venerdì 28 maggio 2010

Strike in amicizia


Non sono un appassionato di Bowling, quelle finte Church's Bicolor a noleggio con le stringhe fluorescenti e le suole dure come cemento non sono fatte per me. Ricordo però che la prima volta che ci sono stato, tac, ho vinto. Chiamatela fortuna del principiante o traiettoria precisa del lancio ma sbancai tutto. Ovviamente non l'ho saputo finchè non me lo dissero con aria di invidia, nemmeno si vincesse un attico a Park Avenue. L'altro giorno una mia amica quasi ad un passo dal matrimonio ha organizzato una serata al Bowling. Io per motivi d'oltralpe ho dovuto declinare ma qualcosa mi puzzava e non era il regalino della dolce Lady P. sul tappeto persiano. Infatti quello puzzava era l'amico single del fidanzato della mia amica. Una trama da Beautiful ma quello che interessava era il suo stato civile. Single, non fidanzato ufficialmente, Dongiovanni, cucciolo in cerca d'amore. Poco importa. Io sono stato invitato un pò per abitudine un pò per speranza di avermi lì in caso le mie amiche avessero bisogno di un destinatario di eventuali smorfie. Questo amico single era un pò il miele per le api, una svendita di Burberry per consumiste incallite. Una twingo multicolor partì alla volta di questa pista incerata, aspettative o non aspettative, l'importante era passare una serata diversa conoscendo una persona nuova magari interessante. Nessuna aveva intenzione di fare strike. Fare nuove conoscenze mette in moto il proprio umore, la propria voglia di sperimentarsi e addirittura di mettersi in gioco testando le proprie doti nel calcio balilla. Come sempre faccio parte di queste serate anche a distanza di 500 chilometri, loro sanno già cosa direi, sanno che mi lamenterei delle scarpe scomode. Sono un libro aperto, e loro per me un'ispirazione per questo blog. Non sempre si fa strike nella vita o nel cuore di qualcuno, bisogna prendere bene la mira ed evitare di fare un buco nel liscio parquet. Non bisogna però aver paura di fare quel lancio. Voi fatelo, chissà che quei stupidi birilli stramazzino a terra vedendovi.

venerdì 21 maggio 2010

Le mie 10 fatiche ginniche.


C'è un momento per tutto, il momento in cui devi passare l'aspirapolvere perchè il tuo tappeto è diventato un parco giochi per acari felici, il momento in cui comprare dei nuovi film perchè tutta la tua collezione la conosci a memoria, e anche quello in cui ti iscrivi in palestra. Palestra? Tu? Lorenzo? Lo stesso Lorenzo che odia andare a correre perchè gli da fastidio la zaffata di sudore di qualcuno che corre nel verso opposto al suo? Esattamente, mi sono iscritto in palestra. Ho deciso quando una mattina mi stavo lavando i denti, ho dato uno sguardo veloce allo specchio. E pum. Un pugno in piena faccia sarebbe stato meno doloroso. Bianco, pallido, stempiato e con una ciambella al posto della vita. Un'ora dopo ero già sportivo sul Tapis roulant. Non sono mai stato un amante della palestra, preferisco molto di più la piscina ma quando sei in Francia e al posto delle piscine ci sono solo delle pozzanghere dove tutti nuotano in direzioni diverse, sei leggermente obbligato se non vuoi diventare come Homer. Il primo Giorno andò molto bene, una simpatica ragazza mi ha seguito chiedendomi quale fosse il mio obiettivo, io che di obiettivo ho solo quello di non trasformarmi in un ippopotamo mi sono fatto guidare. Quanto mai, dieci minuti di bicicletta con pendenza stile Everest e altri dieci su una specie di vogatore. Mi sembrava di essere in mezzo al Pò senza poter scendere. Una faticaccia incredibile. Però divertente visto la musica di sottofondo. Gli utenti della palestra sono di tutti i generi, il venerdi mattina ci sono gli anziani, ci deve essere uno sconto particolare perchè tutti ginnici e con delle tute fluorescenti si presentano agguerriti davanti agli attrezzi. Ho visto un 70 enne sollevare due pesi che potevano essere l'equivalente di un mio trasloco. Ci sono poi quelli che io chiamo i "big gym" ovvero palestratissimi ragazzi sulla trentina con bicipiti che sembrano scoppiare da un momento all'altro. Si guardano allo specchio mentre fanno quelle facce deformate da uno sforzo disumano. Sono molto vanitosi e cercano di broccolare qualsiasi femmina si trovi nel raggio di cento metri. Io sinceramente una cosa che non comprendo è il perchè di tutti quegli specchi nelle palestre, a che serve vedersi quando si è bianchicci, sudaticci e vestiti come un bambino alla fine della giornata all'oratorio estivo. Io evito specchi e qualsiasi superficie liscia riflettente. Evito anche di fare smorfie imbarazzanti. O di cadere sul tapis roulant, ma non so perchè quello me lo aspetto prima o poi in una delle mie future performance ginniche. Alcuni attrezzi sono simpatici ma hanno un difetto, ti informano su quante calorie stai perdendo al minuto. Ma secondo te, io dopo mezzora di ciclette ho voglia di sapere che ho perso solo 200 calorie e che mangiando un solo Kinder Delice tornato a casa ne ingoierò più di 1000? Non scherzare vecchio attrezzo da palestra, risparmiamoci entrambi questa sofferenza e continua a farmi pedalare pensando alle schifezze che mangerò sentendomi meno in colpa. Infatti l'attività fisica ha come obbiettivo farti mangiare qualcosa senza sentirti una balena arenata sulla spiaggia. Niente problemi di linea, prove costume. Siamo noi stessi e non affoghiamo dentro la nostra immagine, al massimo un pò di ginnastica, ovviamente nascondendo Nutella e derivati in giro per casa. Quello sì che è uno sport produttivo, soprattutto ritrovare il tutto se non ti ricordi più dove sono andati a finire.

mercoledì 19 maggio 2010

2 Giorni a Parigi


Sono passato da Parigi al divano di casa davanti ad un episodio del Commissario Montalbano, personaggio tanto amato da mia madre e che comincio ad apprezzare seriamente. Ho aspettato un mese e mezzo prima che arrivasse il tanto atteso week end parigino, la mia terza volta nella più bella città del mondo che sa conquistarti in ogni suo angolo. Il mio viaggio sembrava un film, io un passeggero dell'Orient Express vecchia maniera. Cappello, guanti da guida, maglioncino a rombi e cappelliera di Chanel. Al posto dell'Orient Express un comodo ma meno lussuoso Tgv, più veloce e senza assassinio. Persino la piccola Patty ha dovuto convalidare il suo biglietto andata e ritorno. La cagnolina più chic del mondo con beauty argentato e vestitino per la città. Elegante anche l'hotel, il Saint James & Albany, al 202 di Rue de Rivoli, la grande via che costeggia le Tuileries e che sotto ai suoi portici ospita i più bei hotel di Parigi, il Brighton e il Maurice, una specie di Versailles in miniatura. Il Saint James ha un ingresso molto raffinato di marmo bianco e specchiere dorate, un cortile interno con giardinetto e una targa in cui è incisa la data in cui Marie Antoinette e il generale Lafayette dormirono lì. Era il 1779. Non è specificato se dormirono insieme. In un albergo di quattro stelle non puoi non portarti a casa qualche souvenir gentilmente offerto. Nel mio caso si tratta di svaligiare tutto quello che potevo. Dalle ciabattine della doccia alla carta intestata con cui ho scritto una lettera alla mia carissima prozia Ebe. Oltre al ricordo mi piace avere anche qualcosa di concreto. Un atteggiamento alquanto materialista. Parigi è la città dell'amore, non puoi non sentire l'odore delle sue strade, il profumo di una storia unica nel suo genere, per i suoi viali ti sembra di vedere scorrere le carrozze, le dame con i grandi cappelli e la classe dei suoi abitanti che hanno uno charme in più. Urlo nel vedere la Tour Eiffel e mi commuovo quasi a vedere Place de Vosges e il suo nascosto giardino segreto. Dopo la cultura e la lunga passeggiata per le più belle piazze parigine il momento dello shopping. Sugli Champs tappa forzata d Louis Vuitton. Incredibile la quantità di persone che c'erano. Giapponesi in crisi e turisti ovunque. Io sono stato male davanti alla cappelliera da viaggio, la versione classica e quella nuova in tessuto blu e bordeaux. Veramente meravigliosa, peccato anche il prezzo è meraviglioso. Talmente meraviglioso che lo vedo come un miraggio questo acquisto. Però è giusto sognare, ad occhi ben aperti e portafoglio ben chiuso. Altra tappa Sephora per annusare tutte le nuove essenze e farsi venire un gran mal di testa e poi Laduree. Solo quei colori pastello della vetrina ti invogliano ad assaggiare tutti i gusti di quei dolcetti che Marie Antoinette tanto amava. Io più che gli Champs per lo shopping preferisco Avenue Montaigne, i negozi hanno degli ingressi che sembra di entrare nelle case, con un giardinetto verde e persino degli alberi. Noi di Milano mai e poi mai vedremmo un albero che può considerarsi tale in centro. A seguire Gucci c'è poi Dior con un intero palazzo Tempio. Proprio lì dove Carrie cadde a pelle di leopardo e dovette spendere l'equivalente in shopping di una lobotomia. Dall'altra parte il famoso Plaza Athenee, dove sempre Carrie sul balcone della sua suite vede la Tour Eiffel e urla come una Barbie. Il vero fulcro oltre a Valentino è Chanel. Ci avrei messo le radici e mi sarei fatto assumere come lavavetri ufficiale, un negozio meraviglioso preso d'assalto da giapponesi inferociti che si sarebbero portati via anche il tavolo e le lampadine. Al ristorante la sera ero circondato da gente che mangiava da sola. Giusto un libro o un giornale come compagnia. Una cena delicata e anche raffinata nel cuore di Parigi. Accanto a me una ragazza con un libro e una David Jones. La nuova frontiera del lusso. Torno da Parigi con il Tgv stanco, assonnato ma pieno di felicità, con il cuore gonfio d'amore per questa città che davvero regala emozioni uniche nel suo genere. Tornando a casa la prima cosa che ho fatto è mettermi le ciabattine bianche di spugna rubate all'hotel. Mi sono sentito ancora un Parigino, qualche Macarons e mi sarebbe sembrato di essere sulle seggioline verdi delle Tuileries.

giovedì 13 maggio 2010

April sweet shower o cascate del Niagara di Maggio?


Piove Piove e ancora Piove. A Milano in due settimane ho visto tanta di quell'acqua che se non fosse primavera avrei creduto di essere sul Rio delle Amazzoni nella stagione delle Piogge. I milanesi già isterici di natura si sono armati di ombrelli con le borchie per farsi strada e di Galoshe alte fino alle cosce per evitare di arrivare a lavoro fradicio. Manca poco che ci mettono le passerelle come a Venezia. Vedremmo a quel punto una serie di copie di Gisele Bundchen far finta di sfilare per le vie di un'allagata Milano. Sono venuto in Francia con la speranza di vedere il sole, di fare footing al parco dell'Orangerie facendomi seminare da 70 enni agili e ginnici. Ha piovuto proprio quando cercavo di tornare a casa alle cinque di mattina carico di valigie e cappelliera strapieni. Un facchino è assoltamente introvabile a quell'ora della notte, il taxi invece un lusso che non mi posso permettere. Sul pullmann vicino a me seduto un vecchietto di quelli che sbuffa ad ogni sosta, ad ogni passo estraneo e che dorme con gli occhi aperti. Mi incuteva timore e quando volevo prendere il mio Vanity nella valigia sopra la sua testa non ho avuto il coraggio di chiederglielo. Me lo avrebbe tirato dietro in due secondi. Una bambina urlante e straparlante faceva avanti e indietro sul pullmann facendo illuminare i talloni delle scarpe, subito riconoscibile: un paio di Lelly Kelly fucsia con le lucine colorate rosse fuoco. Persino le lucine psichedeliche di una discoteca sono meno irritanti di quelle scarpe, tant'è che come in un fil stavo per prendere la bambina e dirle "Hey Lelly Kelly, noi due abbiamo un problema, di convivenza!". Tornare in quella che per 4 mesi è stata la mia casa e trovarla coperta di fiori, piante e Madonne. Possibile svegliarsi la notte, girare la testa e vedere una Madonnina fluorescente? Mi è venuto un collasso, e non trovo altra cosa più pacchiana, neppure una gondola dorata di Venezia su un televisore dall'antenna chilometrica. Meglio sicuramente dell'ultima novità Vaticana di cui sono stato informato dalla mia amica Lorena. Un rosario parlante, di quelli che ripetono la preghiera di continuo e che parlano come un Tamagochi. Già mi manca casa, la mia mamma che si lamenta delle cataste di vestiti, mio padre che urla il mio nome da qualsiasi angolo della casa e mia sorella che mi rincorre chiedendomi le declinazioni latine. Casa di pazzi, casa felice. Mi mancano le mie ragazze, quelle che hanno condiviso con me giornate interminabili al mercato a cercare pacchianerie da appendere alla parete e a fare la fila dalle Marcelline, la merceria più fornita del mondo. Ormai mi ricordano perchè ho creato una sorta di sala d'attesa. Le ragazze hanno condiviso anche una serata fantastica al messicano. Premetto che ormai quando si parla di andare a mangiare fuori la nuvoletta dei nostri pensieri automaticamente mette in moto i nostri neuroni sul programma cena: nachos- salse piccanti-litri di margarita alla fragola. Siamo stati gli ultimi a lasciare quel posto perchè ridevamo come dei pazzi, ridevamo di qualcosa che in realtà se ci pensi ti fa solo sorridere ma l'effetto di 3 litri di margarita non è di certo svanito dopo i pomodorini piccanti. Anzi. Stavamo facendo a meno dell'acqua, il che dimostra il nostro stato mentale. Sono partiti brindisi a qualsiasi cosa, da Mister Uncino alla Chicca e il suo ventilatore sulle Barbie Magia delle Feste e addirittura al Meda, l'unico cartolaio del mondo che vendeva fogli di giornali al posto dei figli da disegno. Una serata di cui mi ricorderò all'infinito, era da tempo immemorabile che non mi divertivo così tanto e che non arrivavo a casa così assonnato da non mettere nella loro scatola le Car Shoe. Ci fu anche il solito brindisi per il compleanno di Elisa "Ad Elisa, 23 e favolosa". Lei che ha fatto piazza pulita H&m e che per un pic nic ci da a tutti appuntamento su Facebook. E pensare che Aleccia era da settimane che aveva trovato lo style adatto al pic-nic. Nemmeno Heidi avrebbe avuto il suo cestino di vimini. Mi mancheranno molto queste serate in loro compagnia ma sono sempre con me, quando pulisco i bisogni del cane e quando guardando a pioggia mi drogo delle casalinghe disperate. So che loro farebbero lo stesso, o che lo faremmo insieme. Questa sì che è amicizia.