martedì 13 aprile 2010

Et Voilà!

Le uniche parole in francese che sapevo prima di arrivare qui erano appunto "Voilà" e "Bonjour". Niente di più. Niente di meno. Se consideriamo che il "Voilà" non sapevo mai dove metterlo nelle frasi le parole da due passano a una. Si comincia così in terra straniera, o almeno credo! Sono sparito nell'ultimo mese per via di uno stage che occupa la mia giornata. La cappellaia matta mi permette non solo di lavorare in un ambiente carino, colorato e anche chic ma riesco anche a coltivare l'obiettivo finale. Maneggiare il francese, masticare il francese senza intoppare in smorfie ridicole o giocare a agli indovinelli muti coi francesi. Sono molto migliorato, dico delle cose "nonsense" ma ammetto di aver fatto molti progressi, riesco persino a comprendere quando parla la mia vicina di casa. Inizialmente era un incubo, scappavo pur di non doverle parlare per evitare scende ridicole. Le ragazze della boutique sono gentilissime e anche Sophie, soprattutto quando facciamo un sacco di soldi. Sto imparando molto sui matrimoni. Non quei matrimoni semplici che possiamo preparare anche di un mese. Ma di quelli lunghi, infiniti, che mettono più angoscia che allegria. La sposa viene in negozio e dice "Mi sposo e vorrei un "petit truc pour le chaveaux" che tradotto significa un piccolo coso per i capelli. Violette domanda quando è il matrimonio per sapere la stagione e soprattutto la tempistica per un eventuale creazione su misura. La sposa la guardo e teneramente risponde "Fra cinque anni, in Giugno". A me viene una stretta al collo e mi chiedo cosa le passi per la testa di occuparsi di un matrimonio per infiniti anni. Qui in Francia vigono anche delle regole a me sconosciute nel resto del mondo. Ad esempio, le madri degli sposi devono avere entrembe il cappello oppure tutte e due senza. La borsa in tinta con le decorazioni del cappello mentre la base del cappello in tinta con le scarpe.
Ho visto donne dare di pazzo a causa di queste regole, fortunatamente in negozio abbiamo una gamma di colori spropositata, alcuni non si insegnano neanche all'asilo perchè si è certi di non poterli mai trovare. Nel complesso è divertente e dinamico come lavoro. Poi ho trovato un lavoro che in confronto alla piscina mi permette di avere un paio di scarpe decenti, una camicia, niente pantaloncini e canotta o piede d'atleta. Abbigliamento sempre diverso. Un motivo in più per avere voglia di lavorare. Un difetto questo negozio ce l'ha: la musica. Ascoltiamo tutto il giorno le stesse canzoni che Sophie probabilmente ha caricato il giorno dell'inaugurazione: 17 anni fa.
La mia vita qui è fantastica, sono contento e anche orgoglioso di scoprire lati del mio carattere che probabilmente sono nati 5 minuti fa. Io che non programmo nulla per il giorno che verrà, che vivo minuto per minuto senza sapere che cosa farò domani. Incredibile, non mi riconosco.Mi sono inventato un business per evitare di farmi amici i punkabbestia sotto la cattedrale o di suonare la diamonica davanti alle poste. O di far prostituire la povera Lady P.
Ormai io e lei viviamo in simbiosi, la mattina scende per fare i bisogni e quando rientriamo conosc già la mia mossa "lancia e chiudi". Si arrabbia moltissimo. La mossa consiste nel prenderla in braccio sull'uscio della porta, lanciarla dentro casa e richiudere velocissimamente la porta per evitare che scappi. Incredibile come funziona sempre, incredibile quanto urla lei. Povera innocente. Alla fine vince sempre lei, visto che torno a casa e devo passare le ore a raccattare i pezzi di carta igienica che distrugge per farmi dispetto.
Ovviamente mi manca casa, la mia piccola, pettegola e sempre uguale Riozzelleis. Le mie carissime compagne di vita e tutto quanto ho lasciato. Lasciato per ritrovare uguale. Lasciato per riviverlo.