venerdì 29 gennaio 2010

Ricordo doveroso


Il 27 Gennaio per molti può sembrare un giorno qualunque, per molti invece è diventato un appuntamento, un rituale in cui dedicare un pensiero a sei milioni di persone. Sei milioni di persone sono tantissime, tre volte gli abitanti di Roma, e si può immaginare una Roma completamente disabitata? No. Sarebbe raccapricciante. Ma la storia ci insegna che è successo davvero, hanno ucciso veramente sei milioni di uomini donne e bambini senza alcun rammarico, senza un umano pentimento. Niente, nessun presagio di vita in quegli anni, nessun bagliore di speranza. Quello che più è desolante è che accaduto sotto gli occhi di mezzo mondo, non in un'epoca "buia" come il Medioevo ma 60 anni fa, quando i nostri nonni erano nel fiore della loro vita. La Shoah, termine più appropriato, è qualcosa che ci riguarda tutti, un dovere di qualsiasi essere umano rendere giustizia con un pensiero a quelle che sono state davvero delle vittime di un'epoca disumana.
Sono particolarmente sensibile al tema da quando ne abbiamo approfondito le tematiche in terza media. Quanti anni avevo? 14, l'età di Anne Frank quando di nascose per sfuggire ai nazisti. Lei sognava la libertà e si intimidiva per la prima volta davanti ad un ragazzo, io capivo me stesso e prendevo coscienza dei miei stati d'animo. Due epoche lontane, due ragazzini che di simile condividevano tante cose.
Ricordo quella mostra della Shoah in cui lessi tra i nomi delle vittime morti nei campi di concentramento un certo Bises Abramo Alberto, e ben 22 De Benedetti, la famiglia della mia bisnonna. Mi si è aperto un mondo, erano tutti miei avi, così scoprì le mie origini.
Mio Nonno insieme a fratelli e genitori vennero nascosti a Roma in un convento di suore a Trastevere, uno zio emigrò in Argentina e il mio bisnonno vide chiuso il magazzino di stoffe a Palazzo Altieri. Fortunatamente fuggirono alla deportazione del 16 Ottobre 1943.
Queste sono storie, fanno parte del nostro passato, un passato che abbiamo il dovere di ricordare e di non far ripetere.
Ogni anno mi prometto di leggere dei libri sul tema della Shoah, qualsiasi cosa che possa arricchire la mia conoscenza, libri come "Se questo è un uomo" "La tregua" oppure la testimonianza di una sopravvissuta milanese come Liliana Segre.
Quest'anno mi è capitato tra le mani "Il bambino con il pigiama a righe". Non avevo mai visto il film che ho scoperto dopo. Un libro meraviglioso che consiglio a tutti, una storia raccontata dal punto di vista di due bambini che si incontrano a causa di un tragico destino. Ma non capiscono cosa stanno vivendo, quale follia regna in quel luogo. Quanto piangere, quanto pensare, l'ho finito di leggere in aereo, ho chiuso il libro e dal finestrino si scorgeva Roma, la mia Roma con i suoi panorami mozzafiato. Davanti a queste storie capisco quanto i miei "problemi" siano davvero delle piccolezze.

sabato 23 gennaio 2010

Le dee dell'Olimpo







L'Olimpo della moda è come l'Olimpo per i greci, sovrappopolato di divinità. Ognuna diversa dalle altre, c'è la bionda seducente Venere, l'aggressiva Giunone e la sportiva Diana, un pò come le Spice Girls insomma. Nella moda è più o meno la stessa cosa. C'è Valentino per una donna di classe, Max Mara per una donna raffinata ma non milionaria, poi Dolce e Gabbana per una donna che vuole assomigliare a Cher. E gli accessori? Le borse? Come sono disposte nell'Olimpo? Premetto che questo post è frutto di un mio personalissimo gusto, di una serata senza alcun progetto interessante e di una forte indigestione causa tortillas del discount.



Iniziamo dal terzo posto, dalla fne di questa scala gererchica. Io ci metto Louis Vuitton. Potrebbe sembrare una bestemmia detto da me.E' stata fondata nel 1854 come fabbrica di bauli, valigie e set da viaggio rigidi per famiglie facoltose e nobili parigini. Negli ultimi anni è sulla bocca di tutti grazie alla riscoperta del famoso "bauletto" ovvero la versione "speedy" di una valigia morbida. Nel giro di due mesi ce l'avevano tutte, era considerato uno status symbol e qualsiasi ragazza avesse in tasca 500 euro correva da Vuitton per comprarsela. Non è una delle mie preferite ma mi piace, purtroppo ha stancato l'occhio, è troppo diffusa e poche l'hanno personalizzata con un foulard o facendoci semplicemente incidere le proprie iniziali. Quello può essere un trucco raffinato e di stile. A mio avviso Vuitton è fenomenale per i set da viaggio, non ha nessuna concorrenza in fatto di valigieria. Chi non sogna di tenere in mano una cappelliera monogram e uscire dal proprio appartamento parigino in Place Vendome, magari mentre il portiere ti raggiunge con le altre valigie rigide. Un'alternativa alla pubblicità con Sarah Jessica Parker e il suo Mr Big. Louis Vuitton è possibile associarlo solo a Parigi.



Al secondo posto lei, la storica, inimitabile Chanel. Potrete trovarla negli armadi delle vostre nonne e ammirarla come fosse nuova perchè quella pelle trapuntata con quella catenella dorata è senza tempo. Sono classiche, casual e anche di gran stile portate con jeans e camicia. Danno un tocco elegante alle signore per bene over 70 e un tocco inconfondibile alle giovanissime. Nonna Norma a Milano la usava blu con la chiusura classica a logo, sparita e finita chissà dove insieme al tailleur Chanel, un omicidio a sangue freddo. Nonna Giuliana fortunatamente la possiede ancora, nera, con cerniera e senza logo. Talmente bella che seppur messa con qualcosa di blu non stona minimanente. E' la borsa di una donna che ha classe ed eleganza da vendere, che sa portarla con altrettanto charme. La Chanel io l'associo a Roma. Ai Parioli ci sono più Chanel che cameriere, ecco perchè.



Infine, lei, la sommità di questo Olimpo, la divinità simbolo di tutte, Giove, che tradotto in fashionologia diventa Kelly. Più precisamente Kelly Hermes.



Qualunque donna che sia di classe, raffinata, di indiscutibile gusto e a cui il marito abbia già regalato la fede di brillanti, cadrà nella sua trappola. In realtà non è solo una borsa ma un simbolo, un vademecum, un intelligente investimento da sostituire ai gioielli di famiglia. Non tutte possono permettersi la Kelly, non solo perchè costa un occhio della testa, cornea compresa, ma perchè non è per tutte. Victoria Bekham è milionaria e nel suo parco borse sono comprese tutte le Hermes di qualsiasi colore possa essere stato inventato. Ma su di lei ha lo stesso effetto che aveva quasi 50 anni fa su Grace Kelly? La risposta sarà sempre no. Questo è il motivo per cui non tutte possono mettersela al braccio. C'è un paragone doveroso. Bisogna essere sobrie, eleganti ma non volgari, raffinate e umili semplici, questo credo sia il segreto per apparire, anzi, non apparire. Il segreto di una come Grace Kelly che non aveva bisogno di una Hermes Fucsia per gridare al mondo chi fosse. Ne bastava una nera, tanto portava persino il suo nome.

giovedì 21 gennaio 2010

Il fan delle poste italiane

Illuminatemi. Stupitemi. Devo risolvere assolutamente questo dilemma esistenziale che mi attanaglia la mente. Freghiamocene di chiederci se è nato prima l'uovo o la gallina, facciamocelo all'occhio di bue e non pensiamoci. Smettiamola di sorbirci due ore di Voyager cercando di capire se il mondo finirà nel 2012, prendiamoci le ferie la settimana del 21 Dicembre e se non ci sarà nessun cataclisma io sarò a Bora Bora per Natale. Il dubbio che più mi tormenta è: Chi si occupa delle assunzioni delle impiegate delle poste? Chi è questo genio pluri-premiato che riesce a farci un discorso intelligente per più di 30 secondi? Chi riceve delle referenze per loro? Ditemelo.Vi prego, mandatemi una raccomandata con ricevuta di ritorno, di rientro, di spedizione, quello che volete, ma ditemelo!
 
 
Ogni volta che devo andare alle poste italiane, mi innervosisco, sò già che ci sarà una fila spaventosa, che qualcuno urlerà e che qualche vecchietta facendo finta di essere miope scavalcherà la fila. Una volta due signore ottantenni hanno litigato. La sciura Pinuccia ( invento i nomi ma ho il 90% delle possibilità di indovinare) vedendo la sua amica-nemica, la sciura Rosetta, dirigersi verso le poste ha accelerato il passo (per quanto le sia possibile) in modo da avere un vantaggio di qualche metro e di essere in fila prima di lei. Fulmini saette e apocalisse biblica, quanto si è indispettita Rosetta non potete immaginarlo, avevo paura che le si scaraventasse addosso per picchiarla con il bastone e la borsetta finta di Vuitton. In realtà è stata più subdola e noiosa, si è attaccata alle due signore dietro di lei e ha cominciato a tramare contro Pinuccia, non finiva più di darle dell'arrivista, della ladra di fila e di vigliaccheria. Io ridevo di gusto e mi chiedevo se fosse venuto il momento della resa dei conti. Magari nella sala d'attesa del medico. Rosetta troverà il modo di vendicarsi.
 
 
Tornando alle poste, solitamente vi è tutto il paese in fila, over 60 perchè tu pensi che non sia il giorno delle pensioni ma alla fine scopri che è il giorno in cui si regolamentano le badanti e le colf, di conseguenza sono tutti lì. Devi ricaricare una carta prepagata? Nessun problema, compili il modulo prima di metterti in fila, c'è un tavolino con bollettini, moduli vari e telegrammi da compilare. Lo trovi là. Vi è mai capitato di trovare un modulo per post-pay su quel dannato tavolino? A me no, mai, in 6 anni in cui ho quella specie di carta Esselunga giallo canarino.
Allora mi avvicino alla cassa, tutti mi guardano di traverso perchè pensano che stia scavalcando l'intera fila, sono pronti a saltarti al collo, fanno addirittura la danza Maori della squadra australiana di Rugby. Chiedo alla signorina gentilmente se può darmi un modulo e guardandomi come fossi un panda parlante mi dice "Li trova là". Cerco di farle capire che sono finiti finchè stremata da quella conversazione mi porge questo benedetto modulo. Come lo porge? Come un muratore spalma il cemento sui mattoni. Tonf. Ringrazio perchè sono una persona educata e mi rimetto in fila. Comincio a compilare il modulo con i miei dati anagrafici ecc.. per fortuna porto sempre una stilografica con me altrimenti se dovessi chiedere in prestito la penna all'impiegata potrebbe trasformarsi nella bambina dell'esorcista. Ci avete mai fatto caso che quando devi versare ti chiedono giusto il nome e cognome, mentre se devi ritirare ci manca poco ti chiedano persino il tuo ascendente scritto firmato e timbrato da Antonio Capitani? Incredibile.
 
 
La cosa che più mi irrita non è la burocrazia delle poste, non è la quantità di carta che ti danno, ma la cafonaggine degli impiegati. Non tutti ovviamente ma una buona parte di quelli che conosco sono di una maleducazione mai vista. Mia madre mi ha insegnato a dire sempre "Buongiorno, grazie e arrivederci" ed è una cosa che mi è rimasta, tant'è che ringrazio anche la voce automatica del casello della tangenziale. Entro in un negozio? Saluto. E' il mio turno alle poste dopo sette ore di fila? Saluto. Poi porgo i vari documenti. Dalla'altra parte una Serafina impassibile, arcigna e profondamente maleducata sta in silenzio. Manco un bisbiglio, un "Buongiorno" un pò sussurrato. Nulla. Attendo che finisca tutta l'operazione e mi porge bruscamente centinaia di scartoffie. Le chiedo "Ho finito? Posso andare?" visto che non ha l'uso della parola, mi guarda perplessa e mi fa un cenno come per dire "Non so, vedi tu, se vuoi rimanere a ballare la samba". Ma brutta cafona di una maleducata, eh sì che stai seduta su quella sedia imbottita e di finta pelle tutto il giorno, mica a spaccare le pietre e a costruire le piramidi. Si può essere così antipatici? Almeno fingi di essere cordiale, fai un mezzo sorriso che la giornata scorre più velocemente. Conosco il suo nome e quello delle altre sue colleghe, le altre sono abbastanza gentili se non in caso di ciclo, lei invece è come se mi odiasse e ogni volta cerca di farmi innervosire fino al limite. Non le ho mai risposto male, non le ho mai detto nulla ma verrà il giorno in cui li farò una battutina che non se la dimentica per tutta la vita.
 
La maleducazione è una cosa che non tollero, nè per strada, nè nei negozi, in un nessun posto. Eppure è talmente diffusa che quando trovi una persona sorridente e cordiale ti stupisci talmente tanto che corri a casa e ne diventi subito fan su Facebook.
Questo post lo dedico ad Aleccia e Francesco, anche loro due sono fan sfegatati delle poste italiane.

martedì 19 gennaio 2010

Lollo Pet Show

Oggi mi sento a casa, respiro l'aria umida e gelida di Milano e mi rompo gli stinchi contro le panchine, tutta colpa di una nebbia padana che si è abbattuta sull'Alsazia, sarà un modo per farmi acclimatare? E' bastato lasciarmi mezza giornata a casa da solo che la mia dolce metà ha trovato un angolo vintage, in quella che una volta era la sua camera. Ora un attaccapanni gentilmente offerto da Mamma Cristina, è una sorta di albero della vita, sbocciano al posto di fiori borse Gucci- Vuitton e qualsiasi altro accessorio che non entrasse nell'armadio. Compreso un giubbotto da palombaro, Messner potrebbe scalarci l'Himalaya tenendo sotto il costume da bagno senza sentire freddo. Unica pecca? Un aspetto da pinguino siberiano. La nostra Lady P. contenta della mia permanenza ora sà a chi portare la pallina tutta bella ciucciata per farsela tirare, inizia così un gioco infinito in cui pur di stare in pace qualche millesimo di secondo sarei in grado di fare uno swing da record. Altro che Tiger Wood. Quello che mancava era un altro animale, un altro pò di fili smangiucchiati e un'altra catasta di peli. Così abbiamo pensato bene di ospitare anche lui, Luigi, soprannominato re Luigi XIV, un gattino arancione e bianco. I suoi padroni rimarrano in America per due mesi, noi qui a cercare di non farlo suicidare buttandosi dal tetto, loro in crociera ai Caraibi. Direi che è uno scambio pù che equo. L'ultima volta che è stato qua ha miagolato tutto il giorno perchè non riusciva a tornare in casa, le tegole del tetto sono troppo scivolose, così una vicina si è calata dalla finestrella della mansarda e l'ha salvato. Non si sono salvati da un'ernia del disco però coloro che la tenevano per i piedi.
Il povero Luigi XIV è continuamente tormentato da Lady P, lo stuzzica, lo insegue e si avvicina tutta sbruffona e risoluta per poi scappare impaurita dai suoi versi. Che lo voglia sedurre? Lei è una marchesa, si sentirà un pò la Pompadour. Lui nel frattempo si fa i fatti suoi, è capace di stare immobile per ore, non sentirei nemmeno la sua presenza se non fosse per il campanellino cinese che ha al collo. In teoria sto cercando lavoro qui in Francia ma potrei aprire una pensione per animali di piccola taglia, se Aleccia volesse fare una vacanza basterebbe che mi mandasse Popo, una piccola escursione, potrebbe anche utilizzare il famoso sacco a pelo per conigli. Poi c'è anche Duffy, la cugina di Popo e LadyP. un'anatra molto speciale che darà il meglio di sè una volta condita con la salsa all'arancia a Pasqua. Le tariffe orarie per questa felice e spensierata pensione saranno assai agevoli, l'unico extra è una scatola di Lexotan al giorno, per evitare che sia io quello ad essere ritrovato sul tetto.

domenica 17 gennaio 2010

Un portone a doppie ante?

Ho appena salutato mia madre, aveva le lacrime agli occhi e nel chiudere la porta mi ha mandato un bacio. E' stato un colpo al cuore, però mi ha detto che era felice della mia scelta, nonostante le dispiacesse vedermi andare via. Si chiude una porta e si apre un portone? Io lo spero, parto, il destino mi insegnerà qualcosa di nuovo. Ieri sera per concludere questi giorni ho portato le mie donzelle in una pizzeria milanese, la mia preferita, in cui un semplice luogo di lavoro diventa un posto raffinato: la Fabbrica. Per l'occasione ho sfoggiato un fiore, piccolo e sobrio, talmente piccolo che il famoso vestito di Carrie Bradshaw è niente in confronto. L'unico problema è il pistillo, sbucava come un terzo capezzolo. Ci siamo riusciti a mangiare, mi sono anche preso gli insulti di un altro ristoratore che aveva smobilitato tutta una sala per noi. Mi scuso ufficialmente con lo chef Tonino, se solo non avessi avuto paura di essere picchiato con il suo mattarello lo avrei aiutato a rimettere in ordine l'aiuola fiorita che separava due tavoli. Non potevo partire senza un' ultima sfortuna, la mia macchina è deceduta durante l'attesa di Ely B. Batteria Scarica, niente cavi, niente meccanici, è dovuto venire Antonio da Torino per far resuscitare la mia limousine più corta. Un santo, suona bene anche Sant Antonio da Torino.
Toccante il momento in cui Ely b mi ha regalato avvolto in una elegante cartina di Cormano, un piccolo raffinato portapasticche di ceramica francese, la mia collezione Limoges si è arricchita notevolmente.
Sono pronto per partire, per lasciare la mia splendida e anticonformista famiglia, le mie amiche shopping- dipendenti e la mia casa. Non sono pronto invece a trascinare quintali di valigie e cappelliere per tre piani di scale senza ascensore e senza portiere. Au revoir. Merci.

mercoledì 13 gennaio 2010

Un dolce aurevoir

Non ho combinato ancora nulla. Non ho preparato ancora nulla. Ogni giorno mi prometto di farlo e ogni giorno rimando come se ci fosse qualcosa che mi impedisce di riempire la valigia. Anzi, le valigie, perchè uno come me quando parte vuole lasciare una minima parte di sè. In quelle valigie ci metterò tutto il mio impegno, la mia vitalità e la voglia di imparare che mi ha caratterizzato per tanti anni. Mi pongo le solite domande, cosa farò? Come vivrò? Non voglio commuovermi perchè la Francia mi aspetta, una nuova occasione splendida e irripetibile mi aspetta. Sono al settimo cielo, mi sto preparando per un'avventura, sono goloso di vita, di nuove esperienze magiche. Ho voglia di imparare una lingua che non mi appartiene, di vivere in un altro paese lontano dal mio. Non mi potrebbe più ricapitare così inseguo, corro e colgo questa opportunità che mi sono creato con le mie mani. Mi mancheranno tante cose, le mie ragazze, le mie Spice-Girls della bassa Padana, la mia famiglia, la mia camera, le serate a base di Cosmopolitan o margarita Messicano. Per non parlare delle confidenze più hot sussurrate a iniziali puntate per non farsi capire dalle vedove pensionate alla Bottega del Caffè. Porterò con me tutto ma lascerò nella mia camera gran parte di me ( con dispiacere), tutti mi ritroveranno nella cappelliera di Borsalino sulla libreria, porterei anche quella ma il grande capo Maori me lo impedisce. Colpa di uno spazio che manca e che occuperò con i miei bagagli. Userò questo mio blog per condividere con le persone a cui tengo e a cui voglio bene, le mie avventure, le mie sfighe ( perchè quelle sono internazionali purtroppo) e le mie emozioni. Anche quelle non mancheranno. Le ragazze mi avranno sempre in testa, non perchè sia una persona speciale ma perchè le ho riempite di pizzi fiori e merletti con le mie creazioni, io le avrò nel cuore. Sempre. Sarò sempre con voi, con tutti voi, nella mia mente, nel mio animo, nelle mie parole e nel mio inchiostro. Lo stesso inchiostro con cui mi sono sporcato i pantaloni. Accipigna.

sabato 9 gennaio 2010

Due cuori, un divano & un Benagol

La tua dolce metà ha antipatici sintomi influenzali? Che fare? Che dire? Io ho sangue di bontà che scorre nelle mie vene, così alle 11.30 di questa mattina sotto una pioggia pre-diluvio universale portavo un benagol a domicilio, parafarmacia express. Consegna garantita in mezzora. Retribuzione? Nulla dal punto di vista economico, tanto dal punto di vista affettivo. Sabato pomeriggio tappati in casa, noi e i milioni di batteri che hanno preso d'assedio la mia elegante dimora. Ogni quindici minuti una spruzzatina di Benagol e qualche colpo di tosse, una faccia da condannato a morte, io che mi sono traformato in un crocerossino poco sexy ma molto paterno spignattavo in cucina in cerca di qualche finto rimedio della nonna. Mi sono detto "si dice che il miele faccia bene" e allora perchè non provare con thè delle cinque e nutella applicata delicatamente su croccanti oro saiwa? Già mi immaginavo menzionato tra trecento anni, il mio rimedio definito "Il miracoloso rimedio di LolloB." raccontato come una leggenda. Mentre cucivo le mie eccentriche creazioni ho passato in rassegna tutta la guida tv, due ore di Voyager sulla fine del mondo e sulla profezia maya del 2012 poi 4 ore con Silvia Toffanin e Alfonso Signorini.
Sulla profezia Maya ho molti dubbi, ne sarei più sicuro se indovinassero la nuova Miss Italia o il vincitore del Grande Fratello. A parte gli scherzi, sono scettico e sinceramente non ho voglia di pensarci, se ci sarà una catastrofe generale che distruggerà il mondo possiamo fare davvero poco. Potrebbero creare delle navi spaziali e spedirci su qualche altro pianeta ma come insegna il Titanic, prima le donne e i bambini, io sono decisamente destinato a rimanere appiedato.
Vorrà dire il giorno prima della fine del mondo organizzerò un mega party che nessuno dimenticherà.
Nelle 4 ore di Verissimo ho scoperto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare, Little Tony ha svelato il trucco della sua capigliatura, Donatella Rettore annunciato il suo nuovo album e Alfonso a Cortina ha visto Rosy Bindi mangiare in uno chalet. Incredibile, Rosy Bindi mangia e beve vino, da prima pagina su Chi.
Ammetto che un pomeriggio di riposo dopo le serate mondane di questa settimana è stato anche piacevole, però non appena la mia dolce metà uscirà da questo stato di untore di peste bubbonica riprenderò in mano la situazione. D'altronde devo godermi questa "ultima" settimana milanese fino al massimo.

mercoledì 6 gennaio 2010

Celebrities istantanee






Durante le pause di studio tra Tiziano & i grandi della storia dell’arte mi concedo qualche svago musicale o mantengo le mie internazionali public relationships sul network Facebook. Chi visualizza le mie foto non può non avere un’idea camaleontica del mio modo di essere,sono stato taggato in tutti i modi immaginabili,abbronzato al mare,pallido in giro per l’Europa,allegro ad un aperitivo,romantico a Parigi,scatenato in discoteca,aristocratico alla Scala,per non parlare di eventuali errori di stile che non mi sono stati risparmiati;ma non importa perché è giusto non vergognarsi di sé stessi e poi come dice Irene “il tag è un gesto di affetto”. Internet ci dà anche la possibilità di inserire la nostra faccia su corpi che realmente non ci appartengono ma che idealmente sogniamo. Così la nostra Aleccia si trasforma in Victoria e ad un party di Giorgio Armani ci presenta il maritino David, Cloddy in versione JLo bagnata posa per un servizio fotografico,Ely b può scegliere tra l’aggressiva Christina Aguilera o la regina del pizzo Madonna. Francy spodesta Eva Longoria, Giorgia urla il suo diritto di essere mamma sulla copertina di Vanity Fair mentre Mara taggata come Shania Twain balla ad una festa country. E il mio fotomontaggio? Semplice,io indosso un mini-slip bianco,mostro un’abbronzatura perfetta e poso sul mio canotto firmato Dolce & Gabbana. Tutti a babordo!


lunedì 4 gennaio 2010

Genzano: sul viale dei ricordi


Ho salutato Genzano di Roma per l'ultima volta, un saluto casereccio a base di porchetta e vino rosso accanto al camino in una fredda giornata di pioggia. Il bisnonno Carlo aveva comprato questa villa di campagna ai Castelli romani per potervi passare le domeniche e le giornate di festa con i nipoti e la famiglia. Mio padre racconta che la domenica il nonno lasciava a casa autisti e cameriere, prendeva figli nipoti e nuore, prima la messa, poi il ristorante e infine imboccava a tutta velocità l'Appia Antica. Destinazione Genzano, i nipoti maschi accanto a lui che guidava e le femminucce terrorizzate sedute dietro con la nonna che urlava come una pazza. Una volta arrivati i bambini giocavano nella vigna, il bisnonno offriva il gelato a tutti, compresi i figli dei contadini. Erano tempi felice, doveva essere bellissimo. Io in questa casa ci sono nato, anzi addirittura concepito tra quelle mura. Dalla terrazza che domina la collina si vede il mare se il cielo è sereno e a capodanno vedevamo i botti di tutti i paesi vicini. Era il nostro palco d'onore. Io e mio cugino Tommaso facevamo la lotta con le arance, ci nascondevamo nella tra gli ulivi e d'estate sguazzavamo nella piscina gonfiabile sotto sorveglianza di Nonna Giuliana. Io dormivo nel letto a castello con i cugini nella stanza al primo piano, i miei zii in quella accanto con il bagno foderato e il terrazzino, i miei genitori nella stanza con il lampadario a forma di timone. Faceva freddo la mattina e le scale a chiocciola rimbombavano ad ogni passo, a volte venivano anche i nonni, loro si stabilivano nella stanza al piano terra chiamata la stanza del sughero. Nel giardino è sepolta Maal, il primo levriero afgano della nostra famiglia, io e mio fratello siamo stati addirittura iscritti alla scuola elementare di Genzano prima che mamma e papà decidessero di non trasferirsi in campagna ma rimanere ai Parioli. Quel saluto ad una parte della mia vita per mia madre ha significato svaligiare casa cercando di portarsi a Milano qualche pezzo di arredamento; si è arrampicata sulla scala per tagliare il cordone di un lampadario, sembrava Indiana Jones, impavida e coraggiosa. Quel lampadario non era uno qualsiasi, era il primo lampadario dei miei genitori nella loro prima casa in via Margutta, il loro nido d'amore. Dopo 30 anni ancora stava lì, perfetto ma impolverato, una metafora del loro amore. Mi mancherà tantissimo quel luogo, è capace di estraniarti da qualsiasi dillema, qualsiasi problema svaniva nel nulla. La casa verrà venduta al vicino di casa, lo stesso che ha trasformato l'elegante villa dei miei prozii in una magione di Playboy, fontana con cavallo rampante inclusa. E' uno di quelli che ha la Ferrari, la Porsche, tanti soldi ma neanche un briciolo di classe e raffinatezza. Questa non si compra.