venerdì 30 luglio 2010

La moda nella musica o la musica nella moda?


L’arte è un concetto molto vasto e quando la si vuole teorizzare si finisce per far confusione, meglio lasciare che ognuno abbia la sua idea di arte, la propria vena artistica. Per me l’arte è tutto quello che ha a che fare con la creatività umana, con la sua voglia di trasgredire e di crescere. E’ arte il profumo di un libro nuovo, lo schizzo di un abito in matita o la rima baciata di una poesia.
La musica per i greci era fondamentale, una sonorità raffinata a mio parere possono averla soltanto le donne, loro hanno grazia e sensibilità. A noi uomini lascio il gusto di strimpellare una chitarra elettrica o di far baccano con una batteria. Le donne si intendono di arte e anche di musica. Qualcuna delle mie fedeli lettrici, sono 5 come il Manzoni e come le Spice Girls, mi ha chiesto che tipo di musica ascolto e come mai non ne avessi mai parlato nel mio blog, luogo della perdizione in cui si parla di tutto quello che è superfluo. Compreso il classico pelo nero da strappare con la pinzetta.
Non ne parlo perché in realtà so benissimo che ascolto musica brutta, che non passerà alla storia se non per aver fatto da colonna sonora a qualche commediola altrettanto brutta con Jennifer Lopez. In casa mia si ascolta solo rock e qualche artista italiano. Mia madre ama disperarsi con Laura Pausini, mio padre urla con i Queen. Io sono sempre stato la pecora nera della famiglia e quando ho iniziato a otto anni a canticchiare “Wannabe” delle Spice Girls tutto è stato chiaro.
Troverete nella mia cartella “Musica Lollo” tutto quello che avrete odiato, tutte quelle cantanti che dopo un tormentone estivo sono finite a lavorare in qualche autogrill sperduto, quelle canzoncine che in italiano non hanno un senso ma che in inglese ti fanno saltare e ballare come una ragazzina con “Non è la Rai”.
Quello che non è da sottovalutare nell’ambiente della musica è la moda. Infatti la moda si è ampliamente infiltrata ed è diventata un segno distintivo di artisti talentuosi e non. Spesso si parla di un’artista come icona fashion, grandi stilisti che disegnano gli abiti da palcoscenico e volti musicali che diventano testimonial di pubblicità.
La capogita è lei, Madonna, lei che avrebbe la presunzione di dire che è nata prima lei che l’uovo e la gallina. Ha sempre fatto tendenza, negli anni ’80 con le sopracciglia mediterranee e la giacca di jeans, nel 2000 con la tutina stile Disco Dance e la piega con il ciuffo perfetto. Dopotutto un’artista deve vendere bene l’immagine di sé e la moda aiuta e salva con abiti e stilisti ad hoc.
E che dire della straordinaria Beyoncè? Una voce profonda e soave, un corpo modellato dal ballo e uno charme che non ci si aspetta da una ragazza così giovane. Nel famoso video “Crazy in Love” indossava un abito dai colori fluo di Versace. Per le situazioni da tappeto rosso ha scelto vari stilisti, primo fra tutti Giorgio Armani che ha disegnato per una sua esibizione un body nero e bianco e che l’ha scelta come testimonial della fragranza “Diamond”.
E che dire di Cavalli? Ha realizzato tutti gli abiti e tutti gli accessori del Tour Mondiale “Live Down Under” di Christina Aguilera con un tocco retrò e uno stile piuttosto glamour.
La moda abbraccia la musica e la musica ricambia e incassa. Tutta questione di pubblicità ovviamente ma credo che ad alcune star dalla voce impeccabile non dia fastidio che le vengano regalati abiti da sogni, magari è anche un modo per insegnare loro come vestirsi.
Resta ancora un mistero il nome dello stilista di Lady Gaga, probabilmente lei è il ricettacolo di tutti quei vestiti da sfilata che nessuno avrebbe il coraggio di indossare nemmeno ad un concerto. Lei è l’alternativa alla raccolta differenziata. Già mi immagino Galliano che dice ai suoi assistenti “Non buttate quel top pailettato con scaglie di amianto e scorie radioattive, lo regaliamo a Lady Gaga, sono sicuro che lo amerà”. Il giorno dopo lo indosserà per andare a fare colazione in un tranquillo caffè di Manhattan. Eccentrici sì ma a piccole dosi.
E le primordiali eroine del Girl Power? Le antenate di tutte le Britney e Christina? Sto parlando delle Spice Girls, loro sono l’esempio che al peggio non c’è mai fine. Parlando di moda ovviamente, per il resto rimangono le migliori. L’abitino-ino-ino di Geri con la bandiera inglese? Si sussurra che l’abbia cucito la sorella la notte prima dell’esibizione. I completini leopardati di Melanie B che urlavano Cavalli. Loro confessavano di comprare ai mercatini di Portobello e noi ci speravamo, nessuna mamma italiana avrebbe mandato in giro sua figlia conciata in quel modo. I loro fornitori di zeppe argentate o glitterate erano gli Abba, l’unica che aveva realmente i piedi per terra era Melanie C costretta a mettere sempre le scarpe da ginnastica e la tuta. Persino al Festival del Cinema a Cannes. Victoria si vantava di essere la chic del gruppo e ora ha creato una sua linea di abbigliamento che io chiamerei “A sua immagine”. In realtà ha ripreso i suoi vestiti cambiando i colori.
Sempre di più vedremo sul palcoscenico grandi e piccoli artisti con gli oggetti del nostro desiderio, in fondo l’arte è come un grande albero con centinaia di fronde, la musica è quella più resistente. La moda quella più vicina.

mercoledì 28 luglio 2010

Stress da Vacanze


Un piccolo salto indietro. Era l'estate del 2009 e mi ero trasformato in un agente di viaggio:


Nella mia piccola esperienza ho capito che le vacanze solitamente rappresentano giorni di estremo relax,dietro però c’è una fatica e uno stress psicologico che nulla ha da invidiare ad una settimana lavorativa. Penso che soprattutto per una coppia l’arrivo delle vacanze coincida con un certo nervosismo “coniugale”,spesso si litiga per una frase come “è presto per prenotare non c’è fretta” oppure perché si escludono località che avresti voluto visitare. Ma è possibile che sembra non esistere un luogo sulla Terra che possa piacere a due persone? Nonostante un budget limitato ci sarà un luogo piacevole nel raggio dei cinque continenti. Io me lo auguro. Non ho purtroppo una villa da 150 milioni di euro in Costa Smeralda ma mi accontento di una settimana al mare sfoggiando il mio elegante guardaroba estivo. Non chiedo nient’altro. Se poi oltre alle tue ferie devi organizzare anche quelle dei tuoi genitori ti accorgi che persino loro hanno bisogno di scendere a compromessi per decidere la destinazione,mezzo di trasporto,valigie,abbigliamento ecc… E qui si capisce come mai i single sono più belli,almeno con amici e amanti si rilassano e non subiscono (per stanchezza psicologica) la scelta della loro “dolce” metà.

lunedì 26 luglio 2010

Low cost summer


Ogni anno sorge il dilemma di dove sbattere la testa e come organizzare le vacanze. Il budget, con chi e dove andare, mare o oceano, bagaglio a mano o baule dell'800 con stemma di famiglia. L' anno scorso sono impazzito per trovare un'offerta per Ischia- Capri, un traghetto che non fosse uno scarico-merci e la possibilità di portare la cagnolina Lady P. Organizzai una splendida vacanza in un tipico alberghetto dell'isola dove tutti si lamentavano per l'inefficienza del servizio mentre io stavo meravigliosamente e mangiavo per tre. Tornai ingrassato ma felice. Ho festeggiato anche il mio compleanno a Roma nella casa della nonna con un party molto chic nel pieno centro dei Parioli.
Non sono affatto pretenzioso, mi accontento di poco ma se la tua dolce metà vorrebbe dormire in un albergo come il Ritz anche a Napoli tocca a te sopportare e aprire un pò di più il portafoglio. L'anno scorso principino viziato, quest'anno giovane marmotta vestito un pò meglio.
Due settimane fa una mia amica mi ha detto "Andiamo al mare due giorni, un sacco a pelo e una tenda e due serate senza dormire". Di solito il mio cervello ha un atteggiamento molto svizzero, programma qualsiasi cosa. Si è però ricreduto, ultimamente vivo alla giornata ed è assolutamente eccitante.
Così salpati su una piccola Clio rossa abbiamo imboccato la strada per la Versilia, spiaggia bianca, mare mosso e locali dove si balla in strada fino all'alba. Nessuno di noi tre aveva il navigatore e tre ore dopo eravamo ancora a Parma, fortunatamente la prendavamo sul ridere, un Coca e Malibù in bottiglietta con Raffaella Carrà a tutto volume e tutto passa.
Arrivati al campeggio mi sono venuti in mente i ricordi delle mie vacanze low cost a Riccione quando avevo 16 anni. L'ultima volta mia madre si dimenticò di mettere nella tenda i paletti che la tengono dritta, forse mi arrangiai come Mc Giver con qualche bastone.
Avevamo tre tende, non ne ho montata nemmeno una, le ragazze erano molto più in gamba di me, in men che non si dica avevamo una specie di Saint Chapelle, il castello di Windsor e una reggia di Versailles. Ovviamente la mia era quest'ultima, mancava solo un enorme baldacchino con le iniziali di Marie Antoinette.
Il campeggio è divertente, scomodo ma divertente. Troverai sempre dei vicini di casa super accessorati che hanno addirittura il cestello elettronico per tenere in fresco lo champagne, oppure i venti tedeschi che al posto della tenda hanno un accampamento romano fortificato.
Se ti scappa la pipì devi fare ottomila chilometri, dormi su due centimetri di materassino e la mattina alle sette sei in piedi perchè la tua tenda di Nylon è peggio di un bagno turco. C'è pure la possibilità che alcuni ragazzi ti sveglino alle sei del mattino per chiederti un apri-bottiglia.
Quando le famiglie e i bambini si lavavano i denti già in pigiama noi arrivavamo a dare l'ultima occhiata prima della nostra serata. Le ore piccole, un cocktail e la pelle dorata, questa è l'aria di mare. Un effetto contagioso. Si balla fino all'alba tutti insieme, si ride e si scherza e tutti i pensieri negativi di un rigido inverno evaporano in pochi secondi.
Questo è l'anno in cui davvero sarei sempre con la borsa in mano, partirei per un week end, dormirei anche su una macchina se fosse necessario. L'importante è stare in compagnia, divertirsi e sapere di avere una testa sulle spalle sempre presente ma spensierata.
Siamo giovani, non importa avere un letto morbido e losangato su cui dormire, avere una stanza climatizzata in un albergo chic davanti al mare, a noi ci basta vederlo il mare, respirare la sua aria e appisolarci sotto i raggi del sole. Abbiamo pochi soldi in tasca ma sappiamo spenderli per le cose importanti.
Divertiamoci, cantiamo, balliamo. Innamoriamoci e facciamo un milione di progetti che magari non si realizzeranno, viviamo e viviamoci. Questa è la nostra estate.

domenica 18 luglio 2010

Il Gossip: figlio dell'estate


Se qualcuno non l'avesse notato è arrivata l'estate. La torrida, afosa, soffocante ma amata Estate. Innalzate le vendite di condizionatori, pinguini, ventilatori e tutto quanto riesca a far dormire gli esseri umani in balia del sudore delle loro ascelle. I fiori del mio "giardino" hanno smesso di richiedere acqua, sono tutti ammosciati e la terra sembra quella del deserto del video delle Spice Girls.Verso metà Maggio mia madre comincia a lamentarsi e finisce a metà Settembre attorno alla data del suo compleanno. Il motivo, il caldo. "Non sopporto questo caldo, per non parlare delle zanzare" oppure "Non aprire la finestra che entra il caldo". Quest'anno credo abbia giurato che la prossima estate gestirà un rifugio sul Gran Sasso chiamandolo con fantasia "Stella Alpina". Intanto in casa il condizionatore segnala 24 gradi e lo sbalzo termico con il mondo esterno è mortale.Io sono un animale dell'estate, mi piace perchè le giornate sono lunghe, il sole brilla e cuoce e ci si veste con poco. Sono sempre stato meteoropatico e il sole mi condiziona l'umore in tutto e per tutto. Probabilmente perchè sono un Leone e sono nato in pieno Agosto. L'estate ci rende più superficiali, ci piace andare al mare a mostrare quelle che in città erano chiappe bianche e flacide, ci crogioliamo al sole sperando di notare una doratura brasiliana e stiamo attenti ad essere sempre perfetti nell'abbigliamento per la passeggiata post-gelato sul lungomare. Ci divertiamo, nascono nuovi amori o tradimenti che durano qualche giorno "Tanto è estate" diciamo. Poi puntualmente quella fiamma ce la ritroviamo in città e dobbiamo cambiare marciapiede ogni volta.

L'estate è anche la madre di tutti i Gossips spietati. Fateci caso quando ci si sollazza sotto l'ombrellone, ci si increma e poi dalla borsa di tela a righe bianche e rosse si tira fuori il manuale di vita che tutte le estati leggiamo dalla prima all'ultima pagina: Novella 2000, Chi, Cosmopolitan, Vanity Fair e per le giovanissime Top Girl.
Non c'è niente da fare, ci piace essere informati su tutto quello che riguarda il pettegolezzo più trash, non per mancanza di cervello ma per spegnerlo. D'inverno avvocato divorzista che legge i grandi classici della letteratura? Sotto l'ombrellone fanatica di Elisabetta Canalis e i suoi trucchi per idratare i calli dei piedi. D'inverno maestra elementare? Sul bagnoasciuga con la lingua di fuori per i pettorali di Costantino. Io leggo sempre Vanity, a casa sulla mia poltrona preferita, dalla prima all'ultima riga. In spiaggia mi innervosisco perchè non voglio stropicciare la faccia di Cameron Diaz in copertina ma dopo due minuti è già coperta interamente di sabbia.
Classica scena di una spiaggia attrezzata è la vicina siciliana che oltre alla parmigiana nella borsa tiene il nuovo numero di Novella 2000. Esclusivo: Belen coccola Corona alle Baleari. Sei lì che sbirci e oltre a qualche "romantica" palpatina e un topless non riesci a vedere. Se ne parla ampliamente e ne parte una discussione "Secondo me la Belen non è innamorata e lui sta con la sorella". A quel punto arriva la signora della decima fila che chiede asilo politico sotto ombrellone per evitare che le prendano fuoco i piedi e dice "Una mia amica conosce la sorella dell'autista di Belen, Corona le ha sbattuto le valigie sul marcipiede, pare si siano lasciati". E poi scompare sul più bello senza aggiungere altri dettagli.
Andiamo pazzi per queste cose e quando ci pare di aver visto un personaggio "noto" cominciamo a civettare e tirare fuori i videofonini. Non sono mai stato un patito di avvistamenti-vip perchè sui giornali sono sempre bellissimi ma nella realtà li distingueresti da Renatuzzo il pescivendolo della piazza. E mai mi vedrete chiedere autografi al ballerino di Amici o alla corteggiatrice di un tronista.
Accompagnarci ad Alfonso Signorini durante l'estate fa bene, un pò di risate e un pò di pettegolezzi ci fanno essere più leggeri, senza prendere troppo sul serio nessuna di quelle "notizie". In fondo che Nina Moric abbia le rughe o che Elisabetta Greogoraci abbia una quinta ci interessa relativamente poco. Alterniamo le idiozie delle didascalie delle foto scandalistiche con la lettura di un bel libro, ovviamente per libro non intendo quello di Patrizia D'Addario o Valerio Scanu.
Il libro vi servirà per fare le ragazze di buona famiglia che non si fanno prendere dalla mediocrità del mondo delle veline davanti ad un buon partito. Subito dopo potrete riprendere la lettura dell'oroscopo di Antonio Capitani o la guida "Come conquistare un uomo in dodici passi di danza africana" con la foto di Shakira. Siete arrivate al secondo passo e siete già confuse? Direi che è giunto il momento di mollare Cosmopolitan e di farvi un bagno. L'unica cosa che dovete avere chiare al mare sono le idee ed eventualmente le chiappe.

venerdì 16 luglio 2010

Non c'è due senza tre


In ogni coppia assodata che supera i due anni di vita arriva il momento in cui un terzo “essere” cade dal cielo e attira l’attenzione del proprio partner alterando una quiete faticosamente ottenuta dopo lamenti, lanci di piatti e liti da oscar come migliore sceneggiatura drammatica. Nelle migliori delle ipotesi questa nuova “routine” può avere le sembianze di una squadra di calcetto, di vari concerti di uno sconosciuto gruppo emo semi-satanico o addirittura di un amico filosofo la cui aspirazione è potare la siepe del vicino di casa. Sicuramente meglio questo genere di “scappatelle” che scoprire languidi sguardi con un bipede pronto a farti spuntare un paio di aggeggi non più di moda sulla testa. Ma come comportarsi quando è un quadrupede in miniatura a conquistare il cuore della tua metà? Si dice che comprare un animale da portare a spasso con il guinzaglio sia una strategia per rimorchiare di più, chi ha messo in giro questa voce doveva essere parecchio disperato. Quanto all’amichetta a quattro zampe non dovete fare altro che sorridere, accarezzarla dolcemente nella speranza che non pretenda di dormire in mezzo ai voi due e che non vi svegli leccandovi la faccia. E casomai doveste lasciarvi rivolgetevi a Forum, Rita saprà concedere l’affidamento dell’amata cagnolina alla persona più adatta senza ledere la sua felicità.

domenica 11 luglio 2010

Spesamica-Nemica?


“Ha la tessera Spesamica?”. Rimango perplesso per qualche minuto mentre l’antipatico tapis-roulant della cassa ammucchia tutto quello che io avevo riposto con cura. Posso sembrare il tipo a cui la spesa può essere simpatica? Non è senz’altro tra le mie richieste d’amicizia e tantomeno andrei a bere qualcosa con lei. Anche voi probabilmente siete stati costretti una volta ad accompagnare vostra madre a fare la spesa settimanale. Io dico sempre di sì. Penso, se mi ha sopportato nove mesi nel suo grembo ed ero un bue, cosa saranno mai due ore al Carrefour il venerdì pomeriggio? Sbagliato. Mai fare paragone con una gravidanza, vincerebbe sempre la madre. Così comincio a guidare, semafori, strisce pedonali e automobili che salivano una sull’altra per passare. Destinazione supermercato. Ogni giorno ha il suo perché, il mercoledì è la giornata dei pensionati e quindi trovi tutto il reparto geriatrico dell’ospedale e tutti i pazienti del tuo dottore di base. Il venerdì è quello in cui le mogli cercano di andare a comprare qualcosa per evitare un omicidio in famiglia a causa del frigorifero completamente deserto. E alcune si portano dietro uno dei figli che disgraziatamente hanno intralciato il loro cammino.
Parcheggio la macchina nell’ultimo posto disponibile, nemmeno un albero, 85 gradi sull’asfalto. “Prendi il carrello mentre io prendo tutti i sacchi” dice mia mamma, io ho già delle vampate e sogno una palma, un cosmopolitan e un ventilatore industriale. Entriamo e sentiamo un freddo polare, passare dai Caraibi alla Groenlandia nello spazio temporale di due secondi non credo sia il massimo per il nostro organismo ma così si usa nei supermercati. La prima cosa che metto nel carrello è Vanity Fair, così quando mia madre è in giro alla ricerca delle cibarie io mi tengo informato sulle novità del mondo ed eventualmente aggiorno la signora Pinuccia che è in fila con me alla cassa.
Quando la mia famiglia si trasferisce in montagna per il week end ed io non mi ci avvicino nemmeno perché troppo abituato alla pianura piatta e poco faticosa, la spesa si moltiplica.
“Lorenzo vuoi la carne trita che ti fai un ragù?” Io la guardo di traverso, sa benissimo che non solo odio cucinare ma che nemmeno mi voglio cimentare in strani esperimenti. Non muoio di fame, mangio quelle cose che non fanno parte di una perfetta dieta ma mi permettono di non svenire al primo passo sotto al sole. E poi con questo caldo mi metto a cucinare il ragù? Ogni tanto mi chiedo se mia madre capisce con chi sta parlando. “Mamma sono Lorenzo, il tuo secondogenito, quello che utilizzerebbe il forno come scarpiera e che non conosce l’uso del frullatore”.
Ad un certo punto tira fuori la lista, un piccolo foglietto di carta dove ci sono appuntate quattro cose, mi chiedo sempre come mai ce ne siano scritte quattro e poi però torniamo a casa con ottanta buste. Dilemma. “Lorenzo, vai a prendermi per favore 12 mozzarelle, due confezioni di pomodorini, non quelli grossi ma quelli medi, poi le fette biscottate, la nutella, il cacao dolce e non amaro mi raccomando, poi tre confezioni di biscotti”. Io pietrificato “Mamy cosa mi hai detto dopo le 12 mozzarelle?”. Il carrello dopo cinque minuti è già strapieno e quando devo andare in giro seguendo il passo velocissimo di mia madre mi innervosisco. Non riesco a farlo andare diritto, tutti quelli che ho trovato nella mia lunga carriera da “spingi-carrello” pendono a sinistra. Come è possibile? Io sbatto contro le corsie, contro altri carrelli, contro il femore della signora appena operata. Un dramma. E pensare che quando ero piccolo ci stavo pure dentro, quasi ci dormivo, ora capisco le strilla di mia madre quando mi diceva di non sedermi sopra.
Quando si arriva la cassa io faccio un sospiro di sollievo, ora mettiamo tutto il nostro quintale di cibo sul rullo, la cassiera con le unghie laccate e con le extension color paglia prezzerà il tutto e finalmente potremo imbustare e tornare a casa. Troppo bello per essere vero, perché nello stesso istante in cui tocca a noi mettere le cose sul rullo mia madre dice “Stai qui, mi sono dimenticata il lievito per fare la pizza stasera!”. Santo cielo, proprio stasera vuole fare la pizza e proprio il lievito si doveva dimenticare. Ovviamente quel minuscolo cubetto si trova dalla parte opposta delle casse.
In due minuti la massa di cibo è lì come una montagna in attesa di mia madre che intercetti il tutto con i suoi sacchi mentre io ho paura di essere insultato per aver creato la fila.
Le cassiere poi non si rendono conto che loro in due minuti hanno già fatto passare qualsiasi cosa tu abbia nel carrello mentre io in due minuti non sono ancora riuscito ad aprire quelle maledette buste di plastica. Finalmente sistemo tutti i sacchi in macchina che dopo due ore è diventata un acceleratore del Cern dal caldo che ha assorbito. Torno a casa sfinito e disidratato.
E come mia madre, quando qualcuno è in procinto di finire qualche cibaria strillo “Guardate che ho appena fatto la spesa e deve durare almeno una settimana”.

lunedì 5 luglio 2010

I bambini hanno l'ulivo in bocca


Mia nonna dice sempre così, i bambini portano gioia, allegria, voglia di affrontare a testa alta le grandi difficoltà della vita. Sono i benvenuti a questo strano mondo. Domenica 4 Luglio, festa dell’indipendenza Americana, un giorno afoso e torrido qualsiasi. Melegnano deserta, sono tutti in piscina probabilmente ad abbronzare la pelle chiara. Tutti ignari che per qualcuno sarà per sempre una data importante, fondamentale, di quelle che al solo ricordo ti fanno scendere una lacrimuccia. Una ragazza giovane, bella e luminosa corre all’ospedale la mattina presto, una piccola creatura si muove bruscamente dentro il pancione. Che sia arrivato il momento di fare capolino nella vita reale? Di vedere la luce del mondo che mi aspetta? Gabriele è il suo nome, deciso da qualche mese in comune accordo tra un quasi-papà e una quasi-mamma. Un quasi-zio è per me una persona di grande valore a cui costantemente chiedevo gli sviluppi di una gravidanza improvvisa ma frutto di un vero amore. Sono molto affezionato alla famiglia Gagliardi, numerosa, divertente e di sani principi. Chiara è una ragazza testarda, scorpione fino al midollo con un cuore grande. Ha deciso di fare una scelta preziosa, impegnativa. Lei e Dario entrambi consapevoli hanno portato avanti questo “progetto” sapendo che tutti i sacrifici futuri saranno nulla in confronto all’emozione di tenere stretto il piccolo Gabriele. Dario è premuroso e paterno, tutti sperano che il piccolo prenda i suoi grandi occhi verdi, o quelli azzurri del nonno. Sono piccole speranze ma la genetica ha un corso indipendente da noi e la cosa più importante è che sia sano e felice. E quelle guance rosse ne sono la testimonianza. Gabrielino è già una star, non solo perché è il primo nipote ma perché sono settimane che lo attendiamo con ansia e con le braccia spalancate. Se ne stava lì tranquillo nel grembo materno senza avere nemmeno la voglia di uscire e patire il caldo di questi giorni. Non sapeva ancora quanto il mondo lo aspettasse e quanto affetto lo circonderà in questa nuova vita dal suo primo respiro. Quanti falsi allarmi, due giorni di infinite contrazioni, quanta fretta per tutta la famiglia. Una quasi-nonna partita subito dalla lontana Calabria, un quasi-nonno a lavoro nelle Marche, un quasi-zio corre dalla Francia attraversando tre stati per assistere al felice avvenimento. La più ricercata è la quasi-nonna Anna che intercetta tutte le telefonate del parentado ansiosi di sapere e comunica loro che avrebbe chiamato lei tutti una volta nato. Non sapeva che comunque le telefonate non sarebbero mai cessate. Quanto a me, su un treno per Varese mi commuovevo al pensiero della nascita di Gabriele e cercavo di non farmi vedere dagli altri passeggeri. Ogni canzone, ogni gesto mi faceva pensare a quanta gioia stava capitolando a Melegnano. Alle 13.30 una telefonata di un disperato quasi-zio mi sorprende, le urla di Chiara lo spaventavano, comincio a piangere. Mancava poco. Alle 14.10 di una splendida Domenica di un 4 Luglio 2010 è nato Gabriele, un piccolo angioletto dai capelli neri corvini con un peso forma di 3,710 Kg. Ora si spiegano le urla in sala parto. Tanta felicità, una gioia infinita. I quasi mamma e papà sono ufficialmente mamma e papà, i fratellini sono diventati zii, la famiglia si allarga e fa spazio al nuovo arrivato. Non amo gli ospedali, mi sento sempre in trappola quando entro. Non oggi, oggi ho corso tra i corridoi, divorato piani di scale, finto di essere un cugino per entrare in quella stanzetta con un fiocco azzurro sulla porta. “Ci sono anche io” dice la scritta su ogni culla. Gabriele è lì, piccolo, un batuffolo di capelli arruffati con un’aria serena e pacifica. Dorme e ogni tanto fa un piccolo verso, ha fame? Si riaddormenta. Esco silenzioso, è arrivata l’ora della pappa. Sull’ascensore penso “La vita è meravigliosa ma l’arrivo di una nuova creatura è inspiegabile tanto è bella”.

venerdì 2 luglio 2010

Computer, sudore e lauree

Dedicato a Lorena, una grande amica.


Sono passate tre settimane da quando sono rientrato a Milano dalla Francia, una sotto una pioggia battente, una a letto con la febbre e l’ultima con l’aria condizionata al massimo per evitare la liquefazione. Mentre scrivo nella mia camera il termostato segna gradi degni di un caldo caraibico e un’umidità che fa spavento. Questa è Milano e i suoi adorabili dintorni.

Tutti mi reputano fortunato perché lavoro in piscina, mi dicono che è bello poter prendere il sole e lavorare coi bambini. Sono le stesse persone che quando mi vedono lavorare poi mi chiedono come io faccia a resistere ore e ore in quel posto. Innanzitutto lavoro coi bambini nella vasca coperta che già è un forno crematorio a Gennaio durante i giorni della merla, figuriamoci a Luglio. Ti senti soffocare e tutte le urla e gli spruzzi d’acqua rimbombano nell’ambiente semi-paludoso. Un idillio.

È anche vero però che c’è molto di peggio, infatti mi reputo fortunato.

In questo momento sto scrivendo per voi noncurante del caldo e dei rumori assordanti del mio computer, non lo chiamo portatile perché il suo peso specifico non permette di trasportarlo se non con un trolley della samsonite ultima generazione. Essendo il secondo figlio ricevo in eredità le baracche tecnologiche di tutta la famiglia, mia sorella è ancora piccola ma sono sicuro che riuscirà ad avere tutto nuovo prima di me. Io ho il pc vecchio di mio fratello, la macchina fotografica vecchia di mio padre, la televisione vecchia del salotto. Io per amor del riciclo e per evitare guerre fredde in casa accetto e metto in camera. Ovviamente tutto quello che ho funziona sempre a metà. Questo pc infatti non si riesce a connettere quindi lo uso per scrivere, al massimo lo posso utilizzare per vedere qualche serie tv ma solo se non dura molto, ogni tanto si stufa e decide di spegnersi.

Ci sono affezionato, sa benissimo che tra me e lui vince sempre lui. A suo modo mi dimostra il suo amore per me regalandomi qualche salvataggio estremo. Fa più rumore della lavatrice e dell’aspirapolvere messe insieme e sembra una centrale nucleare.

Sono passati quasi sette mesi dalla mia laurea. Era novembre, non faceva freddo e non avevo la camicia fradicia e ho potuto fare anche delle foto in cui non sembravo uno scienziato passo senza capelli. Oggi, primo afosissimo giorno del mese di Luglio, c’erano le lauree ed è toccato in sorte alla mia carissima amica Lorena. Evento della settimana, lei che ha sfidato tutto il gruppo degli dei dell’Olimpo per laurearsi entro l’estate nella mia stessa facoltà.

Fantastica, solare, bellissima e sempre elegante ha indossato una gonna a vita alta, tacchi vertiginosi, una maglia bianca e orecchini preso in saldo con me in una delle nostre capatine in centro. Dio benedica la frequenza non obbligatoria.

La statale di Milano era un enorme forno a microonde, le foto le abbiamo scattate e io sarò apparso traslucido in tutte. La laureanda non ha fatto il salto della siepe come è consuetudine, d’altra parte con 15 cm di tacco non credo sia consigliabile.

Ho sofferto e sudato per affetto verso questa mia compagna che è un’ottima amica e che ha passato con me tantissimi momenti indimenticabili. Arrivavo all’università con Vanity Fair sottobraccio e lo sfogliava con me commentando il tutto, nessun dettaglio tralasciato, mi ricordava i nomi di alcune ragazze che mi salutavano con enfasi che conoscevo agli esami e di cui dimenticavo tutto due minuti dopo. Mi manca molto la vita universitaria e non vedo l’ora di ricominciare il prossimo anno. Le conoscenze che si fanno in quelle aule sono incredibili, stimolanti.

Durante le lezioni mi divertivo tantissimo, facevo ridere sempre tutte le mie compagne di corso, erano quasi tutte ragazze e le conoscevo praticamente tutte, quando non sapevo il nome inventavo simpatici soprannomi come “la divina” “occhi da cerbiatto” “ Barbie raperonzolo” ecc.. sapevo vita morte e miracoli dei fidanzati e degli eventuali amanti, tenevo l’agenda della mia amica Viviana che in tempi di singletudine arrivava ad avere anche tre appuntamenti al giorno. Bei tempi, non li dimenticherò mai.

L’università è una fetta di vita in cui sei indipendente ma maturo, incontri tantissime persone e puoi prendere il meglio da ciascuno, trovi veri amici come trovi persone che ti parlano solo per celebrarsi delle loro doti eccelse. Assolutamente da evitare questi ultimi, insieme a quelli che fanno finta di essere interessati alle lezioni per poi limarsi le unghie sotto al banco.