sabato 29 gennaio 2011

Intercettatemi

Qualche settimana fa mi è esploso un herpes enorme, avevo paura fosse il mio gemello siamese incazzato che volesse sopraffare la mia presenza. Oggi invece mi è esplosa un’afta, termine desueto e incomprensibile, che mi ha fatto gonfiare l’interno bocca e sembro la Parietti che imita Nina Moric. E’ lo stress esami, sì sono sotto esame anche se la mia produzione letteraria non diminuisce, al contrario sembra proliferare sempre più. La mia finestra sul mondo sono il giornale, il libro che alloggia sul mio comodino e il blog che mi riempie di soddisfazioni.
Apro il giornale e al posto della politica leggo le tariffe delle prestazioni sessuali delle ragazze che appartengono alla cerchia di Berlusconi, 300 euro per le gemelle De Vivo mi sembrano troppi, peraltro sono due rubinetti intasati (notare la mia signorilità). E poi c’è Karima, la piccola e dolce Karima, tenera come una margherita di campagna, innocente come Heidi sulle montagne. Ma dico io, da una che si fa chiamare Ruby Rubabaci-Rubacuori-Ruba-bustarelle-con-settemila-euro, che cosa ci si può aspettare? Che ti canti l’alleluia nel coro della Santissima Annunziata con gli occhi assisi al cielo? Che porti il cestino delle offerte in chiesa al parroco? Ma magari, quella le offerte se le infilava nel reggiseno Coppa Z imbottita e li sperperava alle slot machine all’età di dieci anni. Ancora non ho capito poi che cosa intende per “tailleur”, nell’intervista del nostro amicone Alfy sosteneva che alle cene di Arcore indossava un tailleur bianco, ho pensato “Che pacchianata, bianco, pensava di essere Elton John in concerto?” ma se poi anche Nicole Minetti, altra campionessa di stile ha detto che alle cene ci si vestiva in modo sobrio, mi posso immaginare che out-fits potessero uscir fuori. Gattina sexy, infermierina russa con la giarrettiera bianca, gli zatteroni e il frustino (nel reparto di geriatria sono tutte vestite così) oppure poliziotta Belen con i jeans strappati.
Comunque, sulla cresta dell’onda anche io voglio essere intercettato, così scoprirete che le boiate
che scrivo su questo blog sono solo una miserrima parte di quelle che in realtà sparo quotidianamente.


[Conversazione tipo con la mia migliore amica Aleccia, l’unica capace di ricreare con il decoupage

mercoledì 26 gennaio 2011

Giornata della Memoria

Leggete questo post anche sul sito: http://www.pensorosa.it/
[Premetto che oggi sarò più pesante di vostra madre e delle sue raccomandazioni prima di partire per il mare. Hai chiuso il cancello? Metti l’allarme quando esci, spegni la lavatrice quando finisce la centrifuga, bagna il prato, butta la spazzatura, fai un saluto e sorridi alla vicina, insulta però il suo gatto che ci fa i bisogni nel giardino, ricordati i pantaloni della sarta e non rispondere al citofono a persone che non conosci]

27 Gennaio 1945. E’ diventata da qualche anno una data cardine, una celebrazione a cui tutto il mondo cerca di contribuire come può, con documentari, con iniziative culturali e incontri che possono arricchire le nostre menti stanche di link di “Principessa Punk” o “Camorra & Love” onnipresenti sul Facebook. Quel giorno si aprirono i cancelli di Auschwitz, non per far entrare nuove reclute naziste ma per liberare i sopravvissuti, quei morti viventi che a malapena trovarono la forza di capire che quell’inferno in cui furono portati fosse finalmente parte del passato.



Un passato che però ritorna e che è oggetto di incubi deliranti, di flash back continui, ignorare e accantonare quanto è successo non può essere umanamente possibile per noi che siamo lontano anni-luce da quell’infamia, figuriamoci per un uomo che l’ha vissuto sulla propria pelle.
Ogni anno in questo periodo leggo un libro sull’argomento della Shoah, non lo chiamo

appositamente Olocausto perché per gli ebrei significa sacrificio, un sacrificio che non c’è stato, un sacrificio che agli occhi di tutto il mondo è distruzione e genocidio.
Quest’anno ho letto, su consiglio di una persona che stimo molto, il libro di Nedo Fiano, sopravvissuto ad Auschwitz, ebreo di Firenze, deportato all’età di 19 anni, ha sfidato la sorte, ha combattuto come un leone cercando di non fare una mossa falsa, ha cantato per divertire i nazisti, gli stessi che mandarono il padre, la madre, il fratello, i nipoti e tutto il resto della sua famiglia alle camere a gas perché inadatti al lavoro forzato. “A-545 Il coraggio di vivere” è il titolo del libro, un libro che fa piangere ma che lascia un bagliore di speranza per qualunque problema che si avvicina nella vita di un uomo. Non c’è violenza o terrore nelle sue parole, si percepisce il dolore di un ragazzo che fino a qualche mese prima godeva di ottima salute, andava a scuola e si divertiva con gli amici, ma non c’è un aggettivo volutamente cruente. E’ negli episodi raccontati che Nedo Fiano ci da la possibilità di scorgere l’inferno in cui ha vissuto per due anni, l’ultimo saluto alla madre in particolare è straziante ed è un passaggio ineluttabile in tutti i racconti di ex-prigionieri.


La madre è l’attaccamento alla vita, è la figura della nostra infanzia e non c’è cosa peggiore che

lunedì 24 gennaio 2011

Trash tv



"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


[Continuano le domande per la mia-nostra rubrica, in caso voleste sottopormi la vostra inviatemi all'email indicata, senza deridermi per la scelta dell'indirizzo perfavore]


Caro Lollo, sarei curiosa di sapere quali programmi televisivi guardi e cosa ne pensi delle veline-letterine che popolano i nostri palinsesti? C’è qualcuna che preferisci?

Alessia

Uhm, io che guardo la televisione fermo, immobile, con la coperta sulle gambe, una ciotolona di pop corn appena scoppiati e un drink, magari un cosmopolitan. Non è un sogno ma capita rarissimamente perché non trovo il tempo per seguire un programma televisivo dall’inizio alla fine. Ora che sono pure uno squattrinato studente fuori sede non ho la televisione e quindi usufruisco dell’asilo politico nelle stanze delle mie coinquiline, questo era lo stratagemma per poter vedere “Vieni via con me” di Saviano e Fazio. Non sono un fanatico delle propagande politiche in tv, dei talk show o dei documentari infiniti però mi piace esserne informato. Proprio oggi ho rivisto la puntata del programma di Signorini a cui ha partecipato l’elegante Ruby. Quello a mio avviso è una televisione che va oltre alla spazzatura, è di cattivo gusto perché poco indipendente, troppo incentrata su un partito politico. A quel punto preferisco i gossip di Verissimo perché rido, prendo in giro Carmen Russo ed Enzo Paolo Turchi ma non vengo “ingannato” perché viene sponsorizzata come una trasmissione seria. Le letterine e le veline? Ormai siamo passati oltre, prima erano sempre in tv, ammiccavano alla telecamera, ora invece sono indagate per prostituzione, oppure ce le troviamo in parlamento. Ogni tanto su Facebook mi sfogo contro una starlette, spesso il mio bersaglio è Alessia Fabiani. Ve la ricordate? Quella letterina con la faccia tipica dei film di Tinto Brass, lei, grande amatrice e grande studentessa di Milano. Si è laureata nel mio stesso corso di laurea, solo che io studiavo e lei pensava che i corridoi fossero passerelle e le macchinette del caffè specchi per il trucco. Una volta una “giornalista” di Studio Aperto ha avuto il coraggio di definirla “ragazza acqua e sapone”. Lei? Acqua sapone e botulino forse. Un cerone di 8 chili, una maschera giapponese dal tocco veneziano. Altro che semplicità e spontaneità. Ragazze come quelle hanno pochi obiettivi nella vita, e se li hanno si sono sniffate pure quelli. Voi sapete cosa fa Alessia Fabiani nella vita? Io no e sarei curioso di saperlo, se qualcuno avesse notizie non esiti a chiamarmi anche nel cuore della notte. Poi c’è Valeria Marini e guai a chi me la tocca. Conoscete qualcuna delle soubrette italiane che abbia più cosce, sedere e labbra di lei? Potrebbe regalare chilometri di tessuto epiteliale, lo donerebbe tutto intriso di brillantini e pailette però lo farebbe perché è un donnone gggggeneroso. Sarda, bionda dentro fuori e intorno, smania per il rosa e i vestiti creati per la sua linea di moda sono minuscoli e ti sfregiano per tutti i finti diamanti cuciti sopra. Non esce mai senza tacchi e mangia come una balena dell’Oceano, si è tuffata da un elicottero per sbarcare sull’isola con un sandalo dorato e ci mancava poco che causasse una falda sulla crosta terrestre con il suo lieve precipitare. Ha detto che il suo assistente deve essere simpatico, gentile e gay. Non sapeva che con questa affermazione potrebbe creare il panico a Milano, lo vuole gay perché la troverebbe svestita durante i cambi d’abito. Come se quei due centimetri di stoffa potessero coprirla. Mi piace perché è simpatica, ironica e autoironica. Sa di non essere la persona più intelligente del mondo ma sorride sempre, fa la “vamp” e ancora dopo trent’anni si ostina a “rinfrescarsi” il viso spiattellandosi addosso qualsiasi prodotto anti-età. Forza Valeriona, sei tutti noi, altro che Belen e i suoi shorts da stracciona, tu hai classe da vendere. Tu hai “Seduzioni diamonds” dalla tua. Vuoi mettere?

venerdì 21 gennaio 2011

Vernissage: l'arte dello scrocco

La vita di uno studente fuori sede è fatta di tante cose, ad esempio la convivenza con tre donne ti porta a conoscere miscugli dagli effetti rilassanti che nemmeno conoscevi, creme depilatorie che ammezzerebbero un cavallo e ore interminabili di trucco e parrucco. Allo scoccare delle sei di pomeriggio usciamo dalle nostre caverne umide, chi con un i cetrioli sugli occhi, chi con lo smalto appena disteso o chi come me con delle pantofole Ikea pronte a prendere a pugni qualcuno.


L’appuntamento del tè è diventato un rito irrinunciabile da quando è arrivato l’inverno, abbiamo anche scovato un servizio di teiere e tazzine che la nostra padrona di casa avrà sicuramente preso con i punti del Billa. Due tazze e un chilo di Gocciole perché erano in offerta questa settimana, il colesterolo te lo regalano e le cure per il diabete si possono scaricare se hai la tessera Spesamica.


La vicina non si perde una puntata di qualunque talk show e mentre studio desidero inghiottire vagonate di Pop-corn commentando la stopposità (non fateci caso ormai ho cominciato ad inventarmi le parole) dei capelli di Tina oppure la sudorazione accelerata di Maria De Filippi. Il momento più deprimente per uno studente che non può aspettare che il piatto gli venga servito è l’ora della cena. Una tragedia immane, una drammaticità peggio della perdita del Cuore dell’Oceano in Titanic, la ghigliottina di Marie Antoinette in confronto è acqua fresca. Cucinare per me è un’incombenza deleteria, mi capita spesso che il mio corpo si auto-convinca di non aver bisogno di mangiare.


E cosa c’è di meglio che scoprire che nella tua ridente cittadina inaugurano un negozio di design? E se inaugurano non offrono un piccolo rinfresco? E se c’è un rinfresco non ci vai a fare un salto anche se fuori la nebbia non ti permette di vedere nemmeno se ti sei allacciato bene le scarpe?


“Prendi il tuo noleggio che usciamo” direbbe Carrie Bradshaw, io non ho potuto usare questo termine perché qui di noleggio non c’è nemmeno un film in dvd. Per l’occasione ho deciso di sfoggiare un Borsalino perché mi sono detto “Lollo” [Io e la mia mente distorta abbiamo sempre delle strane conversazioni] “sono giorni che non ti si vede e che stai in pigiama, sei in centro, ci sarà tutta la crème della crème del Design Lombardo-Emiliano, vestiti decentemente e non come un beccamorto in pensione”. Ho seguito il consiglio della mia mente, ci siamo agghindati per come fosse possibile e siamo usciti.


Fuori la Russia, 1812, un freddo transiberiano, ti si ghiacciavano anche i peli meno superflui, una coltre di ghiaccio ci aveva sbarrato completamente la visuale della strada, sembrava uno di quegli inseguimenti americani, solo che noi eravamo da soli, senza riscaldamento che sbandavamo con una Uno verde-abete-pino-silvestre. Parcheggiamo comodamente a otto chilometri dalla via del negozio, avevamo già gli occhi a forma di arrosto e tramezzini, una fame di quelle mitologiche per cui potresti mangiare un Kebab e anche il ragazzo egiziano che te lo cucina. Inquadro subito il negozio, di quelli un po’ spocchiosi, sciatti ma finto minimal-chic.


Tutta la mondanità parmigiana era presente, tutte impellicciate intrise di Chanel numero 5 a coprire la polvere e la naftalina sopra ai loro tailleur comprati in occasione di uno sventurato matrimonio finito in divorzio qualche mese dopo perché lui si è scoperto gay e ha tradito la moglie con il suo istruttore di yoga. Prima di richiedere un calice di vino bianco ho suggerito di fare un giro di perlustrazione del negozio, due secondi dopo ho braccato il cameriere avvistato con il mio occhio di lince e ci siamo messi in una posizione strategica, vicino alla porta da cui uscivano le “portate”. In realtà chi era riuscita a conquistare l’egemonia napoleonica sui vassoi era un’innocua platinata, troppo presto per definirla innocua.


Nessun cameriere faceva in tempo a varcare la soglia che lei si era divorata qualsiasi cosa. Un primo bicchiere giusto per fare gli intenditori, infatti ho seguito alla lettera le tre regole per un’ottima partecipazione ad un vernissage.


1) sorridere e far finta che tutto quello che viene inaugurato sia il sogno della tua vita, 2) non far vedere che ti stai mangiando anche il flute di champagne, 3) se dovessero scattare delle foto non sorridere come un ebete e niente pose da Victoria Beckham. Il negozio offriva pezzi di arredamento finti-minimal-chic, tutto un nero e bianco geometrico, freddo e impersonale che starebbe bene in casa di qualche single arricchito con un Porsche Cayenne parcheggiato sotto casa.


Tavolini bassi che ti fanno venire la sciatica solo al pensiero di mangiarci sopra, bicchieri che al primo lavaggio con il detersivo della Lidl si frantumano. Insomma, oggetti per una casa che non è la tua e in cui devi solo stare in piedi senza appoggiarti, nemmeno respirare. La padrona di casa, vero fulcro della serata, riceveva i suoi brillanti ospiti tutti eleganti e ben vestiti. Tutti tranne lei. Mi sembra giusto, inauguri il tuo negozio e ti vesti come una spogliarellista bielorussa, una mossa da campionessa dello stile.


Torniamo al cibo, emblema del nostro arrivo in questa dimensione Bauhaus, si avvicina il cameriere che mi porge un piccolo bicchiere con qualcosa di indefinibilmente giallo al suo interno. Annuso, non capisco, qualche ciuffo rosso sopra, riguardo, doppio boh. Chiedo “Ma che è?” “Purè di patate caldo con fili di peperoncino”. Mollo sul tavolo di resina nero quel bicchierino, convincendomi che si sarebbe mangiato qualcosa di veramente interessante per secondo, nel frattempo la signora platinata avvolta nei suo cadaveri di volpe si era fatta fuori un’intera piantagione di patate e beveva ettolitri di vini a causa del peperoncino.


Il secondo, un “piatto unico” consisteva in un cappelletto in brodo, dove il numero uno che vi ho indicato non è casuale ma quantitativo. Un cappelletto, uno. Uno di numero. La forma e la location saranno state anche all’ultima moda ma del catering se ne occupava meglio “La trattoria di Zio Gigino”, lui ci avrebbe messo anche qualche bel pezzo di salame e la mortadella, altro che filini di peperoncino. Ho preso il Borsalino e me ne sono andato, l’effetto del vino si faceva sentire, lo stomaco brontolava. “Ragazze andiamo, vi porto in un bar in cui fanno un ottimo aperitivo, c’è tanta gente quindi non si accorgono se mangiamo ma non consumiamo”.


Pezzente sì, scemo no.


Lo so che cominciate ad odiarmi. E non posso darvi torto ma io amo scrivere come pochi al mondo e se nella gerarchia dei blogger voi siete i lettori, si salvi chi può.

lunedì 17 gennaio 2011

Fashion Bloggers o Fashion Buzzicons?



" AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Carissimo! Eccomi qui, che ti scrivo, sinceramente è da molto che vorrei porti la mia domanda, che è questa: cosa sono l'eleganza e lo stile per te?
Al giorno d'oggi ci sono fin troppe "fashion blogger", che con look decisamente discutibili cercano di farsi strada. Alcune ci riescono (senza fare nomi, penso capirai) e sono idolatrate in modo a mio parere eccessivo. Insomma io come modelli d'esempio (nell'ambito della moda) considero Audrey Hepburn, Grace Kelly; insomma donne con la D maiuscola, eleganti, raffinate e di classe. Troppo legata al passato? Forse, ma con quello che c'è oggi in giro puoi biasimarmi? Baci!

Silvia

Cara Silvia, ti ringrazio per questa domanda, è un modo di esprimere il mio punto di vista nonostante si evinca in quasi tutti i post del blog. Che dire, questo fenomeno è nato nel nulla, persone che non hanno competenza riguardo al sbrilluccicoso mondo della moda dicono la loro e diventano modelli di stile da assimilare. Se sia giusto o no questo non posso giudicarlo, posso però far sentire la mia opinione, e vi assicuro che la mia voce si sente.
Non seguo alcun blog di moda perché trovo che lo stile debba nascere dalla propria personalità, dal proprio gusto e dalle proprie abitudini di vita. Se sei uno studente fuori sede (nel mio caso) non puoi sicuramente basare la tua esistenza su cosa e come indosserai alcuni capi del tuo armadio. Avete idea dell’ansia di dover tutti i giorni comprare o decidere come vestirsi per fare sempre nuove foto, inventarsi nuove locations, nuove pose senza sentirsi un manico di una scopa e soprattutto trovare qualcuno che come uno scemo ti segua in questa follia, tutti i giorni. E sottolineo tutti i giorni. Per non parlare poi di oggetti super costosi che scatenano l’invidia di ragazzine in crisi da shopping convulsivo, dove una Chanel luccica nei loro occhi e quando vedono una foto di una sedicente fashion blogger si dimenano come possedute. Favolosa, stupenda, meravigliosa, sei unica.
L’aspetto più discutibile è l’assenza totale di umiltà. Se si diventa famosi per un effimero blog si deve avere anche la capacità e lo spirito critico di ammettere di non aver fatto nulla di straordinariamente fashion, mia nonna abbina la borsa alle scarpe come qualsiasi altra donna dell’universo, non è stata eletta modello di stile anche se per me lo è molto più di qualsiasi servizio fotografico. “Intervista, inviti a sfilate, nuovo outfit, shooting, party” ultimamente si sentono solo queste parole, non c’è un atteggiamento divertente e ironico, soprattutto autoironico, conosco una sola fashion blogger che è estremamente divertente e prima di mostrare le sue fantastiche Balenciaga, mostra il suo lato frivolo, giocherellone. Si diverte e fino a che c’è simpatia e leggerezza allora il buon risultato è assicurato. L’autocelebrazione è fastidiosamente presuntuosa, è peggio della cafoneria e della mancanza di stile. Puoi avere al braccio le migliori borse del mondo ma se non sorridi e se cammini sui tuoi tacchi vertiginosi a venti metri da terra guardando dall’alto in basso le persone allora non ti serve a nulla. L’ho detto più volte, la semplicità e l’eleganza non vengono dal nostro armadio ma dalla nostra educazione. Mi piacciono le ragazze acqua e sapone, quelle che pur vestendo al mercato riescono ad essere sobrie e decorose, non è necessario avere una borsa firmata o un capo omologato alla moda del momento, al contrario, bisogna osare, divertirsi e avere gusto, passare inosservati è meglio che essere idolatrati. Detto questo ragazze scusate ma ho la settimana della moda è iniziata, ho un mare di inviti da smaltire, una qualche dozzina di sfilate a cui assistere in prima fila, qualche afterparty con Anna Wintour, un vero e proprio stress. Stay tuned miei fans, guardatemi in televisione, sono stato intervistato da Studio Aperto. Vi amo, vi lovvo. [Spero abbiate capito che sto scherzando. L’unico evento al quale siederei in prima fila è la Sagra della Porchetta di Ariccia].

sabato 15 gennaio 2011

GNAM vs MAXXI












Sto ancora digerendo quel chilo di tiramisù che la mia migliore amica ha deciso di lasciarmi nel frigo attentando ufficialmente alla mia salute. E’ iniziata la settimana della moda, te pareva, altro giro altra corsa, Dolce & Gabbana incanottati, Frankie Morello ci fa vedere qualche staffa ecc.. Un continuo ululato, modelli imbronciati, tutto visto e stravisto. Io che come voi non ho nessun invito per nessun evento mi dissocio e parlo d’altro. Così vi riporto un piccolo articolo che ho scritto per un progetto dell’Università. Ho visitato i due maggiori musei d’arte contemporanea a Roma e li ho descritti evidenziando le differenze stilistiche. Se lo trovate un po’ accademico sappiate che la ragione è che doveva leggerlo la professoressa, non potevo arricchirlo di tutti i miei soliti fronzoli.

Visitando i due maggiori spazi espositivi d’arte contemporanea a Roma, la Galleria Nazionale d’arte Moderna e il Maxxi, si denotano subito differenze stilistiche dovute sia alle due epoche storiche a cui appartengono, sia per il contesto urbano circostante.
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna ospita la più grande collezione d’arte contemporanea in Italia, nata nel 1883 la prima sede fu allestita al Palazzo delle Esposizioni, nel 1911 per i festeggiamenti dei primi 50 anni dell’Unità d’Italia venne costruito l’edificio attuale a Valle Giulia dall’architetto romano Cesare Bazzani. Il Palazzo delle Belle arti ha una struttura classica, segue i modelli espositivi dei musei ottocenteschi in cui grandi saloni intitolati si susseguono delimitando un percorso preciso, ordinato, cronologico, il visitatore non è disorientato dalla struttura. Il contesto i cui è inserito è storicamente contemporaneo, la zona del quartiere Parioli alle spalle della Galleria trova il suo sviluppo proprio intorno ai primi decenni del ‘900, esattamente come Piazzale delle Belle Arti che ricongiunge il vialone verso il Tevere. Frontalmente si apre il Giardino Zoologico e il Parco di Villa Borghese, divenuto parco Pubblico con l’Unità d’Italia.





Diverso invece il Maxxi, Museo delle Arti del XXI secolo, progettato dall’architetto iracheno Zaha-Hadid nel quartiere Flaminio, una zona prettamente residenziale nelle vicinanze dell’ansa del Tevere. E’ costituito da un enorme spazio circostante creato per ospitare eventi, un percorso pedonale che si districa per tutta la parte esterna. La collezione permanente è in continuo divenire grazie a donazioni, affidamenti o tramite progetti di committenza. L’architettura è già di per sé un’esposizione ingigantita dell’ingegno umano, dell’arte del 2000 in cui il visitatore si trova disorientato dall’imponenza della struttura con un sistema di scale complesse e da una scelta minimale della gamma coloristica. Non vi è un percorso espositivo dichiarato, al contrario si susseguono ampi locali in cui molte installazioni di artisti contemporanei convivono. E’ un luogo che vuole essere il simbolo delle nuove arti, dell’arte polivalente del XXI secolo ospitando una Biblioteca, un archivio. E’ uno spazio versatile aggettato in un quartiere denso di popolazione ma privo di centri culturali, di musei cittadini.

Visitare questi due poli è stato interessante, entrare nei progressi edilizi di una città così stratificata come Roma in cui il contemporaneo deve forzatamente associarsi ai linguaggi classici, conviverci, simulando un’armonia urbana.

mercoledì 12 gennaio 2011

Gennaio, il mese dei pessimi Outfits


Ebbene sì, continua la mia felice collaborazione con il sito http://www.pensorosa.it/ seguiteci nelle varie rubriche di moda, gossips, style e tutte quelle cose che ci piacciono ma che ci fanno perdere un sacco di tempo, tempo che rubiamo allo studio.

Gennaio, lo chiamo il mese della sfiga. Un mese estremamente triste, freddo e lungo. Inizia con un brindisi continuo abbinato ad un trenino scoordinato finendo in bellezza coi giorni della merla. I giorni della Merla? Ma perché? Chi ne ha mai sentito il bisogno? Sono i giorni in cui le temperature raggiungono livelli minimi, i giorni più freddi dell’anno. E gli altri? Non mi sembrava di stare ai Caraibi l’altro giorno quando hanno dovuto accendere la stufa anche alla Madunina che rischiava di diventare la punta di un iceberg. Poi ci sono i saldi solitamente in concomitanza con l’arrivo della Befana. Uh-cielo-funesto-che-ansia. Chi ha come me, consideratela anche una fortuna se volete, ha come amico su Facebook qualche Fashion Bloggers, si sarà accorto del conto alla rovescia che fanno in attesa di poter far shopping (come se non lo facessero mai) risparmiando qualcosa. Addirittura una lista della spesa, ore interminabili di fila davanti a Gucci, Via Monte Napoleone invasa da macchine, sacchetti, borse e tacchettio inquietante.


Un’energumena russa alta due metri ti spintona perché deve correre, si dice che da Versace se spendi 4.000 euro le commesse ti fanno anche un sorriso. E Moncler? Inavvicinabile. Prima o poi qualcuno organizzerà un Flash Mob nel negozio facendo la lotta dei piumini. Per non parlare di Tiffany, se solo potesse Audrey andrebbe al Mc Donald’s a fare colazione vedendo tutta quella coda. Ma per comprare cosa? Non credo facciano grandi sconti in questi negozi del quadrilatero delle Bermuda. Se poi risparmi recuperi tutto pagando tre euro all’ora al parcheggio di Piazzale Diaz. Li mortacci tua direbbe un sano e genuino Alberto Sordi. Io non riesco a comprare coi saldi, sarò l’unico al mondo ma l’idea di mettermi a cercare l’occasione in mezzo al deserto dei tartari lasciato da chi ha avuto più coraggio e fortuna di me, mi stanca solo al pensiero. Poi non sono fortunato e mi stufo subito, compro le uniche cose non in saldo mentre tutta Milano indossa quello che avrei voluto portarmi a casa senza però riuscirci. Una passeggiata in centro poi è più stancante di una maratona e più pericoloso del pattinaggio sul ghiaccio senza vestiti, quando piove è quasi sconsigliato l’ avvicinarsi alla galleria perché il pavimento è mortale. Rischiare di scivolare finendo a gambe all’aria venendo deriso da tutti e fotografato da giapponesi in infradito e bandierina in testa, è il mio peggior incubo.


Gennaio è anche il mese degli studenti, noi che studiamo tutto il giorno senza levarci il pigiama, indossando anti-estetiche e anti-stupro tute di colori indefinibili che vanno dal rosso fuoco a quel viola ciniglia con scritte brillantinate. So che vi riconoscete in questo “out-fit” all’ultimo grido ( di disperazione) perché sapete di avere una coda di cavallo, calzettoni di lana merino, pantofole di Hello Kitty o tigrate e infine, il tocco magico, il dentifricio in faccia perché su Yahoo answers avete letto che è l’ideale per asciugare i brufoli. In questo periodo è necessario limitare i rapporti sociali, non sono gradite visite di cortesia a sorpresa perché sarebbero deleterie per chi vi vede in queste condizioni, bisogna tenersi lontano dal cibo perché le crisi nervose da esami imminenti proliferano e vi fanno inghiottire qualunque cosa. Crisi di salato reiterate con mezzo chilo di salamino piccante, precedute da crisi di dolce in cui si spalma la nutella sul pane. Spalmare delicatamente viene tradotto nel gergo dello studente sotto esame in “affogare” un micro pezzetto di pane in un barattolo intero di Nutella, per poi non essere soddisfatti e continuare a “pulire” il bordo con il cucchiaio.


Scommetto che state ridendo sotto i baffi, proprio quelli che vi farete (spero) durante il restauro pre-esame. Regola numero 1, mai andare in pessime condizioni davanti ad un professore, la dignità prima di tutto. Ah dimenticavo, essenziale per la preparazione di qualsiasi esame, il pile dai colori fluorescenti che usavate per sciare ai tempi delle settimane bianche in famiglia. Solitamente databili all’incirca intorno ai 14 anni.
Non vi preoccupate, state leggendo uno che in questo momento indossa un paio di pantaloni della tuta rossi con qualche buco qua e là, la maglietta del pigiama e una felpa arancione tamarra oltre ogni possibilità umana. Quando voglio essere più “elegante” ho una vestaglia scozzese. E poi mi accusano di non saper nulla di moda. Tsè.

domenica 9 gennaio 2011

Che personaggio storico essere?



"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo, se potessi essere un personaggio storico quale sceglieresti? E perché?

Carlotta.


Uhm. Questa non è una domanda facile a cui rispondere. Ci ho pensato parecchio perché non volevo affrontare l’argomento con superficialità, manco dovessi parlare della Pace nel mondo.
Sono un appassionato di storia e come ho detto spesso nel blog mi piace leggere le biografie di personaggi storici che hanno avuto una valenza importante come uomini ma anche come detentori di potere. Settimana scorsa ho visto un documentario ben fatto sulla città di Firenze nel Rinascimento. Quale uomo più colto, sensibile e attento alle arti e alle scienze di Lorenzo Il Magnifico. E’ un caso che abbia il suo stesso nome, un nome fiorentino, che ha una sua essenza raffinata. Signore di Firenze, scelto dal nonno perché aveva trovato in lui le caratteristiche ideali per regnare su una città che risplendeva di luce propria in tutta Europa. Durante il suo regno ha riunito attorno a sé i grandi artisti del Rinascimento come Botticelli, Brunelleschi e il giovanissimo Michelangelo di cui aveva intuito le grandi doti artistiche accogliendolo all’interno della sua famiglia. Era un uomo dedito all’arte, alla letteratura, scriveva poesie e canzonette, visitava chiese conventi (questo “hobby” ammetto che non mi appartiene) e partecipava alle giostre della città.
E’ morto nel 1492 dopo una vita passata a fare da ago della bilancia in un paese costellato di ducati, marche, ducati e principati. Una data simbolo, l’anno della scoperta delle Americhe e cardine della storia moderna. Non ho la presunzione di assomigliare a Lorenzo Il Magnifico, non sono stato dipinto da Botticelli in preghiera davanti ad una Madonna in trono, però come lui coltivo l’amore per l’arte e la letteratura, sono sensibile alla vitalità umana e alla spensieratezza di un’epoca affascinante. Poi al contrario suo non sono un Medici, mio nonno non era signore di Firenze, non portavo zibellini e non avrò una progenie che siederà sul soglio di Pietro o sul trono di Francia.
E voi che personaggio sareste? Vi consiglio se siete appassionate di storia le biografie di regine e donne intriganti come Marie Antoinette, Madame Pompadour, la Zarina Alessandra, Paolina Bonaparte e Sissi. Donne che sono passate alla storia perché hanno saputo dichiarare il loro carattere in un’epoca che le voleva schiave dell’egocentrico maschilismo e che le vedeva come scambio per matrimoni infelici.

giovedì 6 gennaio 2011

Fescion a chi?































Martina, si chiama così questa sedicente bionda che vedete nelle foto. E’ una mia compagna di università, con cui subito si è instaurato un rapporto d’amicizia sincero basato su prese in giro, battute da camionisti e gesti da ghetto americano.
Si è prestata a queste foto con spensieratezza, un pomeriggio non sapevamo che fare e tac. Scatta di qua, vesti di là ed è nato questo post che di moda non ha nulla, non ricordo nemmeno il motivo della scelta degli outfit, non eravamo drogati ma ridevamo come pazzi.
Lei è così, nell’animo è una commessa di Terranova, un maschiaccio e non ha peli sulla lingua, riuscirebbe a far tacere anche un lottatore di Wrestling con il suo elargire parolacce e nuove imprecazioni. Non smettiamo mai di parlare, di qualsiasi cosa. Arte, moda, cultura, sesso, veline, televisione, cinema, letteratura e scarpe. Il mio blog ma senza sconcezze, siamo gente raffinata.
A Roma ci siamo divertiti tantissimo insieme, dopo una visita infinita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, ci siamo catapultati su due enormi Big Mac come la Ferragni si butterebbe a capofitto su un paio di Sergio Rossi in saldo al 70%.
Marty è una frociara. Una di quelle ragazze che inconsapevolmente si innamora di ragazzi sensibili, curati, ben vestiti e con un’altissima probabilità di scoprirsi gay. Lei lo sa, si diverte e ci ride sopra, si vede a 40 anni con un marito che l’accompagni felice a fare shopping e che le consigli cosa indossare.
Un giorno a lezione aveva un cappello nero e le ho detto “Marti quanto sei Britney oggi?”. La risposta è stata geniale, quasi commossa “E’ il miglior complimento che qualcuno mi abbia mai fatto, ti amo”. Risate, spensieratezza e un pizzico di Trash-style.
Sono contento di averla incontrata e sono certo che avremo ancora tantissime cose da fare insieme.

A te Marti, mia pezzentona.
Tuo
Lollo.

lunedì 3 gennaio 2011

Padova: da Canova a Barbie


























































Herpes. Detto alla francese assomiglia quasi ad Hermes. Niente più sbagliato, questo enorme bubbone fastidiosissimo e anti-estetico più di un giubbotto di jeans scolorito, è una mia spina del fianco, una punizione divina che mi viene inflitta almeno due volte all’anno. Ce l’avevo il giorno del mio diciottesimo compleanno e ce l’ho oggi. Non è una data importante ma mi rode lo stesso.
E grazie a voi che per qualche oscuro segreto leggete il mio blog, ho avuto anche suggerimenti per un’eventuale cura. A dire il vero il mio rimedio è quello di segregarmi in caso come una monaca di clausura per evitare di spaventare qualcuno. Potrebbe anche essere un ottimo motivo per mettermi seriamente a studiare evitando di girovagare per l’Italia come un dandy squattrinato.
In meno di un mese sono stato due volte a Roma, sono tornato quattro volte all’ovile milanese, ho passato un capodanno a Parma con nuovi e vecchi amici e non contento ho indetto anche quella che mio padre chiamerebbe una “Gita sociale” a Padova.
Padova, un freddo siberiano, un grigio Lombardo, una città ricca dal punto di vista artistico. Se siete interessate ho buttato un occhio anche alle vetrine, Gucci, Louis Vuitton e Hermes ci sono, voi andateci, io aspetto fuori come i cani. Bei negozi, gente elegantemente vestita. Io sembravo un profugo, al posto del solito fagotto scozzese una tracolla verde acido.
Mi è piaciuto molto il Monumento commemorativo dell’11 Settembre in cui è innestato una trave di quel World Trade Center che divenne il simbolo del terrorismo internazionale.
Ho scelto Padova perché non c’ero mai stato e perché avevo letto di una grande mostra. “Da Canova a Modigliani” Il volto dell’Ottocento. Uno sguardo attraverso i volti di personaggi dell’alta aristocrazia, della letteratura e dell’arte. I ritratti sono i miei soggetti preferiti, c’erano pezzi di collezioni private che solitamente non vengono ceduti per alti costi d’assicurazione, busti di principesse o imperatori che hanno fatto storia. Pittori significativi come Hayez che ha ritratto il celeberrimo Manzoni (è uno dei miei quadri preferiti), Boldini a cui ho già dedicato un mio vecchio post (8 novembre 2010), Modigliani con le sue forme più moderne e poi tanti altri che hanno reso immortali volti di questo secolo. Se vi capita di passare per Padova vi assicuro che ne vale la pena.
Come vale la pena vedere la Mostra “Giorgione a Padova”, dove viene esposto la famosa opera del pittore veneziano “La tempesta”. Datata 1509, l’anno successivo Giorgione muore di peste e il suo grande allievo Tiziano per certi versi supererà l’arte del maestro. Questo quadro è affascinante, uno di quelli che non smetteresti di guardare per capirne il segreto. Dopo cinquecento anni ancora non si è giunti alla conclusione attorno al mistero del soggetto rappresentato. L’allegoria di Venezia? Adamo ed Eva? Molti studiosi però sostengono che gli edifici sullo sfondo possono essere riconducibili proprio ad uno scorcio della città di Padova. Sarà vero? Sicuramente le prove a sostegno di questa tesi sono valide e credibili.
Poi ancora da visitare La cappella Ovetari nella suggestiva Chiesa degli Eremitani, affrescata da Mantegna e completamente distrutta l’11 Marzo del 1944 da un bombardamento alleato. Si sta cercando di ricostruire i miserabili frammenti che ci sono rimasti, a partire da qualche disegno antico ma vedere le fotografie dell’epoca scattate appena dopo il bombardamento è un colpo al cuore. Un’altra chiesa molto bella e tipicamente veneta è la Chiesa del Santo. Mi sono imbattuto in un numerosissimo gruppo di fedeli che volevano baciare la tomba e la reliquia di Sant’Antonio. Per carità che paura, sono parecchio psicolabile su questi argomenti, la venerazione di un santo non mi si addice. Mi fanno poi molta impressione quei loculi con dita, capelli, unghie incarnite o teste. Brr.
Poi un cappuccio nel suggestivo Caffè Pedrocchi, elegantissimo, dall’aria imperiale, somiglia al ridotto di un teatro dell’Opera, ti sembra di vedere le donne impiumate, baciamani cortesi. Poi ti giri e vedi una cafona arricchita che spingendo il suo passeggino-Suv-Porsche Cayenne con sopra una bambina che potrebbe fare la maratona di New York, distrugge le calcagna dei malcapitati che incrociano il suo tragitto.
Correva verso una saletta del Caffè. Sapete il motivo? La mostra di un noto collezionista di Barbie. Sono entrato. Un’esplosione vulcanica di fucsia mi ha aggredito, era come se fosse stata buttata una bomba nell’armadio di Hello Kitty. Ho subito scritto un messaggio alla mia carissima amica Aleccia, ancora aspetta che qualcuno risponda al suo invito sul pomeriggio di follie giocando a Barbie e Ken. Erano esposti pezzi unici in porcellana, le edizioni limitate di Barbie Dior, Barbie Marylin Monroe, Barbie Audrey Hepburn nel film “My fair Lady”. Poi quelle anni ’70, come la ginnasta Barbie Medaglia D’oro, quella tamarrissima con la cotonatura anni ’80. Le bellissime Barbie Fabergè che hanno un valore inestimabile, quelle vestite da un famoso costumista di Hollywood. Le più belle però rimangono: Barbie Josephine Bonaparte, Barbie Marie Antoinette e Barbie Elisabetta I. Una accanto all’altra. Meritavano una standing ovation. E poi Ken finalmente abbigliato come un cristiano. Trench, valigetta ventiquattrore e Borsalino. Altro che canotta e infradito. La mostra chiude il 7 Gennaio. Che aspettate?
Come da copione prima di ripartire per tornare a Parma ho fatto tappa al Mc Donald’s. Vi sembro il tipo di blogger che schifa le patatine fritte intrise di olio radioattivo e che non mangia un sano Big Mac? Magari potessi resistere a quel richiamo di puzzo.
Padova è bellissima e nasconde tesori irresistibili, se siete fortunati potrete vedere anche il genio di Giotto espresso nella Cappella degli Scrovegni, dove è dipinto il primo “presepe” come lo intendiamo noi Occidentali. Con il Bue e l’asinello che nelle nostre statuine sono sempre ridotti malamente. Io non sono riuscito ad entrarci, per-din-din-rindina.
Un ultimo consiglio, andateci in compagnia di una persona che sappia apprezzare una gita spartana, l’arte, la puzza dell’incenso. Qualcuno che sappia cantare l’Alleluia imitando i fedeli raccolti in preghiera, che vi guardi con il sorriso e soprattutto che non svenga alla decima mostra. Qualcuno che non schifi (o che lo nasconda bene) quell’orrendo herpes che si gonfia sempre di più. Io l’ho fatto.