martedì 30 novembre 2010

Chiacchierando con Privalia

http://blog.it.privalia.com/2010/11/intervista-blogger/

Questo link che ho immesso qui sopra non è un virus. La settimana scorsa mi è stata chiesta una piccola "intervista". Più che intervista (quelle le leggiamo su "La Repubblica, su "Vanity Fair") la definirei una chiacchierata virtuale con Arianna, responsabile per il sito Privalia di scovare bloggers più o meno famosi per far loro qualche domanda, per far conoscere questo "fenomeno" che divampa in tutto il web. E' una sorta di talent scout.
Vi riporto qui l'intervista perchè tutti voi siete stati citati, voi che mi permettete di occupare questo piccolo spazio vitale-virtuale.

Da dove arriva il nome del tuo blog?
Il titolo è un miscuglio tra il soprannome che utilizzo quotidiamente, la parola “Fashion” che è poco rappresentativa perchè spesso la moda è un argomento marginale nei miei pezzi, e “Affair”, ovvero tutto ciò che coglie la mia attenzione.

Dicci in poche parole chi sei e perché hai iniziato…
Sono un ragazzo normalissimo, nato a Roma, cresciuto nella provincia milanese, ora studente fuori sede a Parma. Appassionato di arte, letteratura, moda e tanto altro. Ho iniziato a scrivere una rubrica settimanale per poi aprire questo blog e migliorare i miei interventi anche dal punto di vista visivo.

Chi è la scrittore del tuo blog?
Lollo non è un alter-ego, è la mia versione “letteraria”. Esprime però in maniera amplificata la mia ironia e soprattutto la mia autoironia.

E chi è Lorenzo?
Lorenzo è un pezzente, uno di quelli che andrebbe da H&M senza portafoglio per evitare di spendere soldi che non ha. Uno di quelli che arrossisce per qualunque cosa ma appena entra in confidenza ti racconta la sua vita.

Sbilanciati, dai un consiglio a chi inizia ora…
Iniziare un blog è divertente, non bisogna concepirlo però come un’autocelebrazione, deve essere un passatempo che ci permette di sorridere dei nostri difetti e delle nostre sfortune. Basta con questi post su outfit o esiti di giornate di shopping, bisognerebbe interessarsi anche di altro, guardare oltre al nostro cassetto degli accessori.

Se un giorno chiudessero tutti i blog cosa ti mancherebbe di più?
Se mi esplodesse il pc o se decidessero di chiudere il blog più di tutto mi mancherebbero i commenti dei miei cinque lettori, è una gioia sapere che c’è qualcuno che mi legge. Non
smetterò mai di ringraziarli.

La tua web-routine mattiniera inizia da…
La mia web routine? Facebook e la casella email dell’università. Un’angoscia ogni volta.

Cosa non deve mancare nella postazione di un blogger?
Una moleskine, sempre e comunque, anche in bagno. Poi la mia inseparabile stilografica e una pila chilometrica di libri e giornali.

Ti ricordi il tuo post che ha generato più reazioni?
In un post ho parlato della moda maschile secondo il mio punto di vista più che personale. Ha suscitato delle critiche perchè ovviamente è un argomento che interessa a molte persone ma ha una valenza soggettiva. Un altro che ha riscosso “successo” è quello in cui raccontavo di un primo appuntamento di una mia amica. Avevo le lacrime agli occhi dal ridere mentre lo scrivevo.

Twitter. Una colossale perdita di tempo o nuovo orizzonte comunicativo?
Twitter? Mi sembra una parolaccia.

In Italia, se dico blog dico…
Il blog è un’appendice di noi stessi, sentiamo il bisogno di raccontarci, chi fotografando le proprie scarpe, chi parlando dei suoi maggiori interessi quali l’arte o la scrittura. Sono modi di vivere la creatività cercando un spazio più ampio rispetto alla cerchia di amici.

A quale blog ti ispiri?
Paradossalmente non seguo nessun blog. Amo la carta stampata, poter ritagliare e incollare sulle pagine del mio taccuino ciò che mi ha colpito, poterlo rileggere anche dopo mesi o anni. Questo è essenziale per me. Trovo che il blog sia più effimero ma è il mezzo più comunicativo ed economico che ci sia.

Da cosa dipende il successo di un blog?
Dalla capacità di mettere da parte l’esibizionismo e la presunzione. Non sopporto quando i blogger scrivono quotidianamente un post ma non dedicano il loro tempo ai lettori, rispondendo alle curiosità o ringraziandoli. E’ più forte di me, io devo sempre avere l’ultimo commento perchè non voglio che si sentano in qualche modo semplici fruitori delle mie parole. Sono una parte integrante di questo mio piccolo spazio.

Cosa non può mancare nel guardaroba di un blogger?
Ogni persona ha un suo approccio con la moda. Chi non può vivere senza borsa, chi invece si mette in tasca qualunque cosa. E’ tutto soggettivo. E menomale aggiungo io.

Bianco o Nero?
Blu, e non transigo. Il blu per me è quello che è il nero per il resto del mondo

Dove vorresti vivere?
Ho la fortuna di sentirmi a mio agio ovunque, l’importante è trovare una mia dimensione, un luogo dove poter essere riconosciuto come individuo, coi miei diritti e i miei doveri. Sono nato e cresciuto a Roma, trasferito da bambino a Milano, vissuto sei mesi a Strasburgo e ora studio a Parma. Non so dove mi porterà la vita e non voglio saperlo in anticipo.

Dove vivi?
Abito nelle immediate vicinanze di Milano ma attualmente vivo a Parma dove studio per conseguire la Laurea Magistrale in Storia critica e organizzazione delle arti e dello spettacolo.

Hai un accessorio must per un party?
Mi piacciono i papillon, danno un tono di allegria, un tocco divertente e non banale. Abbinati nel modo giusto li trovo molto eleganti.

Qual è il dettaglio più cool del tuo look?
Il cappello. E’ parte di me, sia perchè ho una stempiatura alla Jude Law, ma anche perchè rappresenta un gusto un po’ vintage, un po’ retrò. Un Borsalino non può assolutamente mancare nel guardaroba di un vero intenditore di moda.

Se la sera esageri cosa fai il mattino dopo?
Se esagero ne pago le conseguenze. Al primo tintinnio dannatamente stridulo della sveglia mi alzo anche se la forza di gravità mi vorrebbe in orizzontale. Merito di mia madre che non mi ha mai svegliato, ero indipendente fin da piccolo. E non bevo nemmeno il caffè.

Che cosa vedi quando ti guardi allo specchio?
Vedo un tizio con le gote rosse rubate ad Heidi, una barbetta che non ha voglia di rasare e una stempiatura che è la sua ossessione. Fortunatamente non ha la presunzione di apparire bello ma preferisce esaltare la propria ironia.

Il MUST di questa stagione è…
Qualunque cosa non ci faccia sentire ridicoli e banali. Non c’è un oggetto che tutti dobbiamo avere, meglio seguire il proprio istinto e coltivare la propria personalità. Trovo stupido seguire la moda senza un criterio soggettivo. Non posso vestirmi tutto maculato perchè qualcuno ha detto che quest’anno è un “must”. Si tenga il suo “must”, io troverò il mio.

La frase che più ti rappresenta è…
-”Un vero scrittore vive della sua arte e si macchia della sua stilografica”. L’ho scritta io, probabilmente durante un mio trip mentale. Senza l’uso di stupefacenti sottolineo.

Se fossi un personaggio famoso chi saresti?
Preferisco rimanere me stesso, non mi ci vedo nelle scarpe di qualcun altro, sarebbero sempre troppo grandi.

Oggi mi sento…
Oggi mi sento fortunato. Sembra banale, ma è la verità. Non è di certo una Louis Vuitton l’unità di misura della felicità, altrimenti sarei messo parecchio male. Oggi mi sento desideroso di assorbire più cose possibili dalla vita e di imparare tutto ciò che ancora ignoro.

Un grazie dal profondo del mio affamato stomaco.

Lollo.



domenica 28 novembre 2010

Strani incontri (non ravvicinati) metropolitani


La Lety Moratti, lei, il sindaco della città più inquinata e più stereotipata al mondo ha invaso Milano con una campagna pubblicitaria a favore dell'utilizzo dei trasporti pubblici. Invita i suoi concittadini a vivere la città, a scoprirla osservando i grandi viali voluti da Napoleone, i corsi della circonvallazione, dal finestrino di un tram in cui dodici persone sono sedute e altre cento cercano di non essere catapultate giù alla prossima fermata. Il tutto quando è scesa la nebbia, non si vede ad un palmo dal naso e il nostro vicino non ha intenzione di soffiarsi il naso ma tenere la candela fino alle ginocchia per farla vedere all'amata mogliettina. I pubblicitari hanno scelto come immagini disegni di situazioni classiche che si possono riscontrare quotidianamente, due sconosciuti che si conoscono alla fermata, un gesto delizioso nei confronti di un nostro concittadino.

Quanto amore Lety, quanta tenerezza, tu predichi la gioia dello stare insieme, vicini vicini per scaldarsi, però poi non scendi dalla tua bella auto blu e sei l'unica che parcheggia dentro Palazzo Marino.
Hai mai aspettato sei ore il 24 a Viale Ripamonti per arrivare in centro sotto la pioggia senza nemmeno una pensilina con il camionista che ti passa fradiciandoti in toto?

Io ho passato tre anni avanti e indietro per andare all'università sui mezzi pubblici di Milano e conosco quella vita sotterranea, quella vita sempre a stretto contatto con tutti e con nessuno visto che spesso non ricevi nemmeno un'occhiata di commiserazione.
Tutti hanno qualcosa da fare perchè non si vuole avere l'impressione di essere dei nullafacenti, chi legge un libro, chi gioca con l'Iphone, e chi parla al cellulare. Da quando hanno introdotto i ripetitori anche in metropolitana è un continuo chiacchiericcio. "Hey tesoruccio mio amorino, cioè non ti hanno detto l'ultimo scoop? La Je si è messa con Job che ha lasciato Beppe. Non lo sai? Cioè, stai male". E accanto l'uomo con il nodo della cravatta più stretto della terra alle otto del mattino già urla e sbraita contro il Mibtel che sale e scende come l'ascensore di Ambra Angiolini. I libri più gettonati sui pullman e sui tram sono multeplici, chi sogna ad occhi aperti la favola moderna di Federico Moccia, chi gli aforismi di Oscar Wilde oppure chi vuole perdere una clavicola si porta dietro Ken Follett.

Ho visto tanti esemplari di cittadini milanesi del XXI secolo che si dimenano tra gincane di vite, gincane di edifici e di muraglioni in cemento. La signora Mariuccia si sveglia alle cinque del mattino per essere la prima a varcare la soglia del Mercato Rionale in corso XXII Marzo con il suo carrello cinese finto Burberry's. Poi c'è la classica modaiola, avrà un nome storpiato che reputa molto elegante, mi viene in mente Graci, che gira la città su un tronchetto con plateau, minigonna, pellicciotto maculato perchè l'ha visto su qualche giornale, Vogue sotto al braccio anche se ha una borsa-valigia. Posa polso-rotto-avambraccio-viola, il manico della borsa ha lo stesso effetto del laccio emostatico, però è così "fashion for fashion..Bratz".

La linea 3 della metropolitana l'ho sempre considerata un'allegoria del mondo contemporaneo. E' come se fossero presenti le maquette di tutte le categorie di individui. C'è quello ricco e snob con il calzino in coordinato al fazzoletto da taschino, la signora attempata che ha più Botox che sangue (solitamente accompagnata da un cagnaccio piccolo e vestito di fucsia), l'intellettuale, il manager, il maniaco sessuale che fissa le sue prede mattutine, la ragazza musulmana con il velo delicatamente sistemato, un ragazzo come tanti che ascolta la musica e pensa che dovrà andare a fare la spesa se vuole sopravvivere all'eco del suo frigorifero.

Tutti si ignorano a prima vista, ogni tanto qualche sguardo si incrocia per sbaglio ma poi si continua a osservare il pavimento, si fa finta di leggere le pubblicità che oscillano ripetutamente. C'è silenzio, ci sono rumori temporanei che riconosciamo, che sono iconografici della metropolitana, del tram. Piacevole scoprire e indagare i gesti altrui. Fin quando a Corvetto sale lui, Gennaro detto "Il Puma" con i capelli gelatinosi orientati verso i quattro punti cardinali, un bomber lucidissimo con strane scritte giapponesi, i pantaloni alle ginocchia, camminata sicura. Entra nel vagone, vede un posto libero a sedere e con la sua leggiadria esclama "Minchia, paiuzza".

Lety, ci credo che non ti schiodi dall'auto blu.

venerdì 19 novembre 2010

R.I.P. Relazioni Interpersonali Pericolosissime


Seguitemi anche su www.pensorosa.it nel mio appuntamento settimanale.



Io le donne le conosco, ho tre coiquiline, una madre che potrebbe essere investita come Caporale dell'Esercito, una sorella completamente rincoglionita dagli ormoni adolescenziali e dozzine di amiche che ormai hanno detto no alla dieta e sì a Valsoia. Ho assistito a innamoramenti lampo su qualsiasi mezzo pubblico, addirittura sulle piste da sci con una nebbia padana che non ti faceva vedere piedi. Ci si può innamorare di una persona che ti sfreccia davanti due secondi, ti fa rotolare, ti fa causare una valanga e infine ti disintegra gli sci che devi recuperare a scaletta. Ho fatto il cupido facendo conoscere anime tristi e solitarie, due metà di un'unica mela, che ancora adesso vantano anni di felici esperienze insieme, non importa se tutto è iniziato con qualche cocktail di troppo.

Ho visto coppie scoppiare e vi assicuro che per alcuni è stata una eterna sofferenza, per altri una rinascita intesa volgarmente come "Non ce la facevo più, altro che piombo, una cementata sull'alluce sarebbe stata meno dolorosa". Ricordo due mie amiche con cui spesso parlavo di relazioni interpersonali, o meglio sesso, tra uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo.
Qualsiasi rapporto sentimentale o saltuariamente sentimentale implica un coivolgimento di qualche cellula del nostro corpo. [Se pensate di aver sbagliato sito non preoccupatevi, non ho iniziato a scrivere per Loveline, non ancora]. Una di queste amiche aveva una storia assolutamente drammatica, pianti e litigi che nemmeno Brooke Logan causò mai nella sua carriera da sfascia-famiglie, schiaffi e valigie buttate sul pianerottolo e processi di divorzio con relativo affidamento esclusivo del cane. Il tutto condito con il sesso che offuscava la mente ma che era solo un collante per questo rapporto sempre in ristrutturazione. Tanti cuoricini su tre Moleskine, poche le sere in cui potersi addormentare con il sorriso sulle labbra.

L'altra nostra amica invece era tutto il contrario. Il suo fidanzato storico veniva trattato come lo specchio dell'ascensore, tutti lo accarezzano, ci si ammirano, lo sporcano, ma nessuno osa pulirlo perchè non è compito di nessuno. Benchè meno suo. "Mia madre ha fatto la minestra, sono molto nervosa perchè ho finito gli assorbenti con ali di seta rosata profumata di aloe verde quindi non voglio uscire, tu puoi pure andare a giocare a calcetto coi tuoi amici cerebrolesi. Ti amo buonanotte". Tipico suo atteggiamento, imprevedibile come un calcio di rigore, questo poveraccio non sapeva mai cosa dire, cosa fare perchè ogni suo minimo gesto poteva essere freinteso e scatenare una lotta delle investiture. Nemmeno Canossa lo avrebbe salvato dall'ira della sua "dolce metà". E' stato lasciato per i motivi più stupidi mai sentiti sulla faccia della terra, ripreso il giorno dopo e quando provavo a far ragionare la mia amica mi diceva che lei lo amava e che è fatta così. Non importava se lui stava in analisi con dieci psichiatri differenti perchè si guardava allo specchio e riconosceva in se stesso un martire, una vittima sacrificale. Venne il giorno in cui lui si stufò, mollò tutto rinascendo come una Fenice dalle sue ceneri mentre lei vide il proprio mondo sgretolarsi sotto i piedi. Anzi, sotto le costosissime scarpe Dolce & Gabbana che aveva acquistato mandando in rosso il conto.

Credo che lui sia su un'isola deserta in compagnia di dieci brasiliane e che il suo sogno ricorrente sia stare ancora con lei per poi svegliarsi urlando dalla paura. Lei invece soffre tuttora, coperta di diamanti e borse costose, perchè ha capito che l'essenziale è invisibile agli occhi ma da sotto i suoi Dior specchiati non aveva notato il tesoro che aveva accanto.

Uomini e Donne. Mica li ha inventati Maria De Filippi, i gay non li ha mica allevati Licia Colò in un suo micro-mondo per studiarli come si fa con le formiche, le ragazze Lesbo non sono affatto le ancelle di Saffo. Siamo essere umani, a volte ragioniamo con i nostri neuroni, quelli che non sono adibiti all'utilizzo di Facebook, altre volte prendiamo le questioni dal punto di vista ribassato, un pò come nella prospettiva cavaliera, un punto di vista più a sud della testa. Sono stato abbastanza raffinato?

Le relazioni interpersonali sono un grande "bunga bunga", un miscuglio di sentimenti, sensazioni paradisiache con personaggi atroci e una testa che non segue le ragioni del cuore.

Ci doveva essere per forza la fregatura.

domenica 14 novembre 2010

La pezzenteria di essere uno studente fuori sede

Sono uno studente fuori sede, non sono ancora entrato nell'ottica ma nella realtà me lo si legge in faccia. Parma ne è piena, una concentrazione di Puglia, Basilicata, Campania. La Lombardia ha una delegazione minore, ben rappresentata da me che dico con il giusto accento "cotolètta" e per questo vengo deriso fino allo sfinimento, o finchè accetto ( sotto l'effetto di un vino rosso pugliese) di cantare "Oh mia bella Madunina".
Noi studenti fuori sede abbiamo una vita scandita da lezioni universitarie, stage, tirocini e una volta tornati a casa riusciamo a non aver voglia di mangiare perchè altrimenti bisogna cucinare e sogniamo di trovare una Filippina dolce e cortese che ci faccia trovare pronti manicaretti caldi e profumati. "Ragazze cosa posso mangiare stasera?" dico io guardando con strani occhi sbarrati il mio ripiano vuoto del frigo "Che ne dici di finire quella polpa in pezzi di pomodoro che sta chiedendo pietà?". Perfortuna la mia coinquilina Paola quando non ha voglia di studiare impasta, cuoce, sala, pesa. Un'anima in pena. Benedetta Parodi è il nostro mentore ormai, in cucina la imitiamo, facciamo video in suo onore e le offriamo il nostro sostegno anche se per quanto mi riguarda è inutile.
L'altro giorno mi sveglio con il sole e l'unica preoccupazione della mia mattinata pre-lezione era fare la spesa. Allora, voi sapete quanto io abbia una naturale avversione per il mondo dei supermercati, ma qui si tratta di pura sopravvivenza. Partiamo in sella alle nostre biciclette arrugginite carichi di sacchetti e zaini. Destinazione Conad per approfittare dell'offerta settimanale del 2 per 1. Riempiti i sacchi e le tasche del giubbotto di Sughi, corn flakes e cotolètte a forma di cuore abbiamo caricato tutto sul portapacchi della nostra Spider. Ad ogni curva controllavo che non mi fossi perso pezzi di merluzzo surgelato, 4 euro a confezione. Sono diventato un padrone di casa eccellente, non conta però la mia totale ignoranza sulle ricette da mettere in atto con quei merluzzi freddi e inanimati.
La pezzenteria dello studente fuori sede viene fuori al massimo della sua potenza quando guardiamo tutti insieme la televisione. Non cambiamo quasi mai canale perchè il telecomando è rotto e riusciamo a vedere solo tre canali perchè non possediamo il decoder. Sailor Moon è il nostro focolare domestico, si vedesse la siglia finale sarebbe meglio.
I colori della nostra tv sono un punto interrogativo, essendo caduta ci sono due strisce colorate, una verde nella parte sopra e una blu, così tutte le ragazze con le gonne sembrano avere delle orride collant viola prugna.
Non essere a casa da mammà che è affettuosa e premurosa, non avere una lavasciuga ma aspettare settimane che i panni siano asciutti, con otto stendini in giro per casa. Però il lato positivo è che puoi tornare a casa con il primo succhiotto della tua vita senza doverlo nascondere con lo sciarpone di lana merinos della nonna, ma riderne a crepapelle con le tue coinquiline che nel frattempo improvvisano un Concilio di Trento in bagno. Siamo una felice, pazza e giovane famiglia. Poco all'antica, molto all'avanguardia.

giovedì 11 novembre 2010

Ama l'arte e non metterla da parte


Arte. Che cos'è? Ha un colore? Un odore? Un suono? Se lo si chiede a Valentino la risposta potrebbe essere un suo vestito di seta, rosso. Renzo Piano direbbe che l'arte risiede in noi, che siamo noi che troviamo l'arte nei luoghi, nei paesaggi, nei meandri delle nostre metropoli. E per voi come si può sottilizzare il concetto di arte?

Io la studio, la digerisco, la assimilo e ogni cellula del mio corpo la fa propria. L'arte è tutto quello che ti suggerisce grandi emozioni, e che ti fa sentire piccolo, quasi miserabile perchè tu non potresti mai fare altrettanto.
Le grandi attività museali hanno bisogno dell'amore per l'arte, la sopravvivenza di restauri e fondazioni sono nelle nostre mani. Che senso ha possedere centinaia, migliaia di siti di entità internazionale se poi non alziamo lo sguardo e osserviamo quello che abbiamo intorno? Mi è capitato di conoscere persone incuranti della storia della loro cittadina e dei monumenti che hanno sotto il naso quotidianamente. "Che Chiesa meravigliosa, a chi è dedicata?" "Boh, so solo che qui davanti c'è un bellissimo negozio che vende le scarpe di Dolce & Gabbana". Milano è una città misteriosa, all'avanguardia per antonomasia nel campo della moda, nel design e per l'arte contemporanea. Ne è l'esempio l'opera di Maurizio Cattelan a Piazza Affari, probabilmente un milanese snob e con la puzza sotto al naso porterebbe il suo pettinato yorkshire a fare i bisogni sotto la sua installazione, ma è geniale il suo impeto, alla faccia di benpensanti e moralisti.

Abbiamo un patrimonio artistico in Italia come nessun paese al mondo, a cielo aperto possiamo scoprire l'età antica, le cattedrali romaniche, i palazzi dei mecenati, gli edifici liberty e i grattacieli. C'è un infinito numero di monumenti, anche piccoli e minori ma che hanno fatto storia in questo nostro paese stivalato.
In questi giorni si è molto parlato di beni culturali, di tutela. La Casa del Gladiatore è solo un irrilevante scorcio su quello che accade tutti i giorni, sull'incuria che quotidianamente attanaglia le nostre coscenze. Non fare nulla finchè non ci scappa il morto o il ferito, non fare nulla finchè non viene distrutto un pezzo della nostra identità civica. Per poi far nascere stupide lamentele, sollevare condanne e responsabilità che di certo non ci permettono di fare "rewind".

Basterebbe non scrivere sui muri, stupirsi davanti ad un'opera di Giovanni Bellini e inchinarsi davanti ad un Caravaggio. Leggere quei cartelli marroni che incontriamo agli angoli delle strade, vicino ad edifici storici e renderci conto che sono stati costruiti per noi, per il mondo, per una testimonianza che abbiamo il dovere di tutelare.

Le nostre vite è vero, sono particolarmente frenetiche, ma visitare un museo, una mostra d'arte è sempre un tassello in più di quella cultura che nessuno ci regala, che nessuno ci insegna. Bando alle ciance, oggi sono stato particolarmente pesante e me ne scuso.

L'arte è vita, l'arte è tutto quanto c'è di bello al mondo. Ametela, custoditela sotto al materasso o nel salvadanaio a forma di porcellino. Poi chissà, un giorno riuscirete ad indicare il Poldi Pezzoli ad un gruppo di giapponesi e fiere vi potrete definire "cittadine acculturate". Per poi entrare da H&M e spendere tutto il vostro sudato stipendio, o magari prese dall'entusiasmo correrete da Feltrinelli.

lunedì 8 novembre 2010

Giovanni Boldini: il gusto dell'eleganza






















Oggi ho cominciato la Laurea Magistrale in Storia, critica e organizzazione delle arti e dello Spettacolo, curriculum in Storia dell'Arte. Che meraviglia studiare cinque anni per poi ritrovarsi a lavorare in un ambiente malsano e umidiccio come la piscina, vi sembrerò anche forse troppo ottimista ma con i tempi che corrono credo che il mio brevetto da istruttore di nuoto me lo terrò al sicuro sotto al materasso.

Io amo l'arte, le cose belle, che sia una scultura, un quadro o un ritratto. E oggi mentre ascoltavo incantato i professori dei corsi che ho cominciato a seguire, pensavo che anche io nel mio piccolo dovrei iniziare a scrivere d'arte. A scrivere di un artista, di una mostra o di qualsiasi evento culturale che mi appassiona e che non deve essere per forza riconducibile alla moda. Vorrei dedicare qualche post ad opere che amo, ad artisti che possono entusiasmare il vostro tessuto epiteliare provocandovi magari un brivido di piacere. Chi mi legge saltuariamente sa che il titolo "Lollo fashion affair" in realtà potrebbe essere trasformato in "Lollo polpettone affair". Abbiamo l'insalata della Ferragni, ci becchiamo anche il polpettone di Lollo, di quelli con tutto il sugo oleoso con cui fare scarpetta, di quelli che se ti macchi devi buttare via tutto e che digerisci dopo circa tre settimane se non vuoi farti l'enterogermina in endovena.
Troppo facile che io vi parli dell'ultima borsa di Chanel, delle nuove scarpe della badante della nonna di Paris Hilton, piuttosto che dell'ultima brutta figura (e magari fosse l'ultima) di Silvio Berlusconi, io voglio scrivere di tutto, a modo mio. Probabilmente un modo che non possono apprezzare tutti, magari un modo criticabile fino allo svenimento, ma questo sono io. Non sono Manzoni, non aspiro nemmeno ad esserlo, mi auguro solo di poter rendervi partecipe dei miei interessi e magari suscitare in voi qualche nuova curiosità.
Oggi mi è venuto in mente questo artista che mi appassiona particolarmente perchè è un ritrattista (mi piace l'idea dell'immortalità di un personaggio ritratto), perchè è vissuto a cavallo tra il 1800 e il 1900, un periodo storico molto affascinante in cui le idee moderne si scontravano con un pensiero più radicato e radicale soprattutto.
Giovanni Boldini, nasce a Ferrara nel 1842 e muore a Parigi nel 1931. Vive pienamente la seconda metà XIX secolo e in parte anche il XX secolo, gli anni più belli se vogliamo essere malinconici. Si forma a Firenze dove incontra artisti noti come Telemaco Signorini, Giovanni Fattori, assidui frequentatori del caffè Michelangelo.

Diventa ospite fisso dei grandi salotti letterari, dei grandi circoli culturali e non, entrando a far parte di quel mondo aristocratico e alto-borghese che rappresenta il suo stile, il suo modo di dipingere e di ritrarre che è a contatto con questo ambiente circoscritto.
Nel 1870 si stabilisce a Londra ma la città prescelta per il resto della sua lunghissima vita è Parigi. E non c'è da chiederne il motivo. Parigi era in continuo divenire, sorgevano gli alti palazzi della Rive Gauche, da lì a poco Gustave Eiffel avrebbe iniziato l'opera più audace per l'esposizione del 1889 e il clima artistico era sempre in fermento, sempre aperto al mondo e alla contemporaneità dei nuovi stili.

Boldini improvvisa il suo schizzo tipico di un'arte spontanea, sincera, si denota nei suoi disegni una conoscenza profonda dell'arte antica, della tecnica del disegno ma anche del nuovo approccio "en plen air" degli impressionisti.
Bando alle ciance, le nozioni non servono a molto se non si ha uno sguardo critico e appassionato.

Ho selezionato per voi alcune delle più belle opere, molti ritratti di nobildonne italiane, inglesi e anche un suo meraviglioso autoritratto. Famosissimo il ritratto di Giuseppe Verdi, maestro della musica italiana. A voi il godimento di questo suo tratto così elegante, luminoso, impercettibile.

sabato 6 novembre 2010

Scarpe: saranno mai abbastanza?


Le scarpe per una donna sono un' appendice primaria. Fondamentale. Un modo di scrutare, avanzare e incedere nel mondo. Una suola dura, anche antipatica può dare un senso di sollievo a caviglie stanche, doloranti.

Caterina De Medici, regina di Francia, il giorno del suo matrimonio indossava tacchi vertiginosi, zeppe altissime sotto il vestito damascato e ricamato con fili d'argento. Non solo camminava verso l'altare che l'avrebbe impalmata ma si accingeva a fare storia.
Le scarpe sono un vezzo da secoli, oggetto di culto per donne ricche e profondamente insoddisfatte della loro vita coniugale spesso tormentata da tradimenti, mariti violenti o menefreghisti, nulla di nuovo insomma. Così le scarpe che erano un vero e proprio status symbol all'epoca divennero l'oggetto del desiderio. Le donne di campagna, le allevatrici di pecore sicuramente non potevano permettersi scarpette a punta di seta e rivestite di pelliccia.

Marie Antoinette era una vittima delle scarpe abbinate al cappello o all'acconciatura, se le faceva confezionare a Parigi e ne indossava un paio diverso al giorno. Mai più di una volta.
Nel 2000 le scarpe sono ancora un'ossessione per ragazze che superata l'età dei brufoli grossi come crateri lunari cominciano a capire che l'abbigliamento rispecchia il nostro carattere, la nostra attitudine e la nostra voglia di apparire al mondo, possibilmente senza sembrare ridicoli.

Ogni donna ha un suo approccio diverso con le scarpe, chi è cauta e vuole sentire il proprio passo, aderire alla terra scegliendo la praticità di scarpe basse come ballerine per le più sportive scarpe da tennis, le migliori rimangono le All star, senza dubbio le più pratiche. Ovviamente senza esagerare mettendole ovunque e con tutto, non fate come Avril Lavigne. Questa è una donna che predilige la comodità, sicura di sé e che ignora la vecchia che sulla metro la guarda male perchè non le cede il posto a sedere. Non chiedetemi il motivo, è così e basta.

L'altra sera una mia cara amica diceva che le piace andare in montagna con il suo fidanzato e gli amici locali. Ho pensato "Che tenera, le piace stare all'aria aperta, raccogliere margherite e cercare funghi tutta sorridente e con al braccio un bel cesto di vimini". In realtà il motivo è che può mettere i tacchi perchè gli amici del suo ragazzo sono tutti altissimi (sarà l'aria montanara) e poi non ci sono i ciottoli come a Milano. Il problema dei sanpietrini non è da sottovalutare se hai amiche o fidanzate con cui vuoi trascorrere una tranquilla serata in centro. Devi innanzitutto programmare la destinazione, in base alla scelta verranno attrezzate di conseguenza.

"Ragazze stasera vi porto a ballare" un esercito di ballerine cinesi con la punta tonda e per le più audaci un sacchetto dell'esselunga in macchina con un paio di scarpe alte di ricambio. "Stasera cinema" e quando entrano in macchina hanno il collo piegato come le giraffe perchè ai piedi hanno dei trampoli di 20 centimetri. "Altrimenti non le metto mai, devo approfittare che guidi tu e che i passi che facciamo stasera sono meno di trenta". Sempre tutto calcolato, se per caso proponi una passeggiata sui Navigli deve essere tutto perfettamente liscio, l'asfalto meglio se drenante, niente buche e soprattutto mai fermarsi. "Mi allaccio un attimo le stringhe" alzi la testa e le vedi ad un chilometro di distanza, non si possono fermare altrimenti i piedi si gonfiano e il motore si ingolfa.

Ammettiamolo, una ragazza con un paio di scarpe alte, un plateau, un tacco a spillo ottiene uno sguardo in più perchè svetta, si innalza e si arrischia e magari lo fa per il suo fidanzato che non si accorge di un taglio di capelli nuovo, che arriva ore in ritardo perchè guarda la partita o la pubblicità di Belen con la ingua fino a terra.
Cercate l'uomo che vi tenga stretta quando vi state per uccidere sul ciottolato di Via della Spiga o quando state per essere risucchiate dalla grata della metropolitana, lui avrà un paio di Nike comode, calde e assolutamente insipide ma siete voi che avete il potere della seduzione attraverso la camminata, la sinuosità delle forme riscoperte da un tacco vertiginoso.

Un giorno uscirete dal portone di casa, lo vedrete in macchina che vi aspetta ascoltando lo Zoo di 105 sbavando dal ridere, salirete perchè la portiera non ve l'apre nemmeno se fuori c'è la bufera di neve, vi guarderà e dirà "Tesoro sei bellissima, sono nuove le scarpe?".

Il giorno dopo prese dal furore e dall'entusiasmo di questo suo miracoloso accorgimento saprete far disastri comprando scarpe di tutti i generi.

lunedì 1 novembre 2010

People meet in Architecture





























































































































Non sono mai stato alla Biennale di Venezia, mi sono perso in tutti questi anni un'esposizione così sorprendente e se vogliamo anche visionaria. "People meet in architecture" è titolo di questa edizione in cui ogni sabato vengono esposti argomenti e dibattiti con i precedenti curatori della Biennale. E io ho incontrato, conosciuto, amato e scoperto l'architettura. Ne sono sempre rimasto affascinato, la guardavo con ammirazione, ma sono sempre stato dell'idea che le opere monumentali degli antichi romani, dei maestri del Rinascimento non sono minimamente paragonabili a quelle brutture che siamo riusciti a creare noi uomini "moderni". Pur avendo delle tecnologie avanzatissime. Bramante usava ponteggi e archi in calcestruzzo, noi cemento armato, acciaio, vetro.
Aaron Betsky, definito un "archistar" ha detto che la maggior parte delle critiche che si muovono verso questi architetti dall'ingegno quasi futiristico è quello di essere "visionari".
Non è del tutto falso, certi progetti visti nei vari padiglioni dei giardini, certi maquette, sono davvero visionari. Sono profondamente all'avanguardia. Ma non bisogna essere visionari per captare le necessità di questo pazzo mondo e per partorire qualcosa che non sia stato già creato dall'uomo? Non era un visionario Michelangelo mentre affrescava la Cappella Sistina? O Boulèe nel fantasticare sul Cenotafio di Newton mai realizzato? Le arti hanno bisogno di visioni, di creatività senza limiti, al massimo rimarrano progetti cartacei senza nessuna valenza concreta.
Ogni singolo paese del mondo ha espresso il suo personale, critico concetto di architettura, chi ha investito sul 3d come gli Australiani ricreando un ambiente buio e fluorescente, chi con un riflesso dell'umanità attraverso pareti di specchi come i Tedeschi, chi sul minimalismo di ambienti interni come i Coreani e Giapponesi. Mi ha entusiasmato il padiglione della Russia con il suo paesaggio su parete circolare e il pavimento di specchi a imitare la limpidezza dell'acqua, oppure quello della Repubblica Ceca con un ambiente interamente di legno dalle forme squadrate e moderne.
Non so scegliere il mio preferito, a tutto dicevo "Che bello, che meraviglia" e sui guest book scrivevo in continuazione "Stupefacente" perchè è davvero l'unico aggettivo valido che sono riuscito a proferire. Facessi parte della giuria sarei in grave difficoltà, sicuramente non ho le giuste conoscenze della materia ma so distinguere una cosa bella da una cosa oggettivamente brutta e artefatta.
E' stata un'esperienza didattica e costruttiva, se poi tutto questo "illusionismo moderno" ha come contorno la laguna di Venezia e il fascino dell'Arsenale potete comprendere il mio entusiasmo.