domenica 27 giugno 2010

Succhiot-town

Dedico questo vecchio post a tutte le persone che hanno la pazienza di leggere i miei sfoghi pseudo-letterari. Grazie di cuore.

Passare un esame con un voto decente si sa non è sempre un’impresa facile,per questo uscendo dalla mia università ieri ho deciso di prendere una boccata d’ossigeno. Milano non è certo il Bosco dei Cento Acri dove si sentono cantare uccellini e fringuelli e in quanto ad aria pulita lascia alquanto a desiderare ma in compenso ci sono le vetrine di corso Vittorio Emanuele, proprio quello di cui avevo bisogno. Durante il mio giro in Rinascente, oltre che a spogliarmi per il caldo torrido-amazzonico, guardando una coppia ( lei scollatissima e lui aspirante-tronista) di diciottenni mi accorgo del ritorno di una moda adolescenziale che pensavo ormai sepolta: il famoso succhiotto. Sono finiti i tempi in cui si nascondeva sotto strati di fondotinta e addirittura con sciarpone della nonna anche in pieno agosto, ora si mostra con orgoglio come fosse un marchio distintivo. La sera stessa una mia conoscente mi propone l’argomento, fortunatamente o sfortunatamente so poco nulla su questa “pratica” e non mi sono mai trovato nell’imbarazzo di doverlo coprire da sguardi indiscreti. Devo interpellare una mia cara amica che con un succhiotto (in realtà qualcuno in più) ha coronato il suo sogno d’amore, chissà che magari ha qualche dritta da darmi.

giovedì 24 giugno 2010

Frankie Morello: quando la moda incontra l'arte


Sono sempre stato un ragazzo pieno di vita e solare, mondano fin da piccolo quando mia madre a Roma mi metteva il papillon in coordinato con i bermuda per le feste dei miei compagni di scuola. Difficilmente mi perdo una festa se sono invitato, è nel mio dna.
Una volta tornato ufficialmente nella mia Milano sono stato accolto da pioggia, tempeste tropicali e tifoni improvvisi. A rallegrare il tutto la settimana della moda maschile, intere squadre di modelli con il book sottobraccio hanno popolato le vie del centro, preparandosi alle sfilate di Prada, Moschino, Frankie Morello e tanti altri.
Per l’occasione il mio amico, più mondano di me, mi ha invitato ad un evento organizzato da lui per Frankie Morello al negozio in Corso Matteotti, in cui è stato presentato un artista americano, Robert Bradford.
Insegnante all’università di San Diego ha messo a disposizione alcune delle sue opere per esporle al negozio in vetrina. Le sue opere consistono in sculture di legno ricoperte da giocattoli in plastica, l’effetto è coloratissimo e molto allegro. Un’esplosione di gioia, si possono trovare le riproduzioni di Ariel o il telefono fucsia di Barbie.
Quando sono arrivato con le mie due amiche siamo stati accolti da un ambiente accogliente, lo stile di Frankie Morello non mi appartiene ma il negozio è molto ben studiato. Per questa collezione estiva hanno proposto delle scarpe con plateau e tacco a dir poco vertiginosi. L’idea di rimanere in equilibrio su quelle scarpe è un affronto alla forza di gravità. Il tema principale è il ferro di cavallo, messo su giacche, t-shirt e scarpe. Fuori diluviava e dentro lo champagne scorreva a fiumi, camerieri in divisa servivano calici di champagne su vassoi d’argento, molto chic. Altrettanto chic non offrire nulla da mangiare, io a stomaco vuoto con svariati calici, potete immaginare il mio stato. Ero più rosso del papillon che indossavo. C’era tutto il bel mondo di Milano, giornalisti, fashion e editor e anche Cecchi Paone, personalità eccelsa accompagnato da un giovane sconosciuto.
Il mondo del fashion system di Milano è molto piccolo, si conoscono tutti e durante la settimana della moda i mondani spuntano come funghi per seguire qualsiasi evento, si trattasse pure della sagra della porchetta firmata Versace.
Al party impazzivano i fotografi e la televisione, in particolare fashion tv che riproporrà le scene registrate per almeno 25 anni. Se qualcuno dovesse avvistare un ragazzo che in un’inquadratura ha un papillon e il quella successiva no, sappiate che sono io. L’effetto dello champagne si faceva sentire, avevo delle vampate assassine ma il mio outfit rendeva solo con il papillon perché in coordinato con le scarpe e un borsellino Louis Vuitton.
Grande attesa per le ormai famose “fashion blogger”, tutti le aspettavano ma dicerie milanesi sostengono che la celebre Chiara abbia fatto una scenata apocalittica per un mancato posto di rilievo. Sarà vero? A Milano il gossip si fa più intenso ma la verità non la sapremo, spero di riuscire a dormire la notte, con questo dilemma Shakespeariano infisso nel cervello.
Mi sono divertito molto alla festa, ho anche scambiato qualche parola con una ragazza molto socievole e simpatica, raro esemplare per questi tempi, calzava un paio di favolose Balenciaga. È lei che mi ha teorizzato l’uso di certe scarpe dal tacco chilometriche, alcune si possono usare giusto per andare al cinema, sedersi per ore e camminarci fino al taxi.
Le fashion icon soffrono come pazzi, dietro ad un tacco portato con disinvoltura ci sono piaghe da lebbrose. Una volta finito l’evento avevamo una fame incredibile, tutto quello champagne aveva superato il limite stabilito e avevamo bisogno di un Mc Toast. Dalla mondanità all’Happy Meal, un collegamento logico immediato.

lunedì 21 giugno 2010

L'erba del vicino? Chiedilo a Facebook


Facebook sarà anche un modo per perdere tempo e per spiare quelli che dovremmo considerare amici nonostante non ci salutino per strada però è anche un modo divertente di fantasticare su una vita che non hai e che probabilmente non ti apparterrà mai. Quali sono le cinque cose che compreresti adesso se avessi i soldi? Ci sarebbe da dilungarsi per ore ma se la lista permette solo cinque nomi allora mi limito ai primi piccoli “capricci” che mi vengono in mente, dalla valigia di Louis Vuitton alla Reggia di Versailles. Puoi elencare persino i cinque vicini di casa che vorresti avere, nella mia classifica ufficiale capeggia Christina Aguilera, non dovrei così preoccuparmi di comprare cd musicali perchè mi basterebbe aprire la finestra, sentirei anche i suoi respiri dato lo spessore misero delle mie pareti. Al secondo e terzo posto Valentino e Giorgio Armani dipanerebbero finalmente i miei dubbi riguardo alla moda ogni volta che devo uscire e sarei sempre impeccabile. Con la principessa Sissi invece già mi vedo a prendere il thè delle cinque nella sua villetta a schiera come la mia adibita a residenza imperiale degli Asburgo. Il mio cavallo di battaglia però rimane lei, Rita Levi Montalcini, per la sua intelligenza e la sua vita ricca di aneddoti. E poi ci deve essere sempre un vicino di casa che batte la scopa contro il muro quando hai la musica troppo alta!

venerdì 18 giugno 2010

Terrificanti errori di stile


La moda passa, lo stile resta. Questo assioma di Coco Chanel dovrebbero insegnarlo alle elementari ma credo che Mary Star non approverebbe manco questo. Spesso inciampiamo nei ricordi attraverso album di fotografie vecchi e polverosi, in cui sono evidenti i nostri sorrisi oltre a improponibili dettagli che noi ritenevamo all’ultimo “grido”. Per le nostre mamme sarà imbarazzante rivedersi immortalate con spalline anni ’80 che le facevano sembrare appendiabiti cotonati, per non parlare di quei fuseaux con le staffe che sono ancora oggi l’incubo della mia amica F. e che avevano quei colori fluo che si addicevano solamente a Barbie & Skipper. La mia generazione invece ricorderà il periodo in cui tutte le ragazze indossavano le magliette Onyx con le bamboline e ai piedi le sobrie e raffinate Fornarina,mentre tra i maschi imperversava la moda delle t-shirt firmate Energie nere sintetiche con un tribale bianco sul petto. In quanto ad abbigliamento questo è stato sicuramente il mio più grande errore, a ricordarmelo c’è sempre mio padre che ancora si rammarica di avermi accontentato in quel capriccio costato 55 mila lire. Sono dell’idea che tutto torna di moda e che i nostri armadi sono fonti inesauribili di riutilizzo ma quella maglietta è davvero troppo. Se ne siete sfortunatamente ancora in possesso avete la mia approvazione, cestinate tutto. Senza indugio. Cerchiamo di seppellire il cattivo gusto e i tribali sintetici.

martedì 15 giugno 2010

L'inferno sottoforma di Pullman

Oh la la la. E' sempre bello cercare di tornare verso la coltre nebbiosa di Milano spendendo poco e mettendoci giorni interi. Le soluzioni per partire da Strabourg e arrivare a Milano attraversando due stati (Germania-Svizzera) legalmente sono tre: aereo, treno, pullman. La macchina non la considero perchè non ne possiedo una, se l'avessi ci sarebbe da includere uno Chaffeur che sia disponibile a guidare mentre io faccio sogni incredibili russando in modalità Bluetooth. L'aereo sarebbe fantastico se solo non atterrasse a 2 ore di taxi dalla prima città abitata non da gnomi e folletti nella Foresta Nera. Non sono nemmeno previsti voli Low Cost, per intenderci quei voli come Ryan Air che prima della prenotazione ti propongono il biglietto della lotteria, il vestito da Hostess per Carnevale e l'ultimo profumo ormai scaduto:"Curious" by Britney Spears. Ti spremono come limoni, il volo è si 1 euro ma poi ce ne devi aggiungere 200 di valigia, 340 di tasse e poi la cosa più antipatica: la commissione per il pagamento con la carta di credito. Come credi possa pagare? Con i soldi del Monopoli? Incredibile, riescono a inventarsi le peggio cose.
Il treno è molto comodo ma anche dispendioso. La prima volta che ho viaggiato con le ferrovie tedesche avevo ottime aspettative, il biglietto era tutto rosso e azzurro. Così mi sono immaginato un treno colorato, dai colori caldi, accogliente. Mi sono trovato in uno scompartimento coi sedili color nocciola avariata e con i poggia- testa di un vellutino marrone a costine. Luce al neon da obitorio e una puzza di gomma bruciata mai sentita in vita mia. Vero che era il treno dei poracci che viaggiava di notte ma un minimo di strategia di marketing. Niente a che vedere con il Tgv francese, quel tocco di violetto ti fa sentire l'aria frizzante di primavera.
Avrete capito che il mezzo che ho utilizzato per rientrare in patria non da clandestino o a piedi come i Partigiani, è stato il pullman.
Sei una di quelle persone che si è domandata chi avrebbe mai il coraggio di viaggiare su pullman con scritte in russo-rumeno per decine di ore? Pure io ero uno di questi insensibili dubbiosi, poi ho capito e mi sono risposto: DISPERATI.
In questa categoria sono inclusi: studenti orgogliosi che non vogliono chiedere soldi ai genitori, viaggiatori con carichi pesanti e spacciatori che vogliono evitare i controlli negli aereoporti. Si trovano su questi Pullman esempi di qualsiasi etnia, cultura e provenienza. Come andare alla giornata mondiale della gioventù con il Papa ma tutti stipati in 5 metri quadri.
In questo minuscolo spazio vitale succede di tutto, gente che si sdraia esausta in mezzo al corridoio togliendosi le scarpe e sembrando un omino dei crash test, gente la cui testa penzola e si dimena contro la forza di gravità sbavando dappertutto. Un inferno. Trovi sempre la signora over 60, con il marsupio dell'agenzia viaggi in coordinato al cappellino, che facendo finta di nulla reclina dolcemente il suo sedile. Ovviamente lo fa di soppiatto mentre tu dormi, te ne accorgerai solo quando a fine corsa la vedrai completamente sdraiata tra le tue braccia. Ci manca poco che ti chiede pure i grattini o la ninna nanna.
Io ho sempre trovato la signora che non smette mai di parlare per tutto il viaggio, quella che commenta qualsiasi respiro o movimento altrui. Una portinaia. Stanotte ero esausto, chiedevo solo una padellata in testa per svenire fino all'arrivo a Milano ma lei, una 60enne romana non la finiva più di fare il suo dannato show. E' iniziato tutto a Strasbourg quando molto divertita ha urlato "Ma che stà a fà l'autista? Che stà a cercà li funghi?". A me ha fatto sorridere, mentre una ragazza è stata colpita da uno spasimo di risata acuta e dopo due ore ancora non si era ripresa. Così la romanaccia tutta impettita si è sentita orgogliosa di questo riso isterico e ha dato il via al "Festival di Frascati della battuta inutile".
Siamo arrivati a Milano alle 9 di mattina, siamo partiti la sera a mezzanotte. Nove lunghissime ore di Corrida romana, non so dove abbia trovato la forza di ridere e scherzare. Arrivava da Francoforte e doveva andare a Roma, io in cinque minuti avevo già le pieghe da decubito, lei 8 volte me stava come una matrona sul sedile accanto a quel ragazzo che lei gentilmente ha soprannominato "er Messicano". Ad un certo punto si è alzata e ho pensato " Ora si lancia in un cabaret o ci fa cantare tutti insieme le canzoni degli alpini". Voleva solo sgranchirsi un pò, menomale.
La mia amata Milano non è stata particolarmente generosa, un cielo nuovoloso, grigio, una giornata uggiosa che nulla di buono fa sperare. Almeno sono a casa, ho ripreso possesso della mia camera diventata cabina armadio, salottino per il thè delle cinque e cineforum. Lollo is back, e con lui quei chili di troppo che devono sparire prima di qualsiasi uscita in pubblico.

sabato 12 giugno 2010

Il rientro Milanese



5 mesi fa preparavo chili di valigie per la mia avventura francese, mi portavo addirittura un attaccapanni che poi avrebbe rivoluzionato l'arredamento della mansarda. Sapevo che sarebbe arrivato il momento di riportare al punto di partenza tutto quel mucchio di cianfrusaglie. E sapevo che avrei provato un brivido. Un brivido di panico. Stamani mi sono rimboccato le maniche e ho piazzato le valigie vuote sul letto e fatto mente locale su come e dove mettere un intero armadio. Un incubo. A quel punto ho lasciato tutto e sono uscito. La mia amica Silvia ha organizzato per oggi un evento su Facebook, la Giornata delle Stronze, ognuno doveva indossare dovunque una cosa verde, dalla maglietta al cerchietto, dalle scarpe ai pantaloni. Io ho messo una semplice T-shirt verde, un out-fit che una fashion blogger avrebbe definito cheap e dall'aria un pò trasandata. Chissene, ci sono stato al mercato come le anziane che si trascinano dietro un carrello enorme, non ad un party esclusivo. Mi mancherà la Francia, le baguette sotto le ascelle, le pedalate folli nel parco, le commesse dell'Eurodif stanno già piangendo, con tutti i buoni sconti che mi hanno dato avranno un posto nel mio cuore anche quando sarò in Italia. Mi mancherà la vicina di casa pettegola che conosce a memoria le targhe delle macchine di tutto il quartiere, e anche Armstrong, il fidanzato legittimo di Lady P. In questi mesi ho lavorato dalla cappellaia matta Sophie Peirani, giusto in tempo. Mi sono divertito, ho imparato una nuova lingua, ho persino seguito Paso Adelante in francese, il che mi rende davvero speciale. Se poi penso che è iniziato anche una sorta di Grande Fratello più trash e più stupido allora ho già la nostalgia. Che dilemma questa partenza. A Milano mi aspetta una parata, un corteo di amiche e amici che già mi prenotano per vari eventi, feste e serate in compagnia. Purtroppo non essendo ancora nella città più "fescion" che ci sia mi perderò una festa di una tale Brivio-Qualchecosa a cui Ginevra mi ha invitato. Lei addirittura arriva da Roma per parteciparvi, studio permettendo. Forse è stato meglio così, avrei dovuto cercare uno smoking in meno di 24 ore, mi era già venuta un pò d'ansia. Milano è sempre Milano, ci sono giusto quel milione di piccioni in Piazza Duomo pronti a bersagliarti o a volarti a due centimetri dalla faccia. Quando ero piccolo e da Roma venivo dalla nonna mi divertivo tantissimo a dar da mangiare a questi dannatissimi volatili. Mi ricordo il rumore incessante dei tram in Corso 22 Marzo dove abitava la nonna Norma. Ancora adesso è il suono che più associo a Milano. Dalla finestra del salotto si vedeva la Madonnina, luminosa, dorata e leggermente pacchiana. Non sono riuscito a vederla fino a quando non ho raggiunto il metro e mezzo, certe vertigini che nemmeno sul Blu Tornado a Gardaland. Io amo Milano, è fredda grigia e un pò snob ma ha un fascino tutto suo, tutto da scoprire e che tanti non riescono ad assaporare al primo boccone. In più ora con la settimana della moda è tutto un esercito di modelle, modelli, "fescion" stylist, "fescion" icon. Milano è anche questo, un lusso sfrenato a volte troppo ostentato. Ma ci piace così. "Oh mia bella Madunina" sto per arrivare, tieni fermi quei piccioni però.


giovedì 10 giugno 2010

Lo shopping migliore nell'armadio della Nonna


Hey tu, sì dico proprio a te. A te che sei finita a cliccare questo link perchè solo a leggere la parola shopping ti si illuminano gli occhi, ti sudano le mani e il pianto nevrotico del bambino dei vicini scompare improvvisamente. Sei una doppia C? Se hai pensato subito alle doppie C di Coco Chanel allora la risposta è sì: sei una compratrice compulsiva. Probabilmente sarai una delle milioni di ragazze di Milano che vanno da Zara, vedono una cosa che desiderano ma che hanno già in altri venti colori e la sognano durante la notte. A quel punto faranno di tutto per averla, percorsi ad ostacoli tra scaffali stracolmi, manderanno le sorelle o le cugine in spedizioni punitive e ricatteranno la mamma di chiamare il telefono azzurro.
Noi giovani del 2000 puntiamo ad avere un guardaroba che prima o poi ci fagociterà, ad avere troppo di tutto, di tutte le dimensioni e di qualunque sfumatura possibile.
"Hai visto questa maglietta di H&M? Solo 2,90 euro. Ce l'ho di tutti i 42 colori". Noi siamo così, consumisti e inguaribili al richiamo delle vetrine e dei manichini. Fino al midollo osseo. E dico noi, non a caso ma perchè mi metto anche io nella categoria descritta. A dire la verità, io procedo a "fisse". La fissa dei guanti? Guanti di tutti i colori e di tutti i modelli. Fissa delle pachmine? Il risultato, una pachmina per ogni giorno dell'anno. Spesso mi fermo e penso "Non spendere, non he hai bisogno, risparmia come una formichina, lo suggerisce anche Orietta Berti".
Le nostre mamme e le nostre nonne sono sostenitrici della qualità, dei tessuti. "Che buon cotone" dice sempre mia madre, una patita delle etichette interne, controlla sempre i materiali e la provenienza. Io ogni volta che uscivo tornavo con un sacchetto mentre lei fa shopping una volta all'anno ma fatto bene.
Io e lei andiamo sempre per mercatini alla ricerca di qualche perla dimenticata nelle cianfrusaglie e dettagli di grande stile. Si trovano veri oggetti d'antiquariato. Una borsetta da sera di seta appartenuta ad una signora bene di Milano diventa un fantastico regalo per un'amica di nobili origini, un Borsalino con le iniziali del proprietario un pezzo importante per la tua collezione.
Una borsa Vuitton non più in commercio un buon investimento.
Ricercare tra mucchi di roba la cosa che più desideri è divertente e nel frattempo scopri un mondo che è lontano dal nostro e in cui si assapora un'epoca a cui non apparteniamo. Oltre alla polvere e alla naftalina.
In questo modo potrete mettere in discussione il vostro stile e reinventarlo. Avrete un tocco di originalità, un tocco in più che altri vi invidieranno. Ovviamente non bisogna strafare credendo a tutte le dicerie ma nemmeno dubitarne. Ci vuole occhio lungo e un pò di naso per gli affari.
Mi sono capitate tra le mani gonne di Valentino, tailleur di Chanel e scarpe di Ferragamo in questi mercatini. Vi assicuro che la qualità del taglio e dei materiali non ha niente a che fare con quelle di oggi.
Non a caso la famosa Patricia Field utilizza abiti e accessori combinandoli con alta moda in un mix di originalità e di stile che non hanno eguali.
Madonna e Kylie Minogue sono spesse avvistate alla periferia di Parigi al "Marchè de la Serpette" dove in un dieci metri quadri una signora conserva i bauli più antichi di Louis Vuitton, intere collezioni di Hermes e qualsiasi cosa vi faccia commuovere sulle riviste di moda. Quando ci sono stato ho visto il mio esempio di Paradiso Terrestre.
Io dico sempre che lo shopping migliore lo si fa nell'armadio delle nonne. Loro tengono tutto, e visto che tutto prima o poi torna di moda allora direi che è un perfetto collegamento logico.
Ogni volta che vedo mia nonna tira fuori una Fendi o una Chanel nuova ma che giaceva in qualche angolo del suo enorme guardaroba personale. Considerando che non fa del buon shopping da almeno vent'anni e che per me è la donna più elegante del mondo allora vuol dire che il Vintage è davvero questione di stile.
Spero di non ricevere email minatorie dalle vostre nonne che vi hanno visto avvicinarvi inferocite ai loro armadi. "Smucinate" per bene e buon divertimento.

sabato 5 giugno 2010

La strana vita agreste di Francia.

Un tipico sabato pomeriggio francese dei miei. Già stato in palestra, già affrontato con estrema audacia l'incombenza della spesa, nemmeno uno straccio di soldo da poter spendere in shopping. A pensarci bene qualcosa di diverso c'è. Il caldo e l'arrivo dell'estate, finalmente. Nella mansarda dell'amore batteva un sole cocente, con una palma, un margarita alla fragola e un Kaftano mi sarebbe sembrato di essere andato pure io ad Abu Dhabi.
Mi sono affacciato alla finestra in cerca di ossigeno e ho visto i miei ricchi vicini prendere il sole in giardino fingendo che quella cosetta minuscola e gonfiabile fosse una piscina Hollywoodiana. Persino Barbie si sarebbe presa Skipper, cani, gatti, uccellini, pavoni, camper, Ferrari ed elicottero per andare in cerca di una piscina più grande. Preso dall'invidia, loro hanno almeno un metro quadro di praticello per sdraiarsi, ho messo Lady P. nella borsa e in sella alla mia aggressiva bicicletta siamo andati al parco, all'Orangerie. Fa più chic. Nella borsa c'era anche il libro del mio comodino, "Bagheria" di Dacia Maraini. Lo consiglio anche se so che schiferete i miei consigli letterari. Avete ragione, continuate a leggere "Confessioni di un'ereditiera" di Paris Hilton o il best seller della D'Addario.
Al parco occupo un piccolo appezzamento di terra abusivo come ieri. Purtroppo oggi non ero solo ma circondato da strani individui che sono soliti popolare i miei stessi luoghi il sabato pomeriggio.
Dietro di me a circa 15 metri tre ragazzine, in pieno sviluppo ormonale e in piena regressione cerebrale, cercavano di fare le prove per diventare le future Pussycat Dolls, solo più brutte e se è possibile più bagashe. Ho il presentimento che ci riusciranno.
Davanti a me si riuniva su una piccola altura il gruppo degli alcoolisti anonimi in biciletta. Facce poco raccomandabili che bevono birra, fanno la gara a chi emette il suono più disgustoso indipendentemente dal foro d'uscita e che prima o poi si ammazzerrano sulle due ruote. A pedali.
Alla mia destra un cane di una razza sconosciuta cercava di attirare l'attenzione di Lady P. che faceva la sostenuta senza considerarlo. Ha capito che lui non aveva intenzioni da gentiluomo e che non odorava di Dior Homme. Questo sicuramente. Gli avrei consigliato di regalarle magari un mazzetto di margherite ma ormai non ragionava più con la testa ma con qualcosa che nei cani ha più o meno la stessa altezza del cervello. Una volta capito che con l'aristocratica Lady P. non c'era nulla da fare ha cominciato a puntare la sua amica, Diva. Talmente pigra che si concederebbe anche ad un alano pur di non muoversi.
Nella mia tranquillità campestre vengo avvicinato da una delle tre Pussycat, parlano in inglese, che pensando fossi francese e che non capissi mi dice "Have u a big dick?". Io esterrefatto dopo qualche secondo le rispondo "It's too little like your brain".
Quanta grazia. Quanta eleganza. Sicuramente sarà stata educata nei migliori college inglesi per poi esporre al mondo la sua intelligenza. Un futuro premio nobel. Scommetto che ben presto sarà a Vienna per il Ballo delle Debuttanti.
Ma devono venire dall'Inghilterra per distruggere la mia pace agreste? Che cafona. Buzzicona.
Se avessi saputo che certa gente popola il parco non sarei andato, sarei rimasto a casa ad ingozzarmi di Pringles finte del discount. Il problema del restare a casa è che ho esaurito l'arsenale di Dvd che mi ero diligentemente portato dalla madrepatria. Ieri in preda alla follia ho rispolverato un vecchio dvd di un concerto di Beyonce quando ancora era una bambina del destino.
Bravissima, una vera artista ma la trovo inquietante. Si dimena e scuote la testa senza sosta come se fosse un corpo estraneo al suo. Dovessi provarci io rimarrei a letto tre giorni con una benda fredda sulla fronte in preda a convulsioni e attacchi epilettici.
Poi mi fa venire freddo. Tutta svestita, sudata, si fa sparare addosso l'aria da enormi ventilatori industriali, direttamente sulla pancia. Anche in quel caso se dovessi imitarla avrei bisogno che la farmacia mi recapitasse a casa tutta la scorta annuale di Imodium.
Ti prego Beyonce, io ti ammiro, ma dimmi qual'è il tuo segreto di continenza.


giovedì 3 giugno 2010

Le 4 esploratrici sono tornate


Come ben sapete in Francia arriva tutto in ritardo, a Giugno sembra non sia arrivata ancora la primavera, non esiste ancora un programma come quelli di Maria De Filippi e il film dell' anno Sex And The City 2 è uscito una settimana dopo rispetto all'Italia. Inizialmente avevo pensato di organizzare una capatina a Milano per non perdermi l'anteprima in compagnia delle ragazze con successiva replica insieme ai ragazzi. Purtroppo non sono riuscito e mi ero ormai convinto di vederlo in ritardo e anche in francese. Speranzoso di capire le battute goliardiche di Samantha e quelle ciniche di Miranda. Poi passando davanti al cinema qui a Strasbourg ho visto il cartellone con Sarah Jessica Parker tutta scosciata e ho letto un biglietto "Premiere 31 Mai". Apriti cielo, due secondi dopo avevo già i biglietti dell'anteprima francese. In tutta la Francia sarebbe uscito solo il 2 Giugno. Per l'occasione hanno organizzato una sala V.I.P. con cocktail, cosmopolitan ovviamente, una sala trucco e braccialettini profumati di Miss Cherie di Dior. Un mal di testa, era come se in quella sala fosse esplosa tutta la profumeria Sephora. Quando è iniziato il film io applaudivo e ululavo come un bambino davanti a Babbo Natale, alla prima scena delle ragazze in un flash back anni '80 un sorriso ebete mi è comparso in viso.
Il film è fantastico, due ore di sane risate e di divertenti scene da far venire il mal di pancia, Samantha come al solito ha quel suo allure così stravagante ed egocentrico che rimane la preferita di tutti, Charlotte ormai mamma a tempo pieno un pò nevrotica ma dolce, Miranda perfetta esploratrice nel deserto e Carrie..è sempre Carrie. Elegante, ironica, chic ed equilibrista sui tacchi vertiginosi di Louboutin.
Le nostre quattro carissime amiche alle prese con le loro frenetiche vite a Manhattan, decidono di accettare un lussuosissimo invito. Destinazione: Abu Dhabi, Emirati Arabi. Oro, deserto, hotel cinque stelle lusso, colori d'oriente e vestiti stupendi. La location un pò pacchiana si adatta a questo abbigliamento che Patricia Field ha scelto per le protagoniste, abiti lunghi e luminosi, cappelli a tesa larga e tacchi che affondano nella sabbia del deserto.
La mia amica Jessica ha detto che il film le è piaciuto molto ma che è troppo concentrato, troppi temi tutti insieme e poco sviluppati. Alessia invece ha apprezzato che le grandi firme questa volta non fossero così in vista come nel primo. Il suo parere è stato condiviso anche da altri che come me sono corse a vederlo, in francese e non.
In America il film delude il pubblico, che avessero troppe aspettative? In fondo le nostre quattro ragazze sono cresciute e noi con loro. Continuano ad avere dubbi o paure umane, dalla menopausa galoppante alla ricerca di un nuovo palpito d'amore. Quello che ci insegnano, perchè sembra strano ma anche Sex and The City ha una morale, è che l'amicizia è uno dei beni più preziosi che una persona possa avere. Il primo episodio si concludeva con la frase "L'amicizia è l'unica griffe che non passa mai di moda" e loro quattro, insieme, unite, ci dimostrano che è vero. Affrontano una passeggiata sul cammello sotto un sole a cinquanta gradi, un taxi arabo sgangherato e anche un karaoke che mi fece scendere una lacrimuccia.
Sappiamo che non vincerà un Oscar, che nessuna delle protagoniste diventerà la nuova Maryl Streep ma a noi non interessa, noi le amiamo così, grottesche e schiette, glamour e sofisticate.
In alto i calici di cosmopolitan, le ragazze son tornate.

martedì 1 giugno 2010

Sushi nel paese del Foie gras?





Il privilegio di possedere un pc portatile o di conoscere qualcuno disposto a prestartelo, è quello di poterlo usare in qualsiasi angolo tu sia. Stai scrivendo ad un tuo possibile filarino e hai un sintomo intestinale? Niente paura, ti fai ispirare nell'intimità del tuo bagno. Hai deciso di andare a scrivere al parco con il cagnolino? Semplice, metti cane e pc in una borsa e aspettando un sole inesistente passi il tuo pomeriggio. In questo momento ho il guinzaglio di Lady P. sotto al sedere, lei continua a girare intorno a me e tra due minuti sarò legato come un arrosto speziato. Credo sia talmente in calore che se arriverà a casa ancora illibata sarà un miracolo. Comunque l'argomento di questo post non è la mia incompetenza come dog-sitter bensì la cucina. Molti di voi mi conoscono benissimo e sanno che non solo odio cucinare ma che proprio non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di provare a sviluppare le mie capacità culinarie. I casi sono due: avere qualcuno che cucina per te, oppure ogni tanto concedersi un pasto fuori domicilio. In questi mesi in Francia ho sperimentato la Nouvelle cuisine, piccoli assaggi costosissimi, deliziosamente curati che mi innervosiscono molto. Perchè io devo spendere metà del mio misero stipendio per mangiare quattro robini minuscoli e uscire dal ristorante che ho un bisogno disperato di un Big Mac per non svenire al primo passo? Meglio andare sul sicuro e passare da una pizzeria finta-italiana. Prima che la nostra Jessica partisse siamo stati a mangiare giapponese, lei un'amante del sushi, io sostenitore del "se non mi ha procurato traumi intestinali perchè no", un terzo che mai aveva provato la cucina del pesce crudo. Il ristorante in centro a Strasbourg è molto carino e molto curato. Al centro della sala lo chef sminuzza pesce per ore servendolo su piattini colorati che poi ruotano in due sensi sui tapis roulant in miniatura. I piattini hanno un colore, ogni colore corrisponde ad un prezzo. Accessibili i colori caldi come viola rosso e arancione, quelli assolutamente da evitare il fucsia e l'azzurro. Ovviamente i più invitanti, sia per strategie di markenting sia per le porzioni più sostanziose. Senza farlo apposta quella sera indossavo un Papillon dello stesso colore del piattino più caro, il fucsia. Ho inzuppato qualsiasi cosa nella salsa di soia, mi sono innamorato di un piattino con un nome inpronunciabile. Nel locale eravamo solo noi tre e il sushi-chef cucinava solo per noi, siamo entrati nelle sue grazie e ha fatto anche una foto con noi. Alla fine ha fatto sfilare sotto i nostri occhi una serie illimitata di "ultimi piattini", ma abbiamo dovuto rinunciare, io ormai ero composto al 90 per cento da riso e il restante 10 per cento da soia. Mi piace sperimentare qualcosa che và oltre al mio limitato sapere in tema di cucina, io che a malapena so riscaldare le cose al microonde e che come Carrie nel forno ci terrò il cambio di stagione per mancanza di spazio, ho bisogno essere istruito. Seduto comodamente a tavola, si intende.