giovedì 5 maggio 2011

Dramma su tutta la linea (telefonica)

Ho sempre avuto il timore di essere vittima di un disturbo bipolare. Lo noto soprattutto quando sono colpito da una delle mie sfighe quotidiane, all’inizio pesto i piedi come un bambino a cui la mamma non concede lo zucchero filato, poi urlo come un soldato americano e mi scappa anche qualche lacrimuccia stile cartone giapponese.
Dopo cinque minuti me ne faccio una ragione e porgo alla sfortuna anche l’altra guancia, gesto che sembra apprezzare dato la facilità con cui si ripropone.
L’ultima mia avventura, io parlerei di disavventura, è stata la perdita definitiva, completa, perenne del mio telefono cellulare. “Oh mio Dio Lollo, come hai fatto” “Davvero, e come stai?”. E’ stata dura, una perdita difficile da digerire, una sepoltura degna di un vero imperatore del sacro romano impero. L’ho perso, puff, sparito, svanito nel nulla della pista ciclabile vicino a casa.
Ero in bicicletta, sfrecciavo contento delle mie quasi cento vasche in piscina, mi sentivo tonico e aitante come una comparsa del film Trecento, pedalavo allegro, inconsapevole della tragedia inverosimile che sarebbe accaduta da lì a poco. L’ultima volta che ho guardato il telefono erano le 22.42 di un classico martedì sera di primavera. Chili di pioppi mi si spiattellavano in faccia, migliaia di moscerini nidificavano nella mia laringe ma io canticchiavo beatamente con la musica a tutto volume nell’orecchio.

Parma ha delle meravigliose piste ciclabili, anche discretamente illuminate. Una volta rientrato nel palazzo, chiamo l’ascensore, e scopro il fattaccio. Il corpo del reato era sparito. Avevo perso il mio Nokia XXXX (Qualcuno conosce il nome del proprio modello?) per la prima volta nella mia lunga vita da cellulare dipendente. Le ho pensate tutte, speravo di farlo vibrare e sentirlo vicino a me, in una tasca remota di una borsa Freddy acquistata in un mercatino da vero pezzente. Niente, lui non c’era.
Ho sfiorato la tragedia cercando invano di rifare per ben quattro volte la stessa pista ciclabile. In effetti, con la fortuna che posso millantare, secondo voi non riuscivo a ritrovare un cellulare nel cuore della notte tra cespugli, erba e addirittura un torrente? Mi sono creduto Indiana Jones per qualche minuto, ci ho sperato fino a stamattina quando sulla via delle ricerche da F.B.I. ho incontrato una signora e un delizioso cagnolino. Non era un cane da tartufo ma ho seriamente pensato di farmi aiutare, poi ho preferito non compromettere la mia dignità.

Tornato a casa sconfitto e amareggiato (ciliegina sulla torta: un temporale) mi sono messo il cuore in pace e mi sono detto “Lollo, è la volta buona che ti compri il cellulare” ammiccando con l’occhio sguercio. Ecco, appunto, io che mi compro un cellulare. No, io i cellulari li ho sempre ricevuti di seconda mano. A cominciare dal primo, un  Nokia 3210 di un amico di mio fratello che ha voluto cinque euro. La batteria cinese funzionava per mezzora e prendeva solamente a testa in giù. Lo amavo. Poi quello vecchio di mio padre, quello vecchio della mia amica e ancora un 3310 (notare la fedeltà Nokia che mi caratterizza). Il primo telefono funzionante e nuovo mi è stato regalato ai diciotto anni, sembrava troppo tecnologico per i miei gusti ma è stato amore fin da subito, sostituito solo due anni fa quando si è accasciato su se stesso. Una vera e propria eutanasia.

Lì ho giurato che non avrei mai comprato un telefono che potesse superare le sue capacità, e così è stato, anziché evolvere sono retrocesso ad un modello da novantenni miopi. Il mio splendido telefono disgraziatamente perduto era aitante, affatto veloce ma furbo. Capace di destreggiarsi tra chiamate e trilli, addirittura si preoccupava di filtrare i numeri poco graditi nascondendomi i messaggi della mia ex dolce metà. Era un segno, voleva proteggermi.
L’ho visto crescere, lievitare e consumarsi, i tasti non si leggevano quasi più, ogni tanto impazziva ma poi ristabiliva il suo ordine organico. Ricordo come fosse ieri quel giorno che ha imparato a tuffarsi cadendo in piscina. Non è annegato, l’ho salvato e dopo due giorni di coma sul calorifero è risorto come fosse nuovo. Oddio, non proprio nuovo, diciamo funzionante.

E così quel mattone pesante 3 chili non vibra più nella mia tasca. Cadeva, si sfracellava in venti pezzi ma poi non mi abbandonava. Ora invece ho un nuovo modello, uno sfondo tutto glitterato, pare faccia anche le fotografie, per non parlare di quando ricevo una telefonata“Oh mamma, chi ha questa musica così tamarra come suoneria?” salvo scoprire che è tua.
Tunz Tunz Tunz. Se sentite un telefono con un suono ignobile in perfetto stile “Sono stato al ristorante di Dolce e Gabbana a Milano e indossavo un completo bianco gessato con stivali a punta di coccodrillo”, sappiate che è mio. E sappiate anche che mi dissocio.

11 commenti:

  1. O_O Nooooo povero Lollo! Ti faccio le mie condoglianze.
    Il mio è morto a ottobre e mi è toccato comprarne un altro, ad un prezzo piuttosto salato per un Nokia, però la sua macchina fotografica funziona così bene! ;) Tutti i miei cellulari morti comunque li conservo in una scatola, in fin dei conti sono pezzi tecnologici vintage! ;)

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  2. Povero Lollo, le mie tecno-condoglianze :'(
    Togli la suoneria però please! Meglio una discreta vibrazione che il tunz tunz tunz... ;)
    Kiss

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  3. Beh il mio è aziendale ed ho scoperto di essere in un'azienda un po' tamarra: è bianco....
    ossequi
    http://dontcallmefashionblogger.blogspot.com/

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  4. mi dispiace per la perdita, ti do le mie condoglianze...
    capisco anche il dolore di comprare un nuovo cellulare, io non l'ho mai fatto, ho sempre riciclato, quello attuale è un regalo (grazie al cielo!).

    Buona giornata! :))

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  5. Condoglianze per la perdita *_*
    Ti seguo già da un pò, ma ancora non avevo lasciato un commento, ne approfitto per farti i miei complimenti per il blog ;)
    http://rosachiara-confetturarosa.blogspot.com/

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  6. Ah come ti capisco... è capitato anche a me e ci sono rimasta malissimo! ero in montagna, dopo avere passato la giornata sulle piste da sci mi sono accorta che lui era magicamente sparito dalla tasca della giacca...ovviamente, inutile sperare in un ritrovamento.. sarà stato sepolto sotto metri di neve...
    cose che capitano!

    xxx

    F.details

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  7. Povero!!! Ti eri affezzionato eh?! Vedrai che ti abituerai al tuo nuovo Nokia così come ho dovuto fare anch'io! Il mio Nokia N70 mi ha lasciato un sabato sera senza nemmeno dirmi il perchè!

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  8. nooo povero lollo.. ti capisco in parte, deve essere una cosa terribile.. anche a me non interessa avere l'ultimo modello di cellulare, basta che sia fedele a me e questo mi basta.. una volta ero in montagna, tiro giù la zip della tasca e ...... DOVE SEI CELL?!?!?!? sono ripassata nei posti in cui poteva essermi caduto ed era lassù, su quella montagnetta di neve, solo e infreddolito nella fossa che il suo peso aveva scavato.. l'ho ripreso con me e l'ho coccolato a più non posso..

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  9. Ah Ah Ah...mi hai fatto morire dalle risate!!! Sembri il mio ragazzo...anche lui come te con i cellulari!!! O li perde, o li rompe o gli cadono in acqua! Non è adatto per cellulari ultratecnologici! al max un cellulare gli dura 1 anno!
    Anche io avevo il 3210, è stato il mio primo cellulare! era bellissimo e poi dentro c'era Snake!
    Lollo 6 formidabile!!!
    Xo Xo
    Francy
    www.labarbeapapa-francy.blogspot.com

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  10. scene drammatiche, raccontate con un dolore nel cuore che si percepisce visibilmente. Non so che dirti, tranne che "pezzenti condoglianze".

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  11. L'ultima volta che ho perso il telefono sono tornata nel bar dove ero stata prima di tornare a lavoro e ho tormentato il barista, non contenta ho guardato sotto tutte le macchine parcheggiate nella via suscitando la curiosità di un cane che ha deciso di darmi una mano nella mia missione seguendomi macchina per macchina (...) l'ho fatto squillare ovunque bloccando passanti per strada, e alla fine me lo sono ritrovato nella mia autovettura che aveva deciso di non squillare proprio in quel lasso di tempo, il bastardo.
    Umiliata, sono tornata a lavoro e ho raccontato solo che era in macchina con il silenzioso.

    B.

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