sabato 25 settembre 2010

Ansia, pioggia, moda & cloro


Questa è una di quelle giornate in cui avresti voglia di ciondolare dal letto al divano in quattro minuti. Fuori il tempo è un mistero, apri la finestra e arriva il fratello dimenticato dell’uragano Katrina, poi quando decidi che andrai in letargo per le prossime 12 ore allora esce qualche sprazzo di sole che sembra dirti “Voglio farti innervosire talmente tanto da prenderti a padellate di ghisa sulla faccia”.

Ho l’angoscia, per cosa ancora non l’ho capito. Ho spedito i documenti per l’immatricolazione all’università, lavoro quasi tutti i santissimi giorni in quella palude africana che chiamano piscina, tra bambini urlanti e mamme iper-apprensive che si appiccicano con la fronte al vetro per vedere i loro pupilli. Sono le classiche mamme che ti dicono “ Guarda Lorenzo, Marika non può fare i tuffi dal blocco perché ha appena lisciato i capelli per la comunione di Giugno e con l’impatto potrebbero subire un trauma”. Il trauma lo subisco io che sento tutte le volte delle scuse indecenti per paura di un qualcosa che non esiste. Come il dramma degli occhialini, vai a far capire ad una mamma che non si può imparare a nuotare con gli occhialini. I bambini farebbero tutto, il problema è la testa dei genitori che vedendo i loro cuccioli con gli occhi un po’ rossi sono pronti con la denuncia in mano. Ci vuole pazienza, tanta pazienza.

Madre Natura però ha peccato di tante cose nei miei confronti, non con la pazienza. Potrei sopravvivere a mamme isteriche, bambine tutte fucsia e lamenti di ogni genere senza dire nulla. Farei spallucce, certo è che la volta dopo esploderei come un pacco bomba alle poste italiane.

La settimana della moda è quasi terminata, sia ringraziato chi di dovere. È uno stress incredibile per me che non ci vado figuriamoci per chi ci lavora. Tutte le location sono in centro, piove, la città è completamente congestionata da taxi da cui scendono ominidi che hanno tirato fuori le cose peggiori che potessero avere nell’armadio. La cosa più divertente è che alle sfilate ormai si trovano persone che in realtà di moda sanno veramente poco. Le bloggers in prima fila, altra immagine che mi lascia perplesso. Con tutti i bravi giornalisti di moda che ci sono in Italia, con tutte le figure più autorevoli ( e non parlo di Nina Moric, o quello che rimane di lei) che possono sedersi davanti, noi mettiamo la blogger vestita H&M che non conosce i meccanismi e le difficoltà che ci sono dietro una sfilata. Non mi riferisco ad una blogger in particolare ma proprio il sistema di pubblicità che infondono. Io non credo che Valentino farebbe una scelta simile per una sua sfilata. Perché non ne ha bisogno, perché non sente la necessità che una 20enne senza molta esperienza nel campo indossi una sua magnifica creazione per fargli pubblicità.

Loro giudicano il senso estetico di un vestito piuttosto che di un accessorio, non parlano mai di tessuti, di vestibilità, di qualità del capo. Bisognerebbe osservare anche quello. Un capo di H&M viene acquistato per la sua versatilità, per il suo aspetto economico. Un capo di Missoni invece meriterebbe una parola in più sul suo manufatto, sulla scelta degli abbinamenti di colori. Queste sono mie impressioni, io non giudico nessuno. Con molta sincerità dico che se fossi stato invitato alle sfilate di Dolce & Gabbana o Dsquared ci sarei andato con molto piacere perché mi incuriosisce l’aspetto creativo che c’è dietro ad una sfilata. Però non avrei mai definito loro come i miei stilisti preferiti perché non sono nel mio genere, non fanno parte del mio essere. Essere sinceri ricambia sempre, d’altra parte si può essere invitati ad una sfilata per osservare, per capire e per ricredersi.

Comunque la metà dei miei contatti Facebook parla di sfilate, mi aggiorna ogni minuto su cosa fa, su dov’è, su cosa ha mangiato, su quale reazione ha avuto vedendo Anna Dello Russo e sul colore della prossima primavera. Eh sì, mentre noi ancora ci scervelliamo e chiediamo l’elemosina per poterci permettere quel cappotto da Zara, qua si parla di ballerine floreali e abitini color pastello. Immagino che anche voi proverete l’ansia descritta nelle prime righe.

Menomale che dopo giorni in balia per la scelta del prossimo libro da leggere ho optato per Dacia Maraini, credo che presto potrò decidere se considerarla la mia scrittrice preferita. Avete un criterio a riguardo? In questo periodo nefasto e triste sono riuscito solo a leggere il libro di Alessandro Cattelan (il veejay di Mtv per intenderci). Simpatico, a tratti divertente. Non diventerà un best-seller Mondadori ma se nella vita state affrontando un periodo storto saprà regalarvi qualche sorriso e qualche smorfia schifata a causa di battute dal tocco poco elegante.

Altrimenti rileggetevi questo blog così almeno rassicurate le mie parole che non vengano dimenticate in fondo a qualche tunnel virtuale.

3 commenti:

  1. Che ambiente orrido e viscido quello della moda, mi chiedo come se ne possa essere affascinati.

    Per dei vestiti poi.

    beato te lore [ma anche no]

    :P

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  2. Ciao Lollo,i tuoi post sono sempre piacevolissimi da leggere,qualsiasi argomento tu tocchi,e,su tante cose, il mio pensiero concorda con il tuo infatti ,riguardo l'argomento fashion blogger, in questi giorni pensavo la stessa identica cosa.Da una parte queste giovani ragazze mi fanno tanta simpatia da un'altra vedo che mancano un po' di esperienza.Da quello che scrivi chiaramente si denota che te ne intendi più tu,che parli di tessuti e di vestibilità, di loro, e poi ti definisci" incompetente " in questo settore!Iin questi giorni pensavo anch'io a Valentino e immaginavo la scena in cui gli chiedevano "invitiamo qualche fashion blogger? e lui "no no no no...".Valentino era il mio mito ,i suoi abiti erano perfetti,molti stilisti oggigiorno fanno lavorare i loro capi all'estero e la qualità è veramente scarsa nonostante il prezzo..
    Riguardo la Maraini ho letto solo due romanzi ,Isolina che si ispira ad un fatto di cronaca, e" la lunga vita di ...Ucria" scusa ma la memoria della Zia Assunta vacilla..molto tristi entrambi comunque..Ciao!

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  3. La lunga vita di Marianna Ucrià. Lo sto leggendo adesso ed è bellissimo, anche io ho letto Isolina ma ti consiglio "Bagheria", quando parla della sua città Natale mi è venuto un groppo alla gola.

    Per i tessuti, sono incompetente ma ci sono nato. La mia famiglia ha avuto per 4 generazioni un'azienda di tessuti con negozi in tutta Roma. Mio nonno lavorava con grandi stilisti come Ferrè e anche con Valentino che all'inizio appena arrivato a Roma ha creato una linea di arredamento per la casa con noi. Ci ho sempre giocato fin da quando ero bimbo con i pezzetti di stoffa. Un mondo magico.

    Un abbraccio a tutti.

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