domenica 26 dicembre 2010

Capodanno in verde?



"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo, come ben sai mi trovo a Londra per imparare la lingua, mi interesso d'arte ma di moda sono un pò a digiuno. Per Capodanno avrei scelto questo vestito color verde smeraldo. Come abbinarlo? Che tipo di scarpe mettere?
Jessica

Jessichina. Innanzitutto ti abbraccio forte, sono mesi che non ci vediamo ma sono contento che in qualche modo riesci a seguire le mie scritture creative anche oltre la Manica. Quanti bei ricordi all'Università su quelle scomodisse seggiole. Comunque, non facciamo i sentimentali e preoccupiamoci di non farti sfigurare (cosa impossibile peraltro) al famoso cenone di fine anno. Quanta noia il Capodanno, è una festa di cui non sopporto la vena consumistica forsennata, si ha sempre l'ansia di dover far qualcosa che superi aspettative e umori. Preferisco fare qualche simpatica cena tra amici senza dover andare a ballare un imbarazzante trenino aspettando il conto alla rovescia di Fabrizio Frizzi. Quel vestito mi piace, mi piace il colore vivace e luminoso, starà senz'altro bene con la tua carnagione chiara e il colore dei tuoi capelli un po' rossicci, un po' biondo cenere. Come scarpe consiglio un paio di tacchi alti, neri, abbinati ad una bella pochette piccola, sobria ed elegante. Uno chignon se vuoi essere una Grace Kelly d'Inghilterra facendo sfigurare l'aspirante regina Kate, capelli selvaggi invece se vuoi darti ai party scatenati della Londra grounge. Non aver paura ad osare, tutto è concesso la notte di Capodanno, perfino volgari perizomi pizzati rossi sono diventati la regola per questa festività. Non esagerare con i gioielli, direi che puoi sfruttare la forma dell'abito per un bel paio di orecchini, eviterei la collana, troppo evidente e farebbe a pugni con il resto. Sarai senz'altro uno schianto italiano in una fredda e magica Londra. Tanti auguri e un abbraccio stritolante.

giovedì 23 dicembre 2010

Culturalmente Natale


Ho lasciato una Parma quasi deserta, i fuori sede spariti e tornati a casa, pullman pieni di Pugliesi carichi di valigie vuote torneranno con parmigiane, sughi e liquori locali. Che invidia, penso tutte le volte, mia madre è già tanto se mi fa la lavatrice. Arrivo a Milano, sul treno una ragazza seduta di fronte sgranocchia per due ore carote crude come fosse un cavallo, ma non mi dilungo perchè di binari e annunci di Trenitalia ho parlato fin troppo.

Milano, sotto Natale è splendida, sempre frenetica e stressata, di corsa e mai in riposo, mi emoziona sempre tornarci, anche se ne parlo male e mi diverto a prendere in giro i milanesi, so che ce l'ho scritto in fronte che faccio parte di questa "setta" con la sua maledetta "è" aperta.

Ho rischiato la vita in Galleria, quando diluvia si forma una patina d'acqua sulla passeggiata lastricata e oggi stavo letteralmente pattinando, mi sono nuovamente visto con le gambe all'aria, era successo sulla neve esattamente la stessa cosa qualche settimana fa.

Fila da Tiffany, fila da Abercrombie, Vuitton contava gli strascichi di morti e feriti calpestati dalla folla. Io sorridevo e andavo avanti con passo spedito. Non per snobismo ma per mancanza di grana non mi fermo. Quest'anno nessun regalo costoso, nessuna creatività forzata. Ho regalato alle persone importanti della mia vita, qualche parola, qualche frase che spero conserveranno nel loro cassetto del cuore.

Niente shopping ma cultura. E Milano capisce l'importanza dell'arte, la rivaluta. In questi giorni è in mostra a Palazzo Marino (Piazza della Scala) il celebre quadro del 1515 di Tiziano "Femme au miroir" ovvero "Donna allo Specchio", direttamente dal Louvre. Andate ad ammirarlo perchè è una meraviglia, la celebrazione di una sensualità e un gusto impeccabile. Se la stessa donna ritratta si presentasse ad un provino per fare la velina la scarterebbero subito, "Grassa" sarebbe l'aggettivo più dolce. Merita una visita, uno sguardo anche fuggevole perdendo la fila da Moncler.

Un salto anche al museo del Novecento, splendido esempio di attività culturale e intellettuale all'interno di un palazzo che da anni vedevamo ricoperto solo di pubblicità invasiva.

Modigliani, Picasso, Boccioni e tanti altri, avvolti in un'atmosfera moderna, estemporanea. Commuovetevi all'ultimo piano nella Sala di Lucio Fontana. Il panorama suggestivo. Una Milano sotto la pioggia, un'infinità di guglie svettanti.

Una scritta tricolore ricorda che il 2011 è l'anno del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia, un'Italia che sta andando al macero, e quegli italiani che sono sicuro chiederanno a Babbo Natale un po' di pace, di serenità, di cultura e di rispetto.


Tantissimi auguri a Tutti voi, che mi seguite, mi aiutate, mi rispettate, mi leggete, mi sostenete ispirandomi. Un felice, ciccione NATALE.

martedì 21 dicembre 2010

Imbarazzanti regole Vittoriane




"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"


Caro Lollo, che ne pensi di un bacio al primo appuntamento? Il mio ex storico ha aspettato il secondo per avvicinarsi e baciarmi, premeditato o spontaneo? Vale ancora quell'antiquata regola? Illuminami.

Pessima Frequentazione

Le pessime frequentazioni sono le mie preferite. Questa è la mia premessa letteraria, ho scelto appositamente la tua email per il secondo appuntamento (rimaniamo in tema) di questa nuova rubrica. Io non sono un sessuologo, psicologo, ma alla mia veneranda età so come vanno "certe" cose. Non scrivo per "Cioè" altrimenti mi divertirei moltissimo a rispondere in modo secco a domande come "Il mio ragazzo mia ha baciato, ho paura di essere incinta" firmate "Truppi-truzzi-92". Personalmente non sopporto le classiche regole vittoriane sull'attesa, i tempi, prima base, seconda base, terza base e goal. Insomma, se ci si trova a proprio agio ad un primo appuntamento e l'atmosfera di un giardino all'italiana, di una vista panoramica o anche in macchina prima di andare a casa, lo permette, perchè non farlo? Mai esitare nelle cose, vuoi baciarlo/a? Acchiappa o crea l'occasione e vai, chiudi gli occhi. "Eh mai io, sai, sono una brava ragazza, tutta gonna a pieghe e calzettoni". Perchè chi bacia al primo appuntamento è una poco di buono mentre il ragazzo che ci prova dopo due secondi può fare a spallate con gli amici? Assolutamente no. Conosco persone che stanno insieme da anni, si sono baciati al primo appuntamento, e conosco anche gente che ad un primo appuntamento è scappata a gambe levate inventandosi la degenza ospedaliera del nonno di un zio, fratello di un lontano cugino. In alcune cose bisogna essere istintivi e non farsi troppe domande, non sembrare disperati ma intelligentemente single, raffinati ma non altezzosi. Ho due regole per un primo appuntamento, se si superano le due ore allora il gioco è fatto, ci può essere un bacio oppure senza bacio ma con la richiesta di vedersi nuovamente. La seconda è il messaggio post-uscita. Il classico "Grazie per la bella serata". Semplice, esaustivo e non impegnativo. Se si riceve o si ha una risposta immediata ci sono tutti i buoni propositi. Per il resto, andate e baciate, al primo, al secondo, al quindicesimo appuntamento. Ah, una cosa, niente succhiotti, non sono più di moda.

venerdì 17 dicembre 2010

Caro diario

"Che tipo di diario vorrei che fosse il mio? Un tessuto a maglie lente, ma non sciatto, tanto elastico da contenere qualunque cosa mi venga in mente, sia solenne, sia lieve o bellissima. Vorrei che assomigliasse ad una scrivania vecchia e profonda o ad un ripostiglio capace, in cui si butta un cumulo di oggetti disparati senza nemmeno guardarli bene".

Era il 20 Aprile 1919, la penna che ha imbrattato questa pagina segnando l'eternità era impugnata da Virginia Woolf. Mi è capitato tra le mani questo libro, ero a Roma, nella libreria di mia Nonna in cui riesco sempre a trovare qualcosa che colpisca la mia fervida mente. Le lettere intime a se stessa vennero raccolte con cura, con interesse, dal marito che ne ha fatto un best seller della letteratura inglese. Leggere Virginia Woolf non è facile, non è una delle mie scrittrici preferite, ma questo diario è intenso, lo sto "spizzicando" piano piano concependolo come un racconto lento. Ventisette lunghi anni della sua vita, della sua follia e della sua arte. Perchè dovrei leggerlo in pochi giorni?

Mi ha fatto riflettere sull'idea del diario che abbiamo nel XXI secolo. Il blog è un diario? Posso scrivere sul blog quello che ho di più intimo? E' qualcosa di antiquato e retrogrado oppure è un modo di far sopravvivere qualcosa di noi che non sia raccolto in una chiavetta Usb? Io tengo un diario ormai da quasi dieci anni, era il 2001, non avevo nemmeno quattordici anni. Ci ho raccontato di tutto, all'inizio la mia vita sempliciotta di un classico adolescente con l'apparecchio e i brufoli, poi la scuola, gli amici, i primi viaggi, i primi amori, momenti delicati, lutti, pianti e giornate felicissime. Ora non potrei farne a meno, il mio taccuino Moleskine mi segue in qualsiasi parte del mondo in cui vado, raccoglie sensazioni e impressioni, come una macchina fotografica. Tutti i più grandi scrittori hanno tenuto un diario, tutti i nostri idoli storici (maschi e femmine) lo tenevano nel loro secretaire. Sissi, Nicola II, Chatwin, Picasso e Anna Frank, lei è l'esempio di come un piccolo quaderno possa rappresentare un compagno di vita in momenti di sofferenza.


Giovedì 2 Settembre 2010, scrivevo così:

"E' passata da poco la mezzanotte ma non ho molto sonno, così ho deciso di prendere la mia stilografica in mano e di scrivere. In realtà è stato un gesto spontaneo, naturale, semplice. Scrivere fa parte di me, come respirare, e non parlo di quello scrivere confuso che ogni giorno mettiamo su Facebook ma dello scrivere intimo. Una bella lettera, un bigliettino o un semplice appunto. Io non potrei rinunciarci, mi serve vedere le mie parole diventare blu, mi serve rileggere le mie giornate. Belle o brutte che siano state. Ho ricevuto molti complimenti per il blog e ne sono lusingato, piace il mio essere ironico facendo riferimento ala mia vita, alle mie piccole esperienze e al mio modo di essere.

Mia madre si era imbattuta per caso nel blog e aveva detto che scrivevo stupidaggini come le ragazzine di tredici anni. Non è molto bello sentirsi dire tali parole da tua madre ma lei è molto critica, rigida, pochi sono i complimenti. Forse è per questo che crediamo poco in noi stessi, non siamo mai stati portati su un palmo di mano ma sempre sfidati a fare di meglio. C'è di buono che non corro il rischio di montarmi la testa e di credere di avere talento. Tanti sanno scrivere, non sono nè il primo nè l'ultimo.

Oggi sentivo la necessità di scegliere un libro visto che a Strasbourg ho terminato "Il giunco Mormorante" che Zia Ebe mi ha prestato. Nella ormai ricchissima libreria di mamma ho sfogliato con lo sguardo la gran quantità di titoli. Ero indeciso ma poi mi è capitato tra le mani un classico di Virginia Woolf, "Gita al Faro". Non ho mai letto un suo libro, ma da tempo ero curioso di entrare nel suo mondo un po' nascosto. Mi piace, devo ancora capire bene il suo modo di scrivere un po' particolare ma già dalle prime pagine si percepisce il suo animo inquieto e il suo genio. In questi mesi ho voglia di divorare pagine e pagine, di non perdermi nemmeno un bel libro, ma è quasi impossibile"

Tuo letterario
Lollo

mercoledì 15 dicembre 2010

Vestendo la donna "ideale"


"AD OGNI VOSTRA DOMANDA, UNA MIA PEZZENTE RISPOSTA"

Caro Lollo, mi piacerebbe sapere, dal tuo punto di vista, come vestiresti la tua donna ideale. Tubino nero minimalista, tutta volant, All star e Tuta o minigonna?
Floriana La zia


Floriana carissima, bella domanda. Come rispondere in maniera classica ma pezzente? Voi sapete quali sono i miei gusti in fatto di moda femminile. Non ho canoni estetici precisi, mi piacciono le donne che sanno essere cameleontiche, quelle che catturano l'essenza di un'occasione e sono sempre impeccabili, adatte a luogo ed evento.
Il tubino nero per una festa di compleanno importante, una cena galante o una laurea è perfetto, ogni ragazza dovrebbe averne uno da tirare fuori con eleganza. Il filo di perle della nonna, vero pozzo di stile a cui attingere, un tacco alto o una ballerina semplice, un'acconciatura raffinata e mai eccedere con il trucco. Meglio un viso acqua e sapone piuttosto che una maschera veneziana.
Jeans, camicia e Converse è un abbinamento che non stona mai, la comodità è la prima cosa da tener conto, spesso siete condannate come vittime sacrificali su zeppe e plateau, all'Università e per un giro in centro potete sfoderare scarpe basse e passo fluido.
I capi dal taglio maschile, le borse capienti con tracolla o piccole pochette/ clutch, giacche avvitate e cinture dai colori sobri abbinati alle scarpe. Parigine e calzettoni sono una firma per vere intenditrici, su gonne o vestitini. Osate.
Non importano le firme, toglietevi dalla testa che designers sulla cresta dell'onda che fanno pagare oro colato un paio di mutande miserrime vi rendano icone di stile. Lo stile è per chi sa vestirsi, rinnovarsi e creare a partire da un guardaroba anche ridotto. Avere centinaia di vestiti spesso è peggio che averne dieci ben fatti, siamo abituati alla quantità piuttosto che alla qualità ma è un concetto da rivalutare.
E infine, l'educazione e il portamento. Lo stile non può prescindere dall'eleganza di un bel sorriso, di un cortese "Buongiorno". Una ragazza può indossare anche un vestito a volant rosa antico di Valentino che farebbe impallidire Charlotte Casiraghi ma se quando apre bocca è più rozza di un oste alla "Trattoria del Marinaio" di Pizzo Calabro, allora viene meno tutto il concetto di bellezza che si cela dietro alla creazione di un abito.
Ma è l'autostima il capo più indispensabile per ogni vostro outfit. Vi donerà un'allure straordinario, meglio di qualsiasi Chanel o Dior. Provare per credere.

domenica 12 dicembre 2010

L'angoscia sotto al vischio



Ecco la rubrica settimanale per il sito: www.pensorosa.it
I lettori del mio blog sono spesso i destinatari dei miei quesiti più stravaganti. Chiedo loro come concepiscono la moda di questi ultimi mesi, se possono sopravvivere alla quantità sovrumana di esseri maculati che si sono riversati in strada dopo le sfilate milanesi di questo autunno. Roberto Cavalli ha gioito perché finalmente qualcuno ha dato retta al suo stile. Non è mai troppo tardi. I miei lettori sono abituati alle mie pazzie, ai miei fragili umori, sanno che sono loro la mia continua fonte di ispirazione permettendomi di inventare una volta a settimana un nuovo argomento per questa rubrica su Pensorosa.


Mi hanno chiesto di parlare dell’esagerato strazio che ogni anno ci tormenta in questo periodo: l’angosciosa ricerca dei regali di Natale. Come affrontarli? Come evitare di farsi asportare un rene per comprare al fidanzato il cappellino di Fendi? A chi farli e soprattutto, perché farli? Io ammetto di non averci ancora pensato, ma io sono una persona anomala, cerco di capitolare al consumismo verso il 20 di Dicembre, sono ancora in tempo e ben rifugiato dentro al mio portafoglio che mi implora di prelevare. Come ogni anno scrivete la letterina a Babbo Natale lasciandola distrattamente in evidenza sulla vostra scrivania con i regali più desiderati sottolineati di rosso.


“Borsa Monogram Louis Vuitton” si legge al primo posto, ecco che vostra madre legge, chiude e sospira “Il decoder per la televisione mi sembra un ottimo pensiero”. Non lamentatevi, in tempo di crisi Babbo Natale fa gli straordinari all’Auchan di Curno, è già tanto che non rispedisca al mittente le lettere non affrancate. Lo so qual è la vostra angoscia mattutina. Vi struggete continuamente in balia di atroci dolori che si aggiungono a quelli già difficili da sopportare ogni ventotto giorni. Cosa regalare alla vostra “dolce” metà di sesso maschile? Quanto spendere? Ecco perché esisto, per dipanare questi dilanianti dubbi e far breccia nei vostri cuori. Amatemi. Veneratemi perché porto in bocca l’ulivo della pace dei sensi e il rimedio ai vostri mali. In realtà non c’è un regalo giusto e uno sbagliato, al contrario i regali sono tutti perfetti se fatti con il cuore, vi dovete solo chiedere se la persona che lo riceverà se lo merita. Non è una stupidaggine mia, io credo fermamente nel regalo istintivo, non troppo ragionato.


Vedo un oggetto, un qualcosa che mi ricorda una persona per assonanza, per collegamento logico, e forse quello è il regalo giusto. Riceviamo ogni anno una quantità immane di cose che non ci colpiscono, che hanno la durata di un battito di ciglio, forse perché ormai comprare un regalo è uno stress e non un divertimento. Non deve essere un obbligo, non ci si può offendere per un regalo mancato, non è un dovere né coniugale né segno di amicizia. Il regalo perfetto per un fidanzato può variare a seconda del suo carattere. In genere non sono un amante dei regali costosi, impegnativi, è imbarazzante riceverli e difficile farli, soprattutto se si è studenti come me meglio ribassare sul low-cost in cui è davvero il pensiero che conta. Sconsiglio capi d’abbigliamento firmati, non durano, non rappresentano in una coppia un momento felice, a meno che il vostro ricordo più bello sia fare la fila nei camerini di Zara. Piuttosto un biglietto aereo per una città europea, un viaggio all’insegna della cultura, dello stare insieme lontani da suocere indiscrete e inviperite. Questo sì che è un regalo con la R maiuscola, meditato, ricercato. Riceverlo sarebbe un’emozione grandissima.


Oppure se siete amanti del teatro, della musica e dell’opera, una bella serata di gala con il vostro fidanzato laccato e infiocchettato. Chissà che non si appassioni e che disdica l’abbonamento per le partite del Milan, impossibile ma potete sempre provarci. Poi ci sono i classici regali come le cravatte, i porta-sigarette con le iniziali incise per gli accaniti fumatori, i papillon, i cappelli, i navigatori satellitari, i pigiami, sciarpe, lettori mp3 e via discorrendo. Considero i regali tecnologici un po’ asettici, un po’ freddi, vanno bene se ricevuti da genitori o parentado, non tra fidanzati. Sono pareri personali, d’altronde io dovrei stare zitto, sono stato in grado di regalare uno spazzolone del water una volta. Non vi dico come è finita questa relazione sentimentale. E ho detto tutto. I regali che più preferisco sono i libri.


Non consideratemi un finto intellettuale-chic, considero la scelta di un libro un particolare molto personale, è come indossare un profumo, dipende dal proprio gusto, dal proprio olfatto, dalla concezione che si ha di se stessi. Mi piace l’idea che qualcuno mi regali un libro con un titolo che evochi il mio ricordo. E’ bellissimo quando assapori un libro che magari non avresti mai comprato, cominci ad amarlo e ogni volta che lo apri ti ricorderai della persona che te l’ha donato. Regalare il tuo romanzo preferito nella speranza di condividere con altri l’amore per quelle parole. Magari con una frase dolce, non ridondante, scritta nella prima pagina bianca insieme ai vostri auguri e la vostra firma. Come se oltre alla dedica dell’autore ci fosse anche la vostra, personale e aggraziata. Quello sarà sicuramente un ricordo duraturo. Importante annotare la data, l’anno, la mia prozia lo dice sempre “Lorenzo, scrivi sempre le date su ogni tuo scritto”. Lei ha come me il gusto di accompagnare con la scrittura anche il più banale dei regali, non esiste regalo senza bigliettino, ricordatevelo. Quello che mi auguro di ricevere sotto l’albero sono una pila altissimi di libri accompagnati da lettere, lettere piene di affetto, di confidenze e di ricordi. Sono stato troppo sentimentale?


Sono sicuro di non avervi aiutato, al contrario vi immagino prendere a testate il muro per farvi venire nuove idee per i vostri fidanzati-concubini-spasimanti. Se non avete trovato nulla di adatto rimediate con dei calzini a rombi, pesanti e di lana, ideali per chi come me soffre il freddo all’alluce e ha buchi come voragini sotto la pianta.

mercoledì 8 dicembre 2010

Chiamatelo Mecenatismo Letterario


Nei meandri della mia infinita e retorica mente mi è capitato di ripensare al latino, alla concretezza di quei paradigmi, di quelle frasi fatte che eravamo felici di trovare in dizionari alti e pesanti. Mi piaceva moltissimo e anche se tutti si divertivano a definirla una inutile lingua morta io mi appassionavo sempre di più.


Il mio preferito era Catullo, ma è logico il motivo, è l'età dei primi scottamenti, dei primi due di picche e di pali in cemento armato direttamente in fronte. E lui ti capiva, ti dava una pacca sulla spalla e pareva dirti "L'amore rende idioti, solo che tu lo sembri molto più di me perchè scrivi con la K al posto delle C mentre io ho il latino poetico dalla mia parte". In seconda superiore invece la professoressa ci ha mandato al macero il cervello traducendo il De Bello Gallico, scoprendo giorno per giorno tutte le tecniche guerrafondaie di quell'esaltato di Giulio Cesare. "Gallia omnium est divisa in partes tres.." e poi venti righe di versione sul paesaggio, sui barbari germanici, sui fanti, i soldati e le armi che usavano per sconfiggere le polazioni nemiche. Ero troppo sentimentale per voler bene a Giulio Cesare ma lo ringrazio per avermi fatto prendere degli ottimi voti.


La parte migliore dello studio del latino però oltre alla prima declinazione che ti ossessionerà per il resto della vita (rosa-rosae, che ricordi), sono le favole psicologicamente infallibili che il caro vecchio e storpio Esopo ci ha tramandato.
La mia preferita è quella della volpe e l'uva. Un must, forse fu quella a farmi prendere un 10 in una traduzione in prima superiore.


Una volpe si avvicina ad un vigneto, osserva un grappolo d'uva apparentemente succoso, salta per poterlo mangiare ma non riuscendoci si allontana esclamando "Tanto è acerba". Se l'avessi inventata io il grappolo d'uva le avrebbe risposto con molta acidità "Acerba sarà tua sorella" magari con uno schiocco di dita come una degna regina del ghetto.

La morale, ce n'è sempre una come in tutte le puntate di Sailor Moon, è che è facile disprezzare ciò che non si può ottenere. Così dice Esopo, io avrei detto "Baby, sputa pure nel piatto in cui avresti voluto mangiare molto volentieri".

Un atteggiamento diffuso tra i reduci ex-amanti-fidanzati-concubini. "Mi ha lasciato ma tanto fa schifo, è brufoloso, ha il fondoschiena più flacido del mondo e la sua nuova fiamma gli mette più corna che cuoricini su Facebook". Lasciarsi comporta uno schieramento di reduci e di feriti, Giulio Cesare però è tornato vittorioso, Napoleone decisamente no, è questione di fortuna. "Nondum matura est, nolo acerbam sumere" si sospirò davanti a quel fondoschiena flacidoso.

lunedì 6 dicembre 2010

Una rubrica su misura per NOI


Ragazzine, ragazzette, dive del ghetto, regine di cuori e tamarre convinte. Siete tutte le benvenute su questo blog, in qualunque momento della vostra giornata, dalla colazione al "Concilio di Trento" che presidiate al bagno leggendo "Tu-style". L'altro giorno ho avuto una grande illuminazione, magari è solo una mia grande stupidaggine, il che potrebbe anche essere, però ho voglia di condividerla con voi.

Ho immaginato una piccola rubrica dal nome simpatico, in cui poter stringere un legame direttamente con voi. Sarete voi le protagoniste di questo spazio che pubblicherò una volta a settimana o più sporadicamente all'inizio.

Pensavo a delle vostre lettere, brevi email in cui chiedete un consiglio di stile, una battuta per far tacere un vostro ex-fidanzato, una definizione su qualcosa che attanaglia la vostra mente ludica, insomma, qualunque cosa abbiate voglia di chiedermi o dire all'interno del mio blog.

Una volta a settimana pubblicherò il vostro nome, la vostra domanda e la mia risposta. Che ne dite? Una cazzata mega-galattica vero?

Ho pensato anche ad un titolo “Ad ogni vostra domanda, una mia pezzente risposta” in quanto “pezzente” è diventato il mio aggettivo preferito e quello più esplicativo su queto blog.

Per contattarmi potete:

-commentare il post più recente all'interno del mio blog
-inviare un'e-mail all'indirizzo: spice_87@hotmail.it (non deridete il mio indirizzo di posta ufficioso.
-scrivermi un post sulla pagina Facebook "L.F.A. Blog".

Vi aspetto, non numerose, non siamo abituati a grandi cifre ma un piccolo gruppetto di pazzi che amano divertirsi, deridersi e inventare argomenti a caso.

A presto carissimi.

sabato 4 dicembre 2010

Verso Milano tra cipolle, carie & Heather Parisi


Parto da Parma con il sole. Arrivo a Milano con il grigio. Il sole si specchiava nella fontana di Mario Botta in fronte al palazzo della Pilotta, le nuvole di smog si aggiravano intorno alla Madunina come una cintura con le borchie di quattro stagioni fa.


Trenitalia mi informa che il mio treno è in partenza dal binario 2, osservo attentamente il binario 2 e lo trovo particolarmente deserto, chiedo gentilmente ad una signora che mi risponde "Guarda, quando annunciano il binario 3 spesso intendono il 2, bisogna controllare bene il tabellone, anche se in questo caso non era indicato il binario". Con un fare spontaneo e discreto salgo a bordo sul binario due. Trovo un vagone libero, mi scelgo il mio bel posto a sedere e mi rilasso, per poi scoprire che ero salito in prima classe, riprendo la mia borsa a zavorra (impossibile definirla "comoda" tracolla) e cambio carrozza.


Dalla prima alla seconda classe il corridoio si stringe pericolosamente, prima riuscivi a riproporre tutto il musical di Grease senza toccare con il trolley i bordi dei sedili, poi non riesci a passare e cominci a dare degli schiaffi alla gente seduta con il tuo porta pc di due tonnellate e mezzo.

Mi siedo. E quanto mai sussurro tra il mio cervello e il mio olfatto. La gente scodinzola cercando disperatamente un buco in cui appoggiare fondoschiena stanchi, il capostazione fischia e l'effetto domino fa sobbalzare l'intera carrozza.

Maledicevo la scelta del mio posto, è semplice il motivo. Avreste voglia di stare su un treno accanto ad una persona che sembra essersi fatta spalmare con una maleodorante salsa di cipolle? Quella che mia madre compra all'Ikea e mangia insieme alle polpettine svedesi che con la tessera Ikea Family paghi cinque centesimi e che digerisci entro la fine dell'anno solare.
Mi sono allontanato con il naso più che potevo fino a mettermi la copertina del libro davanti agli occhi, nel frattempo le pagine ingiallivano e il romanzo si liquefaceva nel vero senso della parola. Mi guardavo intorno cercando occhi complici verso cui roteare gli occhi, ho trovato più disperazione di quanto immaginassi.

Ero così turbato dal brasato con contorno di cipolle che non mi sono accorto che oltre il "corridoio" ( io lo definirei un cavo elettrico) c'era un ragazzo distrutto. Da quando era salito sul treno la signora che gli era di fianco, una fotocopia di Heather Parisi tra circa quindici anni , non ha smesso di rendere partecipe il suo interlocutore telefonico dei vari problemi ambientali e meteorologici presenti in tutto il Sud Italia.

"So che a Benevento c'è stato un forte nubbbifragio, a Roma invece ce stanno 14 gradi e a Napoli potrei fare il bagno e prendere il sole in toppe-less", lei rideva, il resto del vagone si immaginava la scena e cercava l'uscita di sicurezza.

Ad un certo punto il ragazzo disperato chiama la sua ragazza. "Cicci che fai? Tutto bene? Cos'è questo rumore? Ah sei su Facebook, scommetto che stai scrivendo ai tuoi spasimanti, ah brava, complimenti". Io impallidisco. Cercavo di leggere il mio libro ma non riuscivo, ero così ipnotizzato dagli elementi che mi circondavano. Il ragazzo chiude la telefonata. Dopo cinque minuti richiama la fidanzata. "Che fai?" mi chiedo cosa sarebbe mai potuto succedere nello spazio di cinque minuti, sicuramente non aveva spento il pc, non si era fatta la doccia e non aveva fatto la spesa come invece lui le aveva chiesto.


"Sei ancora su Facebook?"le dice in tono stizzoso. "La mia ragazza scrive ad altri ma non risponde ai miei messaggi d'amore". Cambio di tono, le parla come se fosse una terza persona. Nel frattempo mi crescevano enormi basette. "Cicci, ma ci saranno le macchinette alla stazione? Sai, quelle macchinette".

Non ci voleva Sherlock Holmes per capire che lei era una diciottenne sveglia e fedifraga, lui un ventisettenne con i denti marci e parecchio desideroso di starle "vicino". "Quelle macchinette, sai che dovevo comprare quelle cose". Doveva comprare i preservativi e chiedeva alla sua "dolce" metà qualche indicazione su dove comprarli. Lei probabilmente stava raccogliendo la legna per Farmville.

Mi incuriosisco alla situazione ma quando lui sorride mostrando una coltivazione di carie dicendole "Ti amo" decido che era ora di farmi gli affari miei e di rimettermi a leggere il mio bel romanzo. Ora compativo la sosia di Heather Parisi.

La situazione stava migliorando quando "mister crema di cipolle" ha cominciato a ravanare nello zaino, speravo cercasse delle caramelle balsamiche. Ha tirato fuori dei mandarini.

"Siamo in arrivo alla stazione di Milano Rogoredo". Dio Esiste, ne ho la prova inconfutabile.