giovedì 10 marzo 2011

Architettura e moda: una stretta di mano?

Un vero scrittore appunta e prende nota di tutto. Ebbene oggi mi sto dimostrando stoico, dopo un piccolo infortunio al dito indice destro ( non avrei mai pensato risultasse così indispensabile alla vita di un uomo) a causa di lavori domestici che non mi sono affini, sono qui pronto a scrivere la mia rubrica settimanale evitando così il licenziamento da parte della dolce Cristina.
Qualche mese fa ho partecipato ad un convegno presso l’Università di Parma inerente al tema “Architettura e Pubblicità”, diverse argomentazioni ci sono state somministrate senza presidi medici chirurgici e soprattutto senza poter mangiare delle patatine, il che avrebbe senz’altro accentuato un lato ironico e pezzente. Già mi vedevo sgranocchiare pop corn appena fatti (a casa ovviamente, per spendere di meno) chiacchierando con il mio vicino come fossi al cinema.  


Cecil Beaton per Vogue 1948
Uno degli interventi che mi ha incuriosito maggiormente trattava come soggetto principale la fotografia di moda e il rapporto con quel contenitore architettonico ricreato in studio nei servizi di copertina all’interno delle riviste. Il professore di semiotica Guido Ferraro presso l’Università di Torino ha così esposto le sue teorie, in modo persuasivo attraverso un ragionamento chiaro e nitido. Vogue, la rivista di settore più famosa al mondo, ai suoi albori non usava la fotografia per rappresentare al meglio gli abiti ma al contrario, il disegno. Il bozzetto veniva elaborato dagli artisti del XX secolo e illustrava i contorni di modelli, di accessori . Vogue parlava di moda, di buone maniere, di letteratura e tutto questo ricostruiva attorno alla modella disegnata un’architettura famigliare, l’interno di una casa dell’alta società perché quello era lo spazio scenico della moda dell’epoca.
Pian piano la fotografia si impone nella moda, la realtà della messa in scena mediata al sogno attraverso fondali dipinti, l’idea di un prodotto da desiderare, di un abito che diventa un simbolo di un’eleganza che la donna degli anni ’40 ammira.
La guerra sconvolge tutto, millanta altri valori quali la sopravvivenza. Non c’è spazio per la moda, non c’è tempo per i vezzi al femminile. Una fotografia che ha fatto storia è quella di Cecil Beaton, maestro della cultura raffinata dell’epoca (Oscar per i costumi di My Fair Lady), in cui una modella ben abbigliata e ben truccata guarda con amarezza una Londra distrutta dai bombardamenti, un cumulo di polvere e cenere.
Ma come? Prima gli abiti di Dior, di Chanel venivano collocati in ambienti sicuri, di stampo borghese, segni distintivi di un mondo a cui tutti aspiravano e ora? La modella cammina su un marciapiede qualunque, sporco, rischiando di sdrucire una gonna di chiffon e calpestando escrementi di cani con delle Ferragamo? Qui è la svolta cruciale.

Tutto cambia e tutto si evolve, la moda segue a ruota e se notiamo in tutti i giornali ci possono capitare degli ossimori molto forti nei servizi fotografici, come se la modella volesse un po’ anteporsi all’idea architettonica dell’ambiente in cui si trova. Così una ragazza dell’alta società che indossa un vestito lungo di seta indiana con ai piedi delle Louboutin per cui qualcuno potrebbe vendersi un rene, si ritrova su una scala antincendio di un comune sobborgo di New York.
L’architettura offre uno svincolo negativo in cui il soggetto si stanzia risaltando il prodotto, come se ti dicessero che con quella borsa puoi scostarti da un ambiente reietto alzando il livello sociale a cui appartieni. Mi seguite? Io no, non riesco a seguire nemmeno una puntata di “Un posto al sole” figuriamoci le vie contorte dei miei pensieri.

Non sempre l’ambientazione è in antitesi con la modella, Parigi fa da sfondo a tantissimi servizi fotografici in cui vengono illustrate le dinamiche di un look sofisticato, glamour, con le più belle piazze a partire da Place Vendome e i più bei alberghi della città più chic sul pianeta. Pensiamo a Milano, città moderna e all’avanguardia che è rappresentata per il suo design emergente, oppure a New York che è ancora radicata nel nostro immaginario collettivo come la grande mela, meta di una moda più estrosa e dinamica. Questi ambienti, questi stili possono causare o no una collisione con il prodotto pubblicizzato e il buon osservatore può farsi un’idea seguendo i propri gusti emotivi.
Meglio una borsa di Dior che costa più del palazzo sbilenco usato come location oppure un abito di Valentino immerso negli stucchi di Versailles? Che dilemma vi ho sottoposto. Mi scuso se a causa mia non riuscirete a digerire i supplì ripieni della nonna. [Io me li sogno la notte].
Campagna per Dior Homme, il riferimento al fotografo Elliot Erwitt è molto evidente.

26 commenti:

  1. Super(leggilo alla francese!!) !! Il più bello tra quelli che ho letto...forse perchè sono appassionata della fotografia di moda?!? Mmmmmh, sì , forse... :)

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  2. E come sempre un pensiero profondo e un po' di ironia! E ovviamente non potrei fare altro che darti ragione!
    Personalmente? Amo le campagne dove "la borsa" costa più del palazzo alle sue spalle!

    Andy
    http://andyfashionrated.blogspot.com/

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Grazie a te a a questo post mi sono fatta una cultura! (consideralo come un complimento visto che mio padre è architetto ma io comunque di queste cose non ci ho mai capito una cippa!)

    I supplì ripieni della nonna li ho digeriti lo stesso :)

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  5. Oddio vedo la parola pubblicità in ogni dove. Ho mandato un mio elaborato alla IULM e da quell'elaborato dipenderà un po' la mia esperienza universitaria nel campo della pubblicità, appunto.
    Solo che fino all'8 Maggio non saprò se mi prenderanno o se si prenderanno soltanto gioco di me... Porca puttana che ansia :-S

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  6. Ciao Lollo,
    ancora una volta fai scoccare dal tuo arco una freccia ben pepata e avvelenata...la moda vista come palcoscenico di un mondo artefatto dove lo stile non è il protagonista ma solo una piccolo spettatore che cerca di prendersi le luci della ribalta con scarsi risultati...ecco cos'è la moda qualcosa di fuggevo e spietato alla quale non riusciamo a stare dietro.Se ci facessi imbrigliare da lei saremmo suoi schiavi per nulla pensati...meglio lo stile che lo costruiamo noi forse anche con un Valentino ( per chi non l'avesse ancora capito è il mio stilista preferito...il suo stile inconfondibile e la sua classe sono una rarità ormai). Dopo ancora un messaggio farneticante ti lascio a una lieta serata...e se hai voglia leggiti l'ultimo mio post...baci buona serata Alex

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  7. Alessia, Valentino è pure il mio stilista preferito e ti assicuro che non solo lo si capisce ma è anche ben giustificabile come scelta!

    Dado, fammi avere notizie, significa che ti dovrai trasferire a Milano, la settimana prossima andrò allo Iulm a vedere la laurea di un mio carissimo amico, visto il titolo della tesi non posso mancare. L'argomento è Glee.

    Carolina, chiara e Andy, la fotografia di moda è un argomento davvero interessante e ricchissimo, anche io lo sto scoprendo e penso che dedicherò un altro paio di post a riguardo!
    Grazie a tutti!

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  8. wau ke dilemma!sai lollo questo credo sia uno dei pochi post che leggo con piacere ed interesse sui blog......ho fatto un corso sulla pubblicità ad ottobre scorso e lì ci hanno insegnato che molte volte i costi della pubblicità sono molto superiori ai ricavi del prodotto in questione....ritornando al tuo discorso direi che è meglio la borsa di dior xkè versailles è tutto oro che luccica solo....solo e soltanto sfarzo inutile!bacissimiiii

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  9. Che bell'articolo!
    eh eh eh...è un bel dilemma! :)
    un servizio ambientato in un posto "Upper class" con abiti da favola mi fa pensare alla distanza della moda dalle persone comuni e dalla quotidianità, ci vedo l'artificio e la finzione.
    lo sfondo metropolitano (o sudicio!)non sempre la rende più "vicina" ma spesso ne dà solo l'impressione o la speranza.

    perdonami il discorso spicciolo...
    buona giornata!

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  10. Mi trovi pienamente d'accordo con Morena Bowlandia... Con la sola variante che l'artificio e la finzione servono a far sognare anche la 30enne senza il budget necessario per comprare abiti stratosferici e borse di coccordillo... Che non per questo ha meno stile della modella sui trampoli fotografata di fronte alla Tour Eiffel.
    Post molto interessante Lollo. :)

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  11. io adoro i tuoi post dico solo questo *_*

    Giusy
    http://theglamouravenue.blogspot.com/

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  12. Sono d'accordissimo con Vivi!!
    I sogni sono stupendi e aiutano a vivere a patto che quando ti svegli non cadi faccia a terra ma ti alzi col sorriso, infili il tuo H&M perchè non puoi comprare (ahimè) un Valentino ma lo porti con la classe di Gisèle e allo specchio ti sorridi con orgoglio. Bel post e soprattutto un modo di scrivere che incanta!

    http://audreyinwonderland-audrey.blogspot.com/

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  13. Ciao Lollo, che spettacolo il tuo post, ti seguo!

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  14. grazie per il tuo commento sul blog! Adoro Moscino cheap and chic da quando sono adolescente...anzi da quando sono bambina! Immagino he belle vetrine a Milano...io sto vicino Pisa e non se ne vedono di queste cose...già se mi metto un cerchietto particolare la gente mi guarda male!!!
    Bello questo post, interessantissimo e complimenti scrivi benissimo. Mi trovo d'accordissimo con Vivi e Audrey!
    Ti seguo...se contraccamci mi farebbe piacere! grazie!
    Francy
    www.labarbeapapa-francy.blogspot.com

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  15. NICE BLOG & OUTFIT
    CHEK OUT MY BLOG http://styleinappearance.blogspot.com/
    IF YOU LIKE FOLLOW ME & I WILL FOLLOW YOU TO TO
    R.M

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  16. Quanto adoro i tuoi post!
    Sono colti ed ironici e gli argomenti mai banali!
    Comunque riguardo alla questione che hai sollevato, personalmente ritengo che l'essenza della moda consista principalmente nella capacità di generare un sogno a cui la gente possa aspirare, per cui locations ed abiti "devono" essere più o meno irraggiungibili.
    Certo poi sta all'intelligenza delle persone capire questo meccanismo edistinguere il sogno dalla realtà...
    un bacio!
    S

    http://s-fashion-avenue.blogspot.com

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  17. Lollo caro, inizio con il ringraziarti per il commento...
    Incuriosito dal titolo del blog ho iniziato a leggere qua e là e devo dire che mi piace molto!
    Inoltre ho visto che sei anche tu di Milano ;)

    Tuo nuovo follower
    MonsieurM.
    Saluti

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  18. Ciao! Grazie per il primo commento che mi ha fatto riflettere se << ma sarà un complimento?>>.

    Assolutamente tua nuova follower!Baci

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  19. Lollo dirti "ti stimo fratello" sarebbe decisamente poco. Tu sei MITICO!
    Non avevo ancora trovato un blog così divertente interessante e pure "diverso" dal solito. Fantastico!
    Mi hai fatto un sacco ridere col tuo commento su Cortina sul mio blog:-) Hai azzeccato in pieno la descrizione. Mancava solo parlare delle fisse labbra rifatte e delle tate + figli al seguito. Senza dimenticare aperitivo all'enoteca con maxi Birkin di Hermes.

    :-)
    Mitico, ti seguo ora!
    Se ti va di fare lo stesso sono su
    www.followpix.blogspot.com

    Comunque sei un'ottimo scrittore.Con papillon ovviamente!
    Un bacio, Anna

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  20. Grazie per il commento lasciato nel mio blog! ;) il tuo è proprio bello! Lo seguo su blogspot, se ti va segui anche il mio! :) http://neverland-lovefairy.blogspot.com/

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  21. HAI sbagliato blog sulla quale seguirmi!
    Il blog che attualmente uso è http://selenia-levolchanel.blogspot.com

    Baci pazzo

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  22. Grazie mille per il bel commento al mio post!ciao ciao

    http://damncreativity.blogspot.com/

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  23. Voglio il Valentino a Versailles....senza ombra di dubbio! Allora partendo dal fatto che come te sono un tipo all'antica, forse preferirei vedere sulle riviste dei disegni di Gruau affiancati gli shooting contemporanei. Il rapporto di antitesi tra modella e set credo sia riscontrabile tantissimo nei servizi di haute couture. Sul Vogue couture di settembre infatti c'erano modelle su un ironico cantiere stradale, oppure Elle di Ott o Nov vantava una modella, sempre in haute couture, letteralmente immersa in un bagno di chiffon all'interno di una mini cinquecento rossa. Non sono in grado di dire quale scelta stilistica sia migliore, se mantenere un fil rouge tra abito e contesto o un vero e proprio contrasto, ma personalmente apprezzo molto più la prima immagine di questo post, rispetto all'ultima! ;) Ciao Lollo!

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  24. "Così una ragazza dell’alta società che indossa un vestito lungo di seta indiana con ai piedi delle Louboutin per cui qualcuno potrebbe vendersi un rene, si ritrova su una scala antincendio di un comune sobborgo di New York".

    :-) bellissima questa frase! :-)

    Articolo molto interessante e divertente Lo!!!

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  25. bell'articolo e molto interessante, studiando io architettura! bravo!! ;)

    http://roberta-withlove.blogspot.com/

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  26. Io considero la moda una forma di architettura e quindi per me sono strettamente collegate.

    Te lo dice una studentessa di architettura che aveva ed ha come sogno il mondo della moda(Ed ho scelto architettura anche perchè considero una parte dell'altra).

    Mi piace moltissimo questo blog!!!! Fidati che c'è è davvero pochi degni di nota! Bravo bravo!
    Mi ha fatto molto piacere "scoprirlo"...grazie per aver commentato sul mio blog! Ti seguo senza pensarci troppo e spero di trovare qualche momento libero per leggere il più possibile.

    Adesso sono curiosa, ho letto che studi, ma cosa?

    Roberta

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