venerdì 29 ottobre 2010

Barbie: una vita con le tette a punta


Questa settimana per la rubrica su wwww.pensorosa.it un argomento per voi fondamentale. Visitate il sito!

Barbie. Un'eroina del mondo contemporaneo, un bagliore di luce e speranza con due tette che stanno esattamente nei flute di champagne. Quante di voi non facevano altro che passare con lei tutto il pomeriggio facendole assaporare almeno dieci vite diverse? Poteva andare al mercato, due minuti dopo partire per la spedizione della Nasa (sempre coi tacchi ovviamente) e cinque secondi dopo arredare la sua casa tutta rosa coronando il sogno di un'esistenza senza mutuo.

Com'è nata la famosa Barbie? Mi sono letto la sua biografia su Wikipedia, ditemi voi se posso essere considerato un ominide dotato di neuroni funzionanti. Credo di aver perso il lume della ragione e il libretto delle istruzioni. Comunque la nostra Barbie non ha mica un nome così comune, tsè, all'anagrafe è Barbara Millicent Roberts. Mica pizza e fichi.

Barbara era la figlia ( mi azzardo con il passato non assicurandomi della sua morte) di Ruth Handler che insieme al marito creò la Mattel, l'idea le venne guardando la figlia che alle sue bambole di carta dava il ruolo di donne adulte, si era stufata di giocattoli che rappresentavano neonati. "Basta cacche e pannolini, io voglio che la mia bambola vesta come una ballerina di lap dance con una tutina leopardata" avrà urlato in lacrime.

Era il 9 Marzo 1959 quando Barbie fece il suo ufficiale debutto in società. Venne costruita in Giappone, ecco il segreto dei suoi capelli liscissimi ( non esisteva ancora Yuko Yamashita). Il suo primo outfit? Degno di una vera ragazza di buona famiglia. Un costume zebrato, tacco a spillo e una lunga coda. Ne vennero vendute 350.000.

Il dillemma della nascita di Barbie è che ha decine di sorelle ma non una madre. C’è Skipper, la odiavate perché è l’unica coi piedi piatti e non le stavano i tacchi, Stacie, Shelley & Krissy. Un albero genealogico che perfino la Regina potrebbe non comprendere totalmente. La sua migliore amica, sconosciuta, è Midge, che si è sposata con Alan. Barbie è un esempio da seguire, non è razzista visto la quantità di amiche e amanti giapponesi, africani. La più famosa è Christie vestita anche da Benetton.

La sua più grande passione è la moda. Vestita dai migliori stilisti, da Valentino a Versace, da Benetton a Yves Saint Laurent. Migliaia le scarpe di tonalità rosa/fucsia, vestiti cortissimi e top che scoprivano la pancia, un addome piatto scolpito dalle lezioni di Pilates. Un sedere sodo e a mandolino, mutandoni perenni e un sorriso da starlette. Il trucco sfumato, le ciglia lunghe chilometri e i capelli. Il suo punto forte erano proprio questi capelli, biondi, lunghi e setosi che tutte le bambine pettinano fino a spezzare l’osso del collo di questa povera cavia. Chi non ha mai rasato a zero Barbie? Chi non si è improvvisato parrucchiere? Ricordo che a Roma giocavo sempre con Nicoletta e una volta ho staccato la testa alla sua Barbie preferita, per non farmi scoprire l’ho rimessa ma sembrava senza collo, tozza e brutta.

Ha avuto 38 animali tra cani, gatti, conigli, addirittura un panda, una zebra e un cucciolo di leone. La sua più grande storia d’amore è Ken, il californiano abbronzato e muscoloso, sorridente come un ebete e un ciuffo emo all’avanguardia. Ken a casa di Nicoletta era sempre nudo perché era inutile vestirlo, aveva quella camicia di jeans troppo tamarra. Non vi racconto le storie di sesso che improvvisavamo, ricordo che Barbie andava al mercato a fare la spesa con la sua Ferrari bianca e trovava Ken nudo come un verme che al posto di lavare il Camper rosa era sempre sdraiato a non far nulla.

Barbie invece non si ferma un attimo, è stata ginnasta, acrobata, papessa, cantante di gospel, esploratrice, pilota d’aereo, hostess, veterinaria, primo ministro, principessa, sirena, infermiera, pizzaiola, professoressa, cantante, bagnina. Non è snob, si adatta ad ogni situazione, l’unico difetto è che non ha una grande elasticità muscolare e spesso si è dimostrata un po’ troppo rigida.

Ken & Barbie sono stati una coppia di fatto fino al 2006, quando si sono sposati ufficialmente. 43anni di fidanzamento sono lunghi e difficili ma loro si sono sempre amati, hanno avuto una sola crisi in cui Barbie si è fatta affascinare dall’esotico surfista Blaine, un flirt durato poco, un’avventura estiva consumata sotto una palma di Miami. Poi è tornata dal suo ciuffo liscio.

Da quel giorno in cui si pensò ad una Barbie sono passati 51 anni e sul suo viso non sono comparse rughe ma solo due zigomi che il chirurgo estetico di Nina Moric ha voluto riproporre. Miliardi le Barbie vendute e milioni le ragazzine che hanno passato con lei interi pomeriggi, fantasticando una vita tutta rosa e vestiti sexy. Forse è un modello estetico sbagliato, forse è solo un timore di genitori apprensivi. Tutti più o meno l’hanno tenuta tra le mani almeno una volta e le hanno fatto vivere un’avventura frutto della nostra arguta immaginazione.

La amiamo sempre e comunque, un po’ tamarra, un po’ troppo vestita di fucsia.

lunedì 25 ottobre 2010

Zafferano o Parmigiano?


Parma. Fuori un freddo siberiano, un'umidità ideale per le amanti dei capelli crespi e una fastidiosissima pioggia, più acida che amazzonica. Sono arrivato ieri attraversando parte di una grigissima Pianura Padana. Mamma, papà e sorella trasformati in facchini di fiducia per il "piccolo" trasloco che mi aspettava. Valigie, cappelliere, grucce, libri, taccuini, giornali, addirittura Dolly, la mia pecora di peluche che mi fa compagnia da anni.

Al nostro arrivo le mie tre coinquiline al completo. Paola T. la marchigiana, Paola S. la pugliese e sua sorella Maria. Sono ragazze molto carine e disponibili. Non si sono nemmeno spaventate davanti alla quantità di bagagli che hanno preso il possesso dell'appartamento. Ho la mia camera, luminosa, spaziosa e con una scrivania degna di un avvocato divorzista. Farò finta di giocare a Forum quest'inverno.

Subito ho appeso i due acquerelli simil-Leonardeschi ritrovati nella casa di Genzano lo scorso inverno. La prima notte è stata particolare, sarà il letto cigolante, il nuovo ambiente e una data importante ricorrente che mi ha causato una grande malinconia. Penso sia normale, assolutamente comprensibile. La mamma subito ha capito cosa provavo, le è bastato guardarmi negli occhi per capire che ero un pò triste e le dispiaceva quasi lasciarmi qui. Ma io ho mille risorse.

Stamani non potendo andare in bicicletta in centro per visitare i monumenti storici di questa deliziosa città, ho optato per una lettura culturale. Su Wikipedia.

Dovete sapere che Parma diventa Ducato nel 1545 quando Papa Paolo III Farnese sconfigge i francesi che avevano occupato il territorio in seguito alla cessione da parte degli Sforza.

La Pilotta, l'edificio cinquecentesco nel centro (sede tra l'altro della facoltà di storia dell'arte, la mia) è appunto la sede della famiglia Farnese che farà splendere la città in tutto il mondo. Poi faranno costruire vari palazzi sempre più ricchi di affreschi e decorazioni importanti.

Richiamarono alla corte artisti famosi come Il Parmigianino che decorò con splendidi affreschi la chiesa di Santa Maria della Steccata, oppure il Correggio, famoso per le meravigliose cupole del Duomo e di San Giovanni Evangelista.

Ai Farnese nel 1731 succedono i Borbone di Spagna, imparentati con la famiglia del Re Sole. Una piccola parentesi ma molto importante è il dominio da parte della "Duchessa buona" ovvero Maria Luigia d'Asburgo. Ecco su di lei vorrei spendere qualche parola.

Ieri passeggiando e facendo vedere ai miei genitori la cittadina che mi ospiterà per i prossimi due anni, siamo rimasti sbalorditi dalla quantità enorme di insegne "Maria Luigia profumeria" oppure "Maria Luigia farmacia". Maria Luigia ovunque e non capivo il perchè.

Ma chi è? Figlia di Francesco II Asburgo, pronipote di Marie Antoinette, moglie di Napoleone Bonaparte che non digeriva particolarmente essendo francese. Il matrimonio combinato per saldare l'alleanza Austria-Francia non andò a buon fine.

Quando Napoleone fu sconfitto a Waterloo dopo il Congresso di Vienna del 1814 lui fu spedito in esilio mentre Maria Luigia fu titolata Duchessa di Parma visto la sua tenacia e il suo attaccamento agli Asburgo.

Ho trovato una nuova eroina. Una donna che non deve chiedere mai e che lascia che il suo uomo vada a combattere mentre lei fa l'uncinetto e si occupa d'arte e di cultura. Grandiosa.

Fu proprio lei ad inaugurare il Teatro Regio nel 1829, quella sera suonò Bellini con la Zaira.

Qui a Parma è tutto un prosciutto, musica lirica, arte e studenti fuori sede. Un pò il mio mondo, sono sicuro mi troverò bene. A coronare il tutto l'apertura di Zara in pieno centro. Così quando sentirò la mancanza della mia Milano andrò lì facendo finta che sia Corso Vittorio Emanuele.

giovedì 21 ottobre 2010

Essere single: L'inferno Dantesco del 2000


"Lollo sono uscita con un tipo. La reincarnazione vivente di Dante, il pronipote illegittimo di Giuseppe Verdi e probabilmente ha qualcosa anche di Garibaldi".




Mi dice Alessandra, una mia carissima amica, un mercoledì pomeriggio assolato ma fresco. Milano, piazzale Loreto, automobilisti ingialliti dallo smog, lavoratori stressati e sempre di corsa si aggirano impavidi aspettando l'ennesimo autobus che non passa. Io e lei abbiamo la nostra piccola oasi di pace in un cortiletto interno, nessun suono, addirittura un laghetto artificiale con dei pesci rossi. Sembra di stare nel film "Momorie di una Geisha".




Alessandra è una delle ragazze più belle che conosca, un miscuglio di Ilary Blasi e un nonsoche di Angelina Jolie, semplice, spontanea e simpaticissima. Come me ha il difetto di innamorarsi a capofitto, ricevere fregature e sbattere la testa contro lo stesso spigolo finchè non pensiamo "Forse è il caso di smetterla". Dopo una lunga storia felice e importante (quale fato crudele, anzi nefasto) si ritrova a uscire con strani personaggi. Questo post è il resoconto di un suo incontro.


Quando si è fidanzati si guardano le amiche single come il lupo con l'uva, vorresti avere un primo appuntamento coi fiocchi, pizza & cinema, una passeggiata sul naviglio pavese contando le nutrie che passano oppure un cosmopolitan raccontando la tua vita a qualcuno che ti fissa senza sforzarsi di alzare lo sguardo. Dopo pianti, valli di lacrime con successive inondazioni per una storia conclusa decidi che è giunto il momento opportuno per uscire con un nuovo ragazzo. Vagli le proposte. Il commesso di Bershka, tutto sesso e grattini, il lunatico psicopatico, il maniaco del numero tre, il laziale sfegatato e l'animatore (l'unico) con poca iniziativa. Vista così la situazione non solo è drammatica ma è da suicidio di massa, proprio nel momento in cui stai per ripiombare nel tuo maglione di pile tutto puzzolente e macchiato di nutella, hai un'illuminazione. Matteo, un ragazzo per bene, hai il suo contatto messenger, decidi di scrivergli le solite banalità per poi con destrezza buttare giù un "Che dici di vederci per un caffè?". Andata, hai un appuntamento post cena il che promette bene.


L'imbarazzo è come il tonno e lo si taglia con un grissino. Cominci a parlare del più e del meno, l'università, gli amici, i locali, Milano, Parigi, com'è bella Roma, come è grande New York, che freddo che fa, oh come non sopporto la nebbia, io vado sempre da H&m, bla bla.


Per caso, vagando senza meta per tutti i temi che ti vengono in mente, viene fuori l'argomento libri. "Ho letto questo libro e mi è piaciuto particolarmente". Gli si illuminano gli occhi, il respiro si fa affannoso e per le successive due ore non smette di parlare. Termini mai sentiti e mai usciti dalla tua bocca diventano i salatini che accompagnano quel cocktail che nemmeno ti offrirà. Ogni tanto tenti di dire "Sì mi è piaciuto quel film" ma lui subito si collega ad un'aria di Donizetti e comincia a cantarla manco fosse Maria Callas e gesticolando per farti capire che suona anche la viola. Ti racconta di quella professoressa che ha letto Dan Brown e assisti alla sua reinterpretazione personale della Bibbia, passando per ambienti che lui considera "Dickensiani" e rimanendo a bocca aperta quando recita a memoria alcune terzine di dante o sostenendo che Maria Stuart era più simpatica di Elisabetta I.


Non riesci a rimanere in sincronia con il suo" naufragar m'è dolce in questo mar". Avete anche alcuni punti in comune, l'amore per l'arte, per la letteratura, ovviamente non gli confessi che uno dei tuoi libri preferiti è "Anna Karenina" perchè potresti fare la figura della romanticona lacrimosa. Oppure potrebbe improvvisare un teatrino in cui tu devi urlare le battute della protagonista.


Si parla di ex. "Finalmente un argomento su cui posso dire la mia sapendo che almeno delle mie storie passate non conosce nulla". Ti sbagli, ti interrompe anche lì perchè oltre ad essere un gran filosofo è anche psicoterapeuta di coppia e accenna una novena sul rapporto tra uomo e donna, donna e donna, uomo e uomo. Mai discriminare per carità. Ti sembra un esame, quello di maturità in cui dati alcuni argomenti dovevi collegarli logicamente sembrando a tuo agio nelle mappe interattive del tuo cervello gonfio di idee. Peccato che in questo caso sei tu che esamini e controlli l'orologio accorgendoti che il tempo non passa mai. Ti aspetti che tutto si sciolga come in un quadro di Dalì, speri di svenire così almeno comincia a tacere.


Vi incamminate verso la macchina, dopo un trattato sociologico sul fatto che Britney Spears non usa la parola "funesta" che invece è ampliamente utilizzata nelle opere liriche, dice "Ora basta ho parlato troppo". Ma allora non sono solo io che ho questa impressione, sospiri senza dirgli la verità. Speri che detto questo si avvicini con aria lumacona, ti sorrida e al muro ti dia un bacio per farsi perdonare della serata-supplizio. Invece no, inizia una conferenza sul perchè deve aggiornare il suo navigatore.


Ti lascia alla macchina, aspetti un bacio per farlo tacere, un bacio che non arriva. Sali in macchina e a casa gli scrivi "Ma un bacio della buonanotte no?" perchè un pò d'iniziativa deve esserci almeno da una parte. Leggi la risposta "Al primo appuntamento? Sono timido su certe cose". Cala il silenzio, rido in faccia ad Alessandra, è previsto un secondo appuntamento almeno per capire se può essere interessante anche sotto altri punti di vista. Suona il telefono. Un messaggio. Una faccia sconvolta, è lui, mi fa guardare lo schermo, il messaggio diceva "Deh dona alla scure quel capo che desta fatali timori, discordia funesta".


La guardo, mi dice "Ma secondo te ci sta?".

martedì 19 ottobre 2010

E anche Vogue si Maschera
















La mia redattrice, la carissima Cristina, non è solo colei che mi pubblica settimanalmente senza avere nessuna pretesa, è anche una carissima amica. Grazie di cuore. Questa settimana mi ha detto che mi sono brillantemente superato, "Era ora" ho aggiunto io. A voi l'ardua sentenza. Leggete questo post anche sul sito:

http://www.pensorosa.it/notizie-in-rosa/707-e-anche-vogue-si-maschera.html

Versailles 1788. Si festeggia il compleanno della lussuriosa regina di Francia, la controversa Marie Antoinette con un ricercato ballo in maschera. Centinaia le carrozze che si susseguono all'ingresso, vestiti drappeggiati di eleganti signore ricoperte di trine e merletti. Gli aristocratici di tutta la Francia brindano, festeggiano ignari di quello che sarebbe poi successo l'anno seguente.

Paris, Ottobre 2010. Il traffico in tilt, il grande faro della Tour Eiffel sbraita illuminando la citè e invadendo il lontano orizzonte. Per alcuni è una serata come altre, si ritorna a casa in metropolitana dopo una faticosa giornata di lavoro. Per altri invece è una notte di follia in cui esaltare il proprio lato creativo e la propria autoironia.
Carine Roitfeld è il direttore di Vogue Paris, giornale storico, quasi biblico che ha festeggiato i suoi lunghi 90 anni d'età, portati splendidamente. Come festeggiare un evento simile? Con il solito party tutto lustrini e champagne? Chi invitare oltre alle "socialitè" che si farebbero anche il giro del mondo in due ore pur di partecipare ad una festa? L'idea di un grande ballo in maschera è stata eccezionale. Tradizione di quei lontani balli francesi che si tenevano all 'Operà di Paris, ai quei Carnevali di Venezia famosi in tutto il mondo in cui poter eccedere nell'estro, nel lusso e anche nel cattivo gusto. Tutto è lecito se il proprio viso è nascosto da una maschera.
Un pò burlesque, un pò Eyes Wide Shut, un pò Gossip Girl volendo essere più contemporanei e attirare l'attenzione di adolescenti impazzite.
La location molto esclusiva e blindata è in pieno centro. Rue de L'Unversitè 51, Hotel Pozzo di Borgo. Un palazzetto settecentesco in cui i saloni, le camere hanno mantenuto l'antico splendore con stucchi dorati e specchiere luccicanti. Scelto anche da Kar Lagerfeld come sua dimora parigina.
Specchi che se potessero parlare farebbero sicuramente i complimenti a molte dame invitate a questo gran ballo, ad altre direbbero di coprirsi altrimenti si prenderanno la broncopolmonite.
Vedendo le foto in esclusiva su Vanity Fair mi sono emozionato, un'atmosfera incantata, sembrava davvero di assistere ad una parata elegante, ad un ballo organizzato in onore di una regina. In fondo non è poi così diverso, il direttore di Vogue Francia è per il mondo della moda una delle regine del glamour internazionale.
Tra gli invitati spicca Anna Dello Russo con un abito simil sposa di Emilio Pucci, un lungo strascico e una maschera da Gladiatore romano ornato di piume lunghissime, Diane Von Fustenberg splendida e di gran classe con un copricapo di almeno dieci tonnellate. Gli stilisti di Dsquared Dean & Dan che sorridono all'obiettivo sempre con la stessa espressione, MariaCarla Boscono o quel che si vede di lei visto che in testa ha un intero stormo di corvi.
Davanti a Gisele io avrei chiesto l'assunzione al cielo. Mai vista creatura più femminile, semplice e meravigliosa. Sempre sorridente e con una maschera-scultura. Tripudio di Italia con Bianca Brandolini D'Adda che è presente ovunque, la invitassero anche al parto del primo canguro clonato in Australia ci andrebbe sicuramente. Accompagnata da Lapo che per l'occasione ha sfoggiato una maschera dorata con inserti bianchi, insieme a loro ha posato anche Defina Delettrez Fendi con un abito di buon gusto, ha un'aria particolarmente elegante. Bianca Balti, molto bella, indossava un abito riccamente lavorato con una sorta di pannello solare al collo, pareva uno di quei collari per cani per evitare che si grattino quando hanno le pulci. La nostra Franca Sozzani ha optato per un abbigliamento sobrio, un vestito classico nero, triplo filo di perle rosate con una grossa maschera viola con molti punti luce brillanti. La mia preferita, tutti si aspettano che si esageri in un'occasione di questo genere, per attirare l'attenzione, in realtà sarà balzata agli occhi più lei che qualunque altro invitato. Ha seguito il dress code ma con sobrietà, con charme.
Io non c'ero, penso l'abbiate capito, però uso molto l'immaginazione, come quando si legge un libro e ci si immagina di vedere i luoghi descritti, lo scorrere del tempo in posti in cui siamo stati e che ci vengono in aiuto per fornirci l'ambientazione adatta. Sento il tintinnio dei calici pieni di champagne, il fruscio degli abiti,il profumo di quelle composizioni di macarons e tante risate.

C'è un'aria allegra qui a Parigi, non si celebra Vogue come rivista ma come testimonianza di epoche attraverso l'occhio elegante della moda.

venerdì 15 ottobre 2010

Ingozzati, urla & insulta


Se anche tu sei sbattuto su un letto, hai dei calzoncini di nylon di Garfield e stai vedendo con tanta disperazione "Il Mondo di Patty" allora hai trovato il tuo blog preferito e io un nuovo amico. Mi sono addirittura inventato una metafora per descrivere questo momento di assoluta pazzia mentale. Un giorno sono in lacrime e mi strappo i pochi capelli rimasti, un paio d'ore dopo mi guardo allo specchio, mi trovo osceno come le scarpe di Chiara Ferragni e decido che devo reagire.

Proprio come i bambini a cui insegno nuoto in piscina. Loro amano fare il "Delfinetto" ovvero andare sotto l'acqua a toccare con la pancia il fondo della piscina. Trattengono il respiro, si sforzano di non dover respirare per far vedere a me che riescono a toccare quelle lontane mattonelle azzurre, poi risalgono in superficie e con gli occhi di chi si sente grande mi guardano. Fanno un gran respirone sapendo che hanno la forza di rifarlo non appena si sentiranno pronti.
Io sono così, ho trattenuto il respiro per tanti anni, ero innamorato, a volte felice a volte appesantito ma con una grande forza di volontà, volevo arrivare fino alla fine della vasca, superarla se fosse stato in qualche modo possibile.

Forse ho esagerato, ho pensato ad arrivare ma non a come potevo arrivare. Una volta toccato il fondo non potevo fare altro che risalire e respirare.

Ora è come se stessi sul bordo vasca, con il fiatone, mi infilo l'accappatoio e piano piano mi allontano da quella piscina. In futuro chissà avrò la forza e la voglia di rituffarmi.

L'altra sera era martedì. Il giorno del cinema per tutti quegli studenti che non vogliono spendere più di 4 euro per un film, e per quelli che come me si portano i pop corn da casa per risparmiare. Non me ne vergogno, anzi, lo trovo molto divertente il fatto di entrare in sala con una borsa che potrebbe essere usata come borsa-frigo per tutte le leccornie che ci ho cacciato dentro.

Abbiamo visto "Mangia prega ama". Una bellissima Julia Roberts si abbandona all'amore della vita, apre quel suo baule dove rinchiudeva il sogno di scoprire il mondo, si sveglia in preda all'ansia e ascoltando dentro di sè capisce di non poter stare accanto ad una persona come suo marito. Una persona che non le apparteneva, pesante come la zavorra, egocentrico come il cane spelacchiato di Paris Hilton.

Prende e parte, mangia e viaggia. Ama e viene amata in tre posti meravigliosi di questo sconfinato mondo terrestre. Da Roma a Bali, passando per l'India.

Ad un certo punto, nel cuore di una notte buia, ha l'ispirazione e scrive al suo ex marito una lunghissima email. Ragazze, comprate il dvd del film appena esce, copiate quanto ha scritto e stampate quelle parole. Se le terrete in un cassetto vi assicuro che prima o poi vi toccherà tirare fuori quei fogli e dedicarli a qualcuno che vi ha spezzato il cuore e che avete amato smisuratamente.

Ovviamente mangia come un esercito ma non ingrassa di mezzo etto, vive senza lavorare e trova a Bali l'amore della sua vita ricominciando a sorridere, a credere in questo sentimento che ti porterebbe a cercare di svuotare il mare con un secchiello.

Oh salve Regina che noia questa ripresa di noi stessi. Io non ho una lira manco bucata per prendere e girare il mondo per un anno, in compenso andrò a breve a Parma dove mi attende una nuova avventura universitaria, un corso di interior design per abbellire la mia stanza singola e numerose cene di confessioni con le mie coinquiline.

Non provate pena o compassione per me, risparmiatela per i nuovi concorrenti del Grande Fratello.


Vostro cinico, pantofolaio e grasso


Lollo

mercoledì 13 ottobre 2010

Pariolini di nascita


Leggete questo post anche a questo indirizzo:

http://www.pensorosa.it/notizie-in-rosa/699-pariolini-si-nasce.html

Parioli. Roma. Anno 1987. Sono nato io, in pieno agosto. Quell'anno si portavano i capelli molto vaporosi, permanente d'obbligo e occhiali un pò squadrati. Era l'anno delle spalline imbottite e Lady Gaga non aveva nemmeno imparato a cantare ancora.

La mia famiglia ha le sue prime radici a Roma per l'appunto, nel ghetto. Ai Parioli dal 1930 quando il mio bisnonno fece costruire un bellissimo palazzo con un appartamento per ogni fratello e per i figli una volta diventati adulti. All'epoca tra quei viali in salita non c'erano molte costruzioni, molti edifici. Vi erano le palazzine Liberty in prossimità di Piazza Ungheria, le grandi ambasciate del Portogallo e della Romania, splendide ville immerse in parchi verdi e rigogliosi. Mia nonna racconta che durante la grande nevicata a Roma del 1956 nella nostra via San Valentino si sciava addirittura vista la pendenza. Era un altro paesaggio, un altro stile di vita.

Io da piccolino uscivo di casa salutando il nostro amato portiere Luigi con un gran sorrisone, la nonna si affacciava dalla finestra altissima del bagno, mi mandava un bacio e io poi mi incamminavo fino alla scuola. Una scuola pubblica, vicino a Piazza Euclide dove era stato mio padre e tutti i "rampolli" delle famiglie del quartiere. Si giocava tutti insieme, alcuni erano figli di nobili, principesse, nomi dell'industria o della diplomazia romana. Non c'è mai stato uno squilibrio di classe sociale, tutti portavamo il grembiulino dello stesso colore e ancora oggi quando ci ritroviamo è sempre una gioia immensa.

Ricordo le feste dei nostri compagni, i maschietti con bermuda calzettoni e sandali con il buco, camicie chiuse fino all'ultimo bottone. Le bambine con vestiti a fiori con le maniche a sbuffo e il nido d'ape nella parte superiore. Giocavamo e i nostri genitori organizzavano anche le feste di Carnevale, quelle che adoravo perchè mia madre faceva il salame di cioccolato, una bomba calorica che attenteva alla dieta di tutte le altre mamme.

Le persone che popolano questo quartiere considerato esclusivo sono molto diverse. C' è la signora altolocata, magari una Contessa che nel suo attico con terrazzo adibito a Foresta Nera indossa un filo di perle, esce con l'autista & quando esce la filippina le porta a spasso il cane. Si dedica alla beneficienza e in inverno esibisce la collezione completa di Annabella sapendo di non potersi mai iscrivere ad un'associazione animalista.

Sotto di noi abitava la Contessa Tagliacozzo, una nobildonna ricca ma infelice. Litigava sempre con il marito che lavorava in giro per il mondo e io l'associavo a Crudelia DeMon quando indossava il suo pellicciotto bianco-latte. Una paura mi suscitava, scappavo sempre quando si avvicinava al portone.
Poi ci sono gli avvocati, lo stormo dei notai e gli arricchiti. Fortunatamente sono pochi, personaggi con enormi Suv, coi figli che a 16 anni hanno subito la macchinina brutta e pericolosissima con cui il sabato pomeriggio vanno a ballare a Piazza Euclide.
La maggior parte delle famiglie che abitano la zona sono famiglie di un certo livello, alto-borghesi di gusto e raffinatezza con alle spalle una storia molto interessante, da tessutai ad antiquari di prestigio, stilisti e scrittori. Non mancano le attrici, anche Audrey abitava ai Parioli una volta stabilitasi a Roma, sicuramente ha vissuto gli anni più belli, in cui le costruzioni più moderne non nascondevano le facciate di palazzi in cui sono incastonati pezzi originali dell'arte romana rinvenuti durante gli scavi.

Passeggiare sotto ai Pini Marittimi di Villa Glori raccogliendo pinoli e pigne, andare coi pattini a Villa Balestra spendendo uno stipendio per un semplice succo di frutta al bar del sosia di Umberto Smaila, guardare il tramonto dalla finestra del salotto di nonna, con un sole così infuocato che si nasconde dietro allo scorrere ininterrotto dei tetti. Tutto questo mi rende felice quando torno tra quelle mura, tra quei palazzi.
Mi diverte vedere lo stuolo di cameriere in divisa che affollano gli alimentari, i marciapiedi dove i cani vengono portati a passeggio come fossero degli eredi di un impero, bambini piccoli che somigliano a Lord Inglesi con baby-sitter molto affezionate.

Io ho nel cuore questo quartiere perchè ci sono nato e ci sono cresciuto, ogni volta ripercorrere le sue vie, i suoi angoli è come rivivere la mia infanzia felice e serena.
Nei film lo dipingono come un ambiente troppo esclusivo, con persone troppo prese a considerare l'apparenza e non la sostanza, con ragazze stile Babi che hanno l'aria da brave ragazze di buona famiglia che poi in fondo sognano di scappare dietro al primo Step che incontrano, un pò tamarro e parecchio schivo.

Ora vivo in provincia, nessun centro, nessun vicino di casa a capo di una multinazionale. A Roma cerchi di non investire alcun motorino, qui puoi imbatterti in una nutria talmente gigante da essere scambiata per un cavallo sperduto. Roma è nel mio cuore, questo paese di campagna è il mio mondo.

domenica 10 ottobre 2010

Lacrime amare

Alzarsi la mattina e non avere uno scopo felice in tutta la giornata. Girarsi dall'altra parte senza avere la minima curiosità del mondo che fuori ti aspetta. Continuare a piangere fino a corredere le guance. Perchè piangere è l'unico sistema per renderti conto che tutta questa sofferenza è realtà, non un brutto sogno, non uno stato d'animo esaltato.
Non è mia invenzione, non ho bisogno di attirare l'attenzione ma nel mio sguardo il vuoto, nel mio cuore un muro di cemento. Che cosa penso? Non lo so. Che cosa provo? Non lo so. Che cosa voglio? Peggio ancora.
Quandi ami a tal punto che tutto il resto scompare, tutti i giudizi delle persone diventano gocce di pioggia allora vuol dire che non c'è via di scampo, che tutto quello da cui vorresti scappare ma farti rincorrere è un gatto che si morde la coda. Un labirinto senza uscita, la mia testa mi dice una cosa, il mio cuore mi urla di vivere il presente, di non programmare i miei sentimenti anche se l'oblio in cui sono precipitato è tutta una mia colpa.
Piango e mi dispero senza meta, spaccato da quel vuoto, da quel silenzio che c'è dentro di me, non riesco a parlare, non riesco a leggere. Mi appoggio a spalle materne, a spalle amiche tentando di far valere la forza della mia razionalità. Invano. Tutto invano.
Tutto questo è amore?

mercoledì 6 ottobre 2010

Libertà: sostantivo femminile


Collaborazione settimanale con http://www.pensorosa.it/

Durante uno di questi pomeriggi in cui essendo a casa dal lavoro facevo migliaia di cose in meno di un'ora, mi sono imbattuto nell'oscenità televisiva che qui in Italia consideriamo "fascia protetta", adatta ai bambini e con contenuti acculturati ed eleganti.
L'esempio più lampante è Pomeriggio 5, la trasmissione diretta da Barbara D'Urso che ha il buon gusto di invitare nel suo salotto "diplomatico" eminenze, attori del calibro di Eva Henger, Costantino Vitagliano, qualche concorrente del Grande Fratello che pur di avere una certa visibilità farebbe alla griglia anche il cane del vicino.

Quando muore qualcuno del glitterato mondo dello spettacolo al posto di consigliare un rispettoso e degno silenzio nei confronti della famiglia, si organizzano riunioni di condominio in cui si ostentano le lacrime e si pedinano i parenti fotografandoli in qualsiasi momento. Piangono il defunto persone che l'hanno visto cinque minuti in metropolitana, che non lo vedevano da secoli ma che gli erano molto affezionati. Come? Non lo sanno nemmeno loro.

L'altro giorno si parlava di Libertà. Ah che meraviglia, mi sono detto, si parla di un argomento serio che non include il rifacimento totale di Victoria Silvestedt, le labbra esplose di Nina Moric o l'affare Lele Mora- Corona. In cinque minuti ho cambiato idea, avrei preferito vedere tutta la biografia a reportage di Carmen Russo & Enzo Paolo Turchi.
In studio il proprietario di un locale in cui si fanno spettacoli di Lap-Dance, accusato di umiliare le ragazze che lavorano per lui. Infatti alcune di loro vengono usate come vassoi, sdraiate su un tavolo completamente nude (o quasi, ovviamente solo per igiene e non per pudore) vengono coperte di tramezzini, panini. Un happy-hour insomma.

Mi sono detto "Al cattivo gusto non c'è mai fine, io non riuscirei a mangiare il tramezzino appoggiato al capezzolo di una sconosciuta". E poi mi sono immaginato la scena in cui quando si esagera prendendo troppi tramezzini la ragazza addenta la mano del malcapitato. A parte gli scherzi credo che sia veramente una cosa indecente. Le ragazze in questione che hanno scelto volontariamente il lavoro, affermavano di essere contente e che si guadagna molto bene. Le suffragette si staranno rivoltando nella tomba, milioni di anni di evoluzione e noi usiamo le donne come tavolini, non permettiamo loro di avere dei ruoli paritari nella società, che vergogna.


Io non sono un bacchettone, non sono un bigotto. Rispetto le scelte altrui, se queste ragazze hanno deciso di utilizzare il proprio corpo liberamente facendosi spalmare della salsa tonnata addosso è un loro diritto, un loro problema.
La cosa che più mi irrita e mi fa esplodere i duroni dei piedi è lo sproloquio dei politici invitati in questi "salotti" televisivi. Uno di questi affermava che il proprietario del locale aveva tutte le licenze per proporre questo tipo di "servizio" e che l'Italia è un paese libero. Ripeto, l'Italia è un paese LIBERO. Talmente libero che due ragazzi omosessuali si baciano e si scambiano effusioni in spiaggia e vengono cacciati, talmente libero che una ragazza musulmana non può seguire le tradizioni della sua religione senza essere additata e talmente libero che dobbiamo fare otto lavori in una giornata per riuscire ad arrivare a fine mese. Belle parole però, se la libertà in Italia si basa sulla possibilità delle donne di essere utilizzate come gambe dei tavoli, tappetini o involucri di carne allora sì, siamo pure all'avanguardia su altri paesi. Basta vedere la televisione in qualsiasi momento della giornata, dalle otto del mattino all'una di notte ci spiattellano cosce e seni su tutti i programmi.


Personalmente non vorrei mai vedere mia sorella nei panni di una Billioneirina o di una letterina, ma questi sono punti di vista. Vorrei solo che si ammettesse che si parla di libertà senza effettivamente ragionarci sopra, nascondendo il fatto che in certi ambiti il corpo femminile è utlizzato come strategia di marketing, e qui la libertà non esiste perchè l'unico linguaggio che si parla è quello dei soldi.

lunedì 4 ottobre 2010

Come la Fata Turchina



Sono passato da Elisa di Rivombrosa a Fata Turchina nel giro di 24 ore. E' così che vengo chiamato da quegli amici un pò stravaganti che purtroppo o perfortuna frequento nei miei week end in giro per la Milano notturna.Puff, basta una frase mezza detta mezza urlata e viene coniato un nuovo soprannome, basta che il primo norvegese passi per strada chiamandomi "manzo" e puff, lo divento per tutti.

L'ultimo nomignolo è appunto Fata Turchina, perchè dicono che credo troppo nei buoni sentimenti, sto dalla parte di fidanzati gelosi e melensi che preferiscono stare in casa davanti ad un film piuttosto che in un locale che si chiama come una canzone di Madonna.

Il mio essere buono e sensibile non mi ha mai portato nulla di conveniente nella vita, forse qualche pugno sui denti, una manciata di mosche e un paio di corna sotto al naso. Infatti la Fata Turchina non è Hercules, non è un personaggio di cui ci ricordiamo perchè incute timore e rispetto, al contrario credo che Pinocchio l'abbia insultata a vita quando lo obbligava ad andare a scuola. Come volevasi dimostrare.

L'altra notte, o meglio mattina visto che si erano fatte le cinque, io (la Fata Turchina), il Gatto & la Volpe, il Salmone affumicato e il Lupo che non perde il vizio, siamo usciti da un monolocale che qui a Milano può essere definito "discoteca" anche se minuscola. Ha anche il nome di un' eventuale collezione di Valeria Marini, nel suddetto locale si improvvisa anche il pogo sulle canzone di Britney Spears.

Mentre ridevamo un pò di tutto camminando e prendendo in giro Fra che mi suggerisce comportamenti immorali nei confronti di un quartetto d'archi, passa una macchina.

Niente di fantasmagorico se non fosse che la vettura aveva le luci spente. In mezzo alla strada faccio un gesto di intermittenza con le mani ( probabile fosse uno dei gesti che i bambini fanno mentre alla Messa della Domenica cantano l'Alleluia) per segnalare al ragazzo di accendere i fari. Quanto mai l'ho fatto. Mattia e Fra ( non a caso il Gatto & la volpe) hanno cominciato a ridere e credo che abbiano smesso stamane prima di essere a lavoro. Oppure staranno raccontando a tutti i colleghi che io ho poteri magici "Lucciole andate e aiutate i buoni d'animo" "Polvere di stelle andate a fare del bene e ad aiutare la vecchietta che bastona l'impiegata delle poste".

In effetti non sanno che nella stessa settimana mi sono fermato con la macchina per far attraversare una centenaria che ci avrà messo un giubileo per passare le strisce pedonali e ho anche fatto sedere in metropolitana un anziano signore. Ho scoperto solo dopo che era un maniaco con l'impermeabile e che mi stava fissando da ore.

Quando vi dicono di fare del bene e che tutto poi ritorna, beh, non credeteci che poi rimanete alquanto delusi. Io da tutto questo ho ricavato solo una sfiga cosmica mai vista sulla Faccia della Terra. Sorrido e ringrazio tutti e non ricevo manco un cenno con la mano, solo l'unico a parlare con il fidanzato di una persona a cui tengo e vengo odiato fino all'esaurimento nervoso, la prossima volta farò a malapena spallucce. Sicuramente è meno snervante e più divertente.

Mi servirebbe un pò di sano cinismo, un poco di razionalità. Mischio tutto con il frullatone e con questo bibitone magico starò molto meglio. Giusto per essere soprannominato "Malefica" la settimana prossima. Poi tornerei tranquillamente ad essere la Fata Turchina oppure Raperenzolo. Ah, maledetta bontà.