanti, nella realtà raccontano anche di momenti bui in cui non si intravedono spiragli di luce.
L’arguzia è tutta al femminile. Lo stile della scrittura è anch’essa prerogativa del mondo gineceo. Noi uomini possiamo provarci ad imitare queste commentatrici del mondo, quasi mai riusciamo a farlo bene quanto loro.

sabato 11 giugno 2011

TWITTAMI ( da leggere con voce secsi)


Ma sto schifo di logo l'ha disegnato Cenerentola da sbronza?
Sapete quelle brutte giornate in cui svegliarsi diventa meno impegnativo di un salasso medievale e fare la pipì ( per noi maschietti) centrando il buco è un’opera mistica? ECCO.
È sabato e non un sabato qualunque. Ci sono due eventi extraterritoriali che ci riguardano, uno importante, l’altro assolutamente inutile. A questi se ne aggiunge uno, personale, di cui il mondo poteva fare a meno.
Roma, partito stamattina l’EUROPRIDE. Che cos’è? Chi riguarda? Chi coinvolge?
Prima di tutto non si parla di categorie ma di diritti. Se un bambino ha il diritto di andare a scuola, posso io stare a fare delle gerarchie sociali su chi e quali bambini ci devono andare? No.
Se tutti gli uomini hanno il diritto di amare e di essere amati, posso io distinguere quale è vero amore e quale no? L’euro pride è questo, mettere in piazza letteralmente quei sentimenti che spesso per pudore o paura ( quale paura? Se la Santanchè ha il coraggio di andare in giro con quella faccia allora noi possiamo tutto nella vita) si reprimono agli occhi del mondo.

Non si parla di gay, di lesbiche o trans ma di persone. Di cuori, di cervelli e di gambe che al richiamo di “Hung Up” fanno un urlo da stadio e senza sbagliare un tempo si coordinano con la coreografia esatta del video. Ovvio che io, Matty e tutti i nostri amici, guardando la diretta su internet pensiamo “Che froci”, ma quanto vorremmo essere lì è inimmaginabile.
Se non si rimorchia lì allora siamo nel baratro più grigio-topo-nero-corvino che esista.
Milano è deserta, so che la vostra preoccupazione va a Zara, chi la sorveglia se tutti i commessi sono a Roma? Niente panico, la grande azienda di moda low cost ha preventivato un servizio prettamente eterosessuale per compensare la grande affluenza di ferie concesse. Niente “tesoro sei divina” nei camerini ma sguardi incupiti davanti alle richieste “Scusi vorrei un pantalone scuro taglio classico slim fit”.

martedì 7 giugno 2011

RICATTI ELETTORALI DI LOLLO


Questo post sancisce il mio primo anno di collaborazione con il sito www.pensorosa.it
Un ringraziamento speciale a Cristina che mi incoraggia sempre a scrivere.

Domenica è il giorno del Signore per tutto il mondo. Per me è il giorno della noia più dilagante. Saranno le mie radici ebraiche ma sono sempre stato un gran estimatore del Sabato.
È uno di quei giorni in cui svegliarsi presto è triste, svegliarsi tardi invece lo è ancora di più perché ci si sente indolenti e non si combina nulla. È il giorno delle pulizie, del cambio delle lenzuola e dei film. Stamane mi sono svegliato e le prime parole che ho pronunciato sono state “Ma cazzo!” perché il cellulare era caduto e si era aperto in ventimila pezzi. Buongiorno mondo, che bel sole che brilla alto in cielo. Ci sono perfino gli uccellini che canticchiano come in Cenerentola. In realtà non trovo le ciabatte, apro la finestra e piove e ho un alito che potrebbe estinguere il genere umano.
Ho studiato nonostante avessi tutt’altro per la testa, ho mangiato un’insalata fatta a casaccio mentre la mia coinquilina mi faceva venire la tristezza con il suo brodo di verdure bollite. Tu, a Giugno, bevi un brodino ustionante che fa venire caldo anche alla signora del primo piano? No comment.

venerdì 3 giugno 2011

ROMA, SANGUE MIO.


“Buongiorno” dico entrando nello scompartimento del treno. “Quello è occupato” risponde la signora masticando come un tirannosauro. Mi innervosisco, non si parla con la bocca piena e si risponde al saluto. “Se magari sposta quella teglia di parmigiana io metto in ordine le mie valigie e prendo il mio posto” penso già inacidito. Ecco che tira fuori il libretto delle preghiere. Devo proprio partire? Scrivo il post prima che il mio computer muoia, inutile pensare che ci sia la presa su questa ferraglia che sono soliti chiamare “treno”.
Arrivederci Roma, cinque felicissimi giorni in cui ho percorso chilometri, assistito a meraviglie artistiche e coltivato le amicizie e grandi affetti della mia vita.
Milano è il mio cuore, Roma è il mio sangue. Anche io ho festeggiato Pisapia, lontano seicento chilometri ma ho festeggiato. Mia madre a casa brindava ed è corsa in merceria per aver al polso un nastro arancio. Ho seguito le elezioni come il matrimonio del secolo, agitandomi e sudando. Sentire Nichi Vendola parlare ai milanesi poi mi ha quasi commosso. Le mie prozie avranno dato spettacolo in corso XXII Marzo affacciandosi al balcone per la felicità.
Sono sbarcato a Roma dopo una domenica passata ad Amelia, un borgo antico dell’Umbria dove si sono riunite tre intere generazioni della mia famiglia. Ci si presentava con nome, cognome e dichiarando i propri genitori o eventualmente la progenie.

Erano presenti due cugine di mio nonno, un altro cugino, i figli e i nipoti. Anna, classe 1928, la più anziana delle presenti ha preso la parola consegnandoci un plico di fogli. Tutto l’albero genealogico fino ai genitori dei miei trisnonni con date di nascita e di morte di ogni persona citata. Ha scritto a macchina un’ironica introduzione con i racconti degli episodi più celebri, delle persecuzioni razziali di cui purtroppo tutti sono stati vittime. Lei, a soli dieci anni è partita per emigrare a Buenos Aires, al rientro in Italia si è trasferita a Torino dove è diventata vicepresidente della comunità ebraica, intessendo rapporti di prestigio anche con Primo Levi.
E’ lei che ad un certo punto mi guarda e mi dice “Sono contenta che rimani a Roma, potresti accompagnarmi alle Scuderie del Quirinale per la mostra di Lorenzo Lotto”, felice rispondo “ Bellissimo, volevo proprio andarla a vedere” “Bene, così mi spingi la carrozzella”. Un attimo di panico, nella mia mente prende forma palazzo Chigi, quella salita da cui si arriva e mi immagino spingerla sotto un sole cocente magari a mezzogiorno. In realtà scopro che lei cammina con il bastone egregiamente ma alle scuderie le avrebbero dato una carrozzina per essere più comoda. Fiù.
Credetemi, è stata una mattinata entusiasmante. Parlare d’arte, di letteratura con lei è stato meglio che partecipare ad una festa. Donna eccezionale, ironica e spiritosa, elegante nel kaftano verde smeraldo e con al collo un intreccio di perle e corallo. Mi ha raccontato di come fosse legata al mio bisnonno, della sua infanzia perduta a Roma e ritrovata in Argentina. Suo padre, noto avvocato, risparmiava e due volte all’anno comprava quadri di valore per collezionismo tra cui un Boldini e un frammento di Tiziano. Erano altri tempi e l’amore per l’arte scorreva nelle vene di tutti.