lunedì 5 luglio 2010

I bambini hanno l'ulivo in bocca


Mia nonna dice sempre così, i bambini portano gioia, allegria, voglia di affrontare a testa alta le grandi difficoltà della vita. Sono i benvenuti a questo strano mondo. Domenica 4 Luglio, festa dell’indipendenza Americana, un giorno afoso e torrido qualsiasi. Melegnano deserta, sono tutti in piscina probabilmente ad abbronzare la pelle chiara. Tutti ignari che per qualcuno sarà per sempre una data importante, fondamentale, di quelle che al solo ricordo ti fanno scendere una lacrimuccia. Una ragazza giovane, bella e luminosa corre all’ospedale la mattina presto, una piccola creatura si muove bruscamente dentro il pancione. Che sia arrivato il momento di fare capolino nella vita reale? Di vedere la luce del mondo che mi aspetta? Gabriele è il suo nome, deciso da qualche mese in comune accordo tra un quasi-papà e una quasi-mamma. Un quasi-zio è per me una persona di grande valore a cui costantemente chiedevo gli sviluppi di una gravidanza improvvisa ma frutto di un vero amore. Sono molto affezionato alla famiglia Gagliardi, numerosa, divertente e di sani principi. Chiara è una ragazza testarda, scorpione fino al midollo con un cuore grande. Ha deciso di fare una scelta preziosa, impegnativa. Lei e Dario entrambi consapevoli hanno portato avanti questo “progetto” sapendo che tutti i sacrifici futuri saranno nulla in confronto all’emozione di tenere stretto il piccolo Gabriele. Dario è premuroso e paterno, tutti sperano che il piccolo prenda i suoi grandi occhi verdi, o quelli azzurri del nonno. Sono piccole speranze ma la genetica ha un corso indipendente da noi e la cosa più importante è che sia sano e felice. E quelle guance rosse ne sono la testimonianza. Gabrielino è già una star, non solo perché è il primo nipote ma perché sono settimane che lo attendiamo con ansia e con le braccia spalancate. Se ne stava lì tranquillo nel grembo materno senza avere nemmeno la voglia di uscire e patire il caldo di questi giorni. Non sapeva ancora quanto il mondo lo aspettasse e quanto affetto lo circonderà in questa nuova vita dal suo primo respiro. Quanti falsi allarmi, due giorni di infinite contrazioni, quanta fretta per tutta la famiglia. Una quasi-nonna partita subito dalla lontana Calabria, un quasi-nonno a lavoro nelle Marche, un quasi-zio corre dalla Francia attraversando tre stati per assistere al felice avvenimento. La più ricercata è la quasi-nonna Anna che intercetta tutte le telefonate del parentado ansiosi di sapere e comunica loro che avrebbe chiamato lei tutti una volta nato. Non sapeva che comunque le telefonate non sarebbero mai cessate. Quanto a me, su un treno per Varese mi commuovevo al pensiero della nascita di Gabriele e cercavo di non farmi vedere dagli altri passeggeri. Ogni canzone, ogni gesto mi faceva pensare a quanta gioia stava capitolando a Melegnano. Alle 13.30 una telefonata di un disperato quasi-zio mi sorprende, le urla di Chiara lo spaventavano, comincio a piangere. Mancava poco. Alle 14.10 di una splendida Domenica di un 4 Luglio 2010 è nato Gabriele, un piccolo angioletto dai capelli neri corvini con un peso forma di 3,710 Kg. Ora si spiegano le urla in sala parto. Tanta felicità, una gioia infinita. I quasi mamma e papà sono ufficialmente mamma e papà, i fratellini sono diventati zii, la famiglia si allarga e fa spazio al nuovo arrivato. Non amo gli ospedali, mi sento sempre in trappola quando entro. Non oggi, oggi ho corso tra i corridoi, divorato piani di scale, finto di essere un cugino per entrare in quella stanzetta con un fiocco azzurro sulla porta. “Ci sono anche io” dice la scritta su ogni culla. Gabriele è lì, piccolo, un batuffolo di capelli arruffati con un’aria serena e pacifica. Dorme e ogni tanto fa un piccolo verso, ha fame? Si riaddormenta. Esco silenzioso, è arrivata l’ora della pappa. Sull’ascensore penso “La vita è meravigliosa ma l’arrivo di una nuova creatura è inspiegabile tanto è bella”.

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