martedì 29 marzo 2011

Furla: noi guardoni italiani

La moda vuole stupirci sempre di più. Vuole creare uno stile sempre più estremo, impersonale, esotico. Prima i colori fluorescenti, poi i colori come il blu elettrico abbinato al giallo o addirittura all’arancione, ne è un esempio lampante Versace o Moschino.
Come sapete io non sono un fashion blogger, non conosco a memoria nessuna collezione di nessuno stilista, non partecipo alle sfilate perché sono l’ultimo pezzente che inviterebbero e non spulcio provini o anticipazioni. Sono solo un buon osservatore. E mi basta.
L’altro giorno mi sono imbattuto in un blog o una pagina Facebook, l’autrice che di moda si intende a meraviglia ha pubblicato la foto di una giacchetta primaverile molto semplice, graziosa. Quello che mi ha attanagliato lo stomaco è stato il suo commento. “Questa è troppo bella portata con skazzo”. Pura poesia.

giovedì 24 marzo 2011

Firenze fiorente

Se Parigi val bene una messa, allora Firenze val bene una sveglia alle cinque di mattina. Ripeto, alle cinque di mattina. Una gita con il corso di storia dell’arte rinascimentale, tutti insieme appassionatamente per divertirci e osservare le meraviglie di questa città-culla.
All’andata un raffinato Freccia rossa, al ritorno uno sgangherato intercity, il treno della speranza dove tutto puzza di plastica bruciata e la signora napoletana parla con il figlio e con tutta la carrozza. Sul Freccia rossa sono tutti manager, qualche milanese, qualche romano, tutti impettiti. Hai la cravatta con gli orsetti? Sei un manager. Hai il mocassino Sergio Rossi? Sei un manager. Non hai l’Iphone e non parli al cellulare? Allora non sei nessuno.
Al nostro arrivo ci aspettava una guida toscana che ci ha aperto in esclusiva la collezione Contini. Lei con uno strano vestito finto Chanel dal taglio anni ’50, abbinato ad un cardigan “pugno nell’occhio” e un paio di stivaletti dall’aria imbarazzante ci ha mostrato il patrimonio di questo collezionista del primo ‘900. Sulla scia di Berenson ha arredato la sua “umile” dimora con uno straordinario Bellini, un ritratto dolce e melanconico di Veronese e per una sala da pranzo imponente due grandi tele di Tintoretto, con quel suo vertiginoso scorcio.

lunedì 21 marzo 2011

La Zarro Night

Modalità Zarro Night.

Quattro giorni a casa a Milano, nemmeno quattro ore a notte di sonno perché tra il lavoro, lo studio e le notti brave non c’è stato il tempo di dormire. Sono riuscito anche ad assistere alla laurea del mio fantastico amico Matty, l’unico al mondo capace di scrivere una bella tesi su Glee, fingendo che sia argomento di studio. E’ stata una grande emozione esserci in questo giorno e sentirlo dire “E poi c’è anche l’esempio di Hannah Montana”, affermazione per cui ha ricevuto la lode.
“Lollo preparati per sabato sera” disse la mia amica qualche giorno fa “Andiamo ad una Zarro night, e il titolo non l’ho inventato io”. Occhi sbalorditi, sguardo incredulo. Possibile che qualcuno organizzi in un locale una serata in cui ironicamente si prendono in giro i fruitori di certa musica e di un certo stile canonizzato come “tamarro” “coatto” o meglio ancora “truzzo”?

martedì 15 marzo 2011

L'abito e la nostra (malata) psiche

                     "AD OGNI VOSTRA DOMANDA,
        UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo non ho una vera e propria domanda per te, è più che altro uno spunto, ripensavo a uno degli esami che ho dato recentemente. Chiacchierando con un'amica aspettando il nostro turno mi ha detto che in quel momento indossava la sua "divisa da esame", in pratica ha un outfit invernale e uno estivo che si mette ad ogni esame. la sua è una cosa più che altro scaramantica, ma mi ha fatto riflettere, è possibile che un certo abbigliamento "influenzi" la nostra psiche?

Carlotta.

giovedì 10 marzo 2011

Architettura e moda: una stretta di mano?

Un vero scrittore appunta e prende nota di tutto. Ebbene oggi mi sto dimostrando stoico, dopo un piccolo infortunio al dito indice destro ( non avrei mai pensato risultasse così indispensabile alla vita di un uomo) a causa di lavori domestici che non mi sono affini, sono qui pronto a scrivere la mia rubrica settimanale evitando così il licenziamento da parte della dolce Cristina.
Qualche mese fa ho partecipato ad un convegno presso l’Università di Parma inerente al tema “Architettura e Pubblicità”, diverse argomentazioni ci sono state somministrate senza presidi medici chirurgici e soprattutto senza poter mangiare delle patatine, il che avrebbe senz’altro accentuato un lato ironico e pezzente. Già mi vedevo sgranocchiare pop corn appena fatti (a casa ovviamente, per spendere di meno) chiacchierando con il mio vicino come fossi al cinema.  

sabato 5 marzo 2011

Scarpe uniche nella continuità dello spazio

Ogni tanto voi lettori dovreste assicurarvi della mia incolumità, o meglio della vostra, perché se spesso i miei colpi di “genio” si tramutano in post, non è detto che voi per forza dobbiate leggere quanto io sogno la notte, medito durante le lezioni o partorisco nelle mie lunghe giornate.
Tutto parte da Filippo Tommaso Marinetti, che c’entra con me? Che c’entra con voi? Niente. Era un pazzo fanatico del nulla che dopo un incidente in macchina perde il lume della ragione e pensa al mondo come un enorme dinamico movimento. Il movimento, la velocità, il senso della dinamicità dell’uomo e delle macchine. Non so se avete mai letto un componimento “poetico” di Marinetti ad esempio lo “Zung Tumb Tumb”.

Non si capisce una beata fava, è tutto un rumore, tutto uno scrosciare di suoni lessicali che nella vita normale hanno una riproduzione solo industriale, il treno, la locomotiva, la guerra che lui racconta attraverso queste metafore.
Lui creatore del manifesto della prima avanguardia nazionale: il Futurismo. Nel 1909.
Sono partito da qui. Dall’idea di futurismo, dal concetto dell’arte a 360 gradi di ricondurre tutto ad un periodo che non ci appartiene e che ci sfugge di mano: il domani, il futuro appunto.
E perché non posso sostenere che anche nella creazione delle calzature si cerca un contatto con il senso dinamico delle forme e della spazialità? Ovviamente non credo che uno stilista si metta a scervellarsi analizzando i movimenti equestri scomponendoli per poi creare delle scarpe con la coda di un pony (vedi Frankie Morello) ma c’è sicuramente un richiamo al mondo futurista con forme sempre nuove, sempre elaborate che spesso assomigliano a parafanghi di biciclette arrugginite, a pattine di rame o zoccoli di cavalli.
Come spunto c’è sicuramente la statuetta di Umberto Boccioni (quella che vediamo tutti i santi giorni sui 20 centesimi, quelli che puntualmente richiediamo in piscina per il phon) che in realtà non riproduce Lady Gaga in concerto. Forme uniche nella continuità dello spazio. Io ci vedo un qualcosa di simile tra questa opera che ora si trova al Museo del Novecento a Milano e le calzature che vi ho messo sotto. Ho preso un abbaglio? Sono pazzo? Sono stato rapito dagli alieni ma nemmeno loro mi vogliono tra i piedi?



Molto probabile.
Boccioni 1913 Forme uniche nella continuità dello spazio

Ysl