sabato 28 agosto 2010

La crisi di fine estate



Continua la mia collaborazione con il sito www.pensorosa.it, questo è l'ultimo articolo pubblicato. Ringrazio di cuore Cristina che mi ha offerto questa bellissima opportunità.

Eccomi ancora qui carissime ragazze, se speravate di non dover più leggere su questo sito tutte le mie logorroiche pappardelle vi siete sbagliate. Enormemente. Sono tornato carico di idee, con i polpastrelli pronti a battere sulla tastiera ogni singola lettera. Come sono andate le vacanze? Vi siete crogiolate sotto al sole ammiccando al bagnino? Avete sorseggiato un cocktail fucsia con un gran cappello a tesa larga? Avete seguito passo dopo passo tutti i test che Cosmopolitan offriva nel mese di Agosto? Ottimo lavoro, mi congratulo.
Come tutti le estati si è eccitati all'idea del primo sole, del primo bagno. E poi ci si rattrista quando arriva il momento di riporre il bikini e di buttare quel telo da mare intriso di quell'insopportabile odore di pesce. Tre settimane per un'abbronzatura un pò dorata, ore ed ore per spalmarsi costosissime creme, ustioni di terzo grado e poi, in due giorni a Milano sei dello stesso colore del cielo: grigio.
L'estate è bella per i colori luminosi, quel bagliore luccicante del sole quando incontra il mare. Purtroppo non dura in eterno e noi dobbiamo rientrare nelle nostre inquinate città per riprendere la vita forsennata fatta da lavoro, studio, sport e tutto ciò che dimentichiamo in vacanza.
Settembre poi è un mese malefico, pieno di scadenze, impegni e compleanni. Sono nati tutti in questo mese perchè tutti concepiti a Capodanno, in cin cin della mezzanotte scatena forti passioni. Così io ogni Settembre sono invitato ad una decina di compleanni e devo impazzire per cercare altrettanti regali.
Poi ci sono le scadenze universitarie da tenere sotto controllo. Chi come me è alle prese con l'iscrizione, immatricolazione, il pagamento della prima retta saprà quanto è stressante cercare informazioni coerenti nelle pagine degli atenei. "Per immatricolarsi cliccare qui", con la speranza nel cuore ci clicchi e puff: pagina vuota, bianca, nessun segno di vita.
Si ricominciano anche le attività sportive con il massimo della convinzione, tante volte ho sentito qualche amica dire all'inizio di Settembre "Quest'anno seguirò il corso di acqua-bike, danza africana, GAG, quello del decoupage e infine andrò a correre 3 volte a settimana". La sto ancora aspettando per prestarle la cuffia di silicone.
Per non parlare poi del nostro portafoglio. In vacanza ci comportiamo come se avessimo il conto in banca di Onassis comprando souvenir anche per la badante di qualche pro-zio, sbanchiamo i negozi non appena vediamo il cartello "Saldi". Al rientro ci chiediamo come sia possibile avere un solo misero euro nel portamonete e aspettiamo un invito a cena per evitare di patire la fame in casa da soli. Un consiglio? Mai richiedere l'estratto conto. Insieme agli scontrini sono una delle invenzioni più ciniche e controproducenti della storia.
Solitamente le mie vacanze finiscono quando mio padre rientra dalle vacanze e nei giorni in cui rimango da solo a casa con lui (mia madre si rifugia in montagna fino all'ultimo) devo tenere in ordine la casa e riempire il frigorifero che sembra esser stato assalito dagli Unni.
Ho sempre considerato l'anno a partire da Settembre come si fa a scuola, mancava il festeggiamento di Capodanno ma da quando hanno ideato la Vogue Fashion's Night Out ecco l'inizio della stagione. Interi stormi di modelle ritornano dall'emigrazione, i fashion editor della città si ritrovano per l'aperitivo in cerca di nuove idee & Franca Sozzani riprende il potere. Non mi stupirei se un giorno davanti alla sua casa in Corso Como vedessi la bandiera di Vogue issata, un pò come fanno in Inghilterra per comunicare la presenza della Regina Elisabetta.
Che dire? Ci aspetta un altro anno, carico di emozioni, gioie e anche spiacevoli difficoltà. Nuovi giri da Zara per acquistare qualcosa di grigio o marrone, nuove corse per una città che alle cinque sarà già buia, nuove conoscenze su banchi di una nuova Università.
Ma ci faremo tante risate, ogni stagione ha le sue. L'autunno è come l'estate, solo che dobbiamo pensionare i nostri amatissimi Shorts.

giovedì 26 agosto 2010

Gli essenziali per la Donna












La notte il mio cervello non si spegne: mai. Vado a dormire e i miei neuroni si ritrovano seduti ad una democratica tavola rotonda, una sorta di riunione condominiale molto tranquilla, e progettano, creano e discutono idee. Sarebbe carino se mi facessero dormire appena tocco il cuscino ma perlomeno qualcuna delle mie creatività è nata proprio così. "Lollo perchè non guardi su internet la scadenza dell'immatricolazione all'università?" "Lollo perchè non mandi un messaggio a tua madre anche se ti rode che è a Sharm a fare la Signora?" "Lollo perchè non fai un post sul tuo blog in cui parli davvero di moda e non degli affari tuoi di cui non frega nulla a nessuno?". Su quest'ultima hanno ragione. Mi perdo in chiacchiere, parlo del più o del meno e dimentico che il mio blog contiene la gettonatissima parola "Fashion''. Il problema è che io non sò nulla di moda, non sò definire una manica scampanata o una manica al gomito, non conosco tutta la divisione per centimetri delle scarpe e a malapena riconosco la punta tonda da quella quadrata. Però ho un minimo di buongusto, una caratteristica sviluppata a casa cercando di vestire mia sorella come una ragazza normale e non come Susy la Truzza e seguendo mia madre nello shopping due volte l'anno. Ecco perchè non mi definirei mai un "fashion blogger" perchè mi stuferei al secondo giorno facendovi vedere i 4 abbinamenti che ho e perchè io amo dilungarmi nel parlare e nello scrivere, non posare all'infinito. Un altro motivo è che non troverei mai nessuno dei miei carissimi amici disposti quotidianamente a seguirmi in campi sperduti o montagne innevate per farmi delle foto. Dio li benedica! Comunque bando alle ciance, oggi ho selezionato per voi donzelle ciò che secondo me non può mancare nei vostri armadi per il prossimo inverno, senza seguire le mode che vi vogliono tutte leopardate e l'anno dopo tutte zebrate, quello lo lasciamo alle persone che hanno poca fantasia. Non soffermatevi sulle marche, ignoratele completamente. Noi che siamo pezzenti e non possiamo spendere 500 euro per scarpe o borse dobbiamo sviluppare maggiormente creatività e gusto, il risultato sarà senz'altro ottimo e più originale.

In fatto di scarpe: Non ci sono vie di mezzo, o tacco altissimo oppure stivali e ballerine. Il numero 1 del tacco 12 è Giuseppe Zanotti per me. Rende il piede magico e la linea delle sue forme assolutamente meravigliose. Colore nero con qualche dettaglio in oro, ma giocate anche su tonalità più allegre. Versione più economica da Zara che si difende bene per quanto riguarda le calzature. Semplici con tacco alto e plateau di un colore chiaro.
Il re del tacco-raso-terra è Ferragamo. Le sue Ballerine sono adattissime a qualsiasi età. Il colore più chic? Il Blu notte. Da sostituire al nero.

In fatto di calze: Che ci posso fare? Mi piacciono moltissimo le Parigine, di un colore chiaro come il grigio o per le più audaci a rombi in stile golfista-inglese. Con un bel paio di stivali sopra al ginocchio (senza tacco ovvio) o ballerine e una maxi-maglia ha un effetto molto carino. Provare per credere. Se poi applicate dei piccoli fiocchi di raso dietro avete la mia stima più profonda.


In fatto di abiti: Qui potete sbizzarrirvi, mi piace molto la linea di Simona Barbieri perchè propone linee semplici e per tutte, niente jeans da scheletriche. Maxi maglia in lanetta(qui ne trovate di tutti i generi http://abbigliamento.shopalike.it/maglie-e-maglioni-maxi-maglie/), camicie dall'aria un pò maschile e abiti accollati. I prezzi non sono sempre appetibili ma con i saldi io ci farei un giretto.

In fatto di borse: Molte possibilità. Prime fra tutte: Borse grandi in cui ci starebbe il vostro fidanzato fatto a pezzi oppure pochette. Se qualcuno sà come mai le chiamano "Clutch" me lo spieghi che io come già ho detto non so nulla su queste sottigliezze modaiole. Le pochette sono le migliori, vero che ci sta un fazzolettino (nemmeno tutto il pacchetto) e il cellulare ma danno un non-so-che in più. Le più belle sono quelle di Marc Jacobs che propone colori allegri ma anche invernali come il grigio. Per l'economico basta guardarsi intorno, H&M pensa a tutto. Basta con le Vuitton o con le Balenciaga, personalizziamoci.


In fatto di mani: E qui viene fuori la mia grande fissa. I guanti. Su questo non discuto, unico nome che posso fare è: Sermoneta. L'anno scorso in Piazza di Spagna a Roma mi sono regalato i guanti da guida traforati con i buchi sulle nocche. Stupendi a dir poco. Voi ragazze potete osare con i colori, un bel paio di guanti verde bottiglia o arancioni vi darebbero un'energia inconfondibile. Magari un pò lunghi, fino a metà avambraccio abbinati ad una giacchetta anni '60 a tre quarti. Molto Jackie 'O.

In fatto di testa: tenetela sempre sulle spalle. Ma Osate Osate Osate. Se siete giovani e vi piace un pò trasgredire dai soliti canoni allora prendete dal vostro armadio ciò che vi piace e mettetevelo senza pensarci due volte. Rideranno di voi? Bene. Per abbellire la vostra chioma potete ricorrere al gettonato: Cerchietto. Si possono trovare plastificati dai cinesi, costosi e cinesi da Accesorize oppure inavvicinabili da Sonia Rykiel. Lei mi piace, non fa uscire una modella senza uno dei suoi stravaganti cerchietti. Per questo inverno propone maxi pon-pon, bellissimi. Molto appariscenti ma carismatici. Voi lo mettereste? Per un tocco originale potete affidarvi a mani esperte e farvi creare un cerchietto personalizzato, un classico fiocco nero a più strati adatto per l'ufficio o per una serata elegante. Se poi siete amanti dei cappelli mandatemi la vostra email che procediamo ad organizzare il matrimonio. Il cappello dal taglio un pò maschile su una ragazza è qualcosa di fenomenale. Bello da vedersi, molto chic e di gran classe. Borsalino propone un cappello in vellutino in stile "canottiere" con la banda bordeaux. Da tenere d'occhio anche una classica Bombetta. L' sì che mi inchinerei e direi "Chapeau".

Sono stato esauriente? Forse troppo. Sono da due ore al parco dell'Orangerie, mi si sta scaricando il portatile e non vi dico come ho ridotto i miei bermuda bianchi. Come minimo voglio vedervi tutte vestite identiche seguendo alla lettera questo "vademecum".


Il vostro per-nulla-fashion-blogger


Lollo.

martedì 24 agosto 2010

Lollo & le Purtughescias Gurls




Quando parto per qualsiasi destinazione ciò di cui non riuscirei mai a fare a meno è il mio quaderno Moleskine e la mia stilografica. Comprese le cento cartucce comprate all'ipermercato più di un anno fa. Dio benedica le offerte del Carrefour in tempo di forniture scolastiche. Sulle bianche e immacolate pagine scrivo il "Diario di Bordo" con tutte le date, gli spostamenti e le frasi celebri. E di spostamenti in questa vacanza in Portogallo ne ho dovuti scrivere parecchi.

Venerdi 13 Agosto 2010:
Ho dormito a casa di Aleccia con il coniglio che sotto al letto batteva le zampe, probabilmente per paura o perchè è perennemente in calore. La sveglia è suonata alle 3 di notte, noi preferiamo viaggiare con compagnie Low Cost che hanno orari improponibili in altrettanti aereoporti dispersi in Val Padana. Mara & Lory ci sono venute a prendere alle ore 4. L'aereo Ryan Air decolla alle 7 mentre io risolvevo parole crociate e sbavavo sul alcune foto di Vanity Fair.
Arrivati nella città di Porto non riuscivamo a capire dove era il sottopassaggio per la metropolitana, un incubo vederci sfrecciare davanti treni su treni senza poterci salire. L'ostello prenotato molto carino e lì rincontriamo le nostre ridenti Ely B. & Cloddy che ci aspettavano già pronte per la Movida notturna e un tour culturale già pianificato. Con tre ore di sonno ci siamo dati alla cultura portoghese. Scalato la torre di 75 metri da cui si gode di una vista meravigliosa su tutta la città, camminato per il Parco del Palazzo di Cristallo. Siamo entrati nella casa dove è morto Carlo Alberto di Savoia e nella cattedrale del XII secolo con il chiostro ornato delle caratteristiche "azulejas", ceramiche tipiche blu e bianche. Un pò termali ma molto belle. Ciò che mi ha colpito di questa città è che è a tratti ben curata nei particolari e per altri fatiscente. Palazzi non finiti ( e non si tratta della tecnica di Michelangelo), rovine a cielo aperto e sobborghi poveri in pieno centro. Inquietante il verso dei migliaia di gabbiani che si aggirano pericolosamente, un attacco nemico ha colpito a due metri dall'ostello la nostra povera Aleccia. In serata venne proposta una movida ma era già tanto se riuscivo a parlare dalla stanchezza.

Sabato 14 Agosto 2010:
Dopo una colazione international in ostello in cui si alternavano francesi, spagnoli e inglesi io vengo schiavizzato per il lavaggio delle tazze. Te pareva. Gita alle piscine sull'oceano di un noto architetto portoghese che ha costruito sulle rocce due piscine con acqua salata e con muratura di cemento, senza utilizzare intonaco ma lasciando il colore della colata di cemento. Acqua gelida, per non parlare del vento che a momenti mi portava via i pochi capelli rimasti. Il pomeriggio perdiamo il treno per Coimbra grazie a Cloddy & Aleccia che decidono di farsi ingannare da puzzolenti scarpe cinesi. Così abbiamo ripiegato su un aperitivo in stazione con patozze unte e birra.


Domenica 15 Agosto 2010:
Un caldo torrido a Coimbra. Una cittadina universitaria molto bella ma troppo in salita per i miei gusti. Secondo me tutti gli studenti o sono non frequentanti oppure fuori corso. Già mi immagino la mattina presto, in ritardo ad un esame, farmi 200 scalini sotto al sole magari con una bella camicia e i mocassini nuovi. Potrei rinunciarci in partenza, oppure mi farei incatenare a qualche cancellata per richiedere almeno una funivia. La piazza dove vi sono tutte le facoltà più antiche è meravigliosa, la biblioteca del XVIII secolo uno splendore per gli occhi con libri dell'epoca incastonati in scaffali che si innalzano per tutta l'altezza delle pareti. C'è pure la torre delle Capre, chiamata così perchè l'ultimo giorno di lezioni il suo rintocco segna l'inizio delle corse delle matricole che scappano come capre per evitare le punizioni degli altri studenti più grandi. Che paura.


Lunedi 16 Agosto 2010- Martedì 17 Agosto 2010:
Dopo un viaggio della speranza su un pullmann Coimbra-Peniche su cui abbiamo improvvisato l'ennesimo aperitivo con patatine unte e birra, siamo arrivati al nostro resort.
Il resort è un enorme villaggio in un golf-club pieno di ricconi con macchine, piscine, e ville. Tutto enorme. Noi unici pezzenti non automuniti chiedevamo l'autostop per andare in spiaggia. Casa nostra era 170 metri quadri e ci sentivamo dei veri signori, peccato che coi portafogli che avevamo a malapena potevamo comprare il necessario per la colazione nell'unico mini-mini market del resort. In spiaggia Aleccia era presa da crisi di shopping convulsivo e organizzava aste di conchiglie trattandole come diamanti. Due chili in più in valigia per qualche sasso. Io sono stato l'unico impavido a fare il bagno nell'oceano gelato per poi avere un mal di pancia da urlo e scappare nel bagno dell'Hotel a 5 stelle atteggiandomi a cliente prestigioso. Prima di salutare il nostro Resort abbiamo fatto un tuffo in piscina e portato via qualche campioncino di bagno-schiuma. La sera siamo stati a mangiare pesce a Peniche e poi serata notturna a Baleal, cittadina sull'oceano che offre come unica attrattiva il surf. Abbiamo mangiato pesce per 20 persone e ci mancava poco che ci portassimo nella borsa l'aragosta che non riuscivamo più a finire. Prima di uscire e chiamare il taxi c'è stato qualche momento di panico a causa del vento polare che poteva colpire i nostri intestini delicati e a lavoro. La nottata a Baleal indimenticabile. Alla mezzanotte (italiana e locale) è scattato il mio 23 esimo compleanno e ognuno di noi ha offerto un giro di chupiti e di Moijiti, sembravamo sei marinai che si rincontrano in qualche taverna squallida e dal pavimento appiccicoso. Morale e calici alti, a Lollo "23 & favoloso" fu il brindisi. Siamo rientrati con il nostro taxista di fiducia che ci ha aspettato fuori dal locale senza neanche averlo chiamato. Quanta efficienza questi portoghesi, e quanta parlantina alle 4 di notte.

Mercoledì 18 Agosto 2010:
Lollo's B-Day. Ci siamo svegliati prestissimo, Aleccia mi ha chiamato che aveva già fatto i boccoli, fosse anche nel braccio della morte e avrebbe i capelli in ordine. Quando ho aperto la finestra mi è sembrato di essere a Milano il 13 Novembre, una nebbia e un'umidità da record. Anzi, da resort. La casa era in condizioni pietose ma noi siamo scappati alla velocità della luce per non perdere quell'unico pullman Peniche-Lisbona.
Lisbona, città meravigliosa in cui ho festeggiato grandiosamente questo mio compleanno. L'ostello in pieno centro città, sulla via dello shopping, era molto bello e gestito da una ragazza simpatica solare che già mi amava. Mi ha cantato "Happy birthday" e su un balcone stile Evita mi ha detto che la città era mia e che dovevo festeggiare tutto il giorno e anche il giorno dopo. Incantevole la Piazza del Commercio, la cattedrale, il Castello di San Giorgio ideale per un primo-secondo appuntamento e anche il matrimonio. Sui merli abbiamo fatto ventimila foto e ci siamo immaginati le nostre ipotetiche giornate medioevali. Che noia senza Sex And The city. Ormai squattrinati cronici abbiamo fatto la spesa e abbiamo preparato la cena nella cucina dell'ostello, Cloddy & Ely b amuchina dipendenti hanno sterilizzato qualsiasi cosa, mentre un francese cercava di mandare a fuoco tutto. Notte di follia al Barrio Alto dove la puntella era prossima e indecente, in aiuto quei barili di moijito che in Portogallo chiamano bicchieri. Il giro dei locali è come il giro del mondo in 8 metri, c'è il locale dei francesi, il locale gay e quello jamaicano ma nessuno che litiga, nessuno che si prende a parolacce. Evviva la convivenza civile e allegra. E cin. Ancora in alto i calici. Noi siamo andati in giro per festeggiare i miei ultimi minuti di compleanno con un economico Moscato da 1,39 euro. Bancarotta assicurata.

Giovedì 19 Agosto 2010:
risveglio malinconico. Per me & Aleccia (sempre boccolosa) è arrivata l'ora di partire lasciando le California Gurls pronte per altri giorni di follia senza di noi. Un interminabile pullmann Lisbona-Madrid aveva bisogno di noi. Un viaggio di 9 ore su sedili di pelle con la nostra bottiglia d'acqua che non stava mai ferma e rotolava per tutto il corridoio. La nostra vicina di posto non stava mai ferma e ansiosa controllava tutto l'equipaggio tenendosi stretta alla cintura. A Madrid abbiamo passato la notte in aereoporto disperati e distrutti perchè impossibile dormire. Ci siamo inventati poesie con rime baciate e abbiamo persino giocato con i tre porcellini trovati nell'Happy Meal.


Venerdì 20 Agosto 2010:
L'aereo Easy Jet tanto sognato è decollato alle 7.15 da Madrid. Malpensa gremita di gente in partenza, noi appena tornati dalle vacanze tristi e sconsolati.


Mentre la lavatrice già andava ho realizzato di essere tornato a casa, di avere una nuova vita e dei nuovi progetti da realizzare. Mi aspetta una nuova città dove studierò, un nuovo letto su cui dormirò e tante persone nuove che riuscirò a far ridere.
Ho 23 anni. Ho cinque amiche meravigliose amiche con cui ho passato una vacanza indimenticabile in posti che avevo voglia di amare. Queste sono le frasi, i ricordi, le righe scritte che si portano dentro il cuore, dentro a quel cuore che condividi con le persone che ti amano per quello che sei. Scrivere qui è un atto di affetto, che si leggano o no queste mie parole rimarrano per me importanti, evidenziano ciò che è stata una settimana di felicità pura.

martedì 10 agosto 2010

Lollo di Vallombrosa

Elisa di Rivombrosa mi fa un baffo. L'ho capito quando dopo 28 puntate è riuscita a baciare il suo conte Ristori e poi tra quel bacio e il matrimonio ci sono state tutte le tragedie possibili, alluvioni, epidemie e pestilenze incluse. Io invece sono partito dalla Pianura Padana con mio padre in motocicletta e in sei lunghissime ore, un fondoschiena completamente appiattito, sono giunto a Vallombrosa. Luogo di Villeggiatura a 30 km da Firenze, dove ho passato la mia infanzia e dove la mia famiglia vi alloggia dall'estate del 1906, data in cui è stato costruito il villino per il mio trisnonno.
Ad accogliermi tutta la famiglia al completo, zii, cugine, cugini, nonna, prozii. Tre generazioni generano un caos che non si può nemmeno immaginare.
Ho preso possesso dell'unica camera singola dell'appartamento chiamato "piano nobile". Un tempo non vi era la cucina perchè la servitù preparava da mangiare nella soffitta al piano superiore e mandava giù le varie portate con il calapranzi, un piccolo ascensore per vassoi. Inutile dire che ora siamo noi giovani a fare avanti e indietro quando ci sono le cene nel salone più grande.
Le camere sono eleganti, ogni letto foderato della stessa stoffa con cui sono rivestiti lampadari e mantovane delle tende. La mia era la stessa di quando ero piccolo, un letto un pò alto e uno scrittoio a ribaltina. Nell'armadio a muro ho trovato l'abbigliamento montano. Come Elisa di Rivombrosa ho chiuso il secretaire con la chiave. La privacy prima di tutto.
La prima cosa da fare a Vallombrosa dopo essere scesi al primo piano a salutare la Nonna che ti dice "quanto sei bello e quanto sei buono", è il giretto in paese.
I fratelli Cohen hanno scritto la sceneggiatura del film "Non è un paese per vecchi". Dovrebbero venire a Vallombrosa allora. Si ricrederebbero subito.
Infatti l'età media è 75 anni, 7 residenti e gli unici "giovani" sono figli, nipoti o pronipoti in visita. Un tripudio di girelli, bastoni da passeggio e badanti ucraine.
Un tempo era un luogo mondano in cui si riunivano le famiglie aristocratiche di tutta Italia per villeggiare e frequentare i balli del Grand Hotel. Vi si costruirono i caratteristici "Villini" che portano il nome della famiglia a cui erano destinati. La storica Abbazia dei monaci benedettini è la meta delle passeggiate del pomeriggio, verso le cinque una fila interminabile di over 70 che fanno a gara a chi arriva primo.
Primo fra tutti il Conte Guicciardini che si aggira per il paese in cerca di quattro chiacchiere, un 70 enne che ho proposto come futuro compagno per mia nonna. Gentile, educato, acculturato e cento per cento fiorentino.
Ho dei bellissimi ricordi su Vallombrosa, delle interminabili passeggiate a cercare funghi dando un nome in codice al porcino, dei festeggiamenti dei miei compleanni. Nel piazzale di casa ho festeggiato il mio primo compleanno e anche il diciottesimo. Per l'occasione si usava il servizio buono della nonna e si riuniva tutta la famiglia. Il nostro focolare, il nostro luogo di ritrovo dove litigare e coccolarsi. Ho imparato là ad andare in biciletta, in pattini a rotelle, ci stavo quasi nascendo e amo ritornarci appena posso.
Come il titolo del libro che ho appena finito di Natalia Ginzburg "Lessico famigliare". Ogni famiglia ha il suo lessico, le sue parole magiche che scatenano ricordi e risate, e ogni famiglia ha un luogo a cui è affezionata, un luogo che diventa parte un'oasi felice dove rivivere insieme splendidi momenti.

mercoledì 4 agosto 2010

Distanze ravvicinate

Ho scritto questo post in una calda serata di un anno fa. Ancora molto attuale, non abituatevi troppo a questo Lollo pensieroso e un pò serio.

In questi mesi mi sono chiesto quanto l’amore possa dipendere dalla latitudine e dalle coordinate geografiche di due persone, se per ognuno di noi esiste una specifica metà a cui siamo destinati, cosa succede se questa metà ci è lontana centinaia di chilometri? Come si fa a sapere se riusciremo mai ad incontrarla e se davvero riusciremo a trovarla in quel frangente di secondo che sogniamo? Certo potremmo comperare un piccolo libretto delle risposte ma anche lì non sappiamo se attenerci alla risposta di destra o di sinistra, senza tralasciare il fatto che io mi fidi poco di un uomo che ha scritto un tale libro, probabilmente avrà avuto più domande nascoste di me e delle mie amiche messe insieme. Se un anno fa qualcuno mi avesse chiesto che cosa ne pensavo sull’amore a distanza avrei detto che senz’altro può esistere ma che non sono il tipo di persona adatto ad un rapporto così, parole crude che solo un’approfondita riflessione può plasmare. Infatti ripensandoci quest’anno nel corso di soli quattro mesi due persone a cui ero estremamente legato hanno fatto le valigie per rincorrere una grande occasione e sperando in un avvenire più entusiasmante. Copenhagen & Straburgo sono diventate le loro case, si sono cimentati con nuove lingue, conosciuto persone nuove e hanno sentito anche la mancanza di ciò che hanno lasciato qui. È dura veder partire parte di te, parte del tuo cuore e parte del tuo passato ma quando capisci l’importanza di quello che stanno facendo allora ti rimbocchi le maniche perché nessuno legame è salvo se non lo coltivi, vale per una storia o per un’amicizia. Sono due tipologie di amore differenti, da una parte c’è un relazione sentimentale che ha avuto molti alti e bassi ma che coinvolge ogni centimetro quadrato della pelle di due persone e dall’altra c’è una grande amicizia nata su due banchi diversi di scuola ma che inevitabilmente si sono uniti sempre più nel corso degli anni. Danimarca e Francia sono due nazioni lontane dal nostro piccolo quotidiano, mi separano da esse molti chilometri, può essere un limite, uno scoraggiamento ma quando c’è tanta passione, tanta voglia di avventura cosa sono sette ore di pullmann con un signore che ti russa nell’orecchio o un aereo che ti attende pochi giorni prima di un esame impegnativo? Quando si vuole si può, certamente non è tutto in piano il cammino ma se nemmeno ci si prova rimane una sconfitta in partenza. Una persona che ti appartiene non può soccomberti, non può rinunciare ad un sogno, ad un’esperienza formativa solo per una paura, un timore o un atteggiamento di gelosia, è giusto spiccare il volo correndo il rischio di sbagliare e di farsi male. Non sopporto la gente che crede che in una storia d’amore si debba per forza vivere ad un isolato di distanza e che vede una partenza dell’altro come una minaccia insanabile o ancora peggio un’occasione di svago ripetuto senza sensi di colpa, forse avrebbero bisogno di far loro un bel viaggio in un posto molto affollato che tutti conoscono. Certamente vivere in luoghi lontani non semplifica la comprensione, la gelosia e la paura ma ci sono altre soluzioni? Forse quella di dimenticarsi di due anni o addirittura di un’amica con cui si è condiviso otto anni di peripezie? Questa è solo una difesa, un modo subdolo per non affrontare una situazione in salita diversa dal condividere quotidianamente una puntata di Passaparola. Nella mia infanzia ho dovuto traslocare a otto anni, cambiare città, amici, scuola, casa,abitudini e stato sociale, mi sono allontanato da due persone carissime che facevano parte della mia vita, la mia amica Nicoletta e la nonna, è stata dura ma non ricordo lacrime, solo un grande entusiasmo nel vedere la mia nuova cameretta, la mia mente ha rimosso ogni sentimento negativo anche se ne ho sofferto parecchio. Queste persone fanno ancora parte di me nonostante ci siano seicento chilometri di distanza, esattamente la stessa distanza che ha separato i miei genitori per quattro anni senza internet, messenger o tariffe agevolate della Vodafone. Cosa vorrà dire? Io ancora una volta non ho la risposta a questo quesito ma forse può significare che una persona è importante per te indipendentemente dalla lontananza, puoi continuare ad amare la tua metà oltre al passo del San Gottardo o voler bene alla tua amica del cuore nonostante sia nella patria dei vichinghi e abbia gusti maschili molto discutibili, d’altronde le cose che valgono non sono mai facili.

domenica 1 agosto 2010

Un pirata a Capri



Ancora un passo indietro. Agosto 2009, la splendida Capri.


Vedi Napoli poi muori, vedi Capri e poi piangi. Non perché la piazzetta e lo scorcio mozzafiato ti commuovono ma perché dopo aver saluto l’isola più chic ed elegante del mondo hai un portafoglio che ha bisogno di essere rianimato. Si sa che in vacanza gli italiani non badano a spese ma se ti trovi davanti uno scontrino in cui si sottolinea che l’acqua naturale costa cinque euro rimani sbigottito, nonostante sia Capri. Posto splendido, barche da sogno e negozi raffinati. Gioiellerie accessibili solo a magnati russi espongono in vetrina diamanti e zaffiri pesanti come un lampadario di cristallo dell’Ermitage. Per questa gita isolana ho ideato uno stile sobrio ed elegante, un camicione fresco del nonno, sandali pugliesi e un panama, non di Borsalino ma comunque dignitoso. Si sussurrava fossero a Capri Naomi, Eva Mendes, Jlo e tanti altri, noi abbiamo individuato solo Rita Dalla Chiesa probabilmente snobbata e lasciata sulla terraferma dai colleghi. Oltre al limoncello a Capri è tipica la macchinetta con cui si trasportano le valigie dirette nei vari hotel cinque stelle lusso. Set Louis Vuitton, valigie di Fendi e borse in coccodrillo. Uno sfavillio continuo per viaggiatori fortunati. Devo ammettere che avrei voluto organizzare un assalto pirata per accaparrarmi uno di quei pezzi da viaggio. All’arrembaggio.